Ho sempre avuto la sensazione di star perdendo qualcosa

Makoto Shinkai ha raggiunto le luci della ribalta solo recentemente, grazie all’enorme e meritato successo di Your Name (film e libro). Ma il suo stile, e le tematiche che gli sono care, erano già evidenti dai suoi primi lavori, come Voices of a Distant Star, un OAV fantascientifico in cui l’attenzione era tutta rivolta al rapporto tra i personaggi. Shinkai ha continuato spesso a sfruttare storie fantascientifiche per poter creare situazioni in cui, alla fine, a spiccare erano sempre i personaggi e il loro rapporto, che proprio grazie al taglio fantastico del racconto poteva essere esplorato in modo più viscerale. Anche in Oltre le nuvole, il luogo promessoci, primo lungometraggio del regista (2006), lo stacco tra la realtà costruita e quello che ci vuole veramente raccontare è netto. In ogni momento è chiaro che tutta l’impronta sci-fi, estremamente curata, è “solo” il pretesto migliore per far schiudere al suo interno la sfera emotiva dei personaggi e intrecciare le loro vite.

oltre le nuvole, il luogo promessoci

Ci troviamo in un Giappone alternativo sul quale la Guerra Fredda ha avuto un esito diverso da quello che conosciamo: il paese è diviso in due, una metà vicina all’Unione Sovietica e l’altra metà vicina agli Stati Uniti d’America. Nella parte sovietica sorge una torre che buca il cielo, che per i protagonisti della vicenda rappresenta un luogo da raggiungere e esplorare. Takuya e Hiroki vivono nella parte più a nord del Giappone statunitense, proprio sotto all’Hokkaido dove sorge la torre. Riescono a trovare un drone caduto, ed il loro sogno è ripararlo per volare vicino all’enorme struttura. Nella loro scuola c’è anche una ragazza con la quale legheranno presto, Sayuri, cui promettono di portarla con loro. Dopo l’estate lei scompare e con il passare degli anni il gruppo si sfalda: Sayuri dorme ininterrottamente e sogna di un mondo desolato, Takuya studia la torre e la sovrapposizione di universi paralleli a essa collegata, mentre Hiroki fugge a Tokyo, per allontanarsi da tutto.

oltre le nuvole, il luogo promessoci

Quello che emerge forte e chiaro è, come già detto, la voglia di raccontare una storia estremamente umana attraverso la lente di una visione fantascientifica coerente e imponente, che con un’altra direzione avrebbe potuto essere una buona epopea sci-fi, ma che in questo caso viene relegata a sfondo. Va bene così però, perché gli l’intento di Shinkai era evidentemente la creazione di un ambiente fertile in cui far crescere e maturare delle umanità. I personaggi tratteggiati dal regista sono interessanti, nonostante non riescano mai a bucare lo schermo, sono credibili, sono vittime della realtà in cui vivono, eppure dipendono principalmente l’uno dall’altro. I sentimenti e i legami sono in ultima analisi il motore del film, che fila così liscio per tutta la sua ora e mezza di durata, catturando lo spettatore a volte grazie alla rappresentazione della realtà politica di questo Giappone alternativo, altre volte grazie all’esplorazione del mondo che risiede nel cuore del trio di protagonisti, senza mai annoiare ma anzi sempre incuriosendo, con un ritmo ben calibrato. Il grandissimo lavoro di scrittura svolto da Shinkai è però probabilmente ciò che più spicca in Oltre le nuvole, il luogo promessoci: ci sono molti monologhi interiori che scandagliano la psiche dei personaggi, redatti in maniera magistrale ed estremamente poetica, accostati ad altri brani pieni di significato tratti da poemi giapponesi. La grande scrittura viene poi elevata grazie ad una colonna sonora eccellente, in cui la fanno da padrone pianoforte e archi, sempre in grado di toccare le giuste corde nello spettatore e soprattutto parlargli anche quando tutto tace. La musica riesce spesso ad essere, da sola, più forte di molte parole.

La fantascienza, l’amore, la crescita, sono tutti elementi tipici di Shinkai. Quello che però salta all’occhio subito, anche guardando un solo fotogramma, che ci fa esclamare con convinzione “Ah, è roba di Shinkai?”, è l’aspetto estetico peculiare grazie al quale le opere del regista sono immediatamente riconoscibili, e Oltre le nuvole, il luogo promessoci non fa assolutamente eccezione. Ci troviamo ancora una volta di fronte a fondali estremamente dettagliati, colorati in modo superbo, sul quale si muovono personaggi meno curati ma certamente riconoscibili. Nonostante il piccolo team a disposizione per la realizzazione di questo suo primo lungometraggio, la qualità degli ambienti, i giochi di luci e colori, ed infine il mechanical design, non sono da meno rispetto al più recente Your name. Sempre rispetto all’ultimo film del regista, la rappresentazione degli esseri umani è un po’ meno elaborata, i personaggi sono disegnati con occhi più grandi e proporzioni e forme più innaturali, ma più per un cambio di stile in seno all’animazione giapponese negli ultimi dieci anni che per demeriti degli artisti dietro alla pellicola. Chi vi scrive, oltretutto, preferisce lo stile del film oggi in esame, rispetto al suo successore (sarà l’età oramai avanzata).

oltre le nuvole, il luogo promessoci

Verdetto

Come avrete già ampiamente capito, se non siete saltati subito al voto, Oltre le nuvole, il luogo promessoci è davvero un grande film. Probabilmente è emotivamente meno d’impatto rispetto a Your Name, forse perché racconta una storia meno universale, ma ci troviamo comunque di fronte ad un ottimo racconto d’amore con un ottimo sfondo fantascientifico, ben animato, splendidamente disegnato e colorato, e con una colonna sonora di primissimo livello. Se vi piace il genere, ma anche se volete sperimentarlo: imperdibile.

Oltre le nuvole, il luogo promessoci - Recensione
8Voto
Reader Rating 0 Votes
0.0
No more articles