Avete letto il manga Dagashikashi, dedicato agli snack giapponesi chiamati dagashi?

In tanti avrete visto youtuber e influencer vari che assaggiano snack e dolcetti giapponesi, che siano comprati direttamente nel Paese del Sol Levante, in qualche Asian market locale o semplicemente online, ma nessuno di loro spiega che questi sono dagashi: scritto con i caratteri di “futile” e “dolce”, questo termine indica tutti quei prodotti paragonabili alle nostre Goleador, Chupa Chups, ovetti al cioccolato con sorpresa ecc., caratterizzati da un packaging accattivante e indirizzati principalmente ai bambini.

Un tempo, come vediamo nel manga Dagashikashi, vi erano negozi specializzati nella vendita di questi snack di tutte le forme, gusti e consistenze, con cui i bambini (e non solo!) amavano fare merenda, ma oggi questi luoghi sono stati in parte surclassati dai konbini, nei quali vengono venduti gli stessi dagashi insieme ad altri alimenti e servizi. Dagashikashi, opera di Kotoyama, ci mostra proprio uno di quei negozi specializzati, gestito dal protagonista Kokonotsu e suo padre. Come un fulmine a ciel sereno, in questo dagashiya sperduto giunge Hotaru, figlia di un presidente di una grande azienda produttrice di dagashi e appassionata di questi snack divertenti.

Se ancora non avete letto il manga di Dagashikashi, ci pensiamo noi a darvi un assaggio di alcuni dagashi presentati nei vari capitoli che, per quanto brevi, sono intensi e ricchi di curiosità su questi snack giapponesi curiosi e, talvolta, un po’ strani!

Konpeitō

Nel secolo XVI, il Giappone ebbe i primi contatti con i portoghesi, che importarono, tra le varie cose, anche parte della loro cucina. Oltre alla tempura, ad esempio, anche i konpeitō sono il risultato dell’arrivo dei confetti europei in Giappone. Queste caramelline sono coloratissime e prodotte con zucchero grezzo ricoperto più volte di sciroppo, che viene poi fatto rotolare per diversi giorni in un mastello, assumendo così la sua forma caratteristica con piccoli bozzi sporgenti.

Poiché vengono comunemente messi all’interno di bomboniere, questi dagashi rimangono ancora oggi molto conosciuti e si possono trovare in diversi anime, come Pokémon, Sailor Moon, Hamtaro come classici snack giapponesi ma anche nei videogiochi con un utilizzo diverso, come le Astroschegge in Super Mario Galaxy o le stelle cadenti di Animal Crossing: New Horizons.

Ramune

Questo soft drink fu introdotto, invece, dal farmacista inglese Alexander Cameron Sim nel 1884. È praticamente una limonata zuccherata, che viene resa frizzante dalla sfera che, spinta giù dal collo della bottiglia, permette al gas inserito di espandersi nella bibita.

Ormai il gusto del Ramune viene associato all’estate e si possono trovare anche altri dagashi con questo gusto che ricorda un po’ la Sprite, tra cui caramelle vendute in bottiglie dallo stesso design delle originali o con un foro per poterci giocare come fossero fischietti.

dagashi snack giapponesi

Yan Yan

Molto simili ai nostri snack con crema di nocciole e grissini, lo Yan Yan prodotto da Meiji si distingue per avere, invece, dei biscotti stick e creme di gusti diversi tra cui scegliere oltre al cioccolato, come fragola o vaniglia, oppure addirittura una versione con due creme! Inoltre, gli stick ultimamente riportano disegnati degli animali, ovviamente in stile kawaii, con il nome e una descrizione in inglese, spesso non proprio corretta (ma d’altronde è così quando si tratta di Jenglish!)

