Un viaggio attraverso la storia per approfondire la teoria degli antichi astronauti

Siamo soli nell’universo? Esistono, al di fuori del nostro pianeta, altre forme di vita intelligenti capaci di costruire civiltà? Si metteranno mai in contatto con noi, o lo hanno già fatto? A questi e a molti altri interrogativi cerca di rispondere Il mistero degli antichi astronauti, il nuovo saggio di Marco Ciardi appartenente alla collana Sfere di Carocci Editore. Professore di Storia della Scienza all’Università di Bologna, Ciardi si propone di cercare prove scientifiche a sostegno della teoria degli antichi astronauti, che vede esseri tecnologicamente avanzati provenienti da altri pianeti visitare la Terra in tempi più o meno remoti.

Un viaggio attraverso la storia, la letteratura e la scienza per tracciare l’identikit dei misteriosi visitatori e scoprire di più su quella che è diventata, a tutti gli effetti, una teoria del complotto di grande successo.

Antichi astronauti, le origini della teoria

La scienza

La seconda metà dell’Ottocento è un’età dell’oro irripetibile per la scienza, che affina i propri strumenti e introduce assunti fondamentali che resistono ancora oggi. I limiti validi fino a qualche anno prima vengono scavalcati, dando il via a un vero e proprio uragano di teorie nuove, tra le quali comincia a formarsi anche quella degli antichi astronauti. Charles Darwin pubblica L’origine delle specie (1859), aumentano gli scavi alla ricerca di tracce di remote civiltà, vengono messi a punto telescopi potentissimi.

Proprio con l’aiuto di questi ultimi gli astronomi iniziano a osservare più nel dettaglio pianeti lontani come Marte, che sarà scelto come patria dei visitatori della Terra dalla maggior parte degli scrittori di fantascienza. Un ruolo fondamentale nella genesi della teoria degli antichi astronauti è giocato dagli studi sull’età del nostro pianeta, che risulta essere molto più anziano di quanto si fosse mai ipotizzato. La lunghezza dei cosiddetti tempi cosmici rende possibile anche agli occhi di scienziati affermati che siano esistite su altri pianeti civiltà simili alla nostra, caratterizzate dallo stesso ciclo vitale, semplicemente spostato in avanti o indietro nel tempo.

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La teosofia

Quando si parla dell’esistenza di vita intelligente su altri pianeti l’apporto della teosofia, disciplina che collega spiritismo e pseudoscienza, è di rilevanza fondamentale. Fondata nel 1875 da Helena Petrovna von Hahn, meglio nota come Madame Blavatsky, la Società Teosofica ha riscosso negli anni la simpatia di numerosi scienziati, oltre a ispirare con alcune delle proprie teorie uomini molto diversi come Adolf Hitler e Mohandas Gandhi.

Il metodo di lavoro dei teosofi ha ben poco di scientifico, ma concede notevole spazio alla fantasia. Si tratta della rilettura di miti e leggende antichi non in rapporto al tempo in cui furono scritti, ma alla luce delle scoperte scientifiche dell’Ottocento. La dottrina segreta, pubblicato nel 1885, riscrive la storia come un continuo susseguirsi di civiltà che si sviluppano e decadono a causa di catastrofi di diversa entità. La prima è una razza di esseri intelligenti e sprovvisti di corpo, capaci di arrivare dallo spazio e colonizzare la Terra per poi scomparire e lasciare il posto agli abitanti delle famose terre perdute di Atlantide e Lemuria.

Le prove dell’esistenza dei diversi popoli sono soprattutto i miti greci. Per i teosofi le leggende non sono altro che fatti reali descritti in modo grossolano dagli antichi, che erano semplicemente sprovvisti degli strumenti per comprendere meglio ciò che si trovavano davanti.

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La letteratura

La teoria degli antichi astronauti è sfruttata ampiamente dai letterati nel corso del Novecento, ma le sue radici affondano ben più in profondità. Nel suo Discorso sui Terremoti del 1668, Robert Hooke arriva a una conclusione molto simile a quella enunciata due secoli dopo dai teosofi: i testi antichi non sono pura fantasia, perché talvolta contengono nozioni scientifiche e geografiche sorprendentemente precise per il loro tempo.

