Non è un altro stupido young adult americano (e non solo perché l’autore è britannico)

Sono passate quasi due decadi dalla pubblicazione, in patria, del primo capitolo del Quartetto delle Macchine Mortali e l’editoria italiana, pur vantando ben tre ristampe del primo volume – con diversi nomi e diversi target – non si è mai spinta oltre la pubblicazione del secondo titolo. Come spesso succede, perciò, noi amanti dei libri dobbiamo ringraziare l’industria cinematografica, che con la sua macchina delle trasposizioni ha riacceso l’interesse su questa saga comunemente – ed erroneamente – considerata l’erede steampunk di Hunger Games.

Dopo un primo tentativo di lancio nel 2004 e una ristampa sulla scia del grande successo della trilogia della Collins, con il titolo – Hungry City – e la copertina che strizzavano l’occhio proprio alle avventure di Katniss Everdeen, Macchine Mortali torna finalmente in libreria con la rituale copertina tie-in grazie all’uscita nei cinema dell’omonimo film diretto da Christian Rivers e prodotto da Peter Jackson.

Macchine Mortali

Ma davvero possiamo considerare Macchine Mortali il nuovo Hunger Games? Sebbene il corpus a cui attingere per i futuri film sia decisamente esteso, con quattro romanzi e tre prequel, la saga si discosta da quell’atmosfera romance-distopico a cui ci siamo abituati negli ultimi anni, tra tributi, divergenti, labirinti e ondate aliene, e in questo primo volume di Philip Reeve troviamo più critica sociale che svenevolezze da Harmony (che ci sono, ma ben intrecciate all’evoluzione psicologica dei personaggi).

steampunk è chi steampunk fa

Il world building della terra post guerra dei sessanta minuti è solido e costellato di piccoli dettagli archeologici che lo collegano alla nostra società, come le grosse statue in vetro-plastica di Pluto e Topolino, dèi dalla testa zoomorfa di un’America ormai perduta, o la venerazione di divinità di ispirazione greca come Peripatetica, dea delle città vaganti, o Clio, musa della Storia figlia di Zeus e Mnemosine. Nonostante le innegabili influenze steampunk, come la creazione degli uomini meccanici, e le nuvole di vapore dei piani bassi delle città, ci troviamo qui alle prese con un futuro retrotecnologico in cui la bistrattata gilda degli Storici preserva reperti dell’antichità per permettere agli Ingegneri di sviluppare nuovamente tecnologie avanzate appartenenti al passato. Se questo basti a inserirlo in un canone steampunk allargato, resta argomento di dibattito: se vogliamo accettare la definizione del genere data dalla scrittrice Elettra Dafne Infante nel suo recente saggio Vapore, ingranaggi e sogni meccanici. Lo steampunk e i Nuovi Vittoriani, edito da Nero Press Edizioni, Macchine Mortali è un romanzo profondamente in linea con il genere, in quanto lo steampunk è uno sguardo retro-futuristico, che riflette sul futuro, più che guardarlo per cercare di anticiparlo; lo steampunk guarda indietro per capire “cosa sarebbe successo se”.

Macchine Mortali Cover

Tuttavia, la presenza di plastica, illuminazione elettrica, e armi altamente distruttive collegate a un computer dotato di intelligenza artificiale, sposta l’asticella del genere verso l’ibridazione. Per non parlare del fatto che, se proprio dovessimo definire la corrente narrativa in base alla fonte di energia su cui si basa la sussistenza delle città, dovremmo forse coniare il poco allettante termine shitpunk, giacché, come scopriamo assieme a Katherine, nella peculiare sezione 60 di Londra si lavora, al motto di niente sprechi, niente carenze, per trasformare i residui umani, adeguatamente trattati, in ottimo carburante per i motori della città.

civitas civitatis lupus

Proprio il personaggio di Katherine Valentine, facoltosa figlia di uno degli uomini più influenti di Londra, accompagnerà il lettore in un percorso che dal livello più alto della città si concluderà nelle viscere della società, mentre le città trazioniste che non fanno che muoversi a casaccio, divorandosi a vicenda, solo perché la gente è troppo sciocca per fermarle, come in una versione macroscopica de Il castello errante di Howl ben poco onirica e miyazakesca diventano un simbolo del capitalismo spietato, incarnato dal personaggio del pirata Peavey che da Scavatore conquista una piccola città tutta mia, e adesso ne ho una più grande, ma quello che voglio davvero… quello che voglio davvero è essere un uomo rispettabile. Così la contrapposizione tra città trazioniste, costrette a muoversi costantemente per non essere mangiate e per continuare a mangiare, e la sede della Lega Anti-Trazionista, la statica Batmunkh Gompa, si risolve in un conflitto sociale che affonda le radici, una volta scomparsa l’effettiva minaccia climatica che aveva costretto le città a mettersi su ruote, in una battaglia per la fine del Darwinismo Urbano, che porta con sé schiavitù, classismo, odio nei confronti del diverso.

A fare da contraltare alla presa di coscienza della figlia di Londra, troviamo l’Apprendista Storico Tom, vittima delle macchinazioni dei piani alti londinesi, sbalzato fuori dal suo ambiente e costretto suo malgrado e vedere, scoprire e capire l’altro. Grazie alla sua compagna di viaggio, la più-sfregiata-che-nel-film Hester – un’eroina rude, mossa dalla vendetta, desiderosa di piacere non perché sospirosamente in attesa dell’uomo della sua vita, ma per umano bisogno di interazione – il ragazzo rivedrà completamente le sue posizioni, completando il suo primo viaggio dell’eroe che è non solo presa di consapevolezza, ma vera e propria metamorfosi.

La forza di questa saga, ciò che avrebbe meritato forse di trasparire di più, tra i frizzi e i lazzi degli effetti speciali sullo schermo delle sale, è proprio la sua attualità e la semplicità mai semplicistica con cui parla a chi crede che possa esistere un cambiamento:  seppur ambientato centinaia di anni nel futuro, infatti, Macchine Mortali è un romanzo che tratta senza sconti la tematica del noi e gli altri, e fa dei suoi personaggi meno consapevoli, l’uccellino nella gabbia dorata, l’apprendista rassegnato, senza speranze di migliorare il suo futuro, il simbolo del cambiamento che può operarsi in ciascun essere umano, una volta aperti gli occhi, una volta smesso di correre senza meta.

 

Se l’idea delle città in movimento vi intriga, la vostra prossima lettura non può che essere Naila di Mondo9, di Dario Tonani, un rustpunk con una protagonista tenace e indipendente in un mondo di navi senzienti, sabbia e uomini di ferro.

Se invece volete abbandonarvi alle atmosfere dello steampunk di ispirazione vittoriana, vi consigliamo il primo capitolo della saga de L’attraversaspecchi di Christelle Dabos, Fidanzati dell’Inverno, edito da E/O.

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