Dagli adattamenti cinematografici alle parodie, fino alla tv: tutte le volte che abbiamo incontrato Dracula

È uno dei personaggi più affascinanti dell’intero immaginario letterario, cinematografico, narrativo, horror. È il principe delle tenebre, colui che è incatenato alla morte e, per rimanerlo, deve succhiare via la vita dalle sue vittime. È un vampiro, un essere intrinsecamente malinconico, un seduttore indomabile, nonostante le vesti differenti che ogni volta si trova a dover indossare.

È Dracula, figura centrale di un universo orrorifico che ne ha esaltato le multiforme e le molteplici facce, ma che è riuscita ogni volta a mantenere il proprio ascendente carismatico, lo charme di una creatura di un altro mondo che tutti noi sogniamo, in qualche modo, di poter visitare.

Un’attrattiva, quella per il Dracula nato dalla penna di Bram Stoker nel 1897, di cui cinema e serie tv non hanno potuto fare a meno. Richiamate, quest’ultime, dalla verve mistica e ombrosa, appassionata e inquietante del conte della Transilvania, che ha offerto all’apparato visivo suggestioni declinate a differenti tipologie di storia, il cui centro rimaneva ogni volta l’immagine sempre eterna e immortale del vampiro.

Sono, infatti, tantissime le vesti con cui abbiamo potuto ammirare il personaggio ideato dallo scrittore irlandese, che si dividono tra il reiterato successo cinematografico e l’esplorazione della personalità del vampiro nella suddivisione temporale delle serie tv.

Il primo Dracula della storia del cinema

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È, senza dubbio, il Dracula di Friedrich Wilhelm Murnau ad aver portato nell’immaginario comune la figura tenebrosa del sanguinoso mostro, con il capolavoro imprescindibile dell’espressionismo tedesco Nosferatu il vampiro. Non il primo lungometraggio in assoluto, vista la presenza nel 1921 di una versione ungherese del conte mortifero, ma certamente pellicola di spicco nella storia del cinema e classico dell’horror, che ha rimaneggiato un testo corposo e esorbitante di punti rendendolo materia filmica, con cui lasciare impressionati gli spettatori per la propria potenza comunicativa già nel 1922.

E, se è un’aria di maledizione quella che sembra sormontare sull’universo del conte Dracula, questa si riflette nella storia tormentata di una pellicola di cui vennero reclamati i diritti, che fu condannata, bruciata e di cui venne salvata solamente un’unica copia, tenuta illegalmente sotto la custodia del regista e fatta arrivare fino a noi.

Ma quello nell’artisticità del pensiero tedesco della Repubblica di Weimar fu solo il principio di una fortuna che collocò Dracula tra le identità di spicco per una serie di prodotti adatti alla fabbricazione dell’industria hollywoodiana. È già dagli anni Trenta che la Universal comprese il potenziale narrativo del personaggio letterario, rendendolo protagonista di una schiera di film incentrati sulla figura del vampiro, raffigurandolo partendo dall’aurea melanconica e solitaria del suo interprete Bela Lugosi.

Da Bela Lugosi a Christopher Lee

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È del 1931 Dracula, la cui regia non poté che venir affidata a Tod Browing, autore controverso, immerso nell’esplorazione del maligno che non rimane poi tanto nascosto dalla realtà, che portò la Universal a porre in prima fila i film della serie horror fino a basarci la fortuna di un intero nucleo.

Dalle pellicole stand-alone, in cui il ritorno di Bela Lugosi – non continuo, né necessario, ma sicuramente più efficace nel momento in cui l’attore vestiva nuovamente i panni del vampiro – creava un collegamento diretto con quel mondo innalzato dalla casa di produzione, la Universal si sbizzarrì esportando Dracula in molte altre pellicole, in una fusione di personaggi e atmosfereCrossover che univano mostri come Frankenstein e il bel conte della Transilvania (Il cervello di Frankenstein) e che, come tanti altri prodotti, venivano girati secondo le logiche della produzione americana.

Poi, il cambiamento. Finiti gli anni quaranta e lasciato temporaneamente al suo sonno il conte Dracula, per il vampiro fu il momento di risvegliarsi grazie alla Hammer Film Production e al suo ciclo di pellicole incentrate sul protagonista della notte. E, come Lugosi fu l’emblema del vampiro anni ’30-’40, dal 1958 fu Christopher Lee ad avvolgersi dentro al mantello nero e lucido del principe della Romania.

Ben più violento, bramoso di sangue e incontenibile, il Dracula di Lee discostava dall’eleganza propria dell’attore ungherese (naturalizzato statunitense) che lo aveva preceduto, rincorrendo il gusto dei tempi e cercando di attirare il pubblico con la promessa di terrore e atrocità.

Dalla Hammer alle declinazioni del genere

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Un’iconografia che ristrutturò completamente la propria immagine sotto le direttive della Hammer Film Production, discostandosi dalle caratteristiche proprie con cui il protagonista veniva descritto da Bram Stoker, impostando tutta una nuova idea del vampiro nella mente del pubblico e sfruttandone la versione alternativa per costruirci attorno storie che intrigassero per la loro sfrontatezza e il sadismo del mostro.

