“La Stirpe della sirena” e le opere più importanti di Kon Satoshi

Kon Satoshi è una delle stelle più importanti nel firmamento dell’animazione giapponese, che purtroppo si è spenta troppo presto. Il 26 giugno prossimo rappresenta un’occasione ghiotta per chi ancora non lo conosce: La stirpe della sirena, volume unico originariamente pubblicato nel 1990, tornerà disponibile in fumetteria in una nuova edizione a cura di Star Comics.

Kon Satoshi è stato un vero e proprio genio della narrazione, capace di sperimentare soluzioni sempre nuove senza paura di osare. Ha portato il thriller psicologico e l’indagine sulla realtà a nuove frontiere con storie cariche di fascino e personaggi complessi e indimenticabili. Scopriamo insieme le opere e i temi più importanti della sua breve carriera, stroncata nel 2010 da un cancro al pancreas diagnosticato già in fase terminale.

Kon Satoshi: La stirpe della sirena e i temi ricorrenti

Originariamente pubblicato nel 1990, La stirpe della sirena (Kaikisen) è l’opera che inaugura la carriera adulta di Kon Satoshi. Risale infatti agli anni della scuola il suo primo esperimento: la storia autoconclusiva Toriko viene pubblicata nel 1985 dalla rivista Young Magazine e vince il premio per il miglior esordiente a un concorso presieduto da Otomo Katsuhiro, vero e proprio idolo del giovane mangaka originario di Kushiro. I due collaboreranno diversi anni più tardi a Perfect Blue, uno dei lungometraggi più famosi di Kon.

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La stirpe della sirena è la storia di Yosuke, uno studente universitario che torna nel piccolo villaggio marittimo dove è nato per trascorrere in tranquillità le vacanze estive. La sua famiglia abita in un antico tempio shintoista e porta avanti da secoli una particolare tradizione: custodisce un uovo di sirena. La leggenda narra infatti che un lontano antenato di Yosuke abbia stretto un patto con la creatura marina. Il sacerdote tiene al sicuro dai predatori il prezioso uovo e in cambio la sirena assicura il prosperare del villaggio grazie a un mare calmo e pescoso. Ogni sessant’anni l’uovo deve essere riportato in mare e sostituito con un altro. Yosuke torna in paese proprio nell’estate in cui il rituale dovrebbe rinnovarsi, ma trova una situazione completamente nuova: il padre vuole dare un taglio alla tradizione, rendere pubblica l’esistenza dell’uovo e trasformare così il villaggio in una meta turistica con tanto di grattacieli e hotel.

La stirpe della sirena introduce molti dei temi e delle tipologie di personaggi che diventeranno il centro della narrazione di Kon anche nelle opere future.

La stirpe della Sirena: i temi e i personaggi fondanti

La stirpe della sirena è prima di tutto uno scontro generazionale. La famiglia è al centro della narrazione, sia per quanto riguarda gli umani che popolano il piccolo villaggio di Tsunate sia per le creature soprannaturali, le sirene. I primi sono governati da una  lunga dinastia di sacerdoti shintoisti che porta avanti una tradizione secolare, le seconde affidano loro la possibilità stessa di sopravvivenza della propria specie. Yosuke è il classico studente universitario che non ha ancora deciso quale direzione seguire per il proprio futuro. Si trova invischiato nella vicenda del cambio di rotta della cittadina e deve compiere una scelta importante: salvare la tradizione oppure appoggiare le idee del padre. Scegliere e farsi carico delle conseguenze significa diventare grandi, ma la forza del personaggio sta proprio nella sua indecisione. Yosuke introduce infatti un topos ricorrente nelle opere di Kon Satoshi, ovvero la figura del giovane come simbolo della possibilità di cambiare lo status quo. Sebbene i caratteri di questo tipo di personaggio cambino da una storia all’altra, Kon fa uso della sua forza in un gran numero di lavori.

