Mobile Suit Gundam è stato, ed è ancora a quarant’anni di distanza, un fenomeno di costume e una feroce critica alla guerra

Correva il 1979 quando venne messa in onda la prima puntata di Mobile Suit Gundam, e i mecha erano già una colonna portante di quella che sarebbe poi stata chiamata la cultura otaku. Tutti i nati negli ultimi 50 anni circa, da qualsiasi parte del mondo provengano, sono certamente cresciuti a pane e robottoni. Anche mettendo da parte gli otaku in pochi al mondo non hanno sentito parlare di Mazinga, UFO Robot o Gundam, e anche chi non ne ha sentito parlare certamente sa che esiste un filone d’animazione con al centro enormi robot antropomorfi.

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La storia dell’animazione robotica tradizionale è divisibile in un prima e dopo Mazinga Z, e in un prima e dopo Mobile Suit Gundam.

Mazinga Z di Go Nagai esce nel nel 1972, ed è la prima opera di genere super robot, con cui tutta la produzione robotica successiva si confronterà. Non bisogna pensare però che Mazinga Z sia stato il primo manga/anime ad avere un robot per protagonista, perché troviamo un robot addirittura in un manga propagandistico realizzato durante la Seconda guerra mondiale (Il guerriero della scienza arriva a New York, 1943).

Quello che però rende Mazinga uno spartiacque è la canonizzazione del super robot, e quindi il già citato confronto che le opere successive dovranno in qualche modo affrontare. Così Mobile Suit Gundam nel 1979 crea un nuovo genere distanziandosi dai canoni “imposti” da Nagai.  Se i mecha nagaiani erano semi divini (fa notare Luca Raffaeli che Ma-jin-ga è una parola composta da ma che significa contemporaneamente genio e demone, jin che significa dio e ga che vuol dire “qualcosa di nocivo”), in Mobile Suit Gundam diventano “reali”.

Sono delle macchine, e come tali vengono trattate. Se l’aspetto più evidente della cosa è nella necessità di riparare o rifornire di carburante i mobile suit, la vera differenza si riscontra nel ruolo che questi hanno nella storia, in cui sono messi quasi ai margini, perché oggetti, a favore di un’importante centralità dei personaggi, della situazione politica e del racconto di guerra, intesa non più come qualcosa di romanzato, ma di crudo e reale.

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E proprio la guerra è il cardine di Mobile Suit Gundam. Non solo perché l’anime racconta un conflitto, ma perché lo fa allegorizzando la Seconda guerra mondiale in un periodo storico particolare del Giappone, che esce da una serie di moti contestatari esplosi a seguito delle vicende del dopoguerra, soprattutto in reazione al rapporto che il paese aveva con gli Stati Uniti.

Il racconto della guerra in Mobile Suit Gundam

Nel corso degli anni ’70 il Giappone stava vivendo come un periodo di normalizzazione dopo i moti liberali degli anni ’60 e dei primissimi ’70. La normalizzazione fu accompagnata da un rifiorire di idee politiche reazionarie e nazionaliste. Tra i tanti sintomi di questi rigurgiti nazionalisti ci fu il controllo dei libri di storia per le scuole, dove vennero rimossi o diminuiti i riferimenti alle atrocità dell’esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale per dare più spazio alle bombe atomiche statunitensi, enfatizzando i danni fatti da queste sulla popolazione civile. La politica ora rendeva omaggio ai caduti nei templi, in cui erano ora custodite le anime di diversi criminali di guerra, e si aprì un museo per celebrare il nobile sacrificio dei kamikaze. Importanti politici dichiararono pubblicamente che l’invasione dell’Asia da parte del Giappone era parte di una strategia di difesa contro gli americani, e il primo ministro si rifiutò di definire aggressive le azioni giapponesi durante la guerra.

moti studenteschi negli anni '70

Una protesta studentesca contro i termini del ritorno di Okinawa al Giappone, 1971

In questo clima di revisionismo sulla posizione giapponese durante la Guerra, esce Mobile Suit Gundam di Tomino. La prima grande novità introdotta da Mobile Suit Gundam è come detto certamente il realismo, ma anche la rappresentazione della guerra è più vera che in passato: non ci sono alieni o antiche civiltà che spuntano dalle profondità della terra, ma due eserciti ideologicamente distanti che lottano per il dominio, attuando strategie politiche e militari credibili – nella misura in cui può essere credibile una guerra combattuta nello spazio con robot giganti.

