In Italia e in Europa si parla di possibili riaperture dei cinema, e negli Stati Uniti si dovrebbe riaprire il 5 marzo. Ma la gente è pronta a tornare nelle sale? E le case di distribuzione come si comporteranno?

La famigerata luce in fondo al tunnel inizia, forse, a intravedersi. A meno che non sia un miraggio dettato dalla sete di cinema e di sane, vecchie abitudini che ormai stiamo quasi per dimenticare.

Tra le tante cose che la pandemia di Covid-19 ci ha tolto, il grande schermo non è di certo tra le principali, salvo ovviamente che per gli esercenti e per tutti coloro che alla parola cinema danno un significato ben più ampio della passione o di un hobby, ma per cui significa lavoro, carriera e sostentamento; tuttavia sarebbe sciocco negare che per i cinefili e per gli habitué delle sale farne a meno per così tanto tempo sia stato complicato.
Adesso però sembra che qualcosa inizi a smuoversi, sia in Italia che nel resto del mondo, ma proprio per questo è tempo di fare una serie di considerazioni.

Partiamo dalle notizie e concentriamoci dapprima sul Belpaese. In Italia, l’ultimo DPCM in vigore dal 6 marzo a firma di Mario Draghi dovrebbe confermare la “possibilità” di riaprire per cinema e teatri, nelle zone gialle, dal 27 marzo (salvo nuovi cambiamenti). Possibilità, appunto, perché gli esercenti non sono certo obbligati e dovranno dapprima farsi i conti in tasca e valutarne pro e contro, premesso che comunque l’apertura delle sale cinematografiche dovrà sottintendere a una serie di regole, come la necessità di posti a sedere preassegnati, un massimo di 200 spettatori per le sale al chiuso e 400 per quelle all’aperto, distanziamento, eccetera.
Nel resto d’Europa la situazione varia da paese a paese. In Inghilterra per esempio i cinema drive-in riapriranno solo dal 12 aprile, mentre quelli al chiuso a partire dal 17 maggio, sempre con le misure di distanziamento sociale e via dicendo.

cinema riaperture gente

Chi dovrebbe anticipare tutti invece sono gli Stati Uniti, dove la riapertura dei cinema è prevista per il 5 marzo.
Una bella notizia, giusto? In parte.

Innanzitutto, sebbene questo non sia il luogo adatto per parlare di numeri relativi alla pandemia, la situazione almeno nella nostra penisola non è esattamente rosea, al netto comunque dell’aiuto che potremmo ricevere nel medio e breve termine dai vaccini. Ma quello che soprattutto va considerato relativamente alla riapertura dei cinema, è la suddetta analisi di pro e contro che va fatta.

Le case di produzione e di distribuzione sono pronte a scommettere su queste riaperture a singhiozzo e con i possibili problemi ad esse correlati, facendo uscire i loro film nelle sale? Finora molti progetti di fatto già pronti sono stati rimandati proprio per non bruciare un potenziale boom al box office, ed evitare quindi l’effetto Tenet, che in tal senso ha fatto un po’ da capro espiatorio, tenendo presente comunque che molti dei film in questione non sono – appunto – Tenet, e rischierebbero di floppare oltremodo. Dal lato opposto, una possibile riapertura senza troppi blockbuster e film particolarmente attesi, potrebbe essere una chance per pesci più piccoli, che sfrutterebbero una maggiore visibilità dettata dall’assenza nell’acquario degli squali delle major, dovendo però calcolare i paradossali rischi che queste assenze portano con sé. Di un locale sempre pieno e con tanta clientela ne beneficiano anche quelli limitrofi, e pertanto siamo sicuri che la gente sia pronta a tornare nelle sale per vedere esclusivamente film di nicchia e privi dell’etichetta mainstream?
Viene da pensare che in realtà la maggior parte degli spettatori di questi film sarebbe la stessa anche in concomitanza con l’uscita di Dune, No Time To Die e chi più ne ha, più ne metta.

Anche l’esperienza del drive-in in Italia quest’estate, con i cult movie, è andata mediamente bene, ma in primo luogo grazie al fascino nostalgico e al ritrovato spirito di libertà. Non sono altrettanto certo che riproporre di nuovo i soliti film visti e rivisti, a prezzi spesso da multisala, avrebbe gli stessi esiti.

