Violet Evergarden si conclude con il film che racconta la fine delle Auto-Memory Doll e non solo

Violet Evergarden aveva conquistato la sottoscritta dal 2018, quando uscì la serie animata su Netflix praticamente in simulcast col Giappone, per poi riconfermare il colpo di fulmine con il film Gaiden uscito l’anno scorso. La storia commovente della giovane Violet e del suo riscatto in veste di Auto-Memory Doll (ovvero una sorta di scrivana presso un ufficio postale) ci aveva immersi in una realtà molto simile all’epoca vittoriana e al periodo della rivoluzione industriale, in un contesto post-bellico che ancora si portava dietro degli strascichi non solo ai confini dei Paesi coinvolti, ma anche nei cuori della protagonista e dei suoi amici.

Con questo film, rimandato a lungo a causa della pandemia, la ricerca di Violet Evergarden giunge al termine: lungo il suo cammino ha appreso tante cose e soprattutto ha compreso i propri sentimenti. Ora non le resta che esprimerli come ha fatto nelle innumerevoli lettere che ha scritto.

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Un’ultima lettera

Il film di Violet Evergarden comincia con un flashforward: sono passati alcuni decenni probabilmente, è evidente che lo sviluppo tecnologico è progredito e ora il telefono è uno strumento presente nelle case. Dunque non si usa più scrivere lettere alle persone care e il lavoro di Auto-Memory Doll è diventato obsoleto da molto tempo. Eppure, rimane ancora traccia del loro operato e in particolare di quello svolto dalla famosa Doll Violet Evergarden.

La giovane Daisy, in conflitto con i genitori per la loro assenza durante la malattia della nonna, scopre le lettere che l’anziana conservava e che le erano state spedite ogni anno per cinquant’anni dal servizio postale presso cui lavorava Violet. Chi ha visto la serie capirà presto che Daisy è la nipote della piccola Ann, protagonista del decimo episodio, ed ora anche guida attraverso gli avvenimenti del passato che hanno portato alla scomparsa delle Doll e di Violet Evergarden.

La talentuosa scrivana, infatti, pare aver lasciato il suo lavoro a Leiden a 18 anni e di lei non si hanno più notizie da allora ma la verità è che ha compiuto ancora una volta la sua missione di Doll per poi ritrovare il suo amato, il Maggiore Gilbert Bouganvillea, che si era preso cura di lei nel periodo della guerra e che tutti credevano morto nell’attacco in cui Violet perse le braccia. Con quest’ultimo viaggio per adempiere il suo servizio, assisteremo all’ennesima commovente storia che ribadirà a Violet l’importanza del sentimento d’amore, che ormai ha imparato a conoscere grazie al suo mestiere.

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Violet ormai è cresciuta

Come nel caso del film Gaiden, anche questo andrebbe visto solo dopo aver goduto della serie, poiché Violet Evergarden è ambientato in un mondo a noi familiare, sì, ma con alcune piccole differenze, specialmente politiche e sociali. Solo così si può comprendere appieno il ruolo delle Doll e l’ammirazione che Violet si è guadagnata in tutto il Paese coi suoi servigi. D’altronde è compito di una Doll esprimere al meglio ciò che spesso le persone non sono capaci di dire e quante volte ci siamo bloccati nel dichiarare i nostri sentimenti o abbiamo agito in modi incomprensibili agli altri pensando di fare del bene per loro o noi stessi?

Le Doll fanno da tramite per queste situazioni, mettono nero su bianco le parole del cuore e Violet è la migliore, nonostante lei per prima abbia fatto enorme fatica a comprendere la complessità delle emozioni umane. In questo film, però, la crescita di Violet si può dire compiuta. La sua figura viene ora sublimata nella sua purezza, grazie anche all’attenzione posta a ogni suo movimento ed espressione, come già si poteva osservare nella serie principale. Gli altri personaggi (Iris, Cattleya, Claudia e Benedict, che lavorano con Violet all’ufficio postale) seppur di contorno, hanno contribuito a suo tempo al cambiamento della ragazza e per questo ricevono comunque uno spazio importante nell’arco del film, quando andranno consegnate le ultime lettere di Violet per conto del suo piccolo cliente, il povero Yuris, un ragazzino malato.

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Il pattern narrativo della serie, dunque, si reitera anche nel film con una storia parallela finale che servirà a Violet per poter incontrare di nuovo il suo Maggiore, incontro attesissimo da tutti coloro che erano a conoscenza del tragico passato di entrambi e dagli spettatori, che non rimarranno delusi dalla grande emotività che permea tutto il lungometraggio.

Il film di Violet Evergarden ribadisce l’amore in tutte le sue forme

Una volta le lettere e i telegrammi, poi le telefonate e infine anche i messaggi istantanei e le videochiamate: noi esseri umani siamo capaci di trovare qualsiasi mezzo per tenerci in contatto con chi ci è più caro e per esprimere la nostra vicinanza anche a chi è lontano. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle in questi ultimi tempi e con il film di Violet Evergarden ci commuoveremo ancora nell’osservare le forme che può assumere l’amore e i modi che scegliamo di comunicarlo: amore tra due amanti ma anche tra fratelli, amore genitoriale e filiale, per gli amici e anche per coloro che non ci sono più e che continuano a vivere nei nostri ricordi; e poi abbracci, promesse, lacrime, sorrisi.

Tutte cose che lasciano una traccia proprio nelle missive che oggi tendiamo a inviare forse con più leggerezza e che invece nello splendido film di Violet Evergarden, con la cura delle animazioni KyoAni che non si smentisce, ricoprono un ruolo fondamentale nel riallacciare rapporti e vite date per perse. Guardare il film di Violet Evergarden, insomma, vi farà non solo scoprire se anche lei, finalmente, potrà conoscere l’amore ma sarà un’ottima occasione per ricordarvi di scrivere (e incontrare, se possibile) alle persone cui volete bene.

Torinese, classe '94, vive dal 2014 a Treviso. Un tempo faceva più spesso la pendolare per raggiungere l'università di Ca' Foscari di Venezia, dove studia lingua e cultura giapponese. Nel tempo libero guadagnato evitando i ritardi di Trenitalia, oltre a studiare e fare qualche lavoretto, spende e spande nella sua fumetteria di fiducia concentrandosi soprattutto sui manga, con alcune eccezioni per gli euromanga e le graphic novel; inoltre è entrata in una spirale di dipendenza da serie TV, dopo che con Netflix si è risolto il problema dell'attesa dei nuovi episodi, ed ogni martedì molla tutto per fare giochi da tavolo fino a notte fonda. Dopo un primo tentativo con un blog personale, entra in Stay Nerd nel luglio 2018 e qui comincia la sua prima esperienza come redattrice e caposezione anime e manga, nella quale cerca di trasmettere il proprio interesse per la cultura e le tradizioni giapponesi grazie alle conoscenze acquisite.