Ciao, Sheldon. Voi lo fate l’albero di Natale?

Sto per parlarvi di un mondo infinito, fatto di risate, lacrime e tanta di quella nostalgia che probabilmente Giovanni lancerebbe fuori la musicassetta perché “non ce la faccio…troppi ricordi”.

L’idea di base è scaturita dal pensare a tutte quelle serie nelle quali viene presentato al pubblico un gruppo (o, come vedrete) una coppia di amici che condividono case, abitudini di vita e tempo libero. Il passo successivo è stato immaginare quali gruppi e/o persone avrebbero potuto essere ottimi “roommate” (coinquilini) nella vita reale di tutti i giorni, e così abbiamo deciso di stilare uno dei nostri “famosi” listoni, scegliendo le 6 sit-com che – almeno secondo noi – parlano di coinquilini con i quali tutti noi vorremmo abitare.

Friends

Al principio fu Friends.
Ammettiamolo subito, questa storica serie TV ha aperto le porte a tutte le sit-com che si sono poi susseguite nel corso degli anni fino ad arrivare ai giorni nostri, inaugurando una folta schiera di coinquilini strampalati, le cui abitudini bizzarre ci hanno appassionato al punto da incatenarci allo schermo.

Joey e Chandler sono sicuramente i personaggi più memorabili della serie: il primo capace di mangiare il raccapricciante esperimento culinario di Rachel (pasticcio di carne misto a zuppa inglese, ma squisito perché la panna? Buona! Marmellata? Buoona! Carne? Buoooona!) e di finire, per “errore”, con la testa dentro un tacchino durante un memorabile Ringraziamento; il secondo invece è sempre caustico, sardonico e un po’ imbranato, soprattutto in ambito sentimentale. Ma la sua intelligenza e capacità professionale lo portano ad importanti successi in campo lavorativo, se mai siete stati in grado di capire di che cosa si occupi. Questo duo comico appare inseparabile e (prima dei vari ribaltoni e traslochi) il loro regno si trova all’interno dell’appartamento 19, luogo dove l’impossibile, o meglio, l’improbabile, diviene realtà. E così come animali domestici ci troviamo davanti un gallo e un’anatra, al posto del tavolo della cucina un calcio balilla e come arredamento due spartane (ma quanto comode?!) poltrone, una statua raffigurante un cane bianco ed anche una barca di legno. Sicuramente in quell’appartamento il silenzio è cosa estranea ma riteniamo che, a parte forse la maniaca dell’ordine Monica, ognuno di noi vorrebbe vivere con quella folle coppia di inquilini e trasformare ogni giornata in un’avventura.

How I Met Your Mother (HIMYM)

Se cominciare con Friends era d’obbligo, proseguire parlando di HIMYM viene naturale e spontaneo: d’altronde quest’ultima serie deve moltissimo al suo predecessore, sia per quanto riguarda l’ispirazione circa le caratterizzazione dei personaggi, sia per quanto attiene ai tempi comici e ai vari sketch. Ma non è sicuramente questo il luogo opportuno per valutare le varie affinità tra le due sit-com, per cui mi limito solo a rispondere a chi, troppo spesso, valuta criticamente (e negativamente) la serie di HIMYM, ritenendola una semplice copiatura di Friends. Ebbene, se da una parte è vero che il prodotto creato da Craig Thomas e Carter Bays strizza l’occhio al passato, è anche indubbio come sia un qualcosa di originale e unico: una serie TV capace di prendere il meglio da Friends, traghettando la comicità degli anni novanta sino ai giorni nostri, riuscendo a strapparci tante risate.

Ma tornando a noi, ci troviamo nell’Upper West Side di New York, nell’appartamento che Ted divide con i suoi due migliori amici Lily e Marshall, quest’ultimi una coppia affiatata sin dai tempi del college.
La vita con questo trio potrebbe rivelarsi più entusiasmante di una corsa sulle montagne russe.

Da una parte, infatti, troviamo Ted, perennemente alla ricerca dell’anima gemella e sempre pronto ad intrattenerci con una storia straordinaria del suo ultimo amore. Certo, frequentandolo dobbiamo mettere in conto una sfilza di correzioni relativamente alla nostra grammatica (enciclopèdia e non enciclopedìa) o a sorbirci lunghe spiegazioni storiche sul perché è stato utilizzato quel particolare costrutto architettonico per edificare il Chrysler Building. Avremo anche momenti nei quali la nostra vita sarà messa a repentaglio da capre mangiatrici di asciugami ma, soprattutto, vogliamo parlare poi degli stivali rossi?

