Altered Carbon 2: il punto sulla seconda stagione della serie Netflix

Ne futuro immaginato da Altered Carbon l’umanità ha risolto il problema della morte, e i corpi sono delle mere custodie da utilizzare, sfruttare e passare poi ad una nuova avventura.
Ci si può reincarnare in un uomo, in una donna, in un giovane o in un anziano, persino in un animale, e tutto questo a prescindere dalla vita precedente. Uccidere tuttavia è possibile e basta distruggere la pila, ovvero una sorta di chip che gli individui hanno nelle proprie custodie, ed è l’unica cosa che li rende autentici nel passaggio da un corpo all’altro.

È ovvio che un mondo così creato (tratto – ricordiamo – dal romanzo Bay City di Richard K. Morgan) apre in termini di script ad una sconfinata gamma di possibilità, per cui nonostante una prima stagione con più ombre che luci, era piuttosto evidente che un prodotto come Altered Carbon trovasse una seconda custodia e una nuova vita su Netflix, che ha dunque caricato nel proprio catalogo la stagione 2 della serie TV.

Da Falcon a Falconer

Occorreva una sorta di rivoluzione e Laeta Kalogridis e la sua troupe non si sono fatti attendere.
Innanzitutto ci allontaniamo da Bay City per passare su Harlan’s World, pianeta natale di Takeshi Kovacs. E qui arriva la seconda grossa novità, con Altered Carbon che sfrutta appieno le potenzialità del suo mondo fornendoci lo stesso protagonista, ma in una custodia diversa. Ad impersonarlo nella seconda stagione infatti non è più Joel Kinnaman ma viene scelto un nome e un volto più che noto, soprattutto ai fan del MCU: Anthony Mackie.

Il primo episodio, ed in particolar modo le sue fasi iniziali, sembrano segnare subito punti a favore di Altered Carbon 2.
Siamo in un luogo a noi ignoto, precisamente un locale frequentato da gente poco raccomandabile e la telecamera indugia su una cantante jazz (che in realtà è Jihae), mentre Trepp (Simone Missick) – e non solo lei – chiede in giro informazioni su Kovacs. Improvvisamente quell’austera bettola diventa una polveriera e Altered Carbon 2 mostra subito i denti.
In generale, tutto il primo episodio sembra volerci indicare un netto cambio di direzione rispetto alla precedente stagione, e soprattutto molta più azione e un ritmo maggiormente dinamico.
Ma è veramente così?
No. Almeno non del tutto.

altered carbon 2

 

Le novità ci sono e alcune le abbiamo già sottolineate, così come possiamo dire che l’ambientazione resti uno dei punti di forza dello show, sebbene in questa seconda stagione si faccia meno tetra della prima, anche per via dell’evidente voglia di calcare la mano sui sentimenti e sulla sottotrama romantica tra Tak e Quell.
Takeshi Kovacs è infatti ancora sulle tracce dell’amata Quellcrist Falconer (Renée Elise Goldsberry), pur trovandosi in un nuovo corpo che comunque è altamente potenziato e, soprattutto nei combattimenti, gli regala diverse soddisfazioni.

Perdersi nel mondo di Harlan

Ad ogni modo, come dicevamo, l’estetica di Altered Carbon 2 è un piacere per gli occhi e ci offre ancora una volta dei set fantastici, particolarmente lugubri nella prima parte (anche se – ripetiamo – mai come nella precedente stagione) e in varie circostanze più luminosi nei successivi episodi, il tutto in un contesto altamente cyberpunk in cui risultano purtroppo soltanto abbozzati, e per questo un po’ ridicoli alcuni strumenti atti a dare colore al contesto, come misteriose organizzazioni criminali che meriterebbero maggiore approfondimento.

altered carbon 2

Chi funziona un po’ meglio del rigido ed eccessivamente compassato Kinnaman è invece Anthony Mackie, che dona finalmente espressività al personaggio, oltre alla giusta dose di imprevidibilità avvalorata da una componente action che stavolta si fa più presente, sebbene a fasi alterne. Sono infatti sempre troppi i momenti o persino gli interi episodi in cui il ritmo cala, e quando non si può puntare sull’azione Altered Carbon si perde spesso da un passaggio all’altro, a cui per fortuna mancano tutti quei fastidiosi flashback della prima stagione, ma in cui ugualmente emerge uno script raffazzonato, frammentato e probabilmente troppo contorto e persino compresso in un numero di episodi, otto, che risulta alla fine esiguo per ciò che si vuole raccontare.

Un peccato, se pensiamo alle sconfinate risorse che un mondo cyberpunk come questo avrebbe la possibilità di offrire al suo pubblico. Dopo la visione di Altered Carbon 2 viene inevitabile ragionare a ritroso e paragonarlo alla prima stagione; da qui la domanda iniziale: è davvero meglio la seconda, come molti sembrano indicare? Non è così facile rispondere, ma probabilmente no.

altered carbon 2

Pur riscontrando conferme in chiave estetica, con una scenografia già incensata e delle inquadrature assolutamente pregevoli, il primo Altered Carbon portava con sé il fascino della novità ma anche tutta una serie di riferimenti allegorici, dal parallelismo con la società attuale ai contrasti netti tra ricchezza e povertà, che nella seconda stagione sembrano perdersi. Così come ancora troppo spesso anche noi continuiamo a perderci in un puzzle di elementi complessi e troppo spigolosi da incastrare su quel piano che è il super articolato universo narrativo dello show.

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