Nioh 2: The Complete Edition è il porting PC del soulslike di Team Ninja dello scorso anno, e vale assolutamente la pena giocarci

Nioh 2 è un videogioco di quelli che all’inizio spiazzano, e non necessariamente in modo positivo. Fin da principio ci si rende conto di trovarsi di fronte qualcosa di enormemente complesso, a tratti fin troppo, e non nego di essermi trovato in alcuni momenti frastornato dalla quantità di combinazioni di tasti da ricordare e dalla quantità di meccaniche per la gestione e la modifica dell’equipaggiamento. Ci sono tantissimi elementi in Nioh 2 da tenere a mente e da considerare per avere una progressione di gioco liscia e priva di impennate, e tra questi ci sono da considerare le diverse tipologie di missioni secondarie, l’equipaggiamento casuale elargito in diversi gradi di rarità e tutte le possibilità a questo legate, le anime di demone raccolte, l’enorme varietà di arma e il level up. E poi insomma, non è che i combattimenti siano proprio semplici.

Una volta venuti a patto con tutti questi elementi però il gioco comincia ad aprirsi, e comincia a diventare leggibile, rivelandosi uno dei soulslike più complessi ma anche dei più belli in circolazione (sì, l’ho detto). Il level design è raffinatissimo e il battle system man mano che lo si padroneggia, conoscendo i pattern dei diversi yokai e imparando a utilizzare l’arma (o le armi) prescelta regala soddisfazioni impagabili. Anche la trama, apparentemente un elemento debole della produzione Team Ninja, si rivela piuttosto interessante se si vuole fare lo sforzo di leggerla in parallelo alla storia del Giappone del 1500.

Iniziamo proprio dalla storia di Nioh 2: The Complete Edition: il protagonista del gioco (o la protagonista, a seconda del genere scelto all’inizio) è una creatura metà essere umano e metà yokai. Durante la prima missione principale del gioco a seguito di un combattimento perderà il senno, e verrà riportato nella sua forma umana dall’intervento di un mercante, a cui si legherà come guarda del corpo. L’incipit narrativo è piuttosto scarno, e l’unica peculiarità è la natura umano/yokai del protagonista. D’altronde tutto il racconto si tiene su brevi filmati e scampoli di testo, ma l’aspetto interessante è la rappresentazione di una storia alternativa dell’unificazione del Giappone. I personaggi mostrati, protagonista incluso, sono una rilettura in chiave fantasy di personaggi storici realmente esistiti, e stesso discorso sembra essere vero per i luoghi, a loro volta rilettura di luoghi storici. L’accessibilità è qui il problema principale, perché la narrazione criptica unita a un periodo storico e a personaggi storici che probabilmente i più in occidente non conoscono fa sembrare Nioh 2 un gioco piuttosto debole, narrativamente parlando.

Questo perché il racconto di Nioh 2 funziona sul non detto, su quello che immagino essere nozioni di base per il pubblico giapponese, un po’ come potrebbe essere per un Assassin’s Creed 2 per l’Italia. Volendo approfondire però c’è molto di più da scoprire nel gioco di Team Ninja, perché muovendo il puntatore per le sette aree da cui è possibile scegliere le missioni è possibile scoprire luoghi e esplorando il bestiario è interessante imparare a conoscere gli yokai che abbiamo incontrato nel gioco, e quindi una parte importante del folklore giapponese con le sue leggende e le sue credenze. Come per il resto del gioco, anche la narrazione in Nioh 2 richiede uno sforzo attivo da parte del giocatore per essere compresa, dentro e fuori dal gioco stesso. Fatto questo sforzo ci si rende conto di trovarsi di fronte a qualcosa di più complesso della sola somma delle brevi cutscene del gioco, e di estremamente interessante.

La storia si lega poi a doppio filo con quella del primo Nioh, servendogli sia da prequel che da sequel, dando un senso maggiore alla collection che verrà distribuita su Playstation 5 assieme alla versione PC e ricordandoci le particolari origini della saga, inizialmente sviluppata assieme al figlio di Akira Kurosawa con l’intento di dare compimento con un progetto cross-mediale a uno degli script rimasti incompiuti del maestro del cinema giapponese.