C’è il razzismo verso l’altro, ma c’è anche la rappresentazione dell’umanità in entrambi gli schieramenti, nel bene e nel male. Se chiaramente il principato di Zeon svolge la parte del villain, spesso e volentieri l’esercito della Federazione non viene rappresentato come irreprensibile, anzi il protagonista si troverà spesso ad assistere a scene che rendono molto sfumata la classica dicotomia buoni-cattivi; sempre il protagonista, Amuro Ray, seguirà una crescita che non lo renderà migliore, ma lo renderà un figlio della guerra che ha combattuto, mentre Tomino non si farà remore a mettere in scena momenti in cui Amuro perde qualsiasi connotazione da eroe buono, mostrandosi non migliore dei suoi avversari, perché cambiato dalle atrocità che ha vissuto, e perpetrato.

Questa volontà di rappresentare realisticamente la guerra operata da Tomino porta alla luce la visione fortemente pacifista e ambientalista dell’autore, e anche la sua contrarietà al revisionismo che si stava facendo negli anni ’70 sul comportamento giapponese durante la guerra, a cui faceva seguito la retorica del paese come vittima.

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È semplice vedere nel Principato di Zeon le forze dell’Asse, prima che nelle tematiche e nella struttura gerarchica anche nella semplice rappresentazione dell’esercito, nelle loro divise e nei loro gesti rituali, o nel loro saluto: “Sieg Zeon” . Allegoricamente, gli schieramenti contrapposti in Mobile Suit Gundam e le loro controparti reali sono brillantemente spiegate da William Ashbaugh nel suo saggio contenuto in Imag(in)ing the War in Japan. Rapresenting and responding to trauma in postwar literature and film:

“The Zeons, associated with the Axis powers, are clearly the villains. Although aggrieved by their lack of access to natural resources and true independence, they attack first in horrific fashion, causing the deaths of half of humanity. The Federation, whose population outnumbers that of Zeon many times over, suffers this humiliating surprise attack, relies on inferior equipment until technological advances enable the development of superior weaponry, and wins the war by mass production. The parallels to the Americans in the Pacific War should be obvious. The Earth Federation also controls almost all strategic resources and refuses legitimate calls for independence, although it does grant limited autonomy. The Axis powers often complained in the 1930s that the United States, Great Britain, and France, through their extensive empires or informal imperialism, treated younger nations created toward the end of the nineteenth century—Italy, Germany, and Japan—unfairly by blocking them from markets and denying them important raw materials gained from these colonies.”

La figura più importane del Principato di Zeon è poi Gihren Zabi, ed è analizzabile su più livelli: il primo, principale, rappresenta contemporaneamente la figura di Hitler e quella del governo/esercito giapponese durante la guerra. Partendo dalla seconda, Gihren Zabi è figlio del vero vertice della politica di Zeon, Degwin Zabi, ma prende decisioni militari in sua vece (come i suoi fratelli, si vedrà più avanti), come fecero la Marina e l’Esercito durante la Seconda Guerra Mondiale con l’imperatore Hiroito. Riguardo la figura di Hitler, non bisogna speculare per mettere in paragone Gihren Zabi con il dittatore del Reich, dal momento che in un unico preciso momento Mobile Suit Gundam smette di essere un racconto fantascientifico per tornare alla realtà, durante un dialogo tra Ghiren e il padre Degwin, quando quest’ultimo gli dice:

  • D: In caso di vittoria, che intenzioni avresti?
  • G: La popolazione sarà diminuita, e noi faremo in modo che non aumenti di nuovo, selezionando la razza umana superiore, per la sopravvivenza eterna dell’umanità e per non inquinare più il globo terrestre, ma a capo di un progetto simile è meglio che non ci siano troppe persone
  • D: Hai presente un personaggio che si chiamava Adolf Hitler?
  • G: Adolf Hitler… è un condottiero del medioevo, giusto?
  • D: Era un dittatore, un uomo che non riuscì mai a comprendere il suo mondo. Tu a volte sembri proprio un erede di Hitler
  • G: No, io sono colui che ha partecipato alla rivoluzione di Zeon, Se la razza umana dovesse ancora aumentare di numero, aumenterebbe anche la sua mediocrità, e questa deriva va evitata. Pensandoci bene la democrazia assoluta della Federazione Terrestre a che cosa porta?