Dall’altra parte abbiamo la coppia più bella del mondo, inseparabile ma al tempo stesso capace di coinvolgervi in serate di bevute e divertimenti. Lei pittrice, insegnante di materna e mutante di livello fenice in grado di polverizzarvi con lo sguardo; lui invece è un giovane avvocato ambientalista, imbattibile ai giochi di società (ma non solo) e capace di farvi capire quanto può essere bella la vostra famiglia (eccezion fatta per il pericolo mortale rappresentato dalle lotte fraterne).

Menzione d’onore va ai due inquilini solitari che sicuramente mal tollererebbero la nostra presenza: stiamo parlando di Barney e di Robin. Il primo è colui che ha inventato il Bro-Code (Fra-codice) e il Playbook; vivere con lui significherebbe sicuramente un continuo di sfide insensate e assurde ma anche tantissime serate leggendarie! Con Robin, invece, ci ritroveremmo un arsenale militare pronto per un’apocalisse zombie e tanti cani (che, pensando a Dogmeat, potrebbero tornare utili); frequentandola però potremmo avere la fortuna di ritrovarci in diretta su qualche canale per assistere ad una scimmia cappuccina che scala un grattacielo in miniatura.

New Girl

Coinquilini così non passano di certo inosservati, irresistibili nella loro follia quotidiana. I personaggi presentati in questa serie TV del 2011 ambientata a Los Angeles sono forse quelli più reali e concreti e, al tempo stesso, appaiono come quelli che più facilmente potrebbero accogliere nuovi membri nel proprio gruppo/appartamento.

Troviamo una splendida Zooey Deschanel (quanto ti ho odiato in “(500) Giorni Insieme” ndr) che interpreta Jess, una moderna principessa delle fiabe classiche che ogni giorno saprebbe tirarci su con il suo inguaribile ottimismo, garantendoci una risata ad ogni sua gaffe, ma che dovremmo anche proteggere dal mondo esterno, spesso troppo cinico e duro per la sua tenera ingenuità. Abbiamo poi Nick, il tuttofare della casa che riparerebbe ogni cosa (se glielo permettessimo) con scotch ed elastici; la sua pigrizia e scontrosità non sarebbe un problema insormontabile, perché la simpatia che scaturisce da ogni suo poro lo farebbe diventare uno dei nostri migliori coinquilini: a patto di non essere dei perfettini maniaci del controllo e/o della pulizia.

Volete uno dei coinquilini più singolari al mondo? Se la risposta è sì, non potrete fare a meno di Schmidt, il primo e unico ebreo metrosessuale, ossessionato dall’ordine (lo avrete capito, vi toccherà spesso fare da paciere tra Nick e Schmidt) e dalla forma fisica, memento del suo passato da ragazzo sovrappeso; di lui saprete poco a livello personale e certe cose rimarranno sempre oscure…Il suo nome ad esempio.

Infine c’è Winston, un ex giocatore professionista di basket (in Lettonia però) che spesso tenta di passare per il saggio del gruppo ma in fondo – e neanche troppo – è un completo idiota, autore di epocali figuracce e innamorato del suo gatto (in maniera forse morbosa): mi raccomando, non cominciate mai una gara di scherzi con lui, potrebbe finire molto, ma molto, male. Dimenticavo, vi sentireste sicuramente protetti a vivere con lui, dato che è un poliziotto…

Will & Grace

Torniamo nell’Upper West Side di New York, qualche anno prima delle vicende di How I Met Your Mother, dove nell’appartamento al 394 di West 88th Street potremmo aver la fortuna di conoscere e convivere con Will, avvocato, e Grace, arredatrice di interni. Lui è precisino, un po’ snob ed egocentrico e sicuramente molto ma molto permaloso; lei, al contrario, è eccentrica (quasi bizzarra alla volte), sbadata e sognatrice. Vivere insieme a due personalità del genere sicuramente non può annoiare: in un continuo scontro tra il disordine di uno e l’ordine dell’altra ci ritroveremmo spesso a ridere per i molteplici cortocircuiti che una “lotta” del genere porterebbe con sé. Certo, sarebbe sicuramente faticoso destreggiarsi ogni giorno ma il divertimento, le risate, le situazioni assurde e le gag memorabili valgono sicuramente ogni singolo momento.

