Dalla Russia con amore, la fantascienza che non ci aspettavamo

Se vi chiedessimo di pensare alla prima storia d’amore che vi viene in mente tra un abitante antropomorfo del profondo blu e un essere umano, è molto probabile che le risposte più gettonate sarebbero la più o meno disneyana Sirenetta e, complice il successo agli Oscar 2018, la fiaba di Guillermo del Toro, La Forma dell’Acqua.

Tuttavia, è giusto annoverare tra i pesci innamorati anche il sovietico Ittiandr, L’Uomo Anfibio immaginato nel 1928 da Aleksandr Beljaev e pubblicato per la prima volta in Italia da Agenzia Alcatraz lo scorso giugno, come primo titolo della loro collana dedicata all’esplorazione di nuovi mondi oltrecortina, Solaris (nonostante Stanislaw Lem fosse infatti polacco, l’omonimo film tratto dal suo romanzo più famoso resta un gioiello della cinematografia russa, grazie a Andrej Tarkovskij).

La modernità del classico

Se vi aspettate di trovare in queste pagine scienziati pazzi e amori struggenti, benvenuti, siete nel posto giusto; la storia di Ittiandr, ragazzo dalle origini misteriose, in grado di respirare sia sopra che sotto l’acqua, viene raccontata con l’ampio respiro della narrativa di quasi un secolo fa: non aspettatevi dunque un taglio cinematografico della narrazione, scene brevi e dinamiche, un protagonista presente dal primo all’ultimo momento, padrone della situazione. Per apprezzare questo romanzo dovrete lasciarvi cullare dalla storia come una barchetta in mezzo alle onde, tra un colpo di scena da feuilletton e l’altro. Ma non pensate di trovarvi davanti un barboso testo invecchiato male: la traduzione, affidata al Kollektiv Ulyanov è fresca e rende la lettura scorrevole e godibile al lettore contemporaneo.

Convivono infatti in questo romanzo, e in questo progetto in generale, due anime opposte e complementari: prendendo di nuovo ad esempio La Forma dell’Acqua, se quello che ha fatto Del Toro (con la collaborazione di Daniel Kraus nel caso della forma romanzo) è stato invecchiare la sua storia sfruttando l’ambientazione della guerra fredda per parlare dei problemi della contemporaneità, Agenzia Alcatraz presenta invece testi piuttosto datati (ma mai tradotti prima, o fuori catalogo da decenni), rendendoli appetibili al pubblico con un grande lavoro di cura del testo, traduzione e grafica, permettendoci di trovare il moderno dove non credevamo potesse essere e di scoprire piccole perle come questa.

La chirurgia fantastica del Dottor Salvador

Non a caso parliamo di perle: la raccolta delle ostriche è un fulcro della narrazione che permette a Beljaev di regalarci un evocativo incipit che, tra marinai assonnati e il silenzio della bonaccia, ricorda La Ballata del Vecchio Marinaio di Samuel Taylor Coleridge, ma anche di criticare aspramente lo sfrenato desiderio di ricchezza capitalistico, incomprensibile per Ittiandr, cresciuto in un giardino di rara bellezza tra creature fantastiche prese in prestito al Dottor Moreau di H.G.Wells. Salvador, infatti, il medico che salva la giovane vita del ragazzo operando su di lui modifiche chirurgiche che sembrano anticipare il dibattito sulla bioingegneria e i trapianti, è un esempio di mad doctor dal cuore d’oro, disposto a tutto pur di salvare quella che non è più solo la sua creatura, ma suo figlio.

Proprio il tema della genitorialità viene affrontato nel romanzo, in cui i padri la fanno da padrone: se Salvador è il padre adottivo, disposto a perdere il figlio pur di salvarlo, a fargli da contraltare troviamo l’indio Baltazar, padre biologico impazzito di dolore ed egli stesso padre adottivo dell’amata di Ittiandr, Gutierre, che a differenza delle eroine che potremmo aspettarci in un simile setting rivela una cocciutaggine e un’indipendenza notevoli, che le permettono di portare da sola sulle spalle il peso di essere l’unico personaggio femminile della storia.

Una lettura profonda come l’oceano

Se L’uomo Anfibio inizia dunque come un romanzo di avventura, riportando le voci di coloro che hanno sentito parlare del diavolo del mare, bestia saturnina che può di volta in volta aiutare gli sventurati dispersi in mare o decretarne la fine, si trasforma lentamente in un bildungsroman che accompagna il lettore e il protagonista nella scoperta del mondo fuori dal giardino dorato del Dottor Salvador, dell’amore, del tradimento; ma non è finita qui, perché c’è ancora spazio per due capitoli densi di critica teologica, in cui Beljaev, attraverso le parole del dottore, spinge a riflettere sulla natura stessa della professione medica come modifica di ciò che è stato creato – in maniera perfetta, secondo i credenti – da Dio.

L’Uomo Anfibio è uno di quei romanzi di cui è facile innamorarsi da adolescente, quando il desiderio di avventura e di fuga dalla realtà è più vivo, e continuare ad amare una volta diventati adulti, quando aumenta la capacità di andare oltre la storia e comprendere al massimo i vari livelli di lettura.

Perciò, se questo è il livello della letteratura fantascientifica russa che ci siamo persi negli ultimi cento anni, ben vengano i prossimi titoli della collana Solaris, e spasiba, Agenzia Alcatraz.

Toscana emigrata a Torino, impara l'uso della locuzione "solo più" e si diploma in storytelling, realizzando il suo antico sogno di diventare una freelancer come il pifferaio di Hamelin. Collabora con case editrici, riviste online e enti pubblici, scrive post polemici su Facebook, abbandona la carriera di bookfluencer perché non riesce a fotografare i libri senza prima averli letti. Si trova a suo agio ovunque ci sia qualcosa da leggere o da scrivere, o un cane da accarezzare. Amante dei dinosauri, divoratrice di mondi immaginari, resta in attesa dello sbarco su Marte, anche se ha paura di volare. Al momento vive a Parma, dove si lamenta del prosciutto troppo dolce e del pane troppo salato.

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