The English Game: la nuova serie di Netflix è un spaccato sociale di una delle epoche più complesse della storia d’Inghilterra


Fergus
Sute da un lato, Arthur Kinnaird dall’altro.
I proletari del Darwen contro i nobili campioni in carica dell’Old Etonians. Sono i quarti di finale di FA Cup e questa non è una semplice partita, ma l’inizio di una rivalità che cambierà per sempre il calcio, questa è l’ultima serie Netflix, questo è The English Game.

La serie TV originale Netflix, creata dalla sapiente penna di Julian Fellowes, già celebre per quella piccola perla di Downton Abbey, ci porta all’interno di un mondo mai realmente raccontato, che mostra luci e, soprattutto, ombre che hanno permesso di dare i natali allo sport più famoso al mondo: il calcio.

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L’ultima produzione esclusiva della N rossa è uno period drama elegante, introspettivo, lontano da quello che ci saremmo aspettati. La narrazione, che si articola in un totale di sei episodi, viaggia su binari paralleli raccontandoci le vite, diametralmente opposte, ma mai così simili, dei due calciatori più rappresentativi dell’epoca. Lo scozzese Sute, arrivato dal Partick per reinventare lo stile del gioco, e l’ereditario della famiglia Kinnaird, alle prese con lotte indigeste famigliari e tentativi di mantenere il calcio un gioco elitario.

Le loro vite, così distanti, ma così incredibilmente simili, si incontreranno sul terreno di gioco, dove la battaglia per il predominio della FA Cup diventerà ben più di una semplice partita. Il tutto condito da uno script molto più elegante di quanto si potesse pensare, seppur, conoscendo i lavori precedenti di Fellowes, non risulta essere una novità.

The English Game, ultima creatura Netflix, infatti, è un prodotto lontano dai canoni soliti ai quali eravamo abituati nel vedere le produzioni narranti avvenimenti sportivi. La magia e l’eleganza del calcio d’oltremanica c’è e si sente, riesce ad arrivare negli occhi dello spettatore ogni qual volta ci ritroviamo sul rettangolo di gioco, ma c’è molto altro.
Le conflittualità delle classi sociali sul finire del 19esimo secolo. L’evoluzione del gioco e dell’influenza sociale che aveva sulla popolazione. Il triste narrarsi delle vicende proletarie che provano a rosicchiare ore alla vita, in cerca di una salvezza che possono ritrovare solamente inseguendo il pallone di cuoio.

Con The English Game, Netflix, ci mostra tanto, forse anche troppo in alcuni momenti. Lo script è articolato, si evolve, e nonostante venga presentato il tutto solo attraverso sei episodi, i protagonisti, e anche alcuni personaggi di contorno, riescono ad ottenere una caratterizzazione degna di nota. Ma il tempo super condensato, che deve riuscire a ritagliarsi spazio tra una partita e l’altra (vi saranno alcune puntate dove il calcio sarà una figura aleatoria, nominata, ma mai vista), soffre non poco.

La narrazione a tratti è lenta, nonostante il grande fascino che genera anche per chi non è un grande appassionato di questo sport, e fatica a mantenere il focus sull’argomento centrale. Tutto a dimostrazione che, forse, il calcio è ben più di quanto possa sembrare.
Le vite vanno narrate. Gli scioperi vanno descritti. I contrasti della classe operaia devono essere studiati. Perché tutto riporterà alla partita della domenica. Perché tutto scenderà in campo per provare a vincere quell’ambita FA Cup.

Tutto ha un sapore vintage, dalle ambientazioni alla colonna sonora. The English Game è un piccolo cimelio che si custodisce gelosamente in soffitta

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La mano di Fellowes, nel frattempo che gli elementi si schierano sullo schermo, e la palla viene posta al centro del campo, si vede chiaramente. I tanti anni spesi “al servizio” della famiglia Crawley hanno segnato lo stile dello scrittore, tanto da influenzare anche, di riflesso, lo sceneggiato che permea in un’opera, quasi, coetanea.

La palette grigia e rossastra, data dalle fabbriche di Blackburn e i mattonati delle case, entra in contrasto con il verde e lo sfarzo delle famiglie nobili del Sud dell’isola. Anche i colori delle maglie sono cromaticamente in contrasto perenne. Azzurro sgargiante per gli Old Etonians. Strisce nere e grigiastre per il Darwen prima, e “claret” bordeaux per il Blackburn dopo (colori che vennero abbandonati in favore di un completo bianco-blu).

Forse è questo il lato più affascinante di The English Game.
Non è solo una serie che ci mostra le origini del calcio e l’evoluzione della competizione più antica e bella della storia. È uno spaccato dove il conflitto è presente in ogni fotogramma.
Lo sport più “popolare” del mondo, d’altronde, non può sottrarsi dal voler rappresentare i fenomeni sociali dei suoi giocatori e dei suoi supporter.

In questa diacronia di eventi perennemente alimentati dalla fiamma dello spirito, il calcio resta l’unico vero alimento per l’anima di entrambe le fazioni.
The English Game, con tutta la sua eleganza e il suo lavoro certosino, ci fa capire che, indipendentemente dall’abito, ogni uomo, trovandosi davanti un pallone, non potrà fare a meno di calciarlo ed essere felice.

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