“Era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada. Troppo spesso, troppo pesante e grezzo. Non era altro che un enorme blocco di ferro.”

Berserk di Kentaro Miura è certamente uno dei prodotti più influenti della produzione fumettistica giapponese. Il primo aspetto in grado di attirare il potenziale lettore all’interno dell’immaginario di Berserk, grazie al colpo d’occhio, è certamente l’enorme spadone con cui combatte Gatsu: l’Ammazzadraghi, o Dragonslayer in inglese. L’aspetto della spada è stato pensato appositamente per questo scopo, una sorta di gimmick per attrarre il lettore, come ha dichiarato direttamente Miura.

Come Gatsu possa maneggiare un arnese di quelle dimensioni è facilmente spiegabile: si tratta di un manga e non della vita reale. Ma così uccideremmo tutta la magia, e soprattutto toglieremo meriti a chi ha investito giornate cercando di capire quanto è grossa la spada e se è veramente possibile maneggiarla (che non è possibile ci sarebbe sembrato piuttosto evidente anche senza ulteriori analisi). Secondo delle analisi comparate all’altezza di Gatsu, che dovrebbe assestarsi attorno al metro e novanta, l’Ammazzadraghi dovrebbe a sua volta avvicinarsi ai due metri. Il peso invece è molto più dibattuto, dal momento che i fattori in gioco sono molti e, soprattutto, in considerazione del fatto che le dimensioni della spada oscillino durante lo svolgimento dell’opera. Così le stime si aggirano tra i 100 e i 300+ chilogrammi.

Come è possibile, quindi che Gatsu riesca a far oscillare come un fuscello un oggetto tanto pesante?
Innanzitutto distinguiamo due situazioni: da un certo punto dell’opera in poi il nostro protagonista entra in possesso dell’armatura del berserker, quell’armatura nera il cui elmo prende le sembianze della testa di un canide, che gli permette di non sentire il dolore, “ripara” le ossa e, soprattutto, gli toglie quei freni inibitori che normalmente gli impedirebbero di utilizzare il suo pieno potenziale, per autoconservarsi. Con l’armatura del berserker addosso, Gatsu agita la Dragonslayer come se fosse un cotton fioc. Ma senza?

Beh, senza deve faticare un po’ di più, ma è comunque in grado di utilizzarla con una mano sola. La spiegazione più accreditata per questa sua capacità è da ricercarsi nell’addestramento di Gatsu fin da piccolo, oltre ovviamente alla sua forza vicino al sovrumano. C’è anche chi sostiene che man mano che Gatsu passa tra il mondo astrale e il mondo terreno, “nel baratro”, la sua parte astrale – la sua anima – si fonde in modo sempre più stretto con la sua parte carnale, aumentandone la forza, ma sinceramente ci sembra che qui si esageri una cosa già esagerata per sua stessa natura. Tornando a qualcosa di più plausibile, è possibile notare come fin da piccolo Gatsu si sia sempre allenato con spade molto più grandi di lui, in un escalation che lo porta – infine e quasi casualmente – a brandire l’Ammazzadraghi. Ma come fa il nostro (anti)eroe ad entrare in possesso dello spadone?

Godo, il fabbro, rispose al signore locale che era in cerca di una spada in grado di uccidere un drago. Così Godo decise di realizzare un’arma efficace allo scopo, ma il suo committente non apprezzò quell’enorme ed inutilizzabile pezzo di metallo, ed allora confinò il fabbro, dove poi Gatsu lo incontrò e dove trovò casualmente, durante uno scontro con un Apostolo, quello spadone che nessuno era mai riuscito ad usare prima.
Così la Dragonslayer diventa la sua più federe alleata, in grado di trafiggere apostoli e addirittura membri della Mano di Dio. Lo vediamo più volte fare a pezzi abomini, uno dopo l’altro, con buona facilità. Ciò è possibile non soltanto perché la spada ha un peso non indifferente, ma anche perché questa acquisisce potere durante lo svolgersi dell’opera. Ce lo spiega Schierke come funzionano i piani in Berserk, e come la spada in qualche modo acquisisca potere mano a mano che abbatte creature estranee al mondo fisico, fino ad arrivare, sempre nell’arco narrativo in cui conosciamo la piccola maga, a trafiggere il petto di Slan, una dei membri della Mano di Dio.
La maga, qualche volume prima dell’incontro con Slan, nota uno strano bagliore che circonda l’Ammazzadraghi (dal momento che lei è particolarmente sensibile alla magia), e constata come Gatsu “non sembri umano” nel far roteare la spada, forse per il “periodo trascorso nel baratro dove lo spirito ha influenza sulla materia”, quasi a conferma della tesi che qualche riga fa abbiamo definito probabilmente esagerata. La citazione è però ambigua, e – nell’impossibilità di cogliere sfumature inesistenti, in un’opera non conclusa – cerchiamo di rimanere con i piedi per terra, per quanto ci è possibile.

Quindi, nella storia nessuno ha mai brandito spadoni del genere? Evidentemente no, nonostante armi di dimensioni immani siano sempre esistite, anche se dedicate a motivi prettamente cerimoniali.
Il personaggio storico che potremmo accostare a Gatsu, con le dovute precauzioni e con la consapevolezza che anche tale narrazione sfumi nella leggenda, è Pier Gerlofs Donia, un ribelle e pirata della Frisia (una regione dei Paesi Bassi), che a quanto pare era dotato di forza sovrumana ed è diventato noto, tra le altre cose, per le spade con cui combatteva. Una spada conservata in un museo a Leeuwarden, che pare appartenesse proprio al ribelle, è alta 2 metri e 13 centimetri, per un peso di circa 6,5 kilogrammi.
A quanto pare nessuno ha mai brandito effettivamente in battaglia spadoni di queste dimensioni e peso.
A parte Gatsu, chiaramente.

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