Creati un futuro. Creati un passato. Tutto avviene adesso

Iniziò tutto con un hashtag, #ReleasetheSnyderCut. Se negli ultimi anni siete stati su Marte, forse non sapete che Zack Snyder abbandonò Justice League nel maggio 2017, ormai prossimo alla conclusione, per via di un terribile lutto, lasciando in mano a Joss Whedon la post-produzione e la regia delle riprese aggiuntive. Il film, nonostante non fosse obiettivamente terribile, non ottenne particolari consensi né da parte del pubblico, né dalla critica, ma il regista di 300 difese a spada tratta il suo lavoro, dichiarando che la versione pensata da lui fosse ben diversa da quella messa in piedi da Whedon e, leggiamo tra le righe, migliore.

Lo è davvero?
Di certo, dopo quasi quattro ore di visione ininterrotta, quello che possiamo affermare è che se avete ancora negli occhi Justice League di Whedon, assistere alla Snyder’s Cut è un’esperienza estraniante, mistica, di certo più completa.

Non lo si direbbe più di tanto ad un primo terzo del film, nei fatti una mescolata d’acqua in un brodo dapprima troppo denso, e insaporito da due o tre scene comunque già degne di nota, finanche utili a conoscere meglio alcuni dei membri della Justice League passati altrimenti troppo in sordina, come Flash e Cyborg; ma raggiunte le quasi due ore la Snyder Cut mostra davvero i muscoli e ci regala un prodotto epico, che si ingigantisce ogni minuto di più.

Capiamo pian piano quanto fosse sensata la rivendicazione del regista e la sua idea ben più dark e meno dilettevole dell’opera whedoniana. D’altro canto, farne una colpa a Whedon sarebbe ingeneroso, dal momento che quello non è mai stato il suo film (al punto che, nonostante tutto, non è nemmeno stato accreditato), ma dopo aver assistito alla versione di Snyder possiamo dire che il taglia e cuci della prima versione non sia riuscito perfettamente e ci ha fatto perdere parti importanti della storia principale, il tutto per sottostare a quei dettami della Warner Bros, che di fatto si è scavata la fossa da sola.

Ma il tempo e la pazienza a volte sanno rendere giustizia, e l’uscita – seppur qui soltanto sulle piattaforme digitali – di Zack Snyder’s Justice League arriva nel momento migliore per stupire i fan e gli amanti dei cinecomic. Abbiamo da poco visto Wonder Woman 1984, è vero, ma sostanzialmente siamo a secco da talmente tanto tempo di uscite cinematografiche di questo tipo, che solo l’idea di metterci davanti a uno schermo per dedicarci a 4 ore di totale immersione ci fa salire un hype pazzesco.
Vederlo in sala di certo sarebbe stata tutta un’altra cosa, ma anche in TV lo spettacolo visivo è incredibile ed estremamente coinvolgente.

zack snyder justice league (6)

Quattro ore probabilmente sono troppe, ce ne rendiamo conto, tuttavia per la mole di informazioni che la Snyder cut mira a dare sembrano, sulla carta, persine poche. Il problema principale è che per raccontarci una storia di queste proporzioni, in casa Marvel gli Avengers hanno avuto la possibilità di esibirsi in una quantità smisurata di film, mentre la Justice League deve farlo in meno di 240 minuti. Un’impresa apparentemente impossibile: ma se vi dicessimo che Zack Snyder avrebbe potuto regalarci un prodotto simile e ugualmente epico anche con un minutaggio minore? Le due ore viste nel 2017 si rivelarono poche, è vero, ma il problema – come detto – fu soprattutto il montaggio raffazzonato, tuttavia dopo questa nuova versione mi sento di dire che nonostante tutto con poco più di tre ore Snyder ci avrebbe consegnato un prodotto eccellente.

Ma va bene così, e quei 240 minuti passano in fretta, anzi paradossalmente avremmo voluto vedere di più sulla scena Kal-El e Lois insieme, sebbene forse a parlare per noi sia soltanto Distant Sky di Nick Cave & The Bad Seeds piazzata al momento giusto, che rischia di farci scendere la lacrima.

See the sun, see it rising

L’unione e la crezione di questo unito team di supereroi è ad ogni modo la parte nevralgica della storia, e a differenza del primo JL viene dato il giusto peso ai singoli background, senza confusione, senza lasciare indietro nessuno.

I personaggi vengono introdotti in un modo ben più certosino, delineandone quella psicologia poco curata dal primo montaggio e che invece è fondamentale anche per dare la suddetta idea di gruppo. Privarci di una degna presentazione del Flash di Ezra Miller ha significato anche sottrarre alla nostra vista una scena magnetica in cui salva la vita a una ragazza, o ancora – soprattutto – il modo sciatto in cui ci venne presentato il Cyborg di Ray Fisher e un’omissione di tutta una serie di dettagli importanti, che lo rendono nevralgico ai fini della narrazione.
Nella nuova gestione di questo personaggio e nel suo particolare rapporto col padre si potrebbe vedere qualcosa in più di quanto materialmente proposto sulla scena, dati le terribili vicende che hanno scosso l’esistenza di Snyder, ma preferiamo limitarci ad osservarlo e ipotizzarlo, non avendo contezza della situazione.

Zack Snyder riesce a ridare carisma persino a Diana Prince, quello recentemente perso in Wonder Woman 1984 e restituitole in queste 4 ore di nuova JL. E addirittura il Batman di Ben Affleck ci sembra più oscuro e crucciato, più credibile.
Senza considerare poi che Whedon ci aveva persino, di fatto, negato Darkseid lasciandoci in balia dello sciocco Steppenwolf, peraltro qui reso come un villain di maggior spessore. E non sono i soli personaggi di cui abbiamo fatto a meno, nei fatti o nel carattere, nella versione del 2017, dato che non è un segreto la presenza, seppur contingentata, del Joker di Leto e arriveranno anche altre sorprese.

Insomma, è anche grazie al volume di quel primo terzo della Snyder Cut che facevamo un po’ fatica a comprendere, che le parti successive assumono un significato diverso, più ampio, dando ai personaggi storie da raccontare, motivazioni granitiche, battaglie in cui credere.

Vorremmo dirvi di più, vorremmo raccontarvi di un finale ammaliante e di un post-finale dove Batman si trova a combattere coi suoi fantasmi. Ma non possiamo fare altro che accennarvi soltanto a tutto ciò e augurarvi una fantastica visione, un’immersione completa in un’opera mastodontica che indubbiamente non può raggiungere la portata narrativa e il trasporto emotivo toccato dai cugini Avengers, ma premesso che non è una gara è altrettanto vero che qui non abbiamo avuto modo di vivere le storie dei singoli personaggi con la stessa intensità e le tempistiche di cui hanno goduto in casa Marvel. Per ora siamo comunque grati a Zack Snyder per aver rilasciato la sua versione della Justice League, per il resto vedremo cosa ci riserverà il futuro.

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Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.