Il remake di Final Fantasy VII rimette in gioco i temi del capitolo originale, dimostrando quanto siano ancora attuali. Vi parliamo di ambientalismo, anticapitalismo e terrorismo. 

L’importanza di Final Fantasy VII è spesso, e superficialmente, individuata nel fatto che sia il primo Final Fantasy che molti hanno giocato o nel fatto che sia il primo episodio per Playstation, o anche nel suo essere il primo gioco della serie realizzato in 3D, o magari nei personaggi memorabili e nella storia epica. Nessuno di questi aspetti rende però Final Fantasy VII un gioco “importante”, ma semplicemente un ottimo JRPG.

La grandezza di Final Fantasy VII è invece da individuare in quello di cui non ci accorgemmo quando ci giocammo da piccoli, ovvero le sue tematiche fortemente radicali, perdute negli episodi successivi. Final Fantasy VII a ben pensare ci mette nei panni di un membro di una cellula terroristica che punta a distruggere attraverso una serie di attentati una megacorporazione ormai al di sopra anche della struttura statale, impegnata nel consumo di risorse naturali per soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione.

Già semplicemente questo rende il gioco molto distante dai normali racconti che troviamo nei JRPG e permette di ragionare su diversi aspetti della società, anche e soprattutto contemporanea, dove il problema ecologico è tornato con forza negli ultimi anni (senza dimenticare anche l’impatto che la tragedia di Fukushima ha avuto sul paese natale di Final Fantasy), dove le grandi aziende dell’IT dialogano in posizione quasi paritaria con gli stati e dove il problema del consumismo si fa sempre più forte. Tutti aspetti che ritroviamo nel gioco.

ATTENZIONE AGLI SPOILER RIGUARDO IL FINALE DEL GIOCO

L’attualità di Final Fantasy VII è quindi intatta a vent’anni di distanza, ma noi abbiamo deciso di parlarvi solo di Final Fantasy VII Remake, dando un colpo di spugna a quello che c’è stato prima. Il perché è presto detto: nelle ultime battute del gioco, nel tanto chiacchierato “nuovo finale”, sembra che Nomura abbia voluto dare a sua volta un colpo di spugna a quello che sarebbe dovuto essere il continuo della storia, con una soluzione metanarrativa in cui Cloud e compagni “sconfiggono il destino”, che nei flashforward che gli provoca durante lo scontro gli mostra gli eventi “originali” di Final Fantasy VII.

La storia potrebbe cambiare, e probabilmente cambierà molto, e noi vogliamo ragionare su Final Fantasy VII Remake e su quello che significa aver riscritto oggi un gioco così potente. Faremo quindi finta di non ricordare niente dell’originale ed eviteremo paragoni.

Questa prospettiva è resa possibile anche dal fatto che Final Fantasy VII si riferisce più a questioni culturali che accompagnano il Giappone da decenni che a specifici fatti storici, rendendo il substrato culturale sul quale si fondano l’originale titolo del ’97 e il recente remake sostanzialmente simile.

final fantasy remake ambientalismo

L’ambientalismo nel Giappone contemporaneo e in Final Fantasy VII Remake

La critica più forte e più presente in Final Fantasy VII Remake è quella sulla questione ambientale. È anche la più interessante, se rapportata alla cultura ambientalista giapponese. Come sempre in questi casi è utile partire da una contestualizzazione e non leggere le cose secondo la nostra lente da occidentali, per motivi piuttosto evidenti: il Giappone ha una storia lontanissima dalla nostra, soprattutto in virtù della chiusura (sakoku) che ha interessato il paese fino agli anni ’50 dell’Ottocento e l’ha portato successivamente ad avere un rapporto ambivalente con l’Occidente.

L’ambientalismo giapponese ha quindi, almeno in una parte dei suoi teorici, elementi conservatori (mentre noi siamo soliti associarlo a politiche progressiste). Questo perché una parte degli intellettuali giapponesi vede nell’ambiente qualcosa con cui la popolazione giapponese ha un rapporto privilegiato di comunione, mentre l’Occidente è visto come qualcosa che usa la natura come una risorsa da sfruttare.

Questa supposta differenza di visioni porta con sé, come detto, elementi reazionari che guardano al Giappone antico, da intendersi come Giappone precedente all’incontro con l’Occidente.