Alla luce di questo, non è impossibile che in passato siano esistite civiltà più avanzate della nostra. Le opere di riferimento sono ovviamente l’Iliade e l’Odissea per quanto riguarda la cultura greca, ma possiede notevole importanza anche il mito di Atlantide narrato nel Timeo di Platone. La Bibbia, soprattutto i primi libri dedicati alla creazione del mondo, è oggetto di numerose riletture destinate a infittire il mistero che all’epoca ancora aleggiava sull’età del nostro pianeta.

Antichi astronauti: le opere fondamentali

La commistione di scienza, misticismo e cultura popolare dà al genere degli antichi astronauti una spinta importante sin dai suoi albori. Intellettuali appartenenti a ogni disciplina cominciano sin dall’Ottocento a dire la propria sulle caratteristiche dei visitatori, aggiungendo via via nuove idee supportate da prove più o meno inconfutabili. L’identikit degli alieni sbarcati sul nostro pianeta nell’antichità viene completato, a livello di concetti originali, verso gli anni Cinquanta del Novecento, per rimanere sostanzialmente invariato sino ai giorni nostri. 

Gli autori delle storie più rilevanti possono essere divisi in due macro categorie:

  • I convinti sono coloro che credono nella verità scientifica di ciò che scrivono. Le loro opere presentano, dopo la narrazione vera e propria, bibliografie spesso sterminate che hanno la pretesa di dimostrare l’attendibilità delle teorie esposte. Il prodotto finale, quindi, è una sorta di mix tra il romanzo di fantascienza e il saggio accademico. Fanno parte di questa categoria autori come Charles Fort, Eric Russell e Jimmy Guieu.
  • Gli scettici sono scrittori dotati di maggior spirito critico e onestà intellettuale, pronti ad ammettere che le fonti e i testi misteriosi sono solo pura e semplice ispirazione. Spesso materialisti e decisi sostenitori del metodo scientifico, questi autori godono ancora oggi di fama e credito. Fanno parte di questa categoria grandi nomi come Jack London, H. P. Lovecraft e Arthur Clarke, oltre all’italiano Luigi Rapuzzi.

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Edison’s conquest of Mars (Garrett Serviss, 1898)

Il nostro viaggio nella storia della letteratura sugli antichi astronauti inizia con un romanzo forse non notissimo, di poco successivo alle celebri opere di Jules Verne sui viaggi spaziali. Citata anche in un altro saggio di Marco Ciardi, Stregati dalla luna (Carocci 2019), l’opera di Garett Serviss si propone come seguito di La guerra dei mondi, il famoso romanzo a puntate di H. G. Wells uscito nel 1897.

Il conflitto tra umani e Marziani sulla Terra è finito, così un gruppo di scienziati capitanato da Thomas Edison in persona si riunisce per costruire una navicella antigravità e portare il contrattacco sul pianeta rosso. Studiando i resti di un velivolo marziano abbattuto, gli intellettuali apprendono che gli alieni sono già stati sulla Terra, più o meno 9.000 anni prima. Non solo: hanno costruito le piramidi in Egitto servendosi di schiavi umani e hanno eretto la sfinge, che rappresenta il loro leader supremo del tempo. L’idea che le grandi opere dell’uomo siano state costruite da extraterrestri incontrerà parecchia fortuna in molte delle opere successive.

The Red One (Jack London, 1916)

Jack London è noto soprattutto per la sua vita avventurosa, sempre alla scoperta di luoghi misteriosi. La sua attitudine a scrivere degli antichi astronauti è praticamente scritta nel DNA: nonostante sia un materialista e socialista convinto, si trova spesso a frequentare gli ambienti dei genitori, una spiritista e un astrologo. Il protagonista di The Red One è un naturalista inglese che viene rapito da una tribù di boscimani durante una spedizione sull’isola remota di Guadalcanal. Sfuggito ai cannibali, l’uomo si ritrova di fronte al Rosso, una sfera del diametro di sessanta metri situata sottoterra.

Utilizzando elementi empirici come il tatto e l’udito il protagonista conclude che lo strano oggetto deve provenire dallo spazio, poiché composto di materiali mai visti prima sul nostro pianeta. Più precisamente si tratta di un messaggio inviato da una civiltà aliena nell’antichità, che ancora nessuno è riuscito a decifrare. 

