Altro Walking Simulator, altra storia

Dai produttori di Unfinished Swan, i Giant Sparrow, arriva What Remains of Edith Finch, ennesimo esempio di come una storia intrigante e ben raccontata possa costituire, quasi da sola, un intrattenimento sufficiente a farci spendere una ventina di euro e passare qualche ora davanti alla TV. Perché, alla fine, di questo si tratta. E le domande che si sollevano sono sempre le stesse: costa troppo per quanto poco dura? Propone qualcosa di nuovo? E, ultima ma non meno importante, la storia convince?

Già perché ormai il genere del Walking Simulator ha preso tanto spazio, nell’industria e nel fandom videoludici, da diventare autoindulgente. In poche parole, si finisce a sviluppare dei giochi di questo genere, ibridando contesti da avventura punta e clicca con fortissime componenti narrative… e basta. Ma una storia ben raccontata non equivale per forza a una bella storia. E quanti simulatori di camminata abbiamo giocato, col fiato sospeso dall’inizio alla fine per l’appassionante storytelling e rimanendo di sasso per un finale non all’altezza delle premesse?

Ve lo diciamo noi, nel caso foste nuovi a questo tipo di videogiochi, spuntati come funghi nell’ultimo paio d’anni: tanti. Ormai basta un modo intrigante di raccontare e un motore grafico decente per imbastire un’ambientazione da esplorare, fosse anche vuota (letteralmente: Everybody’s Gone to the Rapture, Firewatch) e un racconto che conduca il giocatore attraverso di essa. Talvolta c’è di mezzo qualche scelta da fare, quasi sempre marginale ai fini della soluzione finale, con una pur gradita illusione di incidenza. Ma il problema rimane sempre che, se la storia è debole, alla fine si rivela come tale.

what remains of edith finch

La storia di What Remains of Edith Finch non è affatto debole, quindi da questo punto di vista possiamo rassicurarvi. Senza fare spoiler, possiamo tranquillizzarvi anche sul finale, un discreto pugno nello stomaco, anche se non totalmente imprevedibile. I problemi di questo titolo sono altri, innanzitutto di natura tecnica. La versione da noi provata, quella PS4, rallentava parecchio all’inizio, con marcati effetti di pop-up grafico. Probabilmente questo è dovuto all’inizio, in ambientazione esterna e perciò almeno visivamente più estesa. Poi, quando si entra nella “casa” il gioco sembra ingranare un’altra marcia e dimenticarsi dei singhiozzi iniziali.

Esploriamo, nella suddetta “casa” dall’architettura bizzarra e in qualche modo sia inquietante che accogliente, le storie di tutti i membri della famiglia dei Finch. Noi stessi ne impersoniamo uno, l’ultimo rimasto, deciso a scoprire quanto di vero e quanto di leggendario esiste nella maledizione che pende sulla sua testa. Non diremo altro per non togliere meriti alla narrazione di un titolo che, dal cappello, riesce ad estrarre persino qualche trovata valevole, come giocare spesso, spessissimo con la meta-narrazione o farci visualizzare in “3D” le parole della voce narrante (che peraltro salta di penna in penna), in concomitanza della direzione migliore da prendere, sempre sottilmente lineare, per proseguire. Ci troveremo a vivere una serie di mini-avventure diverse, ognuna con un gusto proprio, ispirato a questo o a quel ramo della letteratura di fantasia. È un bel viaggio, tutto sommato, e variegato, che regala sorrisi e gropponi difficili da mandar giù.

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Ma dura poco, e questo è l’altro problema. Anche ripromettendovi di godervi dal primo all’ultimo minuto di gioco, senza fretta, tutta l’avventura difficilmente vi prenderà più di tre ore. È vero che tale brevità compensa, in parte, la pochissima incisività delle azioni richieste al giocatore (marchio di fabbrica del genere che tuttavia sarebbe bello lasciarsi alle spalle, ogni tanto), ma non per questo ce la sentiamo di giustificarla completamente.

Ciò non rovina i tanti meriti di un gioco che rimane diligentemente nel suo seminato, producendo persino bei fiori. Certo è, ma qui andiamo un po’ a cercare il pelo dell’uovo, che la storia offre più domande di quante risposte dia, ma è un tipo di narrazione che non solo permette questo stratagemma, ma lo incoraggia. Dipende più da voi: se volete la spiegazione scientifica di ogni risvolto di trama, non cercatela qui.

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Verdetto

What Remains of Edith Finch è perciò un esperimento che conferma quanto di buono Giant Sparrow sapeva già di poter fare (il già citato Unfinished Swan ne è un esempio), ma che non va molto oltre questo, regalandoci gradite novità ma non sconvolgendo, neanche un po’, il proprio genere di appartenenza. Quindi, rivoluzione del Walking Simulator, il tuo nome non è Edith Finch.

What Remains of Edith Finch - Recensione
7.6Voto
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