Rocketman, la recensione: Il riscatto di Dexter Fletcher

Dexter Fletcher sembra essersi preso la sua rivincita con Rocketman, il biopic sulla vita di Elton John presentato fuori concorso alla 72° edizione del Festival di Cannes e nelle sale italiane dal 29 Maggio 2019. Infatti il regista era stato scelto anche per dirigere Bohemian Rhapsody prima di essere sostituito in corsa da Bryan Singer, e forse in fondo è vero che non tutti i mali vengono per nuocere.

Con Rocketman egli è riuscito probabilmente ad avere più libertà portando sullo schermo un musical emozionante e onesto che celebra un’icona della musica pop internazionale, sottolineandone pregi e difetti, e raccontando gioie e dolori.
Il film inizia con un giovane uomo che irrompe in una riunione di alcolisti anonimi e comincia a condividere con i presenti le sue esperienze, ricordando l’infanzia come Reginald Dwight, il difficile rapporto con i genitori, gli interessi sentimentali e la travolgente passione per la musica.

Una folle corsa verso la felicità

Fin da piccolo Elton John scopre di avere un talento naturale per il pianoforte, ma i suoi genitori non lo appoggiano pienamente. La mamma, interpretata nel film da Bryce Dallas Howard, è cinica e poco affettuosa, mentre il padre è molto rigido e non offre mai al figlio il suo appoggio. Il piccolo Reginald è alla disperata ricerca di amore e questo bisogno segna in un certo senso tutta la sua vita. Ma, nonostante le difficoltà, egli cerca a tutti i costi di esprimere se stesso e la musica sembra essere la sua unica alleata in questa folle corsa verso la felicità.

Rocketman è un musical in perfetto equilibrio. Coreografie suggestive accompagnano le canzoni più belle che John ha composto nel corso della sua carriera, lasciando tuttavia spazio alla narrazione e ai dialoghi di confronto tra i vari personaggi. Mentre in Bohemian Rhapsody si ha la sensazione di assistere a un film concerto con la semplice esecuzione dei brani di Freddie Mercury e i Queen uno dopo l’altro, con la vita dell’artista sullo sfondo, Rocketman ha uno spessore maggiore perché la musica ha una valenza narrativa. Ogni canzone è perfettamente adatta a raccontare lo stato d’animo di Elton John in un preciso momento della sua vita e il risultato è senza dubbio più coinvolgente e completo dal punto di vista narrativo e non solo.

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Lo spettatore si immerge in un’atmosfera magica in cui la fantasia e i sentimenti prendono forma, ma si scontrano anche con la malinconia e il dolore. Il regista rifiuta il perbenismo e mostra anche il lato più oscuro della storia, e ci si commuove pure per delle scene non propriamente confezionate per quello scopo.

C’è tanto cuore in Rocketman, unito a una tecnica altrettanto curata. Esteticamente regnano i colori, le paillette e i lustrini dei costumi sfavillanti che la star indossa durante i suoi concerti, mentre si racconta l’avventura intrigante e affascinante di un ragazzo di provincia che è riuscito a diventare qualcuno e a realizzare i suoi sogni. “Non sei mai stato normale” gli dicono spesso nel film, ma proprio questa forse è stata la sua fortuna. Sotto il segno del “never ordinary” Elton John ha dimostrato che la diversità può essere unicità e che, con la giusta dedizione e fiducia, si può raggiungere qualsiasi obiettivo. Rocketman in un certo senso è anche una storia di formazione che invita ad andare oltre le apparenze e i pregiudizi.

L’omosessualità segna una parte importante della sua vita. “Stai scegliendo una vita in cui non sarai mai amato” gli dice la madre aprendo in lui una ferita difficile da guarire. Il suo look eccentrico non è tanto un modo per farsi notare, quanto per nascondere le sue fragilità, il suo senso di inadeguatezza che lo accompagna fedele per molti anni. Emblematica la scena in cui l’artista ormai affermato fa visita al padre e questo gli chiede un autografo per il fratellastro come fosse un estraneo, e non pronuncia quelle poche parole che lui si aspettava di sentire: “Sono orgoglioso di te”.

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Il cast di Rocketman funziona benissimo

Taron Egerton, giovane attore che abbiamo visto nella saga action The Kingsman e nel recente Robin Hood – L’Origine della Leggenda, è una vera sorpresa. Nei panni di Elton John riesce a trasmettere l’identità e la personalità di un uomo speciale che vive un costante conflitto interiore. Il film sottolinea spesso questo confronto tra il bambino Reginald e l’adulto Elton che sono intimamente legati, nonostante l’apparente diversità.

Accanto a Taron brillano anche Jamie Bell nei panni del paroliere Bernie Taupin, legato a Elton da un’amicizia sincera, e Richard Madden come il primo manager John Reid e suo amante che gli spezza il cuore. Rocketman è un film da non perdere non solo per i fan di Elton John, per vivere una storia che profuma di vita, senza sovrastrutture e con della buona musica.

A cura di Letizia Rogolino

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