Il libro dei dannati (Charles Fort, 1919)

Charles Fort appartiene alla categoria dei convinti e influenzerà con il proprio metodo di lavoro e le proprie idee un gran numero di scrittori successivi. Il libro dei dannati assomiglia infatti di più a un saggio accademico, in cui vengono esposte una dopo l’altra le prove dell’esistenza degli antichi astronauti. Non solo, ma l’opera pone anche le basi per quella che a tutti gli effetti diventerà una teoria del complotto. I dannati del titolo, infatti, altro non sono che fatti strani non analizzati dalla scienza canonica perché troppo scomodi. A essi si vanno ad aggiungere i cosiddetti OOPART, acronimo di Out Of Place Artifacts, oggetti che vengono ritrovati in posti in cui non è logico che siano.

Il libro è accompagnato da una raccolta sterminata di testimonianze frammentarie, che ben testimoniano il collezionismo compulsivo dell’autore. Fort è convinto che i fenomeni atmosferici più singolari, come le piogge di animali o le illusioni ottiche nel cielo, siano originati dal passaggio di navi aliene. Genesistrine, un misterioso pianeta vicino alla terra ma ancora invisibile ai telescopi, è invece l’origine della vita sulla Terra. Gli umani sono ancora oggi sotto il controllo dei suoi abitanti, senza rendersene conto. L’idea del controllo remoto degli uomini da parte di forze extraterrestri verrà ripresa da molti autori successivi.

Le opere di H. P. Lovecraft

Materialista e razionalista convinto, Lovecraft ripete nelle sue lettere il disprezzo per le pseudoscienze e la teosofia, arrivando a definirle “ciarlatane”. Queste discipline rimangono tuttavia una notevole fonte d’ispirazione per il celebre scrittore di Providence, soprattutto per quanto riguarda le nozioni più spirituali e introspettive. Gli antichi astronauti, protagonisti soprattutto in Il richiamo di Cthulhu (1928) e Le montagne della follia (1931), sono molto diversi da quelli apparsi fino a questo momento.

I Grandi Antichi sono veri e propri déi, giunti dalle profondità dello spazio con le loro mostruose ali membranose prima della comparsa dell’uomo, di Atlantide e di Lemuria. L’Antartide, un tempo la loro mastodontica capitale, è oggi un regno ghiacciato inavvicinabile. Morti molti eoni prima di ogni altra forma di vita, i Grandi Antichi sono seppelliti negli abissi più profondi, ma rimangono capaci di parlare in sogno agli uomini che credono in loro. Il culto di questi mostruosi déi serpeggia tra gli uomini di ogni tempo e alcuni sacerdoti sono persino capaci di risvegliare la loro potenza sopita. Citato ancora oggi nei videogiochi e al cinema, H. P. Lovecraft è uno dei più famosi autori che hanno animato le redazioni di riviste come Amazing Stories, Weird Tales e Astounding Science Fiction, organi fondamentali per la diffusione della letteratura fantastica nel Novecento.

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Schiavi degli invisibili (Eric Russell, 1939)

Come da titolo, l’opera di Eric Russell riprende l’idea per cui la razza umana è governata da una razza aliena senza accorgersene. I Vitoni, gli antichi astronauti protagonisti, sono extraterrestri privi di corpo e invisibili, che si nutrono dell’energia nervosa degli uomini come dei parassiti. Per fare in modo che il cibo non manchi mai essi mettono continuamente alla prova la resistenza degli ospiti, facendo scoppiare guerre o causando eventi catastrofici. Russell cita apertamente Charles Fort nell’introduzione del romanzo e fornisce prove delle plausibilità dei fatti narrati. Arriva addirittura a coniare un nuovo termine, fact fiction, che rende bene l’idea della confusione tra finzione e realtà che regna sovrana nella sua opera.

La valle della creazione (Edmond Hamilton, 1948)

Per Hamilton gli antichi astronauti non solo sono sbarcati sulla Terra nell’antichità, ma sono anche la causa della comparsa di vita intelligente. Gli extraterrestri hanno modificato geneticamente le specie con maggiori potenzialità, identificate in scimmie (poi diventate umani), tigri, cavalli, lupi e aquile. Durante l’esplorazione di una valle tibetana il protagonista Eric Nelson si imbatte in una valle piena degli esemplari più riusciti delle specie sopra citate. Entrando in una caverna, in realtà una nave spaziale, scorge la forma degli alieni, che somigliano a esseri di quarzo parlanti.

