La stop-motion in dieci film da non perdere

La stop-motion, o passo uno, è una tecnica piuttosto antica e muove i suoi primi passi insieme agli esordi del cinema. È stato il primo modo in cui si sono simulate situazioni fantastiche, permettendo a creature immaginarie di interagire con attori in carne e ossa.

Ma come si realizza un video in stop motion? Sostanzialmente si fotografa l’oggetto tante volte quanti sono i fotogrammi necessari a creare l’illusione del movimento, spostandolo (o animandolo) a ogni cambio di fotografia: un lavoro lungo, artigianale, che restituisce al risultato finale quell’adorabile movimento a piccoli scatti, che si è andato a perfezionare nel tempo diventando sempre più fluido. Ci sono, inoltre, diverse tecniche e specializzazioni del passo uno e ognuna di loro presenta risultati diversi, ma sempre molto suggestivi e coinvolgenti.

In questo approfondimento, noi di Stay Nerd ripercorreremo la storia della tecnica attraverso i suoi esempi meglio riusciti.

King Kong (1933) (Amazon)

Certo, se pensiamo al Re e alle sue peripezie in giro per New York la prima cosa che ci viene in mente non è la stop motion: eppure, se lo scimmione più famoso del mondo è riuscito a seminare il panico per le strade della Grande Mela è proprio grazie al passo uno adattato al film dall’animatore Willis O’Brien. In particolare, la tecnica usata per il classico monster movie del 1933 è quella del Model Animation che consente l’interazione di pupazzi con set e attori reali. La storia di King Kong è talmente nota da essere diventata paradigmatica: è l’origine di tutti i film catastrofici in cui minacce – che siano aliene o di origine antropica – seminano il caos nella routine di una grande metropoli. Allo stesso tempo, è una variazione particolarmente estrema dell’archetipo della bella che doma la bestia con la sua dolcezza e la sua compassione, nato molto prima dei fratelli Lumière, Georges Méliès e compagnia bella.

The Nightmare Before Christmas (1993) (Amazon)

E un giorno arrivò Tim Burton e da quel momento la stop-motion non fu più la stessa. Burton, che ideò The Nightmare Before Christmas (la regia, ricordiamo è di Henry Selick), diede un nuovo senso alla tecnica del passo uno e impressionò gli spettatori di tutto il mondo con la creazione di un mondo a immagine e somiglianza della sua immaginazione. Per dare vita a Jack Skeletron, Sally, il Bau Bau e a tutti gli altri abitanti della Città di Halloween, Burton si è servito della Puppet Animation, quella declinazione del passo uno che utilizza pupazzi rigidi e autoportanti, che vengono spostati fotogramma per fotogramma dagli animatori. I pupazzi, a differenza della Model Animation che interagisce con il mondo reale, si muovono all’interno di un ambiente fatto su misura: in questo caso, il regno del Re delle Zucche, la Città del Natale e le case dei bambini di tutto il mondo.

Coraline e la porta magica (2009) (Amazon)

Sempre diretto da Henry Selick, ma stavolta basato sull’immaginario di un altro grande narratore contemporaneo, Neil Gaiman, Coraline e la porta magica è un piccolo cult per tutti gli appassionati di animazione in stop motion e ambientazioni dark. La storia è quella della giovane e ribelle Coraline che, in virtù di un suo innato spirito di contraddizione, si ritrova a oltrepassare il confine dimensionale di una porticina collocata in una stanza della sua nuova casa. Come per il Re delle Zucche Jack Skeletron, questo rito di passaggio sarà fondamentale per accettare se stessi e il proprio ambiente e fare qualche passo in avanti verso l’età adulta o, comunque, verso un’adolescenza più consapevole.

Anomalisa (2015) (Amazon)

Al di là delle proposte per il mercato young adult, la tecnica della stop-motion ha una versatilità tale da aver attratto la vocazione creativa di registi di ogni tipo. Certo, la predisposizione sperimentale di Charlie Kaufman ha aiutato, e ha dato vita a quel piccolo capolavoro struggente che è Anomalisa. La storia di Michael Stone e della timida Lisa Hesselman è un paradigma di umanità e sofferenza, e della noia assoluta che distrugge tutto quello che c’è di bello al mondo. Per il racconto che Charlie Kaufman e Duke Johnson portano in scena, l’uso di pupazzi e del passo uno è strutturalmente importante e il fascino del risultato finale gioca proprio su quest’aura di finzione. Allo stesso tempo, i puppet sono estremamente reali, così come autentici sono i sentimenti che descrivono.

La mia vita da Zucchina (2016) (Amazon)

Diretto da Claude Barras e scritto, tra gli altri, da quella grande interprete dell’infanzia e dell’adolescenza Céline Sciamma, La mia vita da Zucchina è un film che parla di bambini, ma non parla ai bambini. I temi che Barras ha il coraggio di trattare attraverso i suoi personaggi animati sono talmente profondi e toccanti da paralizzare, in alcuni momenti, lo spettatore. Il clima, tuttavia, si alleggerisce grazie all’ambientazione distesa, a un finale positivo e al character design dolce e buffo dei protagonisti. Una storia del genere non sarebbe mai stata altrettanto delicata e poetica con degli attori in carne e ossa.