Questa visione idilliaca di un’epoca passata, in contraddizione con il predatorio consumo di risorse naturali della società contemporanea, è fortemente presente in Final Fantasy VII Remake e si sostanzia nella contrapposizione tra il personaggio di Aerith, unica rimasta tra gli antichi (il popolo che prima viveva su Gaia in intimità con la natura) che coltiva fiori nel suo campo che, come un’oasi spezza il susseguirsi di tubi e macerie nei bassifondi di Midgar, e la Shirna, enorme megacorporazione dalla cui torre metallica si propagano tentacoli di metallo che attraversano l’intera città, mentre la linfa vitale del pianeta viene succhiata per garantire il “benessere” alla popolazione. O, almeno, a una parte della popolazione.

La presenza degli antichi è poi una questione molto religiosa, tanto che gli stessi membri di Avalanche credono nell’antica religione, la planetologia, che venera il pianeta e che immagina che tutti al pianeta torneremo, similmente a come i teorici di questo ambientalismo reazionario credono in un rapporto sacro del popolo giapponese con il pianeta e la natura.

L’aspetto su cui questa rappresentazione del problema ambientale è più chiara e diretta è però quello estetico. La mastodontica quantità di cavi, tubi e metallo che investe ogni angolo di Midgar, propagandosi dalla torre della Shinra, è certamente lo strumento principale utilizzato da Square-Enix per raccontare come la contemporaneità abbia divorato la natura, ma ha anche un collegamento con le teorie di cui abbiamo parlato fino a ora.

Uno dei punti su cui insistono gli ambientalisti è quello del paesaggio naturale proprio del Giappone, ritenuto qualcosa di sacro, che in Final Fantasy VII è violentato dalla mostruosa infrastruttura di Shinra. Il rapporto sacrale con la natura è chiaro nell’arte giapponese, ma anche volendoci limitare alla produzione JRPG è facilissimo trovare un fil rouge tra le varie rappresentazioni naturali e sugli elementi comuni: le foreste, il mare, le montagne.

In Final Fantasy VII remake questo non c’è, e anche oltre Midgar vediamo solo deserto. L’unico momento in cui la natura diventa florida è quando, in uno degli ultimi capitoli, all’interno di un simulatore ci viene raccontata la storia degli antichi.

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Un anticapitalismo semplice, eppure efficace

L’analisi fatta da Final Fantasy VII Remake, però, non appare così reazionaria. Questo perché il gioco non sembra imputare le colpe di questo declino all’apertura del Giappone all’Occidente, non rievoca l’epoca precedente alla Seconda Guerra Mondiale vedendo il Giappone come un impero in grado di difendere la propria tradizione prima di imbastardirsi con rapporti sempre più stretti (di occupazione, in realtà) con l’Occidente, come sembrano fare molti ecologisti reazionari.

Final Fantasy VII Remake sembra invece essere molto critico proprio con il Giappone stesso, con il Giappone della Seconda Guerra Mondiale e con il Giappone che, prima di questa, iniziò la sua apertura verso un’economia capitalista.

Chiaramente tutto questo è incarnato dalla Shinra, analizzabile sotto diversi punti di vista, ognuno dei quali la definisce estremamente giapponese. Il primo che vorremmo toccare è quello della struttura interna dell’azienda, che ricalca fedelmente quella dell’Impero (come peraltro accade in moltissime rappresentazioni negative di strutture gerarchiche all’interno della produzione giapponese).

I subalterni sono sempre in competizione, con ogni “reparto” dell’azienda che cerca di sopraffare gli altri, così come si scontravano i diversi reparti dell’esercito giapponese nel costante tentativo di sentirsi i più vicini all’Imperatore. C’è poi la questione, che scopriamo nelle ultime battute del gioco, per cui la Shinra vuole espandersi oltre Midgar per “conquistare il mondo” e quindi, di fatto, formare un impero, come fece il Giappone nella prima metà del secolo scorso. 

Al vertice c’è il presidente – imperatore. Il potere assoluto del presidente è evidente anche senza alcuna spiegazione, ma il dettaglio per cui il figlio lo sostituisce non appena questo muore rende la successione più ascrivibile ai metodi usati dalle dinastie, che non a quelli normalmente in uso nelle aziende.

A meno che l’azienda non sia una megacorporazione a gestione familiare, come è la Shinra. Aziende enormi, gestite da famiglie e che si occupano di diversi ambiti produttivi sono state, all’inizio del ‘900, il motore dell’industrializzazione del paese. Si chiamano Zaibatsu, e per rendere l’idea di quanto fossero grandi vi basti pensare che all’inizio si trattava di soli quattro gruppi che presero in mano (quasi) tutto l’apparato produttivo che lo stato giapponese aveva preparato per modernizzare il paese.