D’altronde quanti di noi ricordano con affetto questa serie TV d’altri tempi che riusciva ad essere legata alla grande tradizione del passato senza perdere contatto con la realtà più moderna (basti pensare che fu la prima sit-com ad affrontare direttamente il tema dell’omosessualità, mischiando momenti comici e riflessivi)?! Ogni volta che la si riguarda si può avere uno scorcio sensazionale della realtà sociale e culturale degli anni 2000 e parte la nostalgia, accompagnata dalla tristezza per non aver mai posseduto le chiavi di quell’appartamento.

The Big Bang Theory

Se state leggendo quest’articolo probabilmente questa è la serie che rispecchia il vostro attuale gruppo di amici (più o meno fedelmente): Leonard, Sheldon, Howard e Raj sono infatti gli amici – e coinquilini – che noi tutti abbiamo o dovremmo avere. Serate a tema fantasy, partite a D&D o a scacchi multidimensionali, collezionismo e fumetti ma soprattutto tanto, tantissimo cibo d’asporto, ogni giorno diverso.

Certo, ogni personaggio sarebbe un coinquilino particolare ed a sé stante ma tutti (dai, diciamo quasi tutti) potrebbero essere fantastici compagni di appartamento. Abbiamo Leonard, un giovane fisico sperimentale, dal Q.I. molto elevato che coltiva una profonda passione per i fumetti e i film di fantascienza ed è forse il nerd/geek meno estremo dell’intera serie, e per questo probabilmente potrebbe essere il più congeniale a tutti noi: sul punto è interessante notare come sia proprio Leonard, in varie occasioni, a sembrare imbarazzato della sua condizione di cervellone, soprattutto quando insegue la sua passione per l’amore.

Raj e Howard rappresentano un po’ un’entità unica con la quale potrebbe essere difficile coabitare, anche solo perché spesso ci si sentirebbe di troppo nella loro strana relazione (nella quale dobbiamo aggiungerci anche Cannella). I gadget elettronici posseduti da Howard – o che potrebbe costruire – uniti alla possibilità di assaggiare gli squisiti manicaretti preparati da Raj potrebbero sicuramente aiutare a coltivare la convivenza e se questo ancora non bastasse, pensate ai soldi dei genitori del nostro caro amico indiano, utilissimi nel caso in cui a fine mese ci trovassimo con l’acqua alla gola per le bollette da pagare!

E poi c’è Sheldon
Che dire di lui? Un coinquilino che o si odia… o si odia. E’ una cosa che ho sempre pensato e finalmente, scrivendo quest’articolo, posso buttare nero su bianco. Ammettetelo, lo trovate tanto caro e simpatico quando lo guardate dentro ad uno schermo ma sono sicuro che se doveste viverci anche solo una mezz’ora probabilmente cerchereste di soffocarlo con la Forza (o lui tenterebbe di farlo con voi per qualche assurdo motivo). Avreste spazi delimitati, commenti acidi e continui rinfacci dovuti alla sua memoria eidetica. Aggiungete poi le sue particolarissime manie ossessivo-compulsive e la capacità di creare continuamente momenti imbarazzanti in pubblico nei quali vi ritroverete sicuramente invischiati.
Penso che un “grazie ma avanti il prossimo” sia la risposta giusta.

Menzione d’onore per Penny, la ragazza della porta di fronte, bionda, bella e capace di rivoltarti come un calzino se non la menzioni nel tuo articolo. Vivere con lei significherebbe dover rinunciare ad avere un ordine in casa propria: vestiti ammucchiati e bottiglie di vino vuote, ma anche dover rinunciare a tante abitudini tipicamente nerd. Però potreste finalmente godervi la partita sul divano ogni domenica, magari con una birra in mano e il rutto libero.

Scrubs

Lasciata volutamente per ultima, questa è la serie che ognuno di noi dovrebbe guardare almeno una volta nella vita (per poi riguardarla altre n volte, sia chiaro) e viene messa in fondo a questo listone perché voi possiate riprendere energie e finire l’articolo con un bel sorriso smagliante. In Scrubs troviamo tutto: dalle risate, alle lacrime, da spunti di riflessioni a sani momenti nei quali ogni cosa perde il contatto con la realtà ma in fondo va bene così (avete mai giocato a Palla Ballerina?).

