Quali sono le migliori serie di fantascienza (sci-fi) da vedere su Netflix?

Demogorgoni, cloni, connessioni telepatiche, cinquanta sfumature di distopie, labirinti temporali, mondi paralleli. La galassia sci-fi di Netflix è un prisma dalle infinite sfaccettature. Sin dal suo approdo in Italia, la piattaforma si è popolata di serie che ci hanno portato al di là del possibile e tangibile.

Dove iniziare questo viaggio nell’universo televisivo sci-fi? Siete nel posto giusto, perché qui potrete trovare le migliori serie di fantascienza su Netflix.

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Le migliori serie di fantascienza su Netflix: Black Mirror

Profetica, illuminante, disturbante, deludente. Poche serie hanno viaggiato sui binari un roller coaster dalle forme e dalle emozioni così dissimili. Black Mirror è come una mitologica creatura dal multiforme aspetto, indecifrabile, affascinante e ripugnante allo stesso tempo. Tuttavia c’è stato un momento in cui Black Mirror sembrava donare quella ventata d’aria fresca, che il genere aveva bisogno sul piccolo schermo. Nell’esistenza della serie inglese c’è un grosso spartiacque che ne ha inficiato e rivoluzionato il percorso produttivo e narrativo: il 2015 è l’anno che divide l’ante e post Netflix. Prima dell’acquisizione da parte del colosso on demand statunitense, la serie, seppur scivolando saltuariamente in inattese cadute qualitative, aveva una sua precisa anima, facilmente distinguibile dal restante panorama televisivo.

Ciò che contraddistingueva la prima vita della serie era quel suo paradossale e spiazzante modo di raccontare un futuro che si specchiava nel nostro presente. Il suo approccio destabilizzante illuminava ciò che in realtà era sotto gli occhi di tutti, focalizzandosi su paure da sempre connesse alla nostra quotidianità. Il Post Netflix, dalla quarta stagione in poi, è stato troppo spesso condizionato da un desiderio di calcare e rimarcare ancora di più questo modo di raccontare il futuro/presente. Alcuni episodi ben riusciti lasciano ancora qualche speranza. Per gli spettatori e per l’umanità.

Dark

Il tempo, eterna nemesi dell’essere umano. Indomabile, irreversibile e intangibile. Ed è proprio intorno alla percezione del trascorrere del tempo che vengono orchestrate le articolate e nebulose vicende di Dark, serie tedesca intrisa di concetti filosofici e psicologici. Non ha importanza il dove, la domanda ricorrente della serie è: quando? In particolare ci si sofferma sul pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche e alla sua filosofia legata alll’eterno ritorno. Passato, presente e futuro sono fortemente connessi e si intersecano in una visione ciclica che viene ripetuta all’infinito.

I personaggi di Dark si ritrovano all’interno di questa labirintica struttura temporale e ne subiscono le conseguenze, annullando la divisione canonica del trascorrere dei giorni. Esiste unicamente un eterno presente, l’attuale. Futuro e passato si influenzano a vicenda e ci si interroga continuamente cosa significhi il tempo. La serie crea una serie infinita (non poteva fare diversamente d’altronde) di domande. Esiste il libero arbitrio? Posso modificare il mio destino? Il tempo esiste o è un nostro costrutto mentale? Punti interrogativi che aleggiano in una coltre nebbia, in cui tutto è oscuro, angosciante, ma che, almeno nelle prime stagioni, fanno di Dark una delle migliori serie di fantascienza presenti su Netflix. La prima stagione in particolare crea una dipendenza, che obbliga al binge watching. In loop. Proprio come i protagonisti di Dark.

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Stranger Things

Il 15 luglio del 2016 è stato il binge watching day per moltissimi spettatori in Italia. Netflix era arrivato da nove mesi, ma per molti il momento decisivo che ha convinto all’abbonamento è avvenuto proprio in quel fatidico giorno d’estate. Stranger Things debuttò sulla piattaforma on-demand e convinse parecchi scettici alla conversione ad un nuovo modo di intendere e approcciare il piccolo schermo. Michael “Mike” Wheeler, Dustin Henderson, Lucas Sinclair e lo sfortunato Will sono gli amici di un tempo passato, che da sempre riaffiora nei ricordi di tutti. Il meccanismo nostalgico nel 2016 aveva il sapore della fresca novità e quel salto temporale negli anni ottanta venne accolto con gli occhi fanciulleschi di chi ha voglia di staccare dalla contemporaneità e tornare alla propria infanzia. Hawkins e il sottosopra diventano presto due realtà iconiche e i protagonisti di Stranger Things, da Undici a Jim Hopper e Joyce Byers, diventano ben presto personaggi a cui ci si affeziona.

