Alla riscoperta di Ivalice

Era il 2006 quando Final Fantasy XII fece il suo approdo su PlayStation 2, con un’accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico, a causa della sua natura ibrida e innovativa per i canoni della saga. Eppure, undici anni dopo, con l’arrivo della remaster Final Fantasy XII: The Zodiac Age, il dodicesimo capitolo riesce ancora a dire la sua, anche più di prima, soprattutto grazie a quegli elementi che erano stati criticati, come la caratterizzazione dei personaggi e il sistema di combattimento basato sui Gambit. Probabilmente il pubblico di affezionati non era pronto, tempo addietro, a comprendere la magistrale direzione artistica e tecnica. Per tale ragione la remaster assume la funzione di una seconda chance, capace di dare il giusto merito a un titolo rimasto erroneamente in ombra.

Le vicende di Final Fantasy XII ci riportano nelle terre di Ivalice (già note per Vagrant Story e Final Fantasy Tactics), dilaniate dalla guerra espansionistica avviata dall’Impero di Archadia. Vaan, Penelo, Balthier, Fran, Basch e Ashe saranno gli eroi che si opporranno alla tirannia imperiale, che ha fagocitato impetuosamente il loro piccolo regno di Dalmasca, tra tradimenti, cinismo e ipocrisia. Il tema della politica espansionistica non è certo nuovo nella saga di Final Fantasy, eppure nel dodicesimo capitolo viene trattato con una forte dose di maturità e di pathos: già camminando per le strade di Rabanastre (capitale di Dalmasca) si respira l’oppressione dell’Impero, si percepisce la miseria e allo stesso tempo l’orgoglio dei cittadini sottomessi, spingendo il giocatore ad esplorare qualsiasi via per godere appieno dell’atmosfera.

Gli stessi protagonisti, in passato criticati per la poca caratterizzazione del loro background, mostrano un forte carisma, incarnando i diversi sentimenti della ribellione: Vaan e Penelo reagiscono con orgoglio, Fran e Balthier con freddezza, mentre Ashe e Basch per amor patrio. Anche i personaggi secondari avvalorano il forte coinvolgimento nella lotta contro l’Impero. In breve, Final Fantasy XII ha un fascino, in termini di trama e atmosfera, che si fonda non solo sui protagonisti, ma sull’intera lore, curata in ogni dettaglio.

Quando si invecchia bene…

Ciò che rende Final Fantasy XII un titolo atipico nel suo genere sono le meccaniche di gioco. È il primo capitolo della saga che abbandona il classico sistema basato sull’ATB e ricorre all’ADB, quindi strizzando l’occhio all’azione in tempo reale, poiché i personaggi potranno muoversi liberamente nell’area di gioco. A differenza dei capitoli precedenti, nel dodicesimo capitolo gli scontri non saranno più casuali, ma i mostri saranno visibili sia in gioco che sulla mappa.
Questo vuol dire prendere una strada diversa se si vogliono evitare i combattimenti, oppure intraprendere un percorso specifico per effettuare uccisioni a catena e riempire il nostro inventario di oggetti preziosi. Se ricordate bene, infatti, Final Fantasy XII si basa molto sulla fortuna, specie per quel che riguarda il bottino ricavato dai bauli o rilasciato da un nemico sconfitto. Un sistema dunque che non poggia tanto sull’abilità del giocatore quanto sulla casistica, il che, se da un lato rende avvincente la sfida soprattutto nel cercare dei mostri specifici, dall’altro dà un certo senso di frustrazione.
In Final Fantasy XII: The Zodiac Age ciò è stato reso più sopportabile grazie alla Modalità Speed: basterà premere L1 per far muovere il nostro protagonista al doppio della velocità. Un espediente che magari sembrerà buffo a vedersi, ma che in realtà si rivela funzionale nel rendere il grinding e l’esplorazione più leggeri e fattibili.

Altro aspetto originale è che il giocatore controllerà soltanto un personaggio, mentre gli altri agiranno secondo le nostre preferenze sui Gambit. Con questo termine si intende una serie di azioni che i nostri combattenti potranno effettuare. Accedendo all’apposito menù potremo selezionare che tipo di approccio adotterà un nostro alleato a seconda delle situazioni: ad esempio, se abbiamo attivato il comando, ogni volta che la salute di un nostro membro del party sarà inferiore al 30%, verrà curato dal personaggio designato attraverso la magia, le tecniche o le pozioni, in base alla nostra scelta. Stessa cosa vale per le magie di supporto e l’attacco fisico, decidendo pure a quale tipologia di azione dare la priorità. I Gambit sono parecchi, favorendo la diversità di combattimento per i nostri protagonisti. Per chi è restio a un approccio del genere, è possibile disattivare i Gambit e operare manualmente selezionando ciascun personaggio durante lo scontro.