Chi non vorrebbe per coinquilini i dottori John Dorian e Christopher Turk (e gli inseparabili Rowdy e Steven)? Il primo ha continuamente bizzarre fantasie ad occhi aperti (potrete capirlo dal fatto che inclinerà la testa leggermente a sinistra, puntando gli occhi verso l’alto) e al suo ritorno potrà sempre allietarvi con una storia straordinaria, come quando si è ritrovato a fare prima la spalla dell’amico Turk e poi addirittura il suo maggiordomo, oppure quando ha assistito – come un giovane Luke – al combattimento tra il suo mentore e l’oscuro principale o, ancora, quando con lo pseudonimo de “L’Assistente” ha sfidato Cox ad un memorabile incontro di wrestling. Ogni giorno vissuto con lui può trasformarsi in un gioco (spesso insulso, come “trova il cracker”) ma dovrete anche spesso consolarlo e ascoltarlo per le sue continue disavventure amorose. In più, essendo suo amico e coinquilino, attirerete su di voi l’odio dell’Inserviente e questo potrebbe peggiorare sensibilmente la vostra vita…soprattutto se siete amanti delle uova.

Che dire poi di Turk? L’orsacchiotto di cioccolata, la balena nera, il miglior amico di J.D. e la persona su cui poter sempre contare nei momenti difficoltà. A differenza di Dorian, lui è molto più concreto e connesso con la realtà: pensa alla carriera, al matrimonio, alla famiglia. Ma non crediate che per questo sia noioso vivere insieme a lui, anzi. Ciò che lo rende davvero unico è la sua capacità di passare dai mondi fantastici di J.D. (nei quali avanzano per i corridoi del Sacro Cuore come due gangster) alla realtà ordinaria di tutti i giorni, garantendoci una spalla su cui fare sempre affidamento; unico appunto, non lo sfidate mai, in particolare a giochi come “bistecca” o “insassato”, perché potrebbe finire veramente male e vi ritrovereste a fargli da schiavo per il resto della settimana.

Riuscire ad entrare nel loro strano ménage, instaurato fin dai tempi del College, non sarà affatto facile ma ne varrebbe sicuramente la pena e potreste trovarvi con i migliori coinquilini di tutti i tempi. Certo, il modo in cui si guardano reciprocamente è unico e con voi questo non succederà mai ma d’altronde, quand’è stata l’ultima volta che una ragazza (anche la vostra fidanzata!) vi ha fissato in quella maniera?

Nella zona menzioni speciali vorrei inserire tre personaggi storici di Scrubs, con i quali sicuramente non sarebbe affatto facile convivere. Al primo posto troviamo il dottor Perry Cox (o per gli amici, se ne avesse, Percival Ulysses Cox): vivere con lui sarebbe tutt’altro facile, vista la sua tendenza all’autodistruzione e al fatto di essere un gran bastardo misantropo. Condividere l’appartamento con lui vorrebbe dire scotch a volontà (no, non quello per imballare le scatole) e tanto, tanto hockey; se però, inspiegabilmente, riusciste a farvi volere bene da quell’irlandese rude, avrete un mentore sempre pronto a consigliarvi e a sostenervi nelle difficoltà ma, sia chiaro, a modo suo e con epiteti/frasi non sempre piacevoli.

Il secondo improbabile coinquilino è il dott. Robert “Bob” Kelso, che si potrebbe rivelare il classico “coinquilino di merda” che tanto è andato di moda negli ultimi tempi. A ben vedere però, dietro alla facciata da antagonista degno dei peggiori film Disney, si nasconde una persona che ne ha viste davvero tante (troppe) e che è il prodotto di una vita tribolata; nonostante questo, in rarissime occasioni, potrebbe essere la persona giusta nell’appartamento giusto.

L’ultimo è “Il Todd” con cui potreste passare le vostre giornate in perizoma (tranquilli, se non ne possedete lui potrà prestarvene uno della sua ampia collezione…#nerdcuriosità: Robert Maschio, che lo interpreta, è l’attore comparso più volte in tanga nella storia della televisione) scambiandovi dolorosissimi “cinque” per ogni piccolo avvenimento avvenga all’interno della casa, del tipo: “dammi il cinque abbiamo finito l’articolo”!

sit-

“Una fine non è mai facile. Me la immagino così tanto nella mia testa che non potrà mai soddisfare le mie aspettative, e finirò sempre per rimanere deluso. Non sono nemmeno sicuro del perché m’importi di come finirà tutto. Immagino che sia perché tutti crediamo che quello che facciamo sia molto importante, che le persone pendano dalle nostre labbra, che diano importanza a quello che pensiamo. La verità è che devi considerarti fortunato se anche solo di tanto in tanto fai sentire qualcuno, chiunque, un po’ meglio”. (J.D.)

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