Grazie a 451, progetto editoriale di Edizioni BD, è disponibile in Italia il libro di Hideo Kojima, Il gene del talento e i miei adorabili meme

Hideo Kojima non necessita certo di presentazioni. Eppure, Il gene del talento e i miei adorabili meme, edito da 451, permette di conoscere i lati più intimi e nascosti del noto autore videoludico. Si tratta di una riedizione, in italiano, de I meme che amo, volume pubblicato da Media Factory nel 2013. Una raccolta di recensioni, scritte da Hideo Kojima, di opere, o meglio, di meme, che in un modo o nell’altro hanno influenzato profondamente la sua prospettiva sul mondo, quindi anche la sua creatività. Per meme, Kojima intende esperienze condivise ed emozioni connesse attraverso libri, film, manga, musica.

“Ogni cosa e ogni persona (ogni “me”) ha la sua storia da raccontare. Il modo in cui ognuno di noi interpreta quelle storie dipende da quando e in quale circostanze lui o lei le legge. Sta alla sensibilità del singolo decidere cosa imitare e cosa elaborare. È attraverso l’accumularsi di azioni di questo tipo che possono nascere nuovi meme”.

Tradotta da Davide Campari, la riedizione di 451 aggiunge una nuova introduzione, una nuova conclusione e il dialogo-intervista su Death Stranding con Gen Hoshino, musicista, cantante, scrittore, nonché stimato amico di Hideo Kojima. Da segnalare pure la particolare copertina de Il gene del talento, progettata da Giovanna Marinovich e realizzata da Yoku Shimizu, che lascia presagire al lettore o alla lettrice la centralità della cultura nipponica all’interno del libro.

L’occhio di Kojima diventa infatti una lente interessante per entrare in contatto con il Giappone, nelle sue diverse sfaccettature. Il valore dei manga nell’infanzia, il rapporto con le produzioni occidentali, il trauma di Fukushima: nelle sue analisi, Kojima lascia emergere affascinanti spaccati del Giappone, filtrati però dal suo punto di vista. Ciò crea una linea di contatto con chi legge, che si ritrova nei pensieri dell’autore. Ed è qui che risiede il carattere intimo de Il gene del talento.

“Leggere libri e guardare film forniscono esperienze che, per quanto indirette, sono comunque importanti”.

Esperienze di vita in cui è facile ritrovarsi, racchiuse in un’opera specifica, da cui deriva il titolo di ogni capitolo del libro. In 281 pagine, Il gene del talento di Kojima permette un viaggio crossmediale, attraverso il quale trovano sfogo le emozioni. Taxi Driver di Martin Scorsese diventa dunque pretesto per l’autore per parlare apertamente del senso di solitudine, mentre il romanzo di Paul Gallico, Jennie, si rivela scintilla per scoprire il ruolo della femme fatale, che prenderà forma nei diversi personaggi femminili di Metal Gear Solid.

Una lettura che permette la scoperta o riscoperta di una miriade di opere, passando da cult internazionali come Blade Runner di Ridley Scott, a titoli più sconosciuti al pubblico occidentale, come Broccato d’autunno di Teru Miyamoto. Si potrà concordare col parere dell’autore, così come dissentire, non è quello il punto.

“Anche ora che sia Ian sia la band non ci sono più, i miei sentimenti non sono cambiati: quando la vita si fa dura, mi sento perso o quando al lavoro sono depresso, mi rifugio inevitabilmente nei Joy Division”.

Ognuno può assorbire un’opera in base alla propria sensibilità e trascorso di vita. Ne scoprirà gli effetti nel corso della sua esistenza. È questo il messaggio de Il gene del talento e i miei adorabili meme. Attenzione quindi a non prenderlo propriamente come un libro sui videogiochi, né come un volume sulla produzione videoludica di Hideo Kojima.

Il gene del talento diventa tuttavia lettura obbligatoria per chi desidera capire la potenza della creatività e della autorialità; l’impatto che le singole opere hanno sull’individuo, così come l’immagine della società che queste riflettono; quali sogni e quali paure fanno scaturire in chi le legge, in che le guarda. Kojima dà il suo intimo parere, in cui rispecchiarsi o no. Una lettura profonda ma al contempo davvero scorrevole e piacevole, grazie a uno stile di scrittura asciutto ma efficace, che non ha timore di svelarsi.

Un libro da avere, non solo per l’estate (per cui è incredibilmente adatto per lo stile elogiato sopra). Certo, tutto dipende sempre da cosa si cerca. Se si è disposti ad andare oltre al videogioco, per comprendere al meglio tutte le influenze, gli influssi creativi e l’autorialità che vi sono dietro, il volume di Hideo Kojima, già disponibile negli store, resta una lettura imperdibile, soprattutto se in questo viaggio crossmediale si ha la voglia di riscoprire se stessi e le proprie passioni.

Sotto un caschetto nero e un grosso paio di occhiali si cela una ragazza amante dei videogiochi, di Storia americana contemporanea, Game Studies e più in generale di cultura pop. Nelle sue analisi le piace andare oltre, nel tentativo di comprendere i perché di una particolare rappresentazione.