Noi siamo Venom.
Ma noi chi?

Il rischio alla base di tutto è sempre lo stesso: quando il nostro hype e le nostre aspettative sono alle stelle, quando aspettiamo un film con trepidazione, poiché l’alleanza simbiontica Venom-Hardy ci è entrata nella pelle dal momento dell’uscita dei primi rumor, ci si siede in sala aspettando il capolavoro a tutti i costi.
Ma perché mai dovrebbe essere così?

Analizziamo insieme, con la giusta calma, il lungometraggio di Venom (in sala dal 4 ottobre), adattamento cinematografico delle storie del personaggio dei fumetti Marvel.

 

Innanzitutto è un film di Ruben Fleischer, un regista amato da buona parte dei nerd per quella piccola perla di Benvenuti a Zombieland, e che ha poi diretto un’altra più che dignitosa pellicola, un concentrato di action e poliziesco alla vecchia maniera, con un cast d’eccezione, ovvero Gangster Squad.
Chi conosce Fleischer sa già che tipo di impronta darà verosimilmente a Venom, per cui inutile cadere dalle nuvole di fronte alla vena fortemente humour del suo cinecomic (se così vogliamo chiamarlo).

La domanda a questo punto è un’altra: può Tom Hardy calarsi in un ruolo simile? La risposta è ovviamente , perché l’attore di Hammersmith può fare davvero di tutto. Ma era necessario o era ciò che i fan volevano? Nì. Tuttavia ci interessa il giusto, perché sappiamo che questo sarà il Venom di Ruben Fleischer: prendere o lasciare.

Avevamo visto il simbionte in Spider-Man 3 di Sam Raimi, ma questa è tutta un’altra storia, ed a suo modo è un film massiccio, anarchico, che prende le distanze dal MCU di cui non fa comunque parte, essendo di proprietà di Sony Pictures.

venom

Eddie Brock (Tom Hardy) è un giornalista del Daily Globe che, dopo aver indagato negli affari loschi della Life Foundation dell’influente Dott. Carlton Drake (Riz Ahmed), non potendo rivelare la propria fonte viene cacciato dalla redazione e persino di casa dalla sua fidanzata Anne Weying (Michelle Williams). È qui che parte l’innesco nella mente dello spettatore, ovvero l’idea che il contatto col simbionte e i suoi incredibili poteri possa scatenare la rivalsa del protagonista “sfigato” e posto alla berlina, nonché abbandonato da tutti: un leitmotiv della settima arte dalla notte dei tempi.
Purtroppo vi diciamo subito che sarà così solo in parte, ma non in funzione di un qualcosa di più grande, quanto invece di mezzucci divertenti che tuttavia non fanno di Venom quel film eccezionale e coinvolgente che molti di noi si auguravano di vedere.

Il personaggio di Venom infatti perde quasi da subito la sua natura dark, e l’evoluzione di un protagonista come Brock, frustrato, abbandonato e con voglia di riscatto aveva tutte le carte in regala per incarnare quell’essenza del male che il “parassita” alieno porta con sé. Invece la deriva che prende il lungometraggio di Fleischer & co. ci porta in tutt’altri lidi, snaturando l’immagine che molti avevano di Venom ma costituendo di fatto una storia nuova, diversa, che a suo modo sa anche funzionare.

Il film infatti cresce di spessore di pari passo con la sintonia tra Eddie Brock e il simbionte, sebbene questo coincida con la forte componente umoristica, che – come abbiamo detto – causerà disturbi in una buona fetta di pubblico. Tuttavia è innegabile che l’intesa simbiontica tra l’essere alieno e il giornalista proceda con semplicità e sfrontatezza sul grande schermo e che ci restituisca delle ottime sensazioni, che ci fanno persino provare empatia per Venom e giocano sulla quella sottile linea tra il serio e il faceto in un modo che ricorda, per dire, Death Note con Light e lo shinigami.

