Cinema e innovazione

Il Cinema non è fatto esclusivamente di arte, ma è in un certo qual modo una scienza che deve alle tecniche video ed alle innovazioni sorte con il tempo il suo progresso. Per stare al passo, tuttavia, è necessario che la mente di un regista o di un addetto ai lavori sia predisposta verso questa direzione.

Alcuni di essi hanno senz’altro contribuito a fare la storia. Vediamoli insieme in una speciale lista contenente alcuni dei film più innovativi di sempre. Molti di questi sono considerati capolavori, altri magari un po’ meno, e con questo vogliamo sottolineare che indipendentemente dal fatto che alcune pellicole abbiano ricevuto apprezzamento o meno, è innegabile come determinati aspetti tecnici siano stati fondamentali per la crescita di tutte le produzioni cinematografiche, ed è pertanto con questo metro di giudizio che abbiamo dato vita a questo articolo con alcuni dei film più innovativi della storia.

HOLLYWOOD PARTY (1968) di Blake Edwards (Amazon)

Stiamo parlando di un prodotto molto antico, lo sappiamo, ma qui siamo di fronte al progresso della scienza cinematografica: l’immagine elettronica entra nel mondo della produzione filmica fornendo in tempo reale il controllo della gestione tecnica. Blake Edwards è l’inventore del video assist, perché nonostante in molti cerchino di appropriarsene, è lui ad averlo brevettato. Non è il solo elemento innovativo del film, tra l’altro; c’è anche molto a livello artistico. Non siamo sicuri possa piacere a tutti, ma di certo Hollywood Party è tra le opere più rivoluzionare in assoluto.

MARY POPPINS (1964) di Robert Stevenson (Amazon)

Mary Poppins è il film che dà il là all’interazione tra animazione e realtà. Gli apici ovviamente si toccheranno dopo, ed in particolar modo con Zemeckis, sperimentando alcune tecniche in Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), ma soprattutto nel ventunesimo secolo con una serie di film in sequenza, a partire da Polar Express. Tuttavia è la pellicola di Stevenson ad assicurarsi il primo scalino del podio in ordine cronologico, per un risultato tra l’altro strabiliante anche in termini di statuette: ben 5 nella cerimonia degli Oscar.
Tra questi ovviamente quello degli effetti speciali, visto che per gli standard dell’epoca raggiunse dei livelli eccezionali. Gli animatronics e le riprese con particolari tecniche in grado di permettere l’adeguata sovrapposizione di attori e disegni animati sono solo alcuni dei punti caldi della questione.

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (1968) di Stanley Kubrick (Amazon)

Quando si parla di Kubrick, si parla anche dei film più innovativi di sempre, e si fa ovviamente riferimento a lui come ad uno dei più grandi ed innovativi registi della storia del cinema. A partire dall’inizio di 2001, ci stupisce con la tecnica del front projection”, brevettata qualche anno prima da Leinster, e consistente in una particolare proiezione di diapositive ad alta risoluzione. Rotoscopio, motion control, proiezione frontale degli sfondi, e altro ancora.
E ci siamo fermati soltanto alle innovazioni tecniche…

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FINO ALLA FINE DEL MONDO (1991) di Wim Wenders (Amazon)

A distanza di quattro anni da uno dei suoi capolavori, Il Cielo sopra Berlino, il maestro Wenders ci regala una pellicola fantascientifica che fa dell’innovazione il suo punto di forza. Cosa c’è di meglio, per provare qualcosa di nuovo, che una tematica come quella del Sogno280 minuti di durata (nella versione originale) in cui si celebra l’avvento della rivoluzione tecnologica del cinema: l’HDTV, Alta Definizione Analogica. Dieci anni prima Coppola aveva tentato di inserire il video nella sfera produttiva cinematografica, ma grazie ai progressi del tempo Wenders ci regala immagini che non si erano mai viste. I continui cambiamenti di colore, mutanti da sogno a sogno, costituiscono qualcosa di esaltante.