Da Dracula il vampiro a Dracula, principe delle tenebre, passando poi per Il marchio di Dracula a I satanici riti di Dracula del 1973. Una libertà tale che portò molti dei film legati a Dracula lontano dall’idea originale di partenza, che da quel momento in poi sfruttò la presenza di Christopher Lee come catalizzatore d’attenzione e ne incastonarono nella mente degli spettatori la sua fisionomia pallida e rigida.

Ma, come tutte le figure sempre presenti, anche Dracula non ha potuto che sottostare a rivisitazioni – come già notato con la Hammer – e rimaneggiamenti del genere, stravolgimenti dell’identità della (non) persona del vampiro sotto altri e ben lontane lenti. Come l’elaborazione del remake secondo Werner Herzog, che nel suo Nosferatu, principe della notte (1979) cercava il ponte tra la rappresentazione del cinema ai suoi inizi e il cinema nella sua (all’ora) modernità.

Con piglio ancora più estremo, nella post-contemporaneità dove tutto è dissacratorio e nulla è sacro, anche Mel Brooks si cimentò con il conte della Transilvania con Dracula morto e contento (1995), dove il protagonista Leslie Nielsen investiga e sovverte tutti i cliché che più hanno portato in auge il mito del vampiro. Strada percorsa, in realtà già da un autore come Roman Polanski, che nel 1967 si avventura in una delle prime parodie del genere con Per favore, non mordermi sul collo!.

Il lato sensuale e romantico di Dracula

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E, oltre alla commedia demenziale, è anche la dimensione amorosa ad aver rimodellato, sui propri stilemi, il racconto di Dracula, dalla leggerezza di rom-com come Amore al primo morso (1979) allo stravolgimento romantico, sessuale, erotico e melodrammatico del più famoso Dracula di Bram Stoker del 1992, diretto da Francis Ford Coppola.

Un apporto sensuale già presentato, nel 1979, dal Dracula di John Badham, dove Frank Langella si fronteggiava con il nemico Van Helsing interpretato da Laurence Olivier, ma portato all’estremo dalla sceneggiatura di Coppola – scritta con James V. Hart -, dove la reincarnazione è motore per l’amore incondizionato e impossibile da placare del protagonista Gary Oldman per la giovane Winona Ryder.

Una portata narrativa che nessun altro film, dal Duemila in poi, ha saputo ripresentare, tentando piuttosto l’avvicinamento a Dracula per vie traverse, prendendone spunto anche tramite personaggi laterali (La leggenda degli uomini straordinari), making off di film già prodotti (L’ombra del vampiro), cartoni animati (Hotel Transylvania) o addentrandosi in tutt’altri campi artistici (il balletto sulle musiche di Gustav Mahler per Dracula: Pages from a Virgin’s Diary).

E non è mancato il cinema italiano nella ripresa dell’icona del vampiro per farne sberleffo o horror gotico, dal Fracchia contro Dracula di Neri Parenti al tentativo di ritorno allo spavento con Dracula 3D di Dario Argento.

Dracula e la tv

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Nel frattempo il piccolo schermo non è restato certo a guardare. Tra comparsate e momenti sporadici in tv, è nel 1977 con Count Dracula che al personaggio di Dracula viene riservato l’adattamento più fedele alla storia del romanzo di Stoker, film tv diretto da Philip Saville e interpretato da Louis Jourdan.

E, a serializzare la mitologia del vampiro e farne un successo per un gruppo di appassionati, è stata la serie ideata da John Logan Penny Dreadful, che nell’indagare e creare collegamenti tra personaggi dell’immaginario horror, unisce Dracula e gli altri mostri nella sontuosità della Londra vittoriana.

Ma è un’altra serie che aspetta di indagare le radici del principe dai lunghi canini, debuttando in prima su BBC One, per poi aspettare la destinazione mondiale sulla piattaforma streaming Netflix. Dai creatori Mark Gatiss e Steven Moffat, già al lavoro sull’adattamento dei romanzi su Sherlock Holmes nel 2010, Dracula vedrà tre episodi da novanta minuti formare la prima stagione della nuova serie, spostando gli eventi, anche questa volta, dalla Transilvania alla Londra degli ultimi anni dell’Ottocento.

Ma, con Gatiss e Moffat alla scrittura, sarà la vulnerabilità del personaggio che i due sottolineeranno attraverso i suoi efferati crimini, intrapresi dall’attore Claes Bang e non privandone, comunque, della dose di malvagità e violenza che sempre ha attratto gli showrunner verso il famoso vampiro. Mostrare una flebile luce, nel bel mezzo di tutte quelle tenebre, per un personaggio che non ha mai avuto bisogno di riflettori per brillare, ma ammaliando e continuando a farlo anche nella sua oscurità.