Il cup ramen, un esempio del fare di necessità virtù

cup ramen invenzione

ra il 1971 quando fecero la loro comparsa i cup ramen sugli scaffali dei supermercati giapponesi. Sono un cibo tra i più facili e veloci da preparare e per questo consumatissimi in Giappone e in generale gran parte dell’Asia: solo la Cina consuma più di 450 milioni di confezioni, seguita poi dall’Indonesia. Anche in America si sono diffusi parecchio, arrivando a più di 40 milioni di cup ramen consumati annualmente e infine, complice sicuramente la visione di anime in cui i personaggi mangiavano pigramente o di gusto questi noodles, sono arrivati anche in Italia.

Al di là della varietà dei gusti, ciò che rende speciale questo piatto istantaneo è la storia della sua invenzione, a cominciare dai noodles nei sacchetti fino ai cup ramen, sostanzialmente “spaghetti in tazza”, pronti da mangiare in 3 minuti e molto economici. Chi li ha inventati e per quale ragione?

Momofuku Ando, l’inventore del ramen istantaneo

C’è da chiedersi, innanzitutto, per quale ragione a qualcuno dovrebbe venire in mente proprio di essiccare degli spaghetti. Il Giappone del dopoguerra era provato dalla sconfitta subita e molte aree, anche delle grandi città, si erano impoverite al punto che il cibo scarseggiava. Per le vie si creavano lunghe file che cominciavano di fronte i ramen-ya, bancarelle dove veniva servita la pietanza calda, saziante ma soprattutto familiare ai giapponesi rispetto al pane distribuito dai soldati americani rimasti in occupazione.

Momofuku Ando, al secolo Wu Baifu, nacque a Taiwan e fino a quel momento aveva lavorato in aziende poi fallite ed era stato in carcere per un’accusa di evasione fiscale. Una volta libero, constatando la povertà diffusa, si chiese se non fosse possibile rendere il ramen più veloce da preparare e soprattutto più economico, alla portata di tutti. Il requisito fondamentale doveva essere solamente l’acqua, per riuscire così ad avere subito pronti gli spaghetti in brodo. I tentativi furono numerosi e fallimentari, durarono anni, ma continuarono a essere svolti all’interno di quella che poi sarebbe diventata la Nissin Food Products di oggi.

Convinto che la pace si potesse raggiungere solamente quando nessuno avrebbe più sofferto la fame, Ando sviluppò infine i primi instant ramen in busta: il metodo di essiccazione adottato prevedeva la frittura dei noodles, ai quali poi veniva data una forma rotondeggiante che ne impedisse la rottura una volta raffreddati. A questi venne aggiunto l’aroma di pollo e così comparvero, nel 25 agosto 1958, i cosiddetti Chicken Ramen, che nel giro di 3 minuti si potevano reidratare e gustare subito.

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In questo periodo, il Giappone cominciò la sua ripresa e infatti l’invenzione del ramen istantaneo fu un successo enorme, tanto che venne presto riprodotto anche da altre aziende. Queste però non ottenevano la stessa qualità dei ramen di Nissin e perciò Ando, nel 1966, decise di fare un passo in più: esportare l’instant ramen negli Stati Uniti e far sì che Nissin si espandesse ancora di più.

Fu proprio qui che ebbe l’idea geniale dei futuri cup ramen: il bicchiere o “tazza” usato doveva essere fatto di una specie di polistirolo e avere il coperchio in alluminio, inoltre – tra errori e prove continue – Ando capì che anche lo spessore degli spaghetti doveva cambiare e l’acqua calda doveva poterli coprire tutti per reidratarli uniformemente. Il 1971 vide finalmente l’inizio della vendita dei Cup Ramen, il prodotto che trasformò la Nissin in una multinazionale e che conquistò il mondo con i suoi colori e sapori.

Il Cup Ramen, tra vita quotidiana e pop culture

La vera conquista dei Cup Ramen è di non essere solo un cibo che, nel suo piccolo, ha risollevato le sorti di un Paese indebolito, ma anche di accorciare le distanze tra culture consentendo un consumo facile e veloce sia dove si usano le bacchette che nei Paesi occidentali in cui si utilizzano le forchette. Inoltre, il prezzo di 100 yen a cui erano venduti all’epoca fece dei cup ramen il fast food preferito da giovani e studenti squattrinati, persone in generale meno abbienti e tutti coloro che non amavano cucinare. Il suo slogan, dopotutto, era semplice ma inclusivo perché sottolineava la facilità con cui gustare i suoi cup ramen: ”Basta solo dell’acqua, quando vuoi, dove vuoi” e il design della tazza è ancora adesso rimasto immutato, talmente iconico come la sua stessa invenzione da esser stato istituito un intero museo dedicato al cup ramen.

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È possibile poi vederlo in mano anche a personaggi di anime e manga dalla vita più disordinata (spesso, ad esempio, si possono intravedere su sfondi di stanze sporche di qualche otaku vecchio stampo), ma i cup ramen fanno ormai così tanto parte della quotidianità giapponese – così frenetica soprattutto nelle grandi città – che i manga e gli anime stessi divengono testimonial di questo prodotto speciale: basti pensare alla serie di pubblicità animate con protagonisti i personaggi di One Piece in un universo alternativo che li vede studenti del liceo.

Forse Momofuku Ando, che addirittura puntava a portarli nello spazio (e ci riuscì in occasione del lancio dello Space Shuttle Discovery del 2005), non avrebbe immaginato che i suoi cup ramen avrebbero raggiunto il cuore di così tante persone. Ma sicuramente noi possiamo ancora percepire nei buonissimi cup ramen di Nissin i suoi ideali di pace e prosperità.

Torinese, classe '94, vive dal 2014 a Treviso e si è laureata all'università Ca' Foscari di Venezia in lingua e cultura giapponese, con la fatica e il sudore degni di un samurai. Spende e spande nella sua fumetteria di fiducia comprando manga, graphic novel e fumetti vari; inoltre è appassionata di giochi da tavolo, tra i quali non manca di provare anche quelli a tema Giappone. Entra in Stay Nerd nel luglio 2018 e qui comincia la sua prima esperienza come redattrice e caposezione anime e manga, nella quale cerca di trasmettere il proprio interesse per la cultura e le tradizioni giapponesi grazie alle conoscenze acquisite. Dal 2019 è anche host del podcast di Stay Nerd Japan Wildlife.