Negli abissi dell’animo umano

La capacità di Berserk di penetrare nel cuore dei lettori è cosa nota. L’opera di Kentaro Miura dalla sua nascita è riuscita a ritagliarsi uno spazio sempre più grande nell’immaginario degli appassionati di manga, presentandoci degli argomenti realistici, seppure in un contesto fantastico.

Perché la grande forza di un’opera è quella di scavare nelle profondità degli esseri umani, per portare alla superficie quanto di più oscuro e più luminoso il loro animo possa celare. In trent’anni di pubblicazioni Miura è riuscito esattamente a fare questo. Berserk ci ha mostrato le tenebre più profonde e la luce nascosta degli esseri umani. E, per farlo, si è fatto carico di una ricca tradizione che ha nella mitologia, nella letteratura e nella storia le proprie radici.

Miura non si è limitato a immaginare un universo. Lo ha plasmato, prendendo a piene mani da diversi ambiti e rimodellandoli per creare un racconto unico ed eccezionale.

Risalire nei vari modelli che hanno influenzato Berserk significa intraprendere un viaggio, capace di affascinare le persone quasi quanto la storia di Gatsu e della sua crociata contro La Mano di Dio e gli Apostoli. Un viaggio ricco di sorprese, a volte inaspettate.

Certo, Berserk è un manga violento, pieno di azione, eppure questa è solo la sua superficie. Sotto la patina di sangue si nasconde un’opera raffinata, su cui vale la pena soffermarsi più a lungo per comprenderne la reale potenza. Per farlo è necessario scavare nelle sue fonti di ispirazione, nella costante ricerca di un riferimento storico, letterario o artistico che forse, in principio, era sfuggito anche al più esaltato dei lettori.

Berserk: In principio era il mito

La prima influenza che Miura sembra aver sfruttato per creare Berserk è senza dubbio la mitologia norrena. Il titolo stesso dell’opera si rifà a un’elité di guerrieri della Scandinavia, i Berserkir, feroci soldati fedeli al dio Odino e noti per la loro resistenza sovraumana al dolore.

Berserk

I Berserkir combattevano quasi nudi, rivestiti solo di pelli e pigmenti e sembravano quasi invulnerabili alle offese delle armi nemiche. Molti si è discusso tra gli storici sulla reale esistenza di questo troppo di guerrieri e sull’origine delle loro capacità. C’è che sostiene che fossero in grado si indursi in trance grazie alle urla di battaglia, oppure di sopportare le ferite grazie all’uso di erbe ed oppiacei. Di certo questa loro caratteristica è ben trasposta nell’armatura nera del Berserk, grazie alla quale Gatsu riesce a ottenere poteri eccezionali, seppure a prezzo della propria lucidità.

Ma i riferimenti alle saghe del nord non si fermano qui. Quando il guerriero nero sfugge all’Eclissi, perde comunque un occhio e parte del braccio. Due sacrifici che sembrano richiamare quelli patiti da divinità di Asgard, il Padre Universale Odino e Týr. Il primo rinunciò al proprio occhio in cambio di saggezza e conoscenza, il secondo sacrificò il suo braccio per ingannare il mostruoso lupo Fenrir. Anche il fatto che Gatsu sia stato trovato da bambino ai piedi di un albero degli impiccati sembra essere un riferimento a queste due divinità nordiche. Sia Odino che Týr erano infatti noti come “dio delle forche”, epiteto che si riferiva al loro tratto di amministratori della giustizia.

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Ma i riferimenti alla mitologia nordica, base di un numero spropositato di fantasy, non sono che la punta dell’iceberg del raffinato lavoro di mitopoiesi compiuto dal maestro Miura. Una delle fonti maggiori a cui ha potuto attingere è stata la mitologia cristiana, nello specifico l’Apocalisse di San Giovanni.

Ispirato anche da quanto realizzato da Go Nagai in Devilman, Berserk ci presenta una storia basata sul parallelismo tra il bene e il male visto sotto un punto di vista diverso da quello del sentimento comune. A incarnare la malvagità troviamo Grifis, chiaramente ispirato al Ryo Asuka di Nagai. Dal volto angelico, nasconde in realtà una profonda oscurità, la quale lo condurrà a sacrificare i suoi stessi compagni per raggiungere il proprio scopo.

Con l’avanzare della serie la figura di Grifis diverrà a tutti gli effetti quella di un Anticristo. Nato dall’ombra, si mostrerà ai mortali come un messia lucente, autore di miracoli e protettore delle genti. Le sue arti riusciranno ad ammaliare tanto il Papa (il potere spirituale) quanto la principessa Charlotte (il potere temporale), facendone il punto di riferimento per milioni di esseri umani.

