Army of the Dead, il nuovo film Netflix di Zack Snyder, delude le aspettative

Se ci fosse un premio per i titoli di testa, lo vincerebbe tutti gli anni Zack Snyder. La magnificenza dell’impatto delle sequenze iniziali di film come Watchmen e Sucker Punch è infatti cosa nota, e il nuovo Army of the Dead, distribuito da Netflix, non vuole esser da meno, con la traccia di Viva Las Vegas di Richard Cheese e Allison Crowe che risuona con potenza mentre orde di non-morti conquistano la città, tra artiste del burlesque in versione zombie con i seni al vento, e Dave Bautista che ammazza tutti.

Poi ovviamente, il film va oltre il pur affascinante prologo, e deve esserci la ciccia. Paradossale, se pensiamo ad un’opera sui non-morti.
L’idea è allettante: dopo un’epidemia zombie sviluppatasi a Las Vegas e fortunatamente circoscritta lì, la città è isolata e in quarantena, diventando una sorta di mini regno per queste creature che si dividono in rari elementi alpha, intelligenti e furbi, e tanti rapidissimi ma stupidi shambler.
C’è quindi un vero re, con la sua regina, e pure una tigre zombie, chiamata Valentine (“che esagerazione”, come dice il Sergente Cassidy), che difende e sorveglia la città da eventuali ingressi umani.

Come quello che progetta Bly Tanaka (Hiroyuki Sanada), ricco uomo d’affari che propone una mission impossibile a Scott Ward (Dave Bautista), ex militare che ora lavora in una paninoteca, ovvero mettere su un team in grado di entrare a Las Vegas, farsi largo tra gli zombie e recuperare 200 milioni di dollari in caveau, destinandone poi una fetta a tutti i componenti della banda.

Viva Las Vegas!

Ad un piano così folle può rispondere presente soltanto un’altrettanto svitata suicide squad improvvisata, fatta di ex mercenari e gente che non ha molto da perdere e tutto da guadagnare.

Oltre a Scott abbiamo quindi figure fondamentali come un giovane ma abilissimo scassinatore, Ludwig Dieter (Matthias Schweighöfer); chi deve pilotare l’elicottero per la fuga, ovvero Marienne (Tig Notaro); una guida, cioè Liz detta “Coyote” (Nora Arnezeder) e gli altri membri abili con le armi. Questo entro, uccido, prendo i soldi e scappo deve avvenire oltretutto in poche ore, perché il governo degli Stati Uniti ha già dichiarato che sgancerà una bomba nucleare sulla citta; ovviamente il 4 luglio.

Appurato ciò e accettata l’idea di una sorta di heist-action-horror sulla carta affascinante, bisogna vedere come avviene la sua trasformazione sul grande, pardon piccolo schermo.

army of the dead netflix

Cominciando dai difetti – che non son pochi – potremmo dire che, come spesso accade, Snyder punta troppo sull’estetica e sull’impatto e meno sulla sostanza, poiché in effetti – purtroppo – le due ore e trenta di Army of the Dead sono una missione impossibile anche per gli spettatori, che inevitabilmente si trovano a che fare con una fase centrale piuttosto prolissa di cui avremmo fatto volentieri a meno.

C’è tanta e troppa roba da gestire e soprattutto troppi zombie a cui badare, che la componente più accattivante, ovvero quella heist, va giocoforza a farsi friggere e col passare del tempo capiamo che abbiamo a che fare con uno Splatter Festival in cui ogni dieci secondi salta in aria qualche cervello e, pian piano, il team inizia a perdere pezzi, diventando mangime per non-morti.

Non che manchino le scene “divertenti”, come vedere la tigre Valentine sbranare qualcuno, o sequenze action tipiche del genere che riescono ad esaltarne anche gli stereotipi, ma questa missione nella Las Vegas Zombie è molto meno esaltante e soprattutto meno psichedelica di quanto il trailer, l’intro e tutto lo starter pack a partire dai poster promettano, deludendo inevitabilmente lo spettatore.
La soundtrack prova ogni tanto a risollevare l’atmosfera, ma il più delle volte si tratta di momenti fine a se stessi.

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In buona sostanza Army of the Dead su Netflix resta un giocattolone action in cui Snyder si diletta coi vezzi del suo cinema e con i cliché del genere, inserendo componenti aggiuntivi come relazioni familiari o di altro tipo, che restano però soltanto abbozzate pur se di tempo per snocciolarle a dovere ne avrebbe avuto.
Probabilmente un cast di livello superiore avrebbe aiutato, donando più enfasi e solidità in molti passaggi, ma con questo non vogliamo deresponsabilizzare la scrittura di Snyder e soci, evidentemente non all’altezza delle ambizioni del progetto.

Alla fine per noi resta l’ennesimo regalo poco apprezzato, dalla fantastica confezione ma con ben poco all’interno, a cui rispondiamo con un ringraziamento di facciata e un falsissimo sorriso.
Provaci ancora, Zack.

Army of the Dead è su Netflix dal 21 maggio 2021.

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Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.