Nel Final Fantasy XII originale, la crescita del personaggio avveniva attraverso delle scacchiere (che potevano ricordare la sferografia di Final Fantasy X), un aspetto che li rendeva più o meno dotati delle stesse abilità, soprattutto a livello avanzato. In Final Fantasy XII: The Zodiac Age il problema è stato risolto inserendo la versione nota solo nell’edizione giapponese del gioco, mai giunta in Occidente sino ad ora, ovvero dodici scacchiere uniche. Ognuna di esse appartiene a un job specifico, passando dal Monaco all’Aviopirata, dal Mago Bianco all’Arciere. Essa è inoltre caratterizzata da Licenze uniche, ovvero abilità, aumento parametri ed equipaggiamento, sbloccabili spendendo LP (License Point), che saranno accumulabili sconfiggendo i nemici. Potremo scegliere due scacchiere per ogni personaggio, così da creare dei profili esclusivi. Tale decisione non è da prendere alla leggera, poiché una volta selezionata la specializzazione che vorremo dare al nostro personaggio, non potremo più cambiarla. È necessario dunque analizzare bene le possibilità che abbiamo per avere un party diversificato ma equilibrato, pronto a qualsiasi evenienza.

…e quando si invecchia male

Paradossalmente, Final Fantasy XII: The Zodiac Age pecca nell’aspetto in cui dovrebbe essere più forte, ovvero il comparto grafico. Nonostante l’evidente ripulita delle texture, il gioco mostra gli undici anni che ha sulle spalle. La bellezza delle città e il superbo character design perdono tantissimo con quei tratti ancora troppo spigolosi e grezzi, almeno per i canoni attuali. Persino il frame rate, nonostante regga di base i 60 fps, a volte rischia delle cadute, specie nelle fasi più concitate.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, Final Fantasy XII fu il primo della saga a non avere le musiche dell’iconico Nobuo Uematsu (se non contiamo il X-2), eppure è comunque dotato di una sua bellezza. I brani scritti dal maestro Hitoshi Sakimoto (già autore della OST di Fina Fantasy Tactics) sono stati registrati con un’orchestra dal vivo, il che rende qualsiasi traccia epica e di grande qualità. Ciò che invece appare altalenante è il doppiaggio: è possibile scegliere tra quello originale giapponese o quello inglese, e nel caso di quest’ultimo si sono verificati più volte casi di sfasamento del Lip-Sync. Sicuramente Final Fantasy XII partiva forte in ambito tecnico, essendo stato all’epoca un vero fiore all’occhiello per gli standard a cui eravamo abituati, tuttavia in occasione della remaster dispiace non vedere un lavoro certosino in questo ambito.

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Verdetto:

Undici anni fa Final Fantasy XII non era riuscito a catturare il cuore dei fan della saga, ma adesso assume tutto un altro valore. Merito di un setting variegato fatto di bellissime città, architetture magnifiche e paesaggi naturalistici colmi di vita. In ogni angolo di Ivalice è palpabile la diversità degli abitanti, caratterizzati da razza, cultura e aspetto differenti. Quanto alla trama, temi importanti come la guerra, il desiderio di indipendenza, il tradimento, la politica possono essere apprezzati da coloro che erano troppo piccoli e spensierati per comprendere appieno i risvolti, grazie anche a dei personaggi che danno tutto per una causa comune, vale a dire la libertà. Il progresso della storia viene reso piacevole da un sistema di combattimento forse troppo d’avanguardia per l’epoca, ma che di fatto ha aperto la strada ai GdR di stampo action e occidentale (qualcuno ha detto Final Fantasy XV?), rimanendo allo stesso tempo fedele alle regole classiche della serie, attraverso uno schema di sviluppo dei personaggi ben congegnato e che trova un’ottima espressione nel sistema Gambit. Se undici anni fa la dodicesima fantasia finale vi aveva lasciato indifferenti, la remaster Final Fantasy XII: The Zodiac Age potrebbe rivelarsi una piacevole riscoperta da godere in ogni suo elemento, o meglio, detto in altro termini, è la risposta perfetta a coloro che rimangono scettici davanti a operazioni come le remaster.

Sotto un caschetto nero e un grosso paio di occhiali si cela una ragazza amante dei videogiochi, di Storia americana contemporanea, Game Studies e più in generale di cultura pop. Nelle sue analisi le piace andare oltre, nel tentativo di comprendere i perché di una particolare rappresentazione.