Sempre Ghiren, qualche battuta dopo, dirà: “Osservate pure come combatte l’erede di Hitler.”

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Gihren Zabi

Nella gerarchia del principato di Zeon è poi possibile ritrovare perfettamente diverse dinamiche interne all’esercito giapponese prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, descritte da Maruyama nel suo “Le radici dell’espansionismo: ideologie del Giappone moderno”, nel quale descrive l’attengiamento per cui ogni ministero e ogni branca delle forze armate, si sentisse in competizione con gli altri.

Maruyama giustifica questa situazione con la fonte del potere, che nel Giappone degli anni ’30 e ’40 era l’Imperatore: nessuno aveva potere e valore se non per luce riflessa emanata dall’Imperatore. La conseguenza è che ogni parte del paese si sentisse più vicina alla fonte del potere rispetto alle altre, e così la Marina percepiva sé stessa come più valevole rispetto all’Esercito, o per estendere il discorso, il semplice militare in terra straniera poteva tutto sulle popolazioni locali, perché più vicino all’Imperatore.

Questa lotta intestina è perfettamente rappresentata in Mobile Suit Gundam: come si è visto, Ghiren decide al posto del padre, che per tutta la serie detiene il potere senza mai farne uso, ma lo stesso discorso è vero per i suoi fratelli, parigrado a Ghiren, con cui condividono anche l’atteggiamento indipendente e competitivo dell’uno rispetto l’altro.

Space Battleship Yamato

Confronto tra la Space Battleship Yamato e la Corazzata Yamato della Seconda guerra mondiale (source: http://www.shipschematics.net)

Tomino quindi, contrariamente ai suoi predecessori e alle sue stesse opere precedenti, in Mobile Suit Gundam crea un’allegoria precisa della guerra, che utilizza per mostrare chiaramente la sua posizione, contrapposta alle revisioni storiche a lui contemporanee secondo cui il Giappone fu una vittima, ma anche in contrapponendosi ad altre opere come Space Battleship Yamato in cui viene messa in scena una “vittoria giapponese” mai avvenuta, quasi a voler celebrare nonostante tutte le storture ideologiche gli sforzi bellici sostenuti dal paese.

Mobile Suit Gundam è quindi importante non solo per l’industria dell’anime e del manga per il grande successo che ebbe (non immediatamente, ne parleremo a breve), ma soprattutto per la sua capacità di trattare tematiche così delicate in modo certamente allegorico ma anche estremamente diretto.

Come ha potuto un’opera così tanto densa, la cui colonna vertebrale è la visione politica dell’autore, controcorrente rispetto all’idea dominante mentre scrive, diventare uno dei fenomeni pop per eccellenza in Giappone? Non lo divenne subito, semplicemente.

Quando il successo passa per… dei modellini!

La prima serie di Gundam, di cui abbiamo analizzato le tematiche, fu un flop clamoroso, tanto che il numero di episodi venne ridotto da 52 a 43. Il cambiamento avvenne quando i diritti per la produzione di merchandising passarono da Clover a Bandai.

Il rappresentate italiano al Gunpla Builders World Cup 2018. Il diorama è di Fabio Angelini e si intitola “A Stoner Story”

Certamente avrete sentito parlare di gunpla, la serie di modelli in scala prodotti da Bandai sui mecha di Mobile Suit Gundam. L’introduzione nel 1980 dei primi gunpla servì da traino alla serie TV, che alla sua seconda messa in onda registrò un clamoroso successo. Qualche numero per capire l’impatto di questi robottini in plastica sul mercato: grazie ai modelli, Bandai è diventata il quarto produttore di giocattoli al mondo, mentre in Giappone il 90% dei model kit che si vendono sono proprio gunpla. Bandai infine acquisirà anche Sunrise, lo studio responsabile della serie anime.

Questo ancora non spiega la portata del fenomeno Mobile Suit Gundam, ma semplicemente quale fu la scintilla che accese la miccia. Vi ho parlato della prima serie dell’anime, perché è fondamentale capire su quali basi e su quali intenti poggia uno dei media franchise più ampi del mondo. Ma dopo la prima serie, cosa successe? Venne chiesto a Tomino di realizzarne una seconda, Mobile Suit Z Gundam. Tomino non voleva farla, per lui sarebbe stato abbastanza fermarsi alla prima, ma la ruota dei profitti aveva già cominciato a girare, e non si è ancora fermata.