Avendo distrutto il loro pianeta d’origine con l’uso di energie difficili da controllare, gli extraterrestri hanno trasferito la propria mente e la propria intelligenza nelle creature più avanzate. L’opera di Hamilton è un esempio di come nemmeno l’evoluzione di Darwin soddisfi più i seguaci della pseudoscienza, che non hanno remore a procedere oltre. 

La sentinella (Arthur Clarke, 1951)

Pur essendo solamente un racconto breve apparso su The Avon science fiction and fantasy reader, La Sentinella sintetizza bene il pensiero di un mostro sacro come Clarke a proposito degli antichi astronauti. Il celebre scrittore è certo della presenza nella galassia di civiltà più avanzate della nostra e ritiene possibile che la Terra abbia ricevuto visite, ma solo prima della comparsa di vita intelligente.

Le spedizioni aliene, tuttavia, somigliavano più a piccole esplorazioni che a spostamenti in massa. Il protagonista del racconto, infatti, trova in un cratere inesplorato della luna una strana costruzione. L’ipotesi è che sia un faro, lasciato da una pattuglia aliena di passaggio con il compito di segnalare la Terra come possibile futura culla di vita intelligente. Abituato a utilizzare le teorie pseudoscientifiche come fonte irrinunciabile d’ispirazione, Clarke non perderà mai l’occasione di confutarne pubblicamente le pretese scientifiche.

Quelli della Stella Polare (Jimmy Guieu, 1955)

Gli anni Cinquanta sono ricordati anche per i primi avvistamenti dei cosiddetti UFO, i famosissimi dischi volanti che hanno a lungo tenuto banco nelle discussioni dell’opinione pubblica e dei teorici del complotto. Con la sua opera, edita in Italia da Mondadori nella leggendaria collana Urania, Jimmy Guieu tenta di legare insieme antichi astronauti e dischi volanti. I Polariani sono infatti una civiltà extraterrestre che da milioni di anni pattuglia il cosmo, con il compito di istruire le civiltà intelligenti al progresso. Sono giunti anche sulla Terra nell’antichità e vi ritornano oggi per difenderla dai Denebiani, malvagi conquistatori attratti dalla scoperta dell’energia atomica.

Gli UFO sono quindi le navi spaziali dei Polariani che tornano sul nostro pianeta. Nel romanzo si fa strada anche la teoria del complotto: Guieu insinua che le autorità mondiali sappiano dell’effettiva esistenza dei dischi volanti, ma non vogliano informare il grande pubblico per non scatenare la paura collettiva. Come Charles Fort prima di lui, anche Guieu cosparge il romanzo di note a piè di pagina per conferirgli maggior prestigio scientifico, riempiendole però di teorie pseudoscientifiche.

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Quando ero aborigeno (Luigi Rapuzzi, 1955)

L’Italia non è estranea al dibattito multidisciplinare sull’esistenza degli antichi astronauti. Se nel campo della saggistica l’autore più importante è Peter Kolosimo, in quello del romanzo spicca Luigi Rapuzzi. Inserito nella collana Urania, Quando ero aborigeno torna sulla già annosa questione dell’incontro tra ominidi ed extraterrestri. I protagonisti dell’opera sono i Nhors, civiltà aliena avanzatissima in fuga dal proprio pianeta d’origine per via dell’eccessivo uso di energia atomica.

Arrivata sulla Terra nel corso della preistoria, la principessa Tennersi, figlia del sommo capo dei Nhors, si innamora di Vhar, un ominide appartenente alla specie poi denominata uomo di Neanderthal. La loro unione genera un figlio destinato a diventare capostipite della razza mista dei Vhars. Minacciati dai nuovi nemici, i Nhors intraprendono una guerra che va avanti nel corso di molti millenni, da cui vengono tratti i miti di tutti i popoli che oggi conosciamo, compresi quelli sui continenti perduti di Atlantide e Lemuria. Rapuzzi non è estraneo all’uso delle note a piè di pagina, ma differenzia il proprio lavoro rispetto a quello contemporaneo di Guieu: Quando ero aborigeno è denso di annotazioni che si riferiscono ai miti e alle leggende.