Se comunque, al netto dei tanti problemi, l’idea di una riapertura potrebbe trovare l’appoggio di alcune delle grandi catene, c’è anche chi punta i piedi. Regal Cinemas e Cinemark, ad esempio, rappresentano il secondo e terzo circuito più grande degli States, ma hanno già dichiarato di essere totalmente disinteressati all’idea di una riapertura, alle condizioni attuali. Le loro sedi infatti non riapriranno finché gli Studios non inizieranno a rilasciare i film che la gente vuole vedere, quelli che fanno grandi incassi.

E se a lamentarsi sono catene del genere, immaginate come possa essere la situazione per quelle minori e per i piccoli cinema. Molti proprietari hanno infatti già fatto sapere che non riapriranno il 5 marzo, perché al momento sarebbe più uno svantaggio che un vantaggio, ragionando in termini economici. In molti anche in Italia hanno dichiarato che non “alzeranno la saracinesca” – come ad esempio Giampaolo Ricciarelli del multisala Jolly in una dichiarazione al Corriere della Sera – anche perché per parecchi gli incassi nel periodo autunnale precedente alle nuove chiusure non sono stati eccellenti e il coprifuoco notturno (che potrebbe essere addirittura anticipato) non fa certo gioco alle sale cinematografiche.

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Ma soprattutto: la gente è pronta a tornare al cinema? Si sente abbastanza sicura? Dopo la chiusura nell’ottobre scorso era diventato virale tra gli addetti ai lavori un post che metteva in luce la sicurezza dei cinema e dei teatri, rispetto ad altre attività che invece sono sempre rimaste aperte.
Eppure, nonostate questi dati, non siamo certi che tutte le persone si sentano al sicuro e con lo spirito giusto per tornare nelle sale?

Ho effettuato a tal proposito una rapida indagine intraredazionale, raccogliendo i pareri di alcuni redattori della sezione cinema di Stay Nerd.

Martina Ghiringhelli, ad esempio, dice di sentirsi prontissima per le riaperture: “quest’estate sono tornata in sala non appena hanno riaperto i battenti e non mi sono mai sentita in pericolo. Trovo sia molto più sicuro stare in una sala, anche se chiusa – ma comunque areata – a due o tre posti di distanza dal prossimo, rispetto a un qualsiasi tavolino di un bar dove si fa aperitivo distanziato. Almeno al cinema la mascherina si deve tenere. È una cosa talmente ovvia per me che non riesco a capire: l’aereo sì, e il cinema no? Sono lo stesso principio”.

Anche Sharif Meghdoud si è detto favorevole all’idea di una riapertura, ma ovviamente “soltanto se fatto in sicurezza, e magari aprendo solo nelle zone bianche e gialle”, e dello stesso avviso è Leonardo Diofebo, che ritiene la riapertura “fondamentale per i lavoratori e tutto il mondo del cinema, ma ovviamente tutto nel rispetto della legge, con mascherina in sala e misurazione della temperatura”.

C’è anche chi come Martina Barone, però, pur manifestando gioia all’idea di tornare al cinema, ha dubbi sia a livello della qualità dei film che potremmo vedere, sia legati alle intenzioni reali delle case di distribuzione:

“Non vedo l’ora di poter tornare in sala, ma queste aperture per zone e colore mi danno l’idea che, essenzialmente, rimarrà tutto più o meno com’è ora. Non credo in Italia reggerebbe una distribuzione per regioni. 007 non puoi proiettarlo nel Lazio e poi aspettarti che, magari, un mese dopo lo vedano al Nord. Quindi la riapertura è sicuramente una bellissima notizia, ma cosa verrà trasmesso? E, in quel caso, a che programmazioni penseranno e per quale pubblico?”.


Più o meno le stesse perplessità e le stesse questioni che ho sollevato io nell’editoriale, che ci danno il senso di quanti dubbi ci siano ancora legati alla possibile riapertura delle sale e che emergono anche all’estero, dove simili indagini dimostrano altrettante insicurezze e un discreto scetticismo.

Quel che è certo è che il cinema ci manca molto e che quando si riapriranno quelle porte e si verrà accolti dalle luci soffuse della sala sarà un’emozione indescrivibile, ma dobbiamo anche essere consapevoli che sarà diverso da prima e, almeno per un po’, dovremo adeguarci a nuove regole, a guardare il film con la mascherina, ad evitare di sgranocchiare pop corn (e questa forse è l’unica cosa positiva) e persino a fare lunghe code per il bagno.

Sarà un’esperienza diversa, un cambiamento ancor più grande rispetto a quando venne varata la legge anti-fumo – con quelle cappe grigie che ormai sono solo un lontano ricordo che profuma di affascinante nostalgia – ma che buona parte degli amanti del cinema attende con ansia, per tornare finalmente a intravedere un minimo di normalità.


Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.