Falce racconta il futuro dell’umanità in un mondo senza morte regolato dall’intelligenza artificiale, ma senza morte può esserci futuro?

La morte secondo la letteratura

Sono molti gli scrittori che nel corso degli anni ci hanno offerto una loro personale interpretazione della morte; Neil Gaiman la inserisce nel sestetto degli Eterni nel capolavoro a fumetti Sandman, con Sogno, Destino e gli altri, Terry Pratchett, col quale ha scritto Buona Apocalisse a tutti!, la racconta nella sua forma più classica – scheletro, tunica e falce – non perché sia la sua autentica forma primordiale, ma perché è così che se la immaginano gli uomini.

Nel 2005 usciva Le intermittenze della morte di José Saramago, uno strano romanzo incentrato sullo sciopero della morte che non vuole più essere accostata alla barbarie, vista l’utilità del servizio che offre. Un altro autore contemporaneo che ha voluto raccontare la morte da un punto di vista sia immaginifico che burocratico è Christopher Moore in Un lavoro sporco, in cui un uomo normalissimo viene investito del lavoro davvero più antico del mondo.

Saramago

La morte è un tema vastamente e dolorosamente esplorato lungo la storia della letteratura; ed è normale, perché da quando esiste l’uomo, esiste la concezione della morte, della fine senza epilogo. La morte rimane tuttora la nostra invitta avversaria.

Futuro e distopia secondo Neal Shusterman

Neal Shusterman nasce a Brooklyn nel 1962, fa il suo esordio nella narrativa per ragazzi nel 1989 col romanzo Dissidents e al momento ha all’attivo più di cinquanta romanzi. Nel 2016 pubblica il primo volume della trilogia dedicata alle falci, Scythe, portato in Italia da Mondadori col titolo Falce.

L’ambientazione di Falce è un futuro in cui la fantascienza è diventata realtà e ha sconfitto la morte, in cui utopia e distopia sembrano confondersi. L’umanità ha trovato la soluzione definitiva a tutti i problemi che la affliggono, non esistono più la fame, la guerra, la malattia. D’altro canto assistiamo al compiersi di uno sbilanciamento di potere la cui portata è difficilmente quantificabile e di cui usufruiscono, senza un controllo esterno, soltanto pochissimi eletti.

La sconfitta della morte

Ci troviamo nella Midmerica – gli Stati Uniti – in una datazione incerta che sembra oscillare tra il 2300 e il 2400 – impossibile essere precisi, perché da un certo punto in poi l’umanità ha smesso di tenere d’occhio i calendari e prendere nota degli anni che passano. La transizione è dovuta al fatto che, come nel romanzo di Saramago, la gente ha smesso di morire, non per una decisa presa di posizione da parte della Morte in quanto attore senziente, ma perché la scienza medica è progredita al punto di essere in grado di resuscitare i morti, riportare indietro le lancette del tempo, eliminare le dolorose seccature che sono usura e malattie.

All’interno del corpo umano vengono installati dei naniti, componenti biotecnologiche che regolano il corretto funzionamento del corpo-macchina, inviano segnali di allarme in caso di trauma perché possano materializzarsi droni-ambulanza, si occupano del metabolismo, della produzione di ormoni, del ringiovanimento delle cellule. In Falce la morte è stata sconfitta, la vita eterna è una promessa mantenuta dalla realtà.

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Cloud e Intelligenza Artificiale

A partire dal 2042, l’universo narrativo di Falce è interamente regolato dal Thunderhead, un’intelligenza artificiale organizzata come un cloud onnicomprensivo che lega insieme tutte le conoscenze dell’umanità. Il Thunderhead ha raggiunto una capacità di decodifica, logica e ragionamento che lo rende un giudice perfettamente imparziale, perché da qualsiasi situazione, al netto di tutte le possibili variabili, riuscirà a calcolare quali problemi possano scaturirne e come si possano risolvere nel migliore dei modi, senza soffrire di condizionamenti morali, questioni di principio e di vendetta.

Nonostante sia un meccanismo di controllo al di sopra di qualsiasi autorità, il Thunderhead è espressione del lato utopico dell’ambientazione; se nel mondo narrato da Shusterman gli esseri umani sono la fonte del male, il Thunderhead è un meccanismo così perfetto da non essere perfezionabile, né si sente la necessità all’interno del romanzo di metterne in discussione le decisioni e l’efficacia.

L’Ordine delle Falci

In un mondo che si è disfatto definitivamente della morte, non ci vuole Saramago per prefigurare il disastro umanitario. Se nessuno muore e nessuno invecchia, bastano pochi anni perché la crescita demografica diventi insostenibile. Per questo il Thunderhead ha ideato un sistema di regolamentazione della morte, l’Ordine delle Falci, il cui compito è amministrare e somministrare la morte seguendo una serie di leggi inappuntabili volte a evitare qualsiasi rischio di discriminazione, abuso di potere e corruzione.

