Tre minuti a mezzanotte, il mondo soffoca tra allarmismo e lassismo

Se urlassi adesso, qui, davanti a voi Fedeli Lettori, la parola “DOOMSDAY”, gran parte di voi correrebbe su Netflix (o nella propria videoteca personale) alla ricerca del cofanetto con la penultima stagione di Dexter, quella del Doomsday Killer. In alternativa, gli whovian capiranno, potreste mettervi a piangere senza ritegno al ricordo del triangolo formato da Rose, il decimo Dottore e un muro bianco, spesso e gelido. Questa volta, però, non ci riferiamo a niente di così ameno, se ameno si può definire il finale della seconda stagione di Doctor Who, né di così frivolo, se si può usare questo aggettivo per descrivere un assassino in libertà per le strade di Miami a caccia un killer apocalittico. Quello di cui vogliamo parlarvi noi, invece, ha piuttosto a che fare con il tempo, in tutte le sue accezioni: siamo qui infatti per introdurvi alle meraviglie del Doomsday Clock, l’Orologio del Giudizio, un ritrovato della tecnica che mescola analisi sociale, storica e scientifica per dare un risultato a base di pura e credibile paranoia.

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Una roba atomica

Per darvi un’idea di quello di cui stiamo parlando, dobbiamo tornare indietro nel tempo al 1947 quando, reduci della loro bravata atomica su Hiroshima, gli americani del Progetto Manhattan si ritrovarono tutti insieme in una stanza a porsi la domanda da dieci milioni di dollari: “che cazzo abbiamo fatto?” Eh già. Gli scienziati festeggiarono davvero poco il lancio della Bomba. Anzi, da brave menti analitiche vagliarono tutti gli scenari possibili e tirarono le loro somme, riassumibili con una sola semplice ma efficace frase: siamo nella merda. Da quel momento si convinsero dell’assoluta necessità di avvisare il popolo ignaro che la situazione mondiale era cambiata, che ormai l’uomo era diventato un grandissimo figlio di puttana distruttore, padrone di strumenti che forse – ma solo forse – avrebbero potuto sfuggirgli di mano. Il mezzo utilizzato per diffondere le sensazionali scoperte fatte agli albori dell’Età Atomica fu un giornale scientifico, il Bulletin of the Atomic Scientists, che sembra il titolo di un fumetto fichissimo, e invece è l’organo di stampa ufficiale della cricca radioattiva che aveva costruita la Bomba. Il focus principale di questa pubblicazione era di mettere in guardia chiunque ne fosse interessato dei pericoli dell’energia atomica, sottolineando quanto potente essa fosse. Per rafforzare il concetto, i Fondatori e i Redattori della rivista iniziarono a espandere i loro orizzonti, analizzando non solo le scoperte atomiche in valore assoluto, ma anche e soprattutto il loro impatto sulla società e l’impatto della società sulle stesse invenzioni. I risultati di questi studi sociali e scientifici furono tremendi, perché spinsero gli scienziati a credere che la fine del mondo fosse vicina. Una botta di vita, insomma…

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Per rendere concettualmente questa scoperta drammatica, la banda dell’Atomo scelse come testimonial un orologio per simboleggiare lo scoccare dell’ora X, la mezzanotte dell’Umanità, il momento in cui tutto sarebbe finito in una nube di vapore secco e radioattivo. Il conto alla rovescia era iniziato.

Tic Toc

È mezzanotte meno sette mentre scrivo queste parole, ironico se pensiamo che il giorno in cui il Doomsday Clock fu inaugurato segnava proprio le 23 e 53, sette minuti alla mezzanotte. Era il 1947, la Seconda Guerra Mondiale era finita e si stava mettendo in piedi quel teatrino di politica internazionale ricordato col nome di guerra fredda. Le oscillazioni della lancetta più lunga dell’orologio furono tutte profondamente influenzate dall’andamento delle relazioni politiche tra USA e URSS e dalla loro rispettiva corsa agli armamenti. Il momento più buio si ebbe nel 1953, anno in cui un editoriale del Bulletin recitava: “The hands of the Clock of Doom have moved again, only a few more swings of the pendulum, and, from Moscow to Chicago, atomic explosions will strike midnight for Western civilization.’ [Le lancette dell’Orologio del Giudizio si sono mosse ancora, solo poche oscillazioni del pendolo, e, da Mosca a Chicago, esplosioni atomiche faranno scoccare la mezzanotte per la Civiltà Occidentale (trad. personale)]. Un modo molto poetico ed evocativo per dire che si era in un mare di merda e che si stavano già sollevando le onde…

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Era il periodo in cui gli americani testavano la Bomba H, vaporizzando interi isolotti al largo del Pacifico così, per divertimento, mentre i russi facevano la stessa cosa, ridendo ancora più forte. Insomma: era una festa col botto e noi eravamo invitati nostro malgrado! Dopo questi episodi di ordinaria follia nucleare, l’orologio ha vissuto periodi di relativo riposo, raggiungendo il record imbattuto di ben 17 minuti alla mezzanotte, registrati dopo la caduta del muro, nel periodo in cui finivano gli anni ’80, l’URSS diventava semplicemente Russia e finalmente, forse, non avremmo più indossato le spalline sotto le giacche. Il teatro politico era così incasinato che davvero sembrava impossibile che qualcuno avesse in mente di iniziare una guerra nucleare, tanto che le lancette ticchettavano all’indietro, lentamente, facendoci tirare un sospiro di sollievo.