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A contrastare questo diavolo dal volto angelico sarà Gatsu, nerboruto spadaccino dall’aspetto ferino. Niente in Gatsu sembra richiamare a un salvatore, che per i modi brutali e l’apparenza aspra richiama l’Akira Fudo di Devilman. Eppure è proprio lui l’unica speranza per il genere umano, ormai affascinato e assuefatto agli incantesimi di Grifis, l’unico con abbastanza forza da poter brandire l’Ammazzadraghi, la sola arma in grado di sconfiggere gli Apostoli della mano di Dio.

Sia fatta la Storia

Se il mito costituisce la base per creare l’ambientazione e la trama dell’epopea di Gatsu, è la storia con la S maiuscola quella che ci permette di comprendere a fondo la profonda cultura dell’autore dietro di essa. Alla storia di Berserk fa da sfondo un modo con evidenti rimandi alla storia europea, nello specifico a due periodi di grandi tensioni politiche e militari.

Da un lato abbiamo un riferimento esplicito alla Guerra dei Cent’anni, il conflitto nato tra la corona e inglese e quella francese nel Secolo XIV. Tra il 1337 e il 1453 si susseguirono una serie di conflitti, alternati da tregue più o meno lunghe. I due schieramenti videro tra le proprie fila alcuni condottieri di valore, come Gilles de Rais e Giovanna d’Arco per la Francia, o il Principe Nero e John Hawkwood per l’Inghilterra. Proprio quest’ultimo, noto in Italia come Giovanni Acuto, fu il comandante dello squadrone mercenario noto come Compagnia Bianca del Falco, ed è stato esplicitamente indicato da Miura come il modello per la biografia di Grifis.

L’altro conflitto fonte di ispirazione è l’espansione dell’Impero Ottomano verso Occidente, che vide il suo culmine con l’assedio di Vienna del 1529. In questa occasione le forze di Solimano il Magnifico vennero bloccate, segnando l’inizio della fine dei tentativi di conquista da parte degli Ottomani. La guerra che l’Imperatore Ganishuka perpetra contro le Midlands richiama da vicino questo momento storico, con la sua sconfitta che segna anche la fine delle sue ambizioni personali di conquista.

In questo scenario si muove anche un altro personaggio con una forte ispirazione storica, lo stesso Gatsu, il quale sembra rimandare a due diversi condottieri dell’Europa Rinascimentale. Il nome e il braccio di ferro con in quale il Guerriero Nero sostituisce l’arto perduto durante l’Eclissi potrebbe essere un riferimento a Götz von Berlichingen, un comandante di ventura germanico. L’enorme Ammazzadraghi e la capacità di Gatzu di maneggiare sempre spade più grandi di lui nascerebbero invece da Pier Gerlofs Donia, un pirata frisone capace di affondare le navi nemiche con pochi colpi della sua lama.

Berserk: Immagine e somiglianza

I disegni di Miura forniscono sempre un forte impatto visivo ed emotivo ai suoi lettori. Guardare le tavole di Berserk vuol dire anche scorgere una lunga serie di riferimenti artistici.

Uno dei primi e più evidenti è quello già citato di Go Nagai. Nel creare Berserk e il rapporto tra Gatsu e Grifis ci troviamo di fronte a un parallelismo che richiama a quello presente tra Akira e Ryo di Devilman, sia nell’aspetto che nel carattere, oltre che negli scopi.

Entrambi gli autori hanno tuttavia preso a piene mani dalla stessa fonte, ovvero la Commedia di Dante Alighieri e dalle illustrazioni che l’artista francese Gustave Doré realizzò per l’opera del nostro Sommo Poeta. Difficile non rivedere  la “Selva Oscura” nelle intricate foreste delle Midlands.

Ma i riferimenti artistici di Miura non si fermano qui. Oltre al Doré il mangaka attinge anche alle visioni su tela di Hieronymus Bosch per realizzare alcuni dei suoi scenari infernali, vere e proprie composizioni al limite della psichedelia animate da china e carta. A Bosch si aggiunge anche Maurits Cornelis Escher, come nella prima comparsa della Mano di Dio sulle pagine del manga.

Alla pittura si uniscono numerose citazioni al cinema, alla letteratura, alla cultura pop. Miura attinge a pellicole come Hellraiser, Alien ed Evil Dead per creare alcune delle sue scene più sanguinolente e i suoi personaggi più grotteschi e mostruosi. Dal Nome della Rosa di Umberto Eco prende l’ispirazione per scene di vita quotidiana e momenti di tensione come la flagellazione di Farnese, mentre al Principe di Nicolò Machiavelli deve la filosofia di Grifis.

Berserk per questi motivi si rivela un viaggio. Qualcosa che sotto l’apparenza di un manga fatto di crudeltà e violenza rivela un autore raffinato, desideroso di creare un’opera di spessore. Qualcosa che un lettore non può limitarsi a leggere, ma deve vivere con il desiderio costante di scoprire un aspetto nuovo nell’opera, con la curiosità di spingersi a fondo nella cultura, nella storia e nei miti che hanno creato la leggenda voluta di Kentaro Miura.

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