Anni ottanta ricostruiti in maniera certosina, una galassia di richiami ammiccanti alla cultura pop e un’architettura del racconto solida sono alla base del successo di una delle migliori serie di fantascienza di Netflix e dell’intero panorama televisivo mondiale. La terza stagione ha palesato l’inevitabile rito di passaggio dei protagonisti, che crescono, smarriscono la propria puerile essenza, ma palesano un’evoluzione nelle dinamiche emotive e narrative uniche nel genere. Never ending story.

Sense 8

I rapporti tra gli esseri umani, le connessioni e il contatto sono alla base di Sense 8. L’importanza del legame che unisce diverse persone distanti tra loro accomuna sia i personaggi della serie che i suoi incredibili fan. Il 2018 ha suggellato il trionfo degli amanti delle prime due stagioni della produzione firmata dalle sorelle Lana e Lilly Wachowski. Sense 8, prematuramente cancellata, meritava un finale e solo grazie all’enorme fanbase l’epilogo è giunto, mettendo i titoli di coda ad una delle serie di fantascienza migliori e più amate del primo periodo Netflix.

Cosa succede quando scopri di essere in costante collegamento con altri sette persone sparse in giro per il mondo? Otto sconosciuti, tutti nati l’8 agosti e provenienti da diversi luoghi del mondo, sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Differenze culturali e religiose vengono appiattite da una empatia mentale, che li porta a interagire tra loro a distanza, tramite percezioni extrasensoriali. Non mancheranno nemici e avversità, ma niente può distruggere un legame umano così indissolubile.

Si indaga sulla mente, senza cadere in una facile generalizzazione degli stereotipi, ma soprattutto si celebra l’essere umano tout court e su quanti benefici potremmo ottenere con la comunicazione e la comprensione reciproca.

Orphan Black

Nei meandri più oscuri di Netflix si trovano piccole gemme. La ricerca non è delle più agevoli, ma il risultato è decisamente appagante. Orphan Black è un esempio lampante di come nel mondo on demand si trovino produzioni non altisonanti in termini di produzione e marketing, ma capaci di offrire livelli qualitativi eccelsi.

Orphan Black è una delle migliori di serie di fantascienza che potete trovare su Netflix: cinque stagioni, cinquanta episodi senza cali e con una presenza costante di cliffhanger.

La serie inizia con Sarah Manning, che assiste al suicidio di una donna, Beth Childs, il cui aspetto è identico al suo. Sarah ruba l’identità della donna morta come detective e presto scopre l’esistenza di molti cloni con le sue sembianze. Dietro a questa inquietante scoperta c’è un movimento scientifico chiamato Neoluzione, che ha la ferma convinzione che gli esseri umani possano sfruttare il proprio scibile per orientare la loro evoluzione come specie

La peculiarità che rende Orphan Black unica nel suo genere è ovviamente l’interpretazione della sua attrice principale: Sarah, Cosima, Alison, Rachel e Helena sono tutte interpretate magistralmente da Tatiana Maslany, che non si ferma soltanto a questi cinque personaggi, ma durante tutto il telefilm fa sfoggio delle sue capacità attoriali e interpretative andando a impersonare decine di cloni diversi.

Secondo la sua pagina Wikipedia mai accettata è nato a Roma, classe 1983. Come Zerocalcare e Coez, ma non sa disegnare né cantare. Dopo aver imparato a scrivere il proprio nome, non si è mai fermato, preferendo i giri di parole a quelli in tondo. Ha studiato Lettere, dopo averne scritte tante, soprattutto a mano, senza mai spedirle. Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2006, ha collaborato con più di dieci testate giornalistiche. Parlando di cinema, arte, calcio, musica, politica e cinema. Praticamente uno Scanzi che non ci ha mai creduto abbastanza. Pigro come Antonio Cassano, cinico come Mr Pink, autoreferenziale come Magritte, frizzante come una bottiglia d'acqua Guizza. Se cercate un animale fantastico, ora sapete dove trovarlo.

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