Se sembra evidente che un action RPG di questo tipo non si gioca per la complessità del racconto, Dark Souls ci ha insegnato come sia comunque fondamentale creare un contesto affascinante in cui far muovere il giocatore, e Team Ninja sembra aver recepito bene il messaggio, lavorando però con la storia e la mitologia giapponese.

Il risultato nel pratico è la rappresentazione di un Giappone distrutto dalla guerra ma ancora splendido, nel quale visiteremo castelli meravigliosi, boschi, avamposti di montagna e bagni termali. In questi scenari evocativi incontreremo yokai della tradizione e soldati, ma anche personaggi storici accompagnati da spiriti che ne rappresentano l’essenza o cadaveri che, una volta toccati, ci racconteranno il loro punto di vista sulla situazione storica o sulla guerra e i suoi protagonisti.

I diversi elementi narrativi di Nioh 2: The Complete Edition non vanno certo a scrivere la più bella storia mai narrata in un videogioco, ma riescono a dare credibilità e profondità a un mondo tutto sommato statico per necessità del ciclo morte – rinascita tipico del soulslike. Il senso di avanzamento in una campagna militare è in qualche modo presente, missione dopo missione, anche grazie agli intermezzi che mostrano le diverse azioni a cui il protagonista partecipa, facendoci sentire parte attiva della campagna di Nobunaga Oda.

Il gioco è così strutturato per livelli chiusi, senza un’unica mappa interconnessa. La scelta di Team Ninja è chiaramente dettata da motivi narrativi – Nioh 2 si sviluppa per buona parte dell’arcipelago giapponese – ma permette anche allo sviluppatore la costruzione di piccoli capolavori di level design che probabilmente non sarebbero stati realizzabili coerentemente se inseriti in un unico mondo à la Dark Souls.

Se la varietà estetica è ottima, per quanto limitata dalla “realtà” dell’epoca storica, a colpire sono alcuni guizzi nella costruzione delle mappe, ineguagliati all’interno del genere. Il sistema di scorciatoie è eccellente e complesso il giusto, in grado di permetterci sempre di tagliare ampie porzioni di mappa per raggiungere le zone più avanzate, se si è disposti ad esplorare bene ogni angolo, e le aree più complesse da superare hanno quasi sempre una soluzione diversa dall’affrontare a testa bassa schiere di nemici.

Alcuni esempi sono riscontrabili nelle zone in cui un nemico lontano spara negli spazi aperti, rendendo difficile il raggiungerlo perché in questi stessi spazi sono disposti più nemici. Esplorando con cura è sempre possibile aggirare il problema dell’area bombardata, per arrivare direttamente al nemico che ci sta creando problemi.

Altre volte, molto più spesso, capita di dover affrontare intere sezioni di gioco nel regno degli yokai, dove il recupero del ki (la stamina) avviene molto più lentamente. Anche in questo caso, se ci si concentra sull’esplorazione, è spesso possibile trovare scorciatoie che permettono di arrivare direttamente a chi il regno degli yokai lo sta generando, permettendoci di affrontare la fonte del problema evitando tutto quello che c’è nel mezzo.

Nioh 2 infatti, nonostante l’eccellente combat system, favorisce in maniera netta il giocatore che è disposto ad esplorare e non solo a combattere, mostrando possibilità nascoste e sviluppi anche verticali dei singoli livelli in grado di modificare radicalmente l’esperienza e la difficoltà del gioco. Ci sono scale nascoste che portano sui tetti o nei sotterranei, consentendo di aggirare i problemi anche senza necessariamente correre in mezzo ai nemici, e più in generale tantissime possibilità per giocare anche (o forse soprattutto) di strategia.

Ci sono poi alcune mappe da far esplodere la testa tanto sono complesse, arrotolate su loro stesse e in grado di confondere il giocatore fino a che non trova il bandolo della matassa, ma preferisco lasciarvi il piacere della scoperta perché, sì, anche rivelare eccessivi dettagli di gameplay è uno spoiler (forse peggiore che rivelare dettagli di trama).