  • Sera, la misteriosa bambina al centro delle vicende di Seraphim-266613336 Wings (1995), è legata in qualche modo alla Malattia degli Angeli che dilania il mondo narrativo del fumetto e alla sua cura. La piccola porta dentro di sé il potere di cambiare tutto e diventa oggetto del desiderio per i leader mondiali.
  • Mima è la ex idol protagonista di Perfect Blue (1997), il primo lungometraggio importante di Kon. La ragazza compie una scelta di sopravvivenza passando dalla professione di idol a quella di attrice, accettando di sporcarsi per fare carriera. La sua redenzione passa attraverso il distacco dalla mentore Rumi, ex idol che vorrebbe ripercorrere la propria carriera attraverso lei.
  • Miyuki è la più giovane dei tre senzatetto che vivono l’avventura narrata in Tokyo Godfathers (2003). Scappa di casa dopo aver accoltellato suo padre e averlo accusato di essere troppo assente, ma ritrovarsi a badare a una trovatella le fa capire quanto possa essere difficile essere genitori.
  • Rin è uno dei protagonisti di Resonance, il manga scritto da Nagai Chikara in Opus (2010). Nel complesso esperimento metafumettistico di Kon Satoshi il ragazzino riesce a rubare al suo creatore la tavola in cui dovrebbe morire, dando una svolta significativa a tutte le vicende successive.

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Come ogni altro scontro, quello generazionale ha bisogno di due forze contrapposte. In La stirpe della sirena il ruolo di antagonista principale è ricoperto dal padre di Yosuke, il sacerdote shintoista in carica quando la storia inizia. L’uomo è deciso a non rispettare la tradizione e imprimere alla famiglia e alla città una svolta epocale: rende pubblica l’esistenza dell’uovo di sirena e inizia i provvedimenti per trasformare il villaggio di pescatori di Tsunate in una città turistica. Comincia così la costruzione di alberghi e grattacieli che sconvolgono le percezioni e il modo di vivere degli abitanti, in nome di un maggior benessere economico. Il padre di Yosuke è quindi un egoista disposto a tutto per arricchirsi, anche voltare le spalle per sempre alla tradizione e alla bellezza della natura.

Nelle opere di Kon Satoshi non è raro trovare questo tipo di caratterizzazione per le figure più anziane: forti delle loro esperienze di vita, gli adulti sono meno inclini a farsi scrupoli per ottenere ciò che vogliono e finiscono per scontrarsi con i giovani, più idealisti e puri.

  • In Seraphim il topos dell’adulto senza scrupoli è ricoperto dagli Inquisitori, alte cariche religiose a capo della maggior parte dei territori falcidiati dalla Malattia degli Angeli. Essi dovrebbero garantire la pace, ma finiscono per sterminare intere popolazioni sulla base di sospetti infondati per mantenere il potere. Kon ha certamente preso ispirazione dai secoli bui della caccia alle streghe e delle eresie, come testimonia anche il nome scelto per il gruppo religioso.
  • In Perfect Blue Mima deve fare i conti con Rumi, attempata ex idol che vorrebbe pilotare le scelte della sua carriera per vivere una nuova giovinezza attraverso lei. Quando non riesce più a manipolarla direttamente, Rumi inizia a provocare una serie di incidenti e a far vacillare le fondamenta del mondo di Mima.
  • Tokyo Godfathers è la storia del ritrovamento di una neonata e del suo ritorno a casa per mano di tre senzatetto. Sachiko, una donna dalla vita distrutta che in passato ha perso un bambino poco dopo la nascita, arriva a ingannare i simpatici barboni per cercare di tenere la piccola Kiyoko per sé.
  • La quintessenza dell’adulto egoista è il Presidente a capo dell’azienda che produce la DC Mini, dispositivo al centro delle vicende di Paprika (2006). Il gadget permette agli psichiatri di registrare i sogni dei pazienti per vederli in prima persona, o addirittura entrarci dentro. Convinto che non si debba contaminare i sogni con la tecnologia, il Presidente utilizza le DC Mini per intrappolare un’intera città in un sogno collettivo e si proclama dio della nuova realtà.

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Kon Satoshi: i disegni e i temi

Quelli esplorati in La stirpe della sirena non sono gli unici temi ricorrenti in Kon Satoshi. La sua popolarità è infatti dovuta anche alla complessità delle sue storie e alla commistione di argomenti differenti. Per quanto riguarda i disegni, invece, il mangaka e regista di Kushiro si distingue per il suo tratto preciso e la cura dei dettagli, come se ogni sua opera fosse orientata già alla trasposizione animata.

I disegni

La materia prima di cui fumetto e animazione sono composti è l’inchiostro. Si può capire molto di un mangaka e di un regista analizzando i tratti dei suoi disegni e Kon Satoshi non fa eccezione. Le sue tavole sono caratterizzate dall’estrema pulizia, una sensazione non facile da ottenere se si pensa alla densità di elementi che le compongono. L’attenzione ai dettagli, sia dei personaggi che degli sfondi, testimonia che Kon ha ben chiaro il suo obiettivo sin dagli schemi preparatori: l’animazione sullo schermo. Il tratto estremamente fine va infatti a cercare il massimo realismo e non fa distinzione tra figure umane, elementi in primo piano e ambienti in secondo piano. Tutto è nitido e caratterizzato nei dettagli, come se implicitamente si stesse già progettando la messa in scena e il movimento.

Un altro fattore che sottolinea l’orientamento verso l’animazione è la lunghezza delle storie raccontate. Kon Satoshi, infatti, non ha mai ideato un manga a lunga serializzazione, sebbene fosse e sia tuttora la strada più semplice da percorrere soprattutto per gli autori più giovani e desiderosi di emergere. La sua narrazione si consuma quasi sempre nel giro di un volume (La stirpe della sirena, Seraphim) o al massimo due (Opus), rimanendo quindi adattabile in un classico lungometraggio di un’ora e mezza. Non a caso i suoi tre film più famosi Perfect Blue, Tokyo Godfathers e Paprika presentano tutti quel minutaggio con differenze minime l’uno dall’altro.

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Il tratto di Kon Satoshi è ispirato a quello di Otomo Katsuhiro, suo idolo personale e leggendario regista di Akira (1988). Nel 1997, anno dell’uscita nelle sale di Perfect Blue, Kon riuscì addirittura a realizzare il sogno di collaborare con Otomo.

La religione

La narrazione di Kon Satoshi è costruita tanto sui dualismi quanto su una dimensione spirituale indagata con grande lucidità. Fa parte di questa seconda categoria il tema della religione e della divinità, che ricoprono un ruolo di primo piano nelle opere del maestro, come già visto per La stirpe della sirena. La religione è spesso il campo all’interno del quale si muovono le figure di potere, soprattutto nei lavori meno legati a vicende individuali. Il mondo di Seraphim ha cambiato profondamente il suo volto a causa della Malattia degli Angeli e le principali autorità sono rappresentate proprio dai religiosi. Gli Inquisitori spadroneggiano sui territori più poveri ed esercitano la giustizia sommaria. La condanna alla crocifissione e al rogo è stata istituita per estirpare l’epidemia, ma è diventato uno strumento attraverso cui mantenere il potere: chiunque può essere bruciato vivo senza processo sulla base del semplice sospetto, senza alcuna base scientifica.

Seraphim contiene numerosi altri riferimenti alla religione, come suggerisce lo stesso nome della malattia che ne condiziona le vicende. I personaggi principali, ad esempio, utilizzano nomi in codice che richiamano quelli dei Re Magi e devono compiere la stessa missione: andare sul luogo del primo focolaio dell’epidemia e raccogliere indizi per curarla. La storia degli Hakka, popolo originario della Cina diventato molto potente nel periodo della Malattia degli Angeli, è una continua ricerca di un posto nel mondo, molto simile a quella del popolo d’Israele narrata nel Vecchio Testamento della Bibbia. Sera, la misteriosa bambina che potrebbe custodire il segreto per curare l’epidemia, ricopre infine il ruolo del Messia.

