Lo sceneggiatore di Black Panther Joe Robert Cole firma e dirige All Day and a Night, un nuovo crime drama Netflix

Nel catalogo Netflix si va ad aggiungere un nuovo crime drama, All Day and a Night, scritto e diretto da Joe Robert Cole, lo sceneggiatore di Black Panther. E anche qui il Black Power è dominante, sebbene venga trattato da tutt’altro punto di vista.

Nella Oakland cupa e pericolosa tratteggiata da Cole, facciamo subito la conoscenza di Jahkor (Ashton Sanders, che ricorderete per Moonlight), mentre fa irruzione in una casa armato di doppio revolver, per far fuori una giovane coppia davanti alla loro figlia piccola. Da qui in poi il film di snoderà lungo tre linee temporali, ovvero il Jahkor bambino; quello ormai ventenne e invischiato nella micro e macro criminalità della città; e quello in carcere, dopo l’arresto avvenuto in seguito al duplice omicidio con cui apre All Day and a Night.


Jahkor nasce in un contesto malfamato, in cui è difficile seguire i binari giusti senza
scarrellare, soprattutto quando cresci con un padre come JD (Jeffrey Wright), tossicodipendente e poco di buono, ma nonostante questo Cole non offre mai eccessive scusanti ai comportamenti criminali dei giovani delle gang di Oakland, sebbene nell’arco delle due ore complessive ci fornisca tutti gli strumenti per comprendere le azioni di Jahkor e soprattutto il suo risentimento e quell’odio verso tutto e tutti che il suo personaggio non cela mai. Lo sguardo da duro e il cappuccio sulla testa non sono un atteggiamento gangster come quello dei tanti ragazzi della sua età, perché Jahkor cova al suo interno un livore troppo grande che lo porta al punto di esplodere, prima di potersi finalmente rilassare, forse per la prima volta nella sua vita, in un finale agrodolce.

Il complesso rapporto padre-figlio

Il rapporto tormentato e difficile tra lui e il padre è naturalmente al centro di All Day and a Night, e si sviluppa in tutte e tre le linee temporali, persino in carcere dove Jahkor ritrova JD, nella più grande espressione del fallimento genitoriale.
La prigione è anche un mezzo allegorico per rappresentare la realtà e il quartiere in cui il ragazzo è nato e cresciuto, e ce lo lascia intendere a più riprese attraverso la sempre presente voce narrante che scandisce ogni passaggio della storia.

all day night

Tra i numerosi temi toccati da Joe Robert Cole, ovviamente, il razzismo dei bianchi verso i neri, che il regista sapientemente pone a margine del racconto per quasi tutto il tempo, salvo poi lanciarlo come una bomba con una sequenza di una potenza devastante.

All Day and a Night ha di certo buon esoscheletro, e sebbene le tematiche non siano affatto nuove per cinema e TV, Cole prova a uscire dagli schemi riempiendolo di carne viva, quella dei tanti personaggi che caratterizza e che non rende mai vittime del sistema. Come a dire: “se non sei nato con la camicia, non devi piangerti addosso ma devi rimboccarti le maniche”.

A Jahkor viene spesso ripetuto dalla madre, dalla nonna e persino dallo stesso JD di non comportarsi come il padre, ma poi a queste parole non fanno mai seguito i fatti e nessuno prova ad aiutarlo ad intraprendere una strada migliore. Eppure tutto ciò non può essere una scusante – ribadisce Cole – lasciando lo spettatore col giudizio sospeso verso un protagonista che non può essere identificato come una vera e propria vittima ma nemmeno come un carnefice; un giudizio peraltro che non si discosta troppo nemmeno da quello verso suo padre.

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Dopo Moonlight, The Equalizer 2 e Captive State, prosegue la crescita professionale di Ashton Sanders, artefice di un’interpretazione più che convincente in un ruolo per nulla semplice. Eccellente come sempre anche Jeffrey Wright, alle prese con un personaggio diverso dalla maggior parte di quelli a cui ci aveva abituato, ma ugualmente a suo agio, confermando la sua grande caratura professionale.

Quello che ci resta, al di là di qualche sottotrama della realtà criminale delle gang di Oakland, che avrebbe senza dubbio potuto essere sviluppata meglio, e un ritmo meno coinvolgente nella parte centrale rispetto ad un avvio più promettente, è un buon film di genere che riesce nel suo obiettivo. Un dramma grigio e struggente, che tuttavia lascia un barlume di speranza.

Tiziano Costantini
Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.