Le gioie del ventunesimo secolo

Con il nuovo millennio i cambiamenti sono stati epocali. In realtà già dalla fine del ventesimo secolo il Bulletin aveva cominciato ad ampliare i suoi orizzonti in materia di minacce all’umanità, prendendo con disarmante serietà il suo ruolo di termometro delle cazzate in corso qua e là per il globo. Così, piano piano, la minaccia atomica (primum movens di questo mezzo di allerta) ha visto arrivare di volata altri tipi di calamità in grado di mettere a rischio l’intero ecosistema mondiale, uomo compreso. Il primo a inserirsi nella lista è stato il clima, devastato dalla nostra società ipertecnologica.

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La presa di coscienza che stiamo un po’ alla volta costruendo un bel forno in cui rosolare fino a carbonizzarci (tra effetto serra, aumento dell’anidride carbonica, alterazione delle stagioni, aumento dei livelli del mare, erosione delle coste) potrebbe essere il primo passo affinché qualcosa di concreto venga fatto in merito. A seguire, vediamo arrivare le biotecnologie e le nanotecnologie, frutto della ricerca enorme svolta in questo ambito. Certo, in entrambi i campi il Bulletin premette che le scoperte nel settore medico, veterinario, alimentare e ingegneristico sono un traguardo enorme per l’umanità, che ne trarrà sicuramente vantaggi integrandole alla perfezione nel suo stile di vita. Purtroppo, accanto a queste entusiastiche considerazioni, se ne aggiungono altre ben più drammatiche e quasi dolorose. Così come abbiamo nuove armi per curare le malattie, allo stesso modo abbiamo nuove malattie da usare come armi, grazie alle conoscenze necessarie per costruire un pezzo alla volta nuovi patogeni, con effetti imprevedibili e addirittura incurabili. Possiamo creare molecole che influenzano il metabolismo umano, senza neanche dare nell’occhio. Come sempre, la conoscenza può essere contemporaneamente croce e delizia, tutto dipende dall’animo dell’uomo che la maneggia. Di molte delle tecnologie appena introdotte (come le nanotecnologie, per esempio) non esistono veri e propri sistemi di regolamentazione, ciò rende di fatto la ricerca un po’ come il Far West, con una manica di pionieri che non si fanno scrupoli, per conquistare le terre selvagge, ad uccidere tutti quello che incontrano.

La venticinquesima ora

Perché stiamo discutendo di tutto questo? Perché è di questi giorni la notizia che l’orario è cambiato e non è certo per il ritorno delll’ora legale. Il Bulletin ha emesso una nuova sentenza: il Doomsday Clock è tornato a tre prima di mezzanotte, le 23 e 57 che non si vedevano dal 1984, nel bel mezzo della Guerra Fredda. Una notizia sconvolgente, effettivamente, accompagnata da questa affermazione durissima: The probability of global catastrophe is very high, and the actions needed to reduce the risks of disaster must be taken very soon. [La possibilità di una catastrofe globale è altissima e le azioni necessarie per ridurre il rischio di disastro devono essere prese il prima possibile. (Trad. personale)]. Il tono perentorio di questa frase, il senso, il significato, sono chiari come il sole: non è più tempo di cazzeggiare, le chiacchiere stanno a zero e bisogna fare qualcosa oppure finisce tutto a puttane. Non c’è altro modo per dirla diversamente, anche se gli scienziati del Bulletin sono molto più diplomatici di me.

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Nella nota vengono prese in considerazioni tutte le criticità che si stanno avvicendando sul pianeta, dal problema della Corea del Nord e delle sue armi atomiche, passando per la polveriera del Medio Oriente, fino alle stagioni impazzite e alle inondazioni che puzzano di carbone e petrolio. C’è tanto di cui essere preoccupati e sicuramente viviamo in un momento di enorme instabilità. Instabilità che coinvolge ogni aspetto della nostra esistenza, dal momento che è la nostra stessa esistenza ad essere in gioco e che se aspettiamo ancora non avremo più instabilità di cui preoccuparci. Abbiamo usato di proposito un tono leggero per raccontare questa realtà drammatica che si sta abbattendo sull’umanità, per non essere tacciati di allarmismo o di terrorismo. Ma guardate bene: il Bulletin of the Atomic Scientists, per quanto abbia un nome da fumetto, non è un fottutissimo sito complottaro che spara stronzate sull’ennesima scia chimica. Qui parliamo di scienziati, gente che si trova a dover fare i conti (nel senso letterale del termine) con le minchiate perpetrate per anni ai nostri danni e che sta ora urlando a gran voce che forse è il caso di smetterla, perché presto, molto prima di quanto si possa immaginare, qualcuno o qualcosa verrà a chiederci il conto. E ora come ora non abbiamo neanche gli spiccioli per la mancia… Buona apocalisse a tutti, quindi. E ricordate che quando scocca la mezzanotte, la magia finisce.

Articolo in collaborazione con Eugene Fitzherbert.

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