Bombshell – La voce dello scandalo arriva su Prime Video

Era il 2016 quando il mondo dei media statunitensi, e non solo, veniva scosso dallo scandalo di Fox News, con Roger Ailes, all’epoca direttore del canale televisivo, accusato di molestie sessuali in cambio di opportunità di carriera e avanzamenti di ruolo.

Ora è il 2020, e in questo assurdo periodo in cui ci troviamo, il film Bombshell, lungometraggio d’inchiesta che narra proprio gli eventi in questione, esce su Prime Video anziché sul grande schermo, come eravamo abituati fino a poco tempo fa.

Jay Roach si fa carico di raccontarci questa complessa e delicata vicenda, ben più nota negli States che nel resto del mondo, avvalendosi della sceneggiatura di Charles Randolph, già a suo agio con gli script sulle inchieste dopo aver prestato i suoi servigi per La grande scommessa, e non sembra dunque un caso che la struttura iniziale (ma solo quella), fatta di spiegoni introduttivi atti a presentarci i personaggi e far luce sul contesto redazionale e non solo, ricordi molto il film di Adam McKay.

Lì però – oltre alla voce narrante di Ryan Gosling – c’era anche Margot Robbie nei panni di se stessa ma seminuda in una vasca piena di bolle, a parlarci di numeri e darci informazioni. In Bombshell tutto questo non è ammissibile, ma viene anzi bandito, sebbene come nel film di McKay la voce fuori campo di Megwyn Kelly (Charlize Theron) passi molto presto da off a in, lasciandoci da soli nella confusionaria ed eterogenea redazione di Fox News.

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I fatti sono i seguenti: Gretchen Carlson (Nicole Kidman) intenta una causa contro Roger Ailes (John Lithgow), subito dopo essere stata licenziata dal network, senza ricevere alcuna motivazione, e le sue dichiarazioni danno vita ad un’ondata di confessioni di altre donne, ugualmente molestate dal direttore.

Una storia terribile ma che, al contrario di quanto lasci intendere il sottotitolo italiano “La voce dello scandalo”, a distanza di circa quattro anni dai nefasti eventi sembra non fare scandalo per niente, poiché sempre più di frequente assistiamo a denunce da parte di donne verso uomini di potere, che hanno compiuto o tentato di compiere molestie nei loro confronti, come il noto caso Weinstein o altri ben più vicini a noi.
“Per ottenere la grazia devi inginocchiarti”, sostiene in modo nauseabondo il Roger Ailes di Lithgow, ma finalmente quelle stesse donne si alzano in piedi e salgono sul piedistallo facendo crollare chi fino a quel momento si sentiva intoccabile, ma di contro poteva toccare quanto volesse.

È per questo che Bombshell vive il grande paradosso di dover uscire ora, nel 2020, finalmente un momento maturo poiché questo accada, ma al contempo è ormai uno scandalo che non fa più scandalo, suscitando nello spettatore reazioni sì schifate ma piuttosto fredde, sebbene non di certo distaccate.
Come a dire: “lo sappiamo, non ci state raccontando nulla di nuovo”. E nemmeno nella sua struttura
Bombshell convince appieno; dalle dinamiche inter-redazionali, all’inchiesta, ai rapporti tra i vari personaggi, tutto nel complesso appare piuttosto prevedibile, sebbene coadiuvato da un ritmo incalzante che salva la baracca e ci tiene comunque incollati allo schermo.

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Ma ciò che più è interessante è la scelta delle tre protagoniste, simbolo di tre diverse generazioni delle quali rappresentano probabilmente il top a livello di abilità attoriale e, concedetemelo senza crocifiggermi in stile Amadeus, di bellezza. Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie, le tre bionde che vengono usate per rappresentare rispettivamente Gretchen Carlson, Megwyn Kelly e Kayla Pospisil, quest’ultima un personaggio di fantasia atto a proteggere tutte le donne rimaste nell’anonimato, ma ugualmente “bionda”, a dissacrare volutamente gli assurdi luoghi comuni, di chi usa il colore dei capelli come un ulteriore strumento per attaccare una donna e definirla come “un’ochetta”, come ci ricorda Megwyn.

Tre donne che simboleggiano anche tre diversi modi di rispondere agli abusi di potere: chi combatte, chi si lascia piegare, chi attende sperando che agiscano prima gli altri.
Sebbene sia chiaro il messaggio di fondo, ovvero quanto sia importante denunciare simili situazioni,
Bombshell non giudica certo le donne in base alle differenti reazioni, poiché sono vittime e tali rimangono, e la disillusione di una giovane come Kayla, che va al colloquio col capo con gli occhi felici e pieni di ambizione, per poi uscire in lacrime e con la delusione sul volto non fa che confermare tutto ciò.

Se Bombshell dunque non ci racconta purtroppo niente di nuovo, c’è un trio femminile incredibile che rende il film più che godibile grazie a grandi interpretazioni, a partire da Charlize Theron, una spanna sopra tutti insieme all’unico vero personaggio maschile che conta nell’opera, il villain per eccellenza, ovvero il Roger Ailes di John Lithgow, che come il buon vino sembra migliorare sempre di più con l’età e dopo il Winston Churcill di The Crown ci regala un’altra grandissima trasformazione, anche grazie ad un trucco che ha ottenuto meritatamente l’Oscar.

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