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Le Falci hanno dunque la missione di scegliere una quota predefinita di vittime sacrificali e ucciderle come meglio credono; nel gergo del romanzo, il processo si chiama “spigolatura”. L’organizzazione delle Falci è un organo del tutto indipendente dal Thunderhead, al punto che questo non può registrare né interagire in nessun modo con la vita dei singoli membri. Questo pone le Falci in un’inedita condizione di privilegio rispetto al resto dell’umanità, un privilegio di cui, se si è abbastanza audaci e se si ha la giusta dose di pelo sullo stomaco, si può facilmente approfittare.

Il sacrificio necessario

Non è la prima volta che la letteratura ci mette di fronte all’utilità del sacrificio umano. Oltre a Le intermittenze della morte, nel 2005 usciva anche Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura 2017. In un universo funzionale che sembra discostarsi a malapena dal nostro, la scienza medica è riuscita a raggiungere l’obiettivo della clonazione umana, ed è buona norma per chi se lo può permettere avere un proprio clone, in modo da poterne espiantare gli organi in caso di necessità.

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La protagonista stessa è un prodotto di questo spietato mercato sanitario, e racconta con quieta disperazione la propria vita, la scomparsa delle persone con cui è cresciuta, la speranza riposta in organizzazioni umanitarie che si battono per riconoscere il diritto alla vita dei cloni.

Apprendisti per la morte

I protagonisti di Falce sono due adolescenti, Rowan Damisch e Citra Terranova, che vengono a contatto con una falce, Maestro Faraday, nel corso dello svolgimento delle sue funzioni. Faraday è una falce vecchia maniera, con una forte etica, e nel disprezzo che entrambi i ragazzi dimostrano per la sua missione, vede la compassione che le renderebbe delle buone falci, delle falci giuste secondo la sua personale interpretazione, ovvero compassionevoli e rispettose, perché il lavoro di falce è una crudeltà necessaria, ma comunque una crudeltà.

Rowan è un ragazzino timido e piuttosto schivo, quasi senza amici, perlopiù ignorato dalla famiglia. Citra ha un bel rapporto sia coi genitori che col fratellino, e la sua esperienza scolastica, per quel poco che se ne legge, non vira dall’ordinario. Alla proposta di Maestro Faraday che li vuole come apprendisti reagiscono entrambi con la stessa disgustata indignazione, per poi convincersi ad accettare l’addestramento per via del trattamento di favore che riceverebbero le famiglie.

Nonostante l’iniziale scetticismo, testimoni della dedizione di Faraday – che non lesina l’addestramento sul campo – iniziano a comprendere l’utilità intrinseca della missione, e realizzano che diventando una falce si può concordare alle necessarie vittime della spigolatura una morte compassionevole.

Ciò che è umano è corruttibile

Non tardano a scoprire che l’ordine delle falci è più sfaccettato e complesso di quanto le persone comuni possano immaginare. Fuori dalla giurisdizione obiettiva e benevola del Thunderhead, le falci si sono divise in correnti e fazioni. Certe hanno immagazzinato potere mentre altre si dedicavano al proprio compito con umiltà e abnegazione. Alcune vorrebbero riscrivere le leggi che regolano l’ordine, riconoscendo nell’atto stesso di uccidere una sorta di umana naturalezza.

Rowan e Citra si ritrovano, nel bel mezzo dell’addestramento, a dover fare i conti con le ramificazioni più corrotte dell’ordine, scoprendosi parte di un meccanismo estremamente complesso – e umano – e chiamati a compiere sacrifici di cui non si sarebbero mai immaginati la portata.

Un futuro non futuro

Neal Shusterman mette molta carne al fuoco nel primo volume della trilogia, senza tuttavia riuscire ad approfondire tutti gli aspetti importanti in un romanzo di fantascienza. In Falce, benché la morte sia un tema quantomai centrale, l’immortalità non sembra aver toccato significativamente il modus vivendi dell’umanità, che conduce un’esistenza analoga alla nostra, resa più sicura dall’azione silenziosa del Thunderhead.

Questa staticità si riflette nella mancanza di un futuro che appaia davvero come tale: fatta eccezione per il Thunderhead e l’immortalità accordata dai naniti, il mondo sembra rimasto sostanzialmente lo stesso. L’esperienza scolastica di Rowan e Citra non sembra diversa da quella di un ragazzo americano del ventunesimo secolo, così come sono rimaste invariate le strutture famigliari, le unità abitative, i supermercati.

Non vengono citate correnti artistiche che non facciano già parte del nostro bagaglio culturale, nonostante Maestro Faraday inviti i ragazzi in un museo per offrire loro l’apprendistato. I metodi con cui le Falci sono solite somministrare la morte sono quelli a disposizione di un potenziale sicario contemporaneo. Quando si trovano a dover condurre delle ricerche, Rowan e Citra si interfacciano a una rete simile alla nostra, e si spostano in macchina lungo strade normalissime.

Falce è certamente l’inizio di un’opera ambiziosa, che vuole interrogare i giovani lettori sul futuro che sperano di realizzare, e insegna quanto sia facile compromettersi per una buona causa, quanto sia difficile – talvolta impossibile – mantenere intatta la propria coscienza.

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