Le zaibatsu sono una peculiarità giapponese e non conoscono omologhi nell’Occidente capitalista. Questo perché nascono come figlie di un’industrializzazione forzata, non necessaria in Paesi che hanno seguito un processo storico più lungo e lento; sono quindi calate dall’alto, prodotti di un governo che voleva mettersi in pari con i suoi nuovi partner, nel tentativo di trattarci come eguali e non come paese subalterno.

Questa genesi permise alle zaibatsu di dialogare in condizione di parità con lo Stato, perché “incaricate” dal governo di sviluppate l’apparato produttivo del paese, guadagnando ulteriore importanza in tempo di guerra.

Shinra ugualmente è un’azienda con un potere a quanto pare superiore a quello della politica, come ci suggerisce il sindaco di Midgar. Il dialogo con il sindaco ci suggerisce anche che esiste(va) però qualcosa oltre alla Shinra, un apparato politico teoricamente in carica.

Questo ovviamente fa emergere una critica piuttosto forte contro il capitalismo e contro i suoi attori più forti, che avidamente sfruttano il pianeta per ottenere qualcosa che va anche oltre ai soldi: il potere. Lo fa però utilizzando diversi dettagli che fanno pensare a una critica mirata anche e soprattutto al sistema Giappone, tra i quali c’è anche l’accenno a un nemico esterno, che conosciamo solo di nome, e a cui vengono imputati attacchi a Midgar, nonostante non sia vero. Nemico con cui Midgar è stata in guerra in passato, falsamente accusato di essere la causa dei problemi di Midgar.

Si tratta di un anticapitalismo semplice certamente, che non ha velleità particolari se non il portare a galla una lotta di classe, a sua volta tratteggiata con linee semplici. Ci sono i poveri, costretti a vivere al buio di un disco metallico, e i ricchi che han deciso di lavorare per la Shinra e che vivono sulle spalle dei più deboli.

In mezzo a questa situazione c’è il gruppo di protagonisti, l’Avalanche, una cellula terroristica di un’organizzazione che scopriamo essere più grande.

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Final Fantasy VII Remake e il terrorismo in Giappone: riferimenti sfumati

La storia del terrorismo giapponese è interessante (ve ne abbiamo parlato qui e qui) , e in Avalanche ritroviamo degli aspetti, estremamente accennati e probabilmente non direttamente correlati a fatti storici precisi.

I due gruppi terroristici principali che si individuano in Giappone sono la Japanese Red Army, un gruppo di estrema sinistra la cui attività principale erano i dirottamenti (nonostante, come Avalanche, hanno anche fatto attentati con ordigni esplosivi) e la Aum Shinrikyo, responsabile di un attentato nella metro di Tokyo con il sarin negli anni ’90, evento che ha toccato profondamente un paese poco abituato al terrorismo e che ha contribuito alla crisi di valori che il Giappone ha incontrato a partire dalla quella economica di fine anni ’80.

Avalanche ha in qualche modo elementi chiave di entrambi i gruppi, per quanto come detto non c’è probabilmente un collegamento reale. Come la Japanese Red Army è certamente un gruppo di sinistra, per estrazione sociale dei membri ma anche per l’avversione al capitalismo di Shinra. Ha inoltre elementi confessionali, come Aum Shinrikyo, nel suo rifarsi alla dottrina planetarista.

Il terrorismo è però una questione da maneggiare con cura, perché per buono che possa essere l’idealismo che gli sottende, per definizione il terrorismo punta a destabilizzare l’equilibrio diffondendo, appunto, il terrore, e questo coinvolge sempre la popolazione civile.

Square-Enix è molto attenta nel far raccontare ai nostri personaggi le implicazioni delle loro azioni, i loro dubbi e le loro certezze, seppure in definitiva il gruppo di Cloud e Barret sia quello dei buoni.

La speranza di un futuro “verde”

Per riprendere l’inizio di quanto avete letto, Final Fantasy VII è importante non per la storia epica o per i personaggi memorabili, ma per il coraggio di affrontare questioni delicate e importanti.

Il Remake non fa differenza, anzi conferma l’universalità e l’attualità dei temi che il Final Fantasy VII originale mise sul tavolo.

Il primo capitolo di questo nuovo corso prende quasi tutto dal gioco originale, modernizzandolo, ma non ci è dato di sapere cosa succederà in futuro, ed è facile ipotizzare che incontreremo molti cambiamenti.

Sotto il profilo tematico potremmo trovarci di fronte a qualcosa di ancora più approfondito, o potrebbe essere buttato tutto al vento per premere sull’acceleratore del racconto basato sui personaggi. Date queste basi, però, non possiamo che sperare di poter tornare nei prossimi anni a dedicare approfondimenti sui temi di Final Fantasy Remake: Episodio 2, o in qualsiasi modo si chiamerà!

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