Si vola in India!

Appena un anno fa si concludeva la saga di Nathan Drake, con l’ultimo, eccezionale Uncharted 4: Fine di un Ladro.
Sembrava tutto finito, quando Naughty Dog se ne è uscita un po’ a sorpresa con L’Eredità Perduta, che in origine sarebbe dovuto essere un DLC. Poi la cosa deve essere sfuggita di mano, perché l’espansione si è concretizzata in un prodotto stand alone, uno spin-off più che un contenuto aggiuntivo.
Gli sviluppatori hanno infatti dichiarato che il gioco avrà una durata a metà tra The Last of Us: Left Behind e Uncharted 4, assestandosi quindi sulle otto ore circa. Inoltre le vicende, per quanto successive ad Uncharted 4, saranno fondamentalmente scollegate dalla serie principale e seguiranno Chloe e Nadine in un’avventura tutta nuova, che vedrà la coppia recarsi in India per cercare la Zanna di Ganesh, contendendosela con un signore della guerra locale deciso a prendere il potere nell’area.

Chiudiamo i preamboli però, e passiamo al sodo: siamo stati a Milano per toccare con mano L’Eredità Perduta per una quarantina di minuti e raccontarvi quello che abbiamo visto. Abbiamo potuto testare un’area aperta, molto (forse troppo) simile al Madagascar del gioco principale, anche se maggiore per estensione.

Sempre al volante di un fuoristrada ci è stato chiesto di attivare dei meccanismi. Quello che subito salta all’occhio è la libertà di approccio rispetto agli obbiettivi, completabili nell’ordine preferito. Spiando le postazioni di gioco vicine infatti abbiamo notato come le strade intraprese fossero diverse e come ognuno andasse per la sua. Cambia la progressione, quindi, più che la sostanza: Uncharted: L’Eredità Perduta rimane ovviamente e per fortuna un titolo fortemente story driven, che concede poco spazio alle divagazioni. Nonostante questo la libertà di approccio non può che essere cosa gradita, anche semplicemente perché dona un respiro maggiore ed un senso reale alla costruzione di mappe grandi ed aperte, senza però perdersi in eccessive velleità da open world che rischierebbero di rompere il ritmo in una serie che, possiamo affermare con convinzione, è il punto più vicino tra cinema e videogioco.

Consegue a questo approccio che la mappa da noi visitata, per quanto grande, altro non è che un hub di raccordo tra i vari punti di interesse. Non ci siamo presi troppo tempo per esplorare e trovare segreti, è vero, ma tra i diversi obbiettivi da raggiungere non c’è stato alcun motivo di fermarsi e scandagliare, incuriositi, luoghi secondari. Ovviamente torneranno collezionabili e tesori, utili in questo frangente ad esplorare e scoprire la storia dell’Impero Hoysala, artefice del manufatto attorno a cui ruoterà la storia, e soprattutto perno delle ricerche del padre di Chloe, la protagonista.

uncharted l'eredità perduta hands on

Durante la nostra (breve) peregrinazione ci siamo arrampicati, abbiamo girato in macchina, abbiamo sparato e infine abbiamo risolto un semplice enigma. Quello che si fa di solito negli Uncharted, insomma, con l’unica novità di aver anche scassinato una serratura tramite un minigame piuttosto semplice. L’Eredità Perduta, per quanto abbiamo visto, è quindi Uncharted, semplicemente. Non abbiamo visto stravolgimenti nel sistema di combattimento, che rimane uno sparatutto a coperture dove queste non servono a niente perché l’importante è essere sempre in movimento, sfruttando le capacità atletiche della protagonista. Il sistema di sparo sembra esser rimasto fedele a quello del gioco principale, così come le tipologie di nemici che abbiamo incontrato si sono rivelati i classici minions base ed un nemico corazzato con lanciagranate. Per quanto riguarda le meccaniche stealth invece – che gli sviluppatori garantiscono siano state ampliate – non abbiamo avuto modo di fare prove su strada perché l’incontro affrontato non ci ha permesso di giocare in questo modo (nonostante chi vi sta scrivendo preferisce decisamente un approccio di questo tipo negli Uncharted). Il motivo è dettato dal fatto che non siamo riusciti a trovare spunti per aggirare il problema, da leggersi “i nemici”, ma concediamo il beneficio del dubbio su un limite del level design, perché è verosimile che semplicemente la soluzione per non farsi vedere c’era, eppure non l’abbiamo notata.

Per quanto riguarda le arrampicate invece Chloe si controlla esattamente come Nathan Drake: salta e si aggrappa con la stessa agilità, e possiede anche il medesimo rampino (proprio quello di Drake, eh). Lato enigmi non possiamo che fare lo stesso discorso, in riferimento alla nostra breve prova, perché l’unica cosa che abbiamo dovuto risolvere era uno di quei puzzle tipici della serie in cui bisogna ruotare anelli concentrici per ricostruire una figura. Quello che speriamo però è che gli enigmi più grandi si rivelino un po’ più stimolanti rispetto ad Uncharted 4, poiché se è comprensibile che non si voglia rompere il ritmo di gioco fermando il giocatore per ore in una stanza, è anche vero che quei pochi neuroni che si hanno in testa è piacevole metterli un minimo in moto, di tanto in tanto.

Concludiamo questa breve analisi con il comparto tecnico, che potremmo riassumere con una interiezione: Wow! Che Uncharted abbia un impianto grafico clamoroso è cosa nota, e questo spin-off non fa eccezione. È tutto bellissimo, i modelli poligonali sono superlativi e soprattutto sono animati come pochi altri team sanno fare. Le tessiture, a loro volta, sono incredibili: la pelle come le stoffe, risultano dettagliatissime. A questo va aggiunta una messa in scena gargantuesca, forte di una vegetazione rigogliosa e fittissima che si muove al passaggio delle persone e dei veicoli, oltre che alle carezze del vento, ma anche grazie alla sempre ottima direzione artistica, che circonda i personaggi di architetture antiche ed ispirate, impreziosendo il tutto con scelte cromatiche davvero efficaci e d’impatto.
I panorami indiani di Uncharted 4: L’Eredità Perduta ci hanno dunque veramente colpito, restituendoci un senso di coinvolgimento difficile da trovare altrove.

Chiaramente a questi aspetti vanno sommati i tratti distintivi della produzione Naughty Dog, ovvero l’altissima spettacolarità degna delle migliori produzioni action hollywoodiane e una cura irrintracciabile altrove per quanto riguarda le espressioni e la recitazione. Il doppiaggio italiano, dal canto suo, riesce a nobilitare questo feeling da blockbuster cinematografico, confermandosi molto più che semplicemente buono. Infine, anche i personaggi, per quanto non esenti da stereotipi, ci sono sembrati interessanti e pieni di potenziale pure in questa nuova incarnazione del franchise, soprattutto per le differenze caratteriali tra la protagonista e la comprimaria, che potrebbe rivelarsi un duo veramente riuscito.

Certo, abbiamo giocato molto poco e quindi non abbiamo visionato tutto quello che il titolo avrà da offrire; ciononostante quello che abbiamo visto ci è piaciuto. A prescindere dall’aspetto esteriore veramente fuori scala, Uncharted: L’Eredità Perduta sembra potersi rivelare “the next big thing” da parte di Naughty Dog, che ancora una volta pare aver lavorato nel verso giusto, prendendo i punti di forza del suo franchise e utilizzandoli per creare, “semplicemente”, un’altra avventura come solo loro sanno fare.
In definitiva, quindi, L’Eredità Perduta è Uncharted.
E non è una cosa da poco.

Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.