Le battute e le situazioni divertenti sono comunque un marchio di fabbrica Marvel, ed infatti il vero paradosso si genera quando a deludere sul serio è la componente action.
La sceneggiatura di Jeff Pinkner (non dite ai detrattori di Venom che ha partecipato allo script de La Torre Nera), Scott Rosenberg e Kelly Marcel è piuttosto debole e priva di guizzi, in alcuni frangenti anche irritante per quanto banale. Guizzi e vitalità che mancano anche nella cura degli effetti speciali, con una CGI rivedibile che non ci regala nulla di visivamente esaltante e gli scontri, soprattutto verso il finale del film, finiscono per avere poca presa sullo spettatore, mentre a salvare la baracca ci pensa quantomeno una soundtrack indovinata e puntuale (quasi sempre).

Se non altro l’idea di base, ovvero realizzare un film su Venom senza mettere in mezzo l’Uomo Ragno risulta potenzialmente valida, perché non è la mancanza di Spidey a togliere punti al film, quanto semmai – oltre ai difetti già citati – un antagonista poco approfondito come il Dottor Carlton Drake, che nelle mani di un ottimo attore come Riz Ahmed avrebbe potuto regalarci uno scontro ben più interessante, con una sceneggiatura differente e uno studio meno approssimativo del personaggio.

Di certo aver realizzato un film del genere vietandolo ai minori dei 13 anni in USA ha influito moltissimo sulla gestione dello stesso e sulla riuscita finale, e lo percepiamo da tante cose, da una violenza troppo edulcorata dove manca sempre il sangue, soppiantato dall’ironia, e dalle inquadrature mirate che vanno a spegnere quel poco di brutalità che esce fuori inevitabilmente dall’unione umano-simbionte. Lo stesso Hardy ha dichiarato che i 40 minuti di scene tagliate erano, a suo modo di vedere, “la parte migliore del film”; altro elemento che quindi spinge in questa direzione.

Tolti i grossi difetti, restano i pregi già accennati, come l’intesa originale ed efficiente tra Hardy e la sua componente aliena, e quello humour che sì, spazza via gran parte della componente dark che ci auguravamo, ma al contempo indirizza il film su binari inaspettati che tuttavia ci fanno divertire, poiché a dispetto di uno script fiacco e banalotto il ritmo non cala praticamente mai, facendo di Venom una pellicola di intrattenimento puro, con il plus Tom Hardy, che al netto delle esagerazioni dettate dal personaggio costruito su di lui, sa stare davanti alla telecamera come pochi altri.

La considerazione che maturiamo alla fine del film è quindi che Sony Pictures e Ruben Fleischer avevano ragione: un film su Venom senza Spider-Man si poteva fare. Il problema sta tutto nella sua realizzazione.

Se non altro le scene post credit ci fanno ben sperare per il futuro, e dopo un film così e così, era proprio quello che ci auguravamo.

Verdetto

L’idea di realizzare un film su Venom senza Spider-Man aveva spaventato in tanti. Post visione, la realtà di fatti è che era assolutamente possibile, sebbene Fleischer non l’abbia fatto nel modo migliore.
Il prodotto targato Sony toglie al personaggio di casa Marvel quasi tutta la sua violenza e l’aspetto dark che lo contraddistingue e che in fondo ci auguravamo di vedere, lasciandoci in balia di una forte componente humour che cresce sempre di più col maturare dell’intesa tra il simbionte e l’Eddie Brock di Tom Hardy. Di buono c’è che questo tipo di intesa funziona talmente bene da catalizzare su di sé l’attenzione dello spettatore, forse persino troppo, ma anche perché la sceneggiatura si rivela debole e banalotta.
Venom, insomma, si attesta come un prodotto totalmente diverso da quello che ci si poteva immaginare, e si rivela un film di intrattenimento puro, con il plus Tom Hardy, che sa stare sul grande schermo come pochi altri.
In fin dei conti, poteva andare pure peggio.

 

Se vi piace Venom…

E volete apprezzare il lavoro di Ruben Fleischer attraverso opere di certo meglio riuscite, allora vi consigliamo la visione di Benvenuti a Zombieland e Gangster Squad.
Qui invece vi suggeriamo 5 storie a fumetti di Venom 
che dovreste assolutamente leggere.

Venom - Recensione
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