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Il riferimento alla figura di dio è presente in altre delle opere principali di Kon Satoshi. Il tema viene trattato quasi sempre con accezione negativa: personaggi del tutto umani proclamano sé stessi o vengono visti come divinità dagli altri, finendo per non migliorare mai le proprie condizioni. Il Presidente di Paprika, per esempio, intrappola tutta la città in un sogno collettivo per salvaguardare la dimensione onirica dall’invasività della tecnologia. La sua motivazione è quindi inizialmente nobile, ma l’enorme potere che ne deriva lo corrode sino ad autoproclamarsi dio. Il sogno diventa quindi il regno del Presidente, il posto in cui può esercitare senza limite il suo volere su tutto e tutti. Il mondo onirico, dominato dalla potenza di un solo individuo, diventa quindi simile alla realtà soggiogata dalla tecnologia.

La figura di dio è centrale anche in Opus, l’ambizioso esperimento metafumettistico di Kon Satoshi. In quest’opera il mangaka Nagai Chikara finisce dentro il suo stesso lavoro e ha l’occasione di conoscere personalmente e di parlare con i propri personaggi. La speculazione sulla realtà che inevitabilmente ne viene fuori porta i protagonisti del manga di Nagai a considerarlo il dio che li ha creati. oltre a capire che il loro libero arbitrio non è altro che un’illusione. Anche Maschera, il villain del fumetto, aspira a diventare dio. A capo di una setta religiosa, vuole piegare tutti al suo volere grazie al lavaggio del cervello.

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Gli angeli sono le creature che fanno da intermediari tra dio e gli uomini. Kon Satoshi fa largo uso di questa figura all’interno delle sue opere, spesso con connotazioni contrastanti. Il riferimento più immediato è certamente la Malattia degli Angeli di Seraphim, che trasforma gradualmente gli umani in strani esseri con tratti simili ai volatili. I sintomi sono la nascita della palpebra secondaria, l’allungamento del diametro dell’iride, la percezione errata dei colori, i problemi di memoria e le allucinazioni. Allo stadio finale l’epidemia provoca la comparsa di protuberanze ossee simili ad ali sulla schiena. Diventare angeli in Seraphim significa quindi morire tra atroci sofferenze.

Tokyo Godfathers si riferisce spesso alle figure alate celesti. Il gatto di Miyuki, la più giovane dei senzatetto protagonisti, si chiama proprio Angelo. Hana, un travestito dal grande istinto materno, non ha mai conosciuto i suoi veri genitori. Il locale a luci rosse che lo ha salvato dalla strada porta il nome, non a caso, di Angel Tower. Kiyoko, la trovatella neonata intorno alla quale vorticano tutte le vicende del film, viene subito etichettata da Hana come dono di dio e, durante un sogno di Miyuki, vede spuntare sulla propria schiena ali d’angelo.

Sogno, realtà, finzione

Capita spesso di ascoltare opinioni di esperti che paragonano l’animazione di Kon Satoshi a quella del più famoso e blasonato Miyazaki Hayao. I due registi si somigliano sicuramente per alcune tematiche presenti nei loro lungometraggi come l’indagine sui limiti morali dell’invasività della tecnologia; la mortificazione da parte dell’uomo di una natura densa di energia spirituale; la presenza di creature soprannaturali nel bel mezzo dell’ignara società umana.

Ciò che Kon porta più in là del collega è tuttavia l’analisi psicologica dei suoi personaggi, soprattutto in rapporto alla percezione della realtà. Nelle opere del regista di Kushiro la realtà si sovrappone e si mescola ad altri piani della conoscenza come la finzione e il sogno. Il viaggio dei personaggi attraverso i vari livelli porta spesso a uno stato di confusione in cui i confini tra i mondi non sono più distinguibili. Tale dispositivo narrativo non è altro che la rappresentazione del caos mentale che ogni essere umano vive tutti i giorni, se solo si ferma un attimo a guardarsi dentro.

In Seraphim il topos del sogno è rappresentato dalle allucinazioni, uno dei sintomi della Malattia degli Angeli. I contagiati raccontano di visioni piacevoli che restituiscono per brevi attimi la gioia di vivere. Quello onirico è un mondo alternativo in cui gli esseri umani tornano in forze, pieni di speranza e pronti ad affrontare nuove avventure. Secondo Melchior, studioso dell’epidemia e malato a sua volta, le visioni sono capaci di convincere l’uomo a rimanere su quel piano, interrompendo i contatti con la realtà in un sonno perenne che significa morte.