Antichi astronauti: un’identikit

La letteratura e soprattutto la saggistica relativa agli antichi astronauti è andata avanti anche dopo gli anni Cinquanta, ma senza più introdurre alcun elemento originale. Terminato il percorso relativo alla genesi storica del concetto, possiamo dunque tracciare un’identikit degli antichi astronauti in grado di comprenderne tutte le caratteristiche ricorrenti.

  • In tempi molto remoti sono giunti sul nostro pianeta esseri alieni provenienti dallo spazio.
  • È possibile vederne le tracce nei miti e nelle leggende del passato, nei resti dei grandi monumenti dell’antichità e in strani manufatti.
  • Gli extraterresti formavano civiltà molto avanzate, scomparse a causa di cataclismi cosmici o sanguinosi conflitti. La testimonianza della loro distruzione è rintracciabile nei miti dei continenti perduti, come Atlantide e Lemuria.
  • Gli alieni non hanno solo visitato la Terra, ma hanno interagito con la vita intelligente che vi hanno trovato, creando talvolta nuove specie.
  • Sin da tempi antichissimi la Terra e l’uomo sono controllati e manipolati da civiltà extraterrestri tecnologicamente avanzate, senza accorgersene. Il fenomeno degli UFO ne è la prova.

Per quanto sembrino ipotesi poco credibili, questi concetti sono ancora oggi fonte di ispirazione per migliaia di scrittori e teorici del complotto.

Antichi astronauti: una teoria del complotto

Come ogni teoria pseudoscientifica, quella degli antichi astronauti è stata ricca di ferventi sostenitori, anche tra gli intellettuali. Sconfessati più e più volte dalla scienza canonica, i fautori non hanno avuto nessuna remora ad accusare gli studiosi di arroganza e timore.

L’argomentazione classica (e già usata da Charles Fort), infatti, era quella per cui la scienza non potesse ammettere la verità per via della paura collettiva che la notizia avrebbe potuto scatenare nell’opinione pubblica. Quella degli antichi astronauti divenne così una teoria controcorrente, esercitando il suo fascino su personaggi pronti a scommettere la propria carriera sul successo delle opere a tema, che spesso non tardava ad arrivare.

Celebre fu il “caso von Daniken”: lo scrittore svizzero, autore di diversi tomi di divulgazione come Gli extraterrestri torneranno (1968), portò la sua convinzione ben oltre i confini della scienza. La sua analisi di un’immagine disegnata in un tempio precolombiano a Palenque, Messico, fece il giro del mondo e gli aprì la strada per un successo senza precedenti. Nella sua immaginazione, un uomo seduto su un carro diventa un antico astronauta a bordo di un razzo. All’interno delle opere successive, per fornire ulteriore plausibilità alle sue scoperte, von Daniken inserisce dichiarazioni decontestualizzate e tagliate ad hoc di grandi nomi della scienza come Willy Ley, Wernher von Braun e addirittura Albert Einstein.

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Anche se di notevole successo, le supposizioni dello scrittore svizzero non erano sorrette da alcuna prova inconfutabile. Isaac Asimov, grande sostenitore del metodo scientifico, smontò pezzo per pezzo la teoria nel suo Civiltà extraterrestri. I miti potrebbero essere ricordi sfocati di alieni dai poteri soprannaturali sbarcati sulla Terra, ma esistono altrettante leggende che parlano di persone, come quelle su Alessandro il Grande o Carlo Magno. Per quanto riguarda i grandi monumenti dell’antichità, Asimov esorta a non commettere l’errore di credere che i nostri antenati siano stati meno intelligenti di noi. La tecnologia a disposizione si è evoluta nel corso dei secoli, ma l’ingegno è sempre stato l’arma principale dell’uomo.

Il dibattito sugli antichi astronauti continua ancora oggi, anche se gode di minore attenzione da parte dell’opinione pubblica. I confini tra scienza, teosofia, pseudoscienza e teoria del complotto non sono sempre chiarissimi, ma il saggio di Marco Ciardi rappresenta una buona bussola per imparare a orientarsi nell’argomento, e magari appassionarsi.

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