Per farvi capire l’estensione del fenomeno, vi lascio un altro numero: andando a contare sulla wiki di Gundam nella sezione serie, è possibile trovare ben 32 serie animate. Oltre a queste ci sono gli OAV e i film. A questi vanno aggiunti ovviamente i manga e romanzi, ma anche i radio drama; la pagina videogiochi ve la linko semplicemente, perché probabilmente non so contare così in alto.

Da questi numeri è facile intuire la portata del fenomeno Gundam in Giappone, certamente assimilabile a quello Star Trek e Star Wars negli Stati Uniti. Per avere un altro dato, vi basti pensare che a Odaiba venne prima installato un Gundam RX-78 a grandezza naturale, per poi essere sostituito con un Gundam Unicorn in grado di trasformarsi. Per l’anno prossimo è in programma l’installazione di un Mobile Suit in grado di muoversi.

Gundam, la fantascienza, gli otaku e il Daicon III

Ora che è chiara la dimensione del fenomeno, cerchiamo di capire cosa ha portato Gundam ad avere il peso che oggi ha. Certamente la fantascienza in Giappone è estremamente seguita, soprattutto nella scena otaku. Il primo, grandissimo boom di quello che poi diventerà il fenomeno otaku è vicinissimo alla prima uscita di Mobile Suit Gundam: Nel 1981 a Osaka si tiene il Daicon III, una delle tante edizioni del Nihon SF Taikai, un’importantissima convention itinerante sulla fantascienza che si tiene ancora oggi.

Anche grazie al successo che riscosse il filmato di presentazione dell’evento (che trovate qui sotto), realizzato da un collettivo di animatori di cui fece parte anche Hideaki Anno e che poi diventerà Studio Gainax, il fenomeno sci-fi si espanse a dismisura, assumendo le caratteristiche che conosciamo oggi, traducibili in un’invasione di merchandising e nella creazione di un fandom fortissimo, passando da fenomeno di nicchia a vero e proprio fenomeno di costume. Pop culture pura.

 

C’è sicuramente quindi una contingenza storica in cui Mobile Suit Gundam si trova che gli permette di diventare un fenomeno di costume di dimensioni enormi. Questo non deve però distrarre dalle caratteristiche e dai meriti intrinsechi del media franchise. Come ogni IP in grado di generare tanti prodotti derivati ovviamente anche la storia di Gundam vive di alti e bassi. Ciononostante, è facile riscontrare una qualità media ottima, sia nella costruzione dei racconti che sotto il profilo tecnico. Le sequenze di azione sono praticamente sempre di ottimo livello, e contemporaneamente gli intrecci spesso riescono a mantenere quel discorso politico di fondo che fu della prima serie animata.

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Iron-Blooded Orphans

Quarant’anni e non sentirli!

Arrivando a oggi, a 40 anni dall’uscita, non si può che constatare come una delle ultime serie, Mobile Suite Gundam: Iron-Blooded Orphans (lo trovate qui completo in italiano, sul canale ufficiale di Sunrise dedicato a Gundam), riesca a cambiare le carte in tavola, abbandonando l’arco temporale originale (ci sono diversi archi temporali in Gundam, il più importante dei quali è lo Universal Century) e introducendo un nuovo cast di protagonisti, riuscendo comunque a mantenere un livello contenutistico altissimo, riuscendo oggi come allora a veicolare un messaggio forte e violento, in qualche modo senza tradire quella che fu la visione di Tomino.

Arrivati alla fine, non si può che constatare come Mobile Suit Gundam sia stata, ed è tutt’ora, una serie di opere in grado di cavalcare sempre il momento storico in cui si trova, certamente anche perché figlia di un’industria fortissima e quasi sempre in grado di reagire alle richieste del pubblico. Quello che colpisce è come l’opera che fu di Tomino riesca sempre (o quasi) a stare in equilibrio tra i contenuti e l’azione, e che seppure realizzata con un occhio verso il merchandising e la possibilità di realizzare prodotti derivati riesce comunque nell’intento di essere un prodotto di qualità. Il futuro, con diversi film in uscita, sembra riservare diverse novità, con ben due nuovi inizi (il già citato Iron-Blooded Orphans e Mobile Suit Gundam Unicorn) che potrebbero portare a una nuova giovinezza il franchise.

Di robottoni non se ne ha mai abbastanza, così come di universi narrativi tanto grandi e tanto in grado di evolversi sempre. Altri quarant’anni così? E perché no!

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