Il mondo dell’inconscio come luogo alternativo e preferibile alla realtà è un’idea molto presente anche in Paprika, che fonda l’intera vicenda sui continui passaggi tra i due piani. Il Presidente ruba le macchine che permettono di entrare nei sogni altrui e crea un sogno collettivo. Il suo scopo è estendere il più possibile un mondo perfetto, l’unico in cui ci si può rifugiare quando si cerca riparo dall’invasività della tecnologia. Visto nel suo insieme Paprika può essere paragonato a una grande seduta di psicanalisi:

  • La realtà è un mondo impuro e contraddittorio in cui nessuno è come vorrebbe realmente essere a causa delle convenzioni della società.
  • Il sogno è il luogo della gioia di vivere, dove tutti sono esattamente chi vorrebbero essere.
  • Alla fine del lungometraggio i personaggi riescono a portare un po’ di sogno nella realtà e un po’ di realtà nel sogno, giungendo a una sintesi delle due dimensioni. In questo nuovo piano alcuni riescono finalmente a risolvere i conflitti con il proprio passato e liberarsi del suo peso; altri si accorgono di cosa provino seriamente per chi li circonda.

In alcune opere di Kon Satoshi al sogno e alla realtà si aggiunge il piano della finzione. In Perfect Blue Mima abbandona in modo traumatico la carriera di idol per abbracciare quella di attrice. Il ricordo della ragazza acqua e sapone che sognava di cantare viene spazzato via quando la produzione le fa girare una scena di stupro. La protagonista vive la memoria dello stupro recitato con intensità tossica, arrivando a crederlo reale. Il piano della finzione si intreccia con quello della realtà, mentre la vecchia Mima vestita da idol appare in sogno per ricordarle ciò che ha lasciato. La ragazza cade così in un vortice sempre più profondo, senza più riuscire a distinguere realtà, finzione e sogno, prima della dolorosa redenzione finale.

Opus si muove sulla stessa linea di Perfect Blue, senza però calcare troppo la mano sul thriller psicologico. Nell’opera del 2010 Nagai Chikara, mangaka sfortunato ma talentuoso, realizza il più grande sogno e il peggior incubo di chi fa il suo mestiere: incontra di persona i suoi personaggi ed esplora il mondo che ha creato. L’avventura di Nagai attraverso le sue stesse tavole si trasforma in un’indagine sulla possibilità di un multiverso e sul libero arbitrio. I personaggi del manga di Chikara non sanno di essere stati creati e comandati dal loro autore finché non glielo rivela lui stesso. Hanno sempre pensato di agire secondo decisioni prese in maniera autonoma. Alla fine dell’opera la serializzazione del fumetto di Nagai viene annullata e colpo di scena: anche il mangaka scopre di essere stato a sua volta creato e disegnato dallo stesso Kon Satoshi, che qui rappresenta se stesso. Chi può dire con certezza che anche io che sto scrivendo questo articolo, chi lo leggerà e tutto il resto del nostro mondo non siamo solamente personaggi di un fumetto ideato da qualcuno in un’altra dimensione? Forse l’essere a cui abbiamo affibbiato il nome di Dio non è altro che un mangaka che ci ha creato e ci disegna ogni giorno.

 

Conflitto generazionale, tecnologia invasiva, dissociazione della personalità, religione e interrogativi esistenziali sulla natura della realtà. L’opera di Kon Satoshi è tutto questo e molto altro. Nella sua breve carriera ha saputo appassionare pubblici di tutte le età con una narrazione complessa e sfaccettata. Con tratti precisi ha disegnato scene destinate a rimanere per sempre stampate nella memoria, rimanendo tuttavia fuori dall’Olimpo dei maestri più famosi dell’animazione giapponese. La stirpe della sirena è un’occasione imperdibile per riscoprire i lavori di quest’immenso artista e ricordarlo per ciò che è davvero stato: un genio.

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