L’isola dei cani (Isle of Dog) (2018) (Amazon)

Nonostante il progredire delle tecniche di animazione, c’è ancora chi – nel 2018 – predilige l’uso della stop-motion per dare vita alle proprie idee e alle proprie invenzioni. È decisamente il caso di Wes Anderson e del suo L’isola dei cani (qui trovate la nostra recensione), un’acuta celebrazione distopica del miglior amico dell’uomo e una riflessione intelligente sulla propaganda e la repressione. Anche il titolo, in originale, che si può leggere in una doppia chiave (provate a pronunciare “Isle of Dogs” ad alta voce) è un divertente gioco di parole. Pure in questo caso l’estetica e la poetica della storia non sarebbero state altrettanto efficaci con qualsiasi altro mezzo, né con l’animazione tradizionale, né con le riprese dal vero.

Wallace & Gromit: I pantaloni sbagliati (1993) (Amazon)

Nello stesso anno dell’uscita di Nightmare Before Christmas nei cinema americani (il film sarebbe arrivato da noi solo nel 1994), in Inghilterra vede la luce il secondo cortometraggio dedicato a Wallace & Gromit. Il cane e padrone più simpatici della TV inglese, invenzione di Nick Park e prodotti dalla Aardman Animations, incontrano in questo film di trenta minuti un temibilissimo nemico in un pinguino taciturno e dalle intenzioni tutt’altro che pacifiche.
Grande successo di pubblico e di critica, il corto fu distribuito in Italia – insieme alle altre avventure di Wallace & Gromit – nel 1994. La tecnica con cui è realizzato è un particolare tipo di passo uno, meglio nota come Claymation (Clay animation), che fa muovere in video pupazzi di plastilina. La storia dell’animazione è ricca di personaggi del genere, grazie alle innumerevoli possibilità che questo materiale così malleabile è in grado di offrire.

South Park: stagione 1 (1997)

Ebbene sì: Matt Stone e Trey Parker realizzarono la prima stagione di South Park in stop-motion. Come anche un occhio non molto allenato può notare, infatti, i movimenti dei quattro bambini più politicamente scorretti d’America sono diventati molto più sofisticati nel corso degli anni. Eppure, la primissima stagione – forse la più graffiante, proprio in virtù del suo status di novità – è stata realizzata con la tecnica del Cutout Animation, una sorta di collage in movimento. Rispetto alle altre declinazioni del passo uno, infatti, questa è l’unica assolutamente bidimensionale che vede muoversi ritagli di carta, di fogli di giornale, di stoffa. Il risultato che tutti conosciamo è un movimento un po’ disomogeneo, che accompagna egregiamente l’umorismo feroce dei personaggi e i loro dialoghi surreali.

Peter and the Wolf (2006)

Non di rado la stop-motion è stato il mezzo privilegiato di artisti che hanno dato vita a performance video lontane dai canoni mainstream. Una di questi è Suzie Templeton, animatrice inglese, classe 1967. La Templeton si è ispirata al connazionale Nick Park e ha realizzato fin ora tre cortometraggi, tutti molto apprezzati dalla critica. Tutti i suoi corti hanno in comune uno stile piuttosto tetro, grazie all’uso di pupazzi dalla grande carica espressiva e – soprattutto – ad uno sguardo del tutto particolare sul mondo animale. Il risultato sono video di enorme suggestione, con un sapore malinconico e affascinante. Riportiamo qua l’ultimo, Pierino e il Lupo del 2006, ispirato alla celebre fiaba musicale di Sergei Prokofiev.

La sposa cadavere (2005) (Amazon)

Ultimo, ma non ultimo, un film che ha portato la stop-motion a uno dei suoi livelli più alti. La sposa cadavere reca la firma di Tim Burton non solo nell’ideazione e nella produzione ma anche nella regia. Si aggiunge al cast anche il fedelissimo Denny Elfman (già autore della colonna sonora di Nightmare Before Christmas e di quasi tutti gli altri film del regista), che mette in piedi uno spettacolo musicale di portata eccelsa. L’animazione, rispetto al precedente del 1993, è morbida, naturale, i personaggi sono disegnati magnificamente e riescono a cimentarsi con danze e effetti speciali davvero sbalorditivi. Insomma, i morti non sono mai stati così vivi.

Questa qualità del passo uno è stata raggiunta grazie all’avvento del digitale: per la realizzazione de La sposa cadavere sono state, infatti, utilizzate per la prima volta nella storia della tecnica delle Canon EOS-1D Mark II, un tipo particolare di reflex, e il montaggio è stato realizzato con Final Cut Pro (permettendo un lavoro di post produzione decisamente più raffinato). Un’altra curiosità: i pupazzi di Emily, Victor & co. sono nati nello studio Mackinnon and Saunders, lo stesso che ha messo al mondo un’altra pietra miliare della stop-motion mondiale: Pingu.

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