Dopo anni di silenzi, il momento della verità si avvicina. Sarà di nuovo una svolta epocale?

Quest’anno Capcom ci ha  dimostrato che è possibile creare il remake perfetto: “basta” prendere un capolavoro (Resident Evil 2), elevare esponenzialmente il tasso tecnico e riammodernare con estrema cura il gameplay, magari prendendo spunto da un altro capolavoro (Resident Evil 4). Quello che si propone di fare Square Enix è ancor più ambizioso: prendere un capolavoro (Final Fantasy VII) e tramutarlo in una saga (non sappiamo ancora di quanti episodi), senza avere un altro capolavoro da cui prendere spunto (perché Final Fantasy XV è ben lontano dall’esserlo, NdR).

Prima dell’ultimo E3, quello del remake di Final Fantasy VII stava per diventare un mito. Sono passati quasi vent’anni dalla prima volta in cui Square (la fusione non era ancora avvenuta) ne parlò: il progetto si sarebbe dovuto inserire in un piano molto più ambizioso, consistente nel rifacimento di tutti i capitoli numerati della serie dal IV al IX, in particolare quelli dal VII al IX su PlayStation 2. La tech demo che potete visionare qui sotto risale a vent’anni fa:

Le cose andarono molto diversamente, come tutti sappiamo: in realtà, solo i primi quattro episodi furono rifatti (i primi due su PSP, gli altri due su DS), ma tutti gli altri hanno ricevuto valanghe di port, perlopiù migliorati, che stanno uscendo ancora adesso su quasi tutte le piattaforme esistenti – giusto per rimanere in tema, Final Fantasy VII è uscito su Xbox One e Nintendo Switch appena tre mesi fa.

Poi ci fu la celeberrima tech demo mostrata sul palco di Sony all’E3 2005, che aveva alimentato sogni e speranze di milioni di fan:

Nel frattempo, l’universo di Final Fantasy VII si stava espandendo a vista d’occhio: fra il 2004 e il 2007, infatti, debuttarono ben cinque opere (nessuna delle quali all’altezza della situazione, vale la pena di specificarlo) correlate al capolavoro di Square:

  • due film: Final Fantasy VII: Advent Children e l’OAV The Last Order: Final Fantasy VII;
  • tre videogiochi: Final Fantasy VII: Before Crisis (per cellulari, mai localizzato), Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII (PlayStation 2) e Crisis Core: Final Fantasy VII (PSP).

A quel punto, considerata la risposta del pubblico, era chiaro che Square Enix dovesse prima o poi sviluppare il remake, ma erano anni di crisi per il colosso dei JRPG: Final Fantasy XII era ancora in sviluppo (dal 2000…), così come il XIII, mostrato all’E3 dell’anno successivo ma uscito solo alla fine del 2009. Il passaggio all’era dell’alta definizione inizialmente si rivelò esiziale, come dimostrò la prima avventura di Lightning (che poi alla fine è la versione femminile di Cloud), per cui sviluppare in quel frangente un remake di Final Fantasy VII era fuori discussione. Meglio che non l’abbiano fatto, mi viene da dire.

L’epifania

Da quell’E3 del 2005 passarono altri dieci anni di rumor e domande, rivolte al Nomura o al Kitase di turno, prima dell’annuncio in grande stile all’E3 del 2015:

Due minuti scarsi, nemmeno la traccia di qualcosa che potesse assomigliare pur vagamente a una sezione in-game, pochissime informazioni e, soprattutto, quell’inconfondibile fragranza di “uscita entro il duemilamai” che caratterizza da anni la line-up di Square Enix… Eppure l’entusiasmo era già alle stelle, a farci capire, se ancora non ce ne fossimo resi conto, che il mito di Final Fantasy VII non tramonterà mai.

Dopo il PlayStation Experience del 2015 (con nuovo trailer, che mostrava qualche spezzone in-game non entusiasmante) Final Fantasy VII Remake sparì di nuovo: d’altro canto, negli anni successivi il colosso giapponese si dedicò a progetti importanti come Final Fantasy Vers… ehm… XV, Dragon Quest XI e Kingdom Hearts III. Ora che questi giochi sono tutti usciti, Square Enix è tornata sul remake in occasione dell’ultimo E3, come avevamo anticipato in apertura (e come sa tutto il mondo, NdR), mostrando per la prima volta una mole soddisfacente di materiale:

Prospettive e timori

Il trailer fa la sua porca figura, non c’è che dire: se in tutte le sezioni sarà riposta la stessa cura per i dettagli (le Materia che si incastonano nelle armi mi hanno mandato in visibilio, NdR) che abbiamo intravisto in questo assaggio, il risultato sarà senz’altro eccellente. Accantonato il risentimento per l’abbandono dei turni, mi è sembrato convincente persino il sistema di combattimento, uno dei miei maggiori crucci dopo l’annuncio del 2015: nonostante le inevitabili somiglianze con quello di Final Fantasy XV, sembra molto più ragionato e gode di un buon ritmo. Lo scontro con il boss è ben architettato e dimostra le potenzialità dello switch fra i membri del party.

Cionondimeno, permangono dubbi su alcune questioni cruciali. Il principale risiede nella decisione di dividere Final Fantasy VII in più giochi: quanto tempo dovremo attendere per mettere le mani sull’ultimo? E, ancora, quanti episodi ci saranno? Nemmeno Kitase (producer) è in grado di rispondere al momento. Oppure non vuole dircelo. Quel che sappiamo è che il gioco in uscita a marzo 2020 coprirà solo l’arco narrativo di Midgar, corrispondente a quasi la metà del primo CD di Final Fantasy VII (difficile quantificare in ore, perché i JRPG si prestano agli approcci più vari); orbene, considerato comunque che il primo disco è il più ponderoso e che il terzo di fatto contiene solo la parte conclusiva, mi riesce difficile non pensare ad almeno una trilogia, forse una tetralogia. Il che implica che dovremo pazientare ancora per molti anni prima di poter valutare nel suo complesso l’opera di remake.

final fantasy VII remake

 

Una seconda e forse più importante considerazione può essere svolta sulla base delle dichiarazioni di Square Enix riguardo la ricchezza di contenuti: dunque, se Final Fantasy VII Remake sarà un gioco imponente nonostante copra circa il 20% dell’originale, significa che la sezione di Midgar sarà notevolmente espansa con materiale inedito, in cui però non dovrebbero figurare personaggi, quindi in questo primo episodio con tutta probabilità controlleremo solo Cloud, Barret, Tifa e Aeris.

Fortunatamente, il nuovo materiale narrativo proviene da Nojima, già scenario writer nel gioco originale (assieme a Kitase), ma ciò non costituisce un’assoluta garanzia di qualità, vuoi perché rimettere mano a un capolavoro è sempre un’operazione rischiosa – a maggior ragione se si tratta di apportare aggiunte cospicue come quelle che ci aspettiamo – vuoi perché le altre sceneggiature di Nojima relative alla compilation di Final Fantasy VII (che in qualche modo verrà sicuramente integrata, magari solo parzialmente) non sono minimamente all’altezza dell’originale, come ampiamente dimostrato da Advent Children. Oltre alle aggiunte in termini di script, ve ne saranno anche sul versante del gameplay, per raggiungere le 30+ ore che costituiscono lo standard del genere JRPG. Speriamo solo che non ci siano decine di kill quest e fetch quest fotocopia ad allungare il brodo…

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