DANCER IN THE DARK (2000) di Lars Von Trier (Amazon)

Se c’è un regista che non può prescindere dal proprio dogma, quello è Lars Von Trier: impossibile non inserirlo tra i registi più innovativi. Per lui viene prima l’applicazione della sua tecnica, poi il film; e anche in questo caso lo fa con le sue regole, nonostante la scelta della protagonista ricada su Bjork, una star nel mondo della videomusica. Il musical però è di Lars Von Trier, e come tale ha le sue imposizioni.
L’attrice ha continuamente delle visioni, dei sogni, che giustificano quindi la scelta del genere, e che lo aiutano a mescolare perfettamente il mondo reale con quello fantastico. Dancer in the Dark viene girato con 100 telecamere che riprendono contemporaneamente l’attrice ed il set da altrettanti punti di vista, montati poi in maniera molto breve e spezzettata. Il mondo “reale” invece ha un cromatismo in cui vengono rimarcati tutti i difetti del digitale posto su pellicola, e la distinzione tra sogno e realtà risulta molto netta non solo artisticamente ma anche tecnicamente.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI: LE DUE TORRI (2002), di Peter Jackson (Amazon)

Il Gollum segna letteralmente il trionfo della motion capture e della computer grafica, e quella speciale tutina che garantisce simili effetti sarà ripresa poco dopo da Rodriguez in C’era una volta in Messico, e da moltissimi altri nel corso degli anni. L’interprete inoltre, Andy Serkis, è così a suo agio con il ruolo che solo tre anni dopo, sempre sotto la direzione di P. Jackson si è calato nei panni di King Kong nel noto remake, e successivamente – restando in tema di primati – in quelli di Cesare ne L’Alba del Pianeta delle Scimmie e The War.

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SIN CITY (2005) di Robert Rodriguez, Frank Miller (Amazon)

C’era una volta in Messico ha rappresentato già di suo qualcosa di assolutamente innovativo. Era ovvio allora che il passo successivo di Rodriguez fosse l’immersione in un mondo di figure disegnate, mettendo in movimento la realtà stilizzata del fumettista Frank Miller. Girato completamente in chroma-key e con sfondi in computer grafica, Sin City è un film in cui il regista dà tutta l’impressione di sentirsi libero di girare e di sperimentare. Tutto è in bianco e nero, mentre alcune parti delle immagini assumono tinte fortissime come il rosso ed il giallo, ad esempio. Anche la luce è tutt’altro che naturale, e i personaggi sono illuminati sempre alla stessa maniera. In sostanza, Sin City è la traduzione filmica del fumetto: un fumetto in movimento.

FINAL FANTASY (2001) di Hironobu Sakaguchi (Amazon)

Il mondo del cinema procede verso la sparizione dell’attore, ormai una sorta di elemento grafico in un contesto più ampio. È per ciò che nasce l’idea di qualcosa di ancor più radicale: la computer grafica 3D. Final Fantasy, tratto dall’omonima serie di videogame, è di certo uno dei film più innovativi della storia, e viene realizzato interamente con questa tecnica, ma la novità sta soprattutto nel fatto che si vogliano mostrare attori e sfondi assolutamente irrealistici, come in una sorta di ribellione verso il corpo umano, in un’accezione tremendamente futuristica. Forse anche troppo.

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A Scanner Darkly (2006) di Richard Linklater (Amazon)

Nel 2006 Linklater ci regala un vero e proprio gioiello, passato purtroppo abbastanza inosservato dai più. Tratto da un romanzo di P. Dick, A Scanner Darkly ci mostra la visione altamente tossica di un agente di polizia infiltrato in una banda di spacciatori ma anche consumatori di una droga pericolosissima. Per rappresentarci al meglio queste sue visioni, il regista realizza l’intero film con la tecnica del “rotoscopio interpolato”, roba antica in realtà, risalente addirittura al 1937. Per spiegarvi cos’è potremmo impiegare una vita: correte a vedere il film.

AVATAR (2009) di James Cameron (Amazon)

Superare un record non è mai facile, ma quando quello da battere è il proprio allora possiamo affermare che non esistano molti uomini in grado di simili imprese. Uno di questi – anzi l’unico nel mondo del cinema, per ora – è James Cameron. Nel 2009 il suo Avatar distrugge il record di incassi di Titanic, e ci riesce grazie al primo film girato interamente in 3D nativo, con telecamere tridimensionali progettate dallo stesso regista, in modo che attori e cast tecnico potessero vedere in tempo reale le scene e correggere il tiro. Cos’altro aggiungere?

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