Dal film rivelazione dell’anno, al romanzo che ne rivela i segreti: un viaggio nello spazio e nel tempo con Makoto Shinkai.

“In realtà non volevo scrivere questo romanzo. Penso che potrebbe essere scortese dirlo ai lettori, ma ero dell’idea che un film d’animazione fosse la forma più adatta per raccontare Your Name.”

Se avete visto Your Name, ultimo film d’animazione di Makoto Shinkai, sarete d’accordo con l’autore che l’impatto audio-visivo, in questa storia, gioca un ruolo molto importante: le magnifiche sequenze con la stella cometa e la colonna sonora dei Radwimps hanno certamente contribuito al successo internazionale della pellicola, di nuovo al cinema per San Valentino dopo il successo dei precedenti eventi speciali. Tuttavia, non possiamo che essere grati a Shinkai per aver deciso di offrirci un nuovo punto di vista sulla storia di Taki e Mitsuha, e a JPop per aver tradotