Will Smith e Martin Lawrence affrontano cambiamenti, sfide e inseguimenti in Bad Boys fo Life

Il loro motto recita “Bad Boys per sempre”. E per sempre indica davvero un’enormità di tempo. Sono quasi venticinque gli anni che Mike Lowrey e Marcus Burnett combattono il crimine per le strade di Miami e, nel medesimo periodo, sono stati Will Smith e Martin Lawrence a portarsi dietro la gloria di quei ragazzacci dalla pallottola un po’ troppo facile e un senso dell’onore di ferro.

A distanza dalla loro prima apparizione come partner cinematografici, tra le esplosioni iperboliche che solo un autore del blockbuster come Michael Bay può realizzare, i due attori tornano a prestar fede a quella promessa che si portano appresso dal 1995 con Bad Boys for Life e lo fanno con tutti i dolori, le viste abbassate e i primi segnali dell’invecchiamento della loro nuova età.

Bad Boys: dal 1995 ad oggi

Sono sempre alle solite quei due vecchi compagni di inseguimenti e corse a perdifiato per le bollenti vie della Florida. Mike (Will Smith) continua a non voler altro dalla vita se non belle donne e adrenalina sempre in circolo, evitando di pensare ai segni degli anni che avanzano, mentre Marcus (Martin Lawrence) è orientato verso il pensionamento, pregustando le giornate al centro benessere con sua moglie e godendosi le inesplorate gioie dell’essere diventato nonno.

Ma è un’ultima missione quella che Mike chiede al suo amico e collega, un’ultima riprova che possono ancora sconfiggere il crimine insieme, soprattutto se si tratta di salvare la propria vita.

L’andamento di Bad Boys ha seguito con coerenza il proprio riproporsi nel corso degli anni. Al principio, in quei 90s tutti tamarraggine, non così velato sessismo, scorribande e rinnovato amore machistico, i personaggi di Mike e Marcus davano il loro rimpolpato contributo per un action dove i contrasti nei caratteri si risolvevano nell’unirsi contro i malviventi, e il tutto poteva risolversi con incursioni automobilistiche e brillanti soluzioni da veri agenti di polizia.

Una sfrontatezza – dove poco la psicologia dei personaggi poteva entrare, pur cercando di basare su determinati modi di essere dei protagonisti altrettanti determinati comportamenti di quest’ultimi – che la coppia riafferma in Bad Boys II nel 2003, ancora una volta con Michael Bay alle spalle e il successo derivante dal suo predecessore, che rinforza e sostiene l’ego esorbitante del duetto cinematografico.

I nostri “bad boys” pronti a diventare “good men”?

Bad Boys fo Life

Ora, alle soglie del nuovo decennio e con il trascorrere inevitabile degli anni, anche per i due cattivi ragazzi è arrivato il momento di diventare “good men”, anche se è pur sempre l’anima spavalda di chi si ritiene invincibile, con assoluta boria e arroganza, che li guida nella loro mortale indagine.

Ma, non potendo evitare di confrontarsi con i tempi di oggi, ancor di più con le tecniche giovanili di un distretto di polizia aperto a inediti tipi di ricerche computerizzate e droni che pattugliano e sparano al posto di veri agenti, Bad Boys for Life si destreggia su ambivalenti binari, quelli che intraprendono la direzione più tradizionale del film d’azione maschile, pompato e roboante, e altri che devono necessariamente mettere a paragone le tecniche old school con quelle del contemporaneo.

Su questo doppio schema va, dunque, formandosi il film diretto da Adil El Arbi e Bilall Fallah, facendosi scontro generazionale, tanto nel rimodellamento del genere quanto nello scendere a patti con i suoi rivisitati punti cardine, e traendo dal continuo scontrarsi dei due metodi d’essere e dell’approcciarsi al mestiere il più prolifico bacino di risate.

Tra fan, appassionati del genere e un occhio al futuro per Bad Boys for Life 

Bad Boys fo Life

Comicità che, fin dal principio, la saga di Bad Boys ha voluto far propria, adattandosi ad un’ironia sempre piuttosto spicciola, ma centrata se si va a considerarla nell’insieme complessivo delle sue iniziali opere.

Con Bad Boys for Life il tono sembra rimanere, comunque, quello già conosciuto e perseguito dalle opere di Bay, sfoltendo un po’ di quella goliardia che sarebbe risultata, ad oggi, decisamente fuori contesto, e divertendo per quelle assurdità che solo un film esagerato come quello con Will Smith e Martin Lawrence può assicurare.

“Bad Boys per l’ultima volta” sembrano affermare convinti Mike Lowrey e Marcus Burnett, ma la marca di riconoscimento dei protagonisti sembra aver ritrovato, con questa sua pellicola, una forza rigenerante, che potrebbe sfociare in un rinnovato futuro per il franchising e aspirare a una differente, ma comunque legata linfa.

Con colpi di scena in linea con l’enfatizzata anima del film e il voler perpetrare in quella spudoratezza chiassosa, Bad Boys for Life ringalluzzirà gli appassionati e intratterrà gli adoratori dell’action, all’unico, urlato grido “Bad Boys per sempre”.

 

 

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