Candy cigarettes

Il nome di questo dagashi parla da sé, si tratta effettivamente di snack giapponesi che somigliano in tutto e per tutto a delle sigarette (compreso il loro pacchetto). Naturalmente, le Candy cigarettes, poiché ebbero il via libera dai produttori di tabacco per utilizzare perfino i loro brand, negli anni hanno scatenato controversie per cui questi dolcetti di gomma da masticare, ricoperti di polvere di zucchero, spingerebbero i bambini a diventare dei veri fumatori nel corso della loro vita. Addirittura alcune di queste nascondono all’interno dell’altra polvere che effettivamente simula il fumo, che fuoriesce da un’estremità all’altra soffiando. Per questi motivi, per quanto innocenti, le Candy cigarettes sono vietate o severamente controllate in tanti Paesi del mondo.

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Namaiki beer

Anche questa volta, il dagashi in questione assomiglia soltanto al prodotto per adulti cui si ispira, in questo caso la birra. La Namaiki beer viene venduta in pastiglie simili all’aspirina, che vanno messe allo stesso modo in acqua per far sì che si sciolgano e creino questo soft drink dal colore dorato. Man mano che si lasciano agire due pastiglie in circa 120ml di acqua, si formerà addirittura un alto strato di schiuma, proprio come una birra alla spina appena versata!

Tamago ice

In Dagashikashi, questo dagashi risulta essere forse uno dei più divertenti snack giapponesi presentati nel manga, per via della discussione paradossale tra Hotaru e Kokonotsu sul nome di questo dolce.

Il tamago ice, che con la sua forma ricorda ad alcuni un uovo e ad altri un seno femminile (infatti viene anche chiamato oppai ice), ha una parte sporgente che andrebbe tagliata con le forbici ma spesso la gente semplicemente lo morde per romperla e gustare il contenuto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a non far fluire troppo velocemente il gelato altrimenti si rischia di spargerlo ovunque, come accade ai due ragazzi nel capitolo dedicato a questo dagashi un po’ equivoco!

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Umaibō

Avrete ormai capito che i nomi di questi dagashi sono tutti abbastanza autoesplicativi e gli umaibō non fanno eccezione, in quanto deliziosi snack giapponesi di mais, come i nostri cornetti, ma dalla forma stick piuttosto spessa e dai sapori variegati: ci sono il classico al formaggio ma anche quelli dolci col cioccolato o il caramello, e pure gusti particolari come lo umaibō al nattō (fagioli di soia fermentati) o al takoyaki, per arrivare fino a più di 36 gusti in totale, presentati tutti dalla simpatica mascotte Umaemon (chiaramente un riferimento a Doraemon)

Unchoco

Come rendere interessanti delle palline di cioccolato ricoperte da uno strato di caramella? Ovviamente chiamandole “cacca” per far ridere i bambini! Unchoco è l’unione dei due termini unko e chocolate e denomina questi cioccolatini contenuti in scatole ripiegate per assomigliare a tanti animaletti, come un elefantino, una scimmietta o un tigrotto. Per essere Unchoco, queste palline si fanno uscire, quindi, dal didietro di questi animali e i bimbi potranno scoprire di volta in volta il colore del cioccolatino che mangeranno, per poi magari giocare con le scatole kawaii!

Torinese, classe '94, vive dal 2014 a Treviso. Un tempo faceva più spesso la pendolare per raggiungere l'università di Ca' Foscari di Venezia, dove studia lingua e cultura giapponese. Nel tempo libero guadagnato evitando i ritardi di Trenitalia, oltre a studiare e fare qualche lavoretto, spende e spande nella sua fumetteria di fiducia concentrandosi soprattutto sui manga, con alcune eccezioni per gli euromanga e le graphic novel; inoltre è entrata in una spirale di dipendenza da serie TV, dopo che con Netflix si è risolto il problema dell'attesa dei nuovi episodi, ed ogni martedì molla tutto per fare giochi da tavolo fino a notte fonda. Dopo un primo tentativo con un blog personale, entra in Stay Nerd nel luglio 2018 e qui comincia la sua prima esperienza come redattrice e caposezione anime e manga, nella quale cerca di trasmettere il proprio interesse per la cultura e le tradizioni giapponesi grazie alle conoscenze acquisite.