Tutto questo ovviamente avviene mentre si sterminano demoni e soldati, e chiaramente Nioh 2: The Complete Edition non sarebbe un ottimo action RPG senza un ottimo sistema di combattimento. Anche in questo caso la situazione è decisamente più complessa di quanto non appaia, perché se in apparenza Nioh 2 appare “solo” come un soulslike, in realtà ha molto di più da offrire, forte anche del curriculum di Team Ninja, uno dei migliori team al mondo per quanto riguarda lo sviluppo di giochi d’azione. Il sistema di combo e la velocità d’esecuzione richiesta in Nioh 2 infatti sono più vicine a un Ninja Gaiden che non a un Dark Souls, nonostante lo si possa anche giocare in maniera più lenta e compassata avendo comunque grandi soddisfazioni. Il sistema di stance e quello di ricarica della stamina richiedono un approccio aggressivo e sempre presente al giocatore, che non può mai distrarsi riparato “dietro lo scudo”.

A un approccio così action si sommano poi tutte le meccaniche di sviluppo e modifica delle armi, ma anche un sistema di crescita decisamente complesso che si articola su diverse specializzazioni che vanno a intervenire sulle capacità magiche, da samurai o da ninja del protagonista, ma anche sulle competenze con le singole tipologie di armi, che sono nove e i cui punti abilità vengono assegnati per l’utilizzo. C’è poi, a monte, il classico sistema di level up dei soulslike.

Le possibilità di combattimento non finiscono però qui, perché è possibile ottenere i nuclei d’anima degli yokai sconfitti per liberare il loro potere in battaglia grazie a skill particolari, ma anche selezionare uno o più spiriti guida che ci donano il loro potere quando decidiamo di trasformarci in yokai.

Volessi andare avanti a spiegarvi ogni piccola meccanica che interviene nello sviluppo del personaggio e della build di Nioh 2: The Complete Edition vi ritrovereste per le mani un libretto di istruzioni, quindi lascio a voi il piacere di scoprire ogni dettaglio.

Quello che è importante comprendere è però l’incredibile scalabilità del sistema costruito da Team Ninja, che mescola precisamente l’ispirazione dai soulslike con il know how del team di Koei Tecmo. Nioh 2 è giocabile su più livelli, è possibile costruire un ninja così come un samurai, è possibile fare affidamento su potenziamenti magici quel tanto che basta per avere un piccolo vantaggio quando si utilizza la katana o dedicarci alla costruzione dei più disparati tipi di yokai. Si può combattere in maniera lenta e riflessiva o cercare di inanellare combo per non dare mai spazio di reazione al nemico. È possibile padroneggiare più armi per adattarsi alla situazione, o concentrarsi su una e manovrare perfettamente il suo moveset.

Le possibilità di sperimentazione sono veramente quasi infinite, anche grazie al sistema di loot casuale che spinge a rigiocare più e più volte le stesse missioni per ottenere i testi utili a costruirsi le proprie armi. È possibile giocare in compagnia, o evocare alleati controllati dall’IA, o combattere contro gli spiriti degli altri giocatori caduti. Ci sono una quantità enorme di cose da fare, di combattimenti da affrontare e riaffrontare in modo sempre diverso. Tutto questo poi come se Nioh 2 non fosse già un gioco lunghissimo, ancora più grande in questa The Complete Edition.

L’ultimo punto di cui vorrei parlarvi è l’aspetto tecnico su PC. Nonostante le possibilità offerte (4K, supporto agli schermi ultrawide, 120 fps e tutto quello che ci aspettiamo da un tripla A su computer), c’è da dire che non ci troviamo di fronte a un miracolo tecnico. Il gioco è quello che abbiamo conosciuto su Playstation 4, e non ci sono evidenti miglioramenti sul fronte grafico, e anzi si riscontra ancora un leggero popup e tante sbavature.

Problemi minori certamente, che non vanno a minare nella sostanza la qualità eccezionale dell’opera Team Ninja.
Si poteva fare di più? Certamente, ma Nioh 2 in fondo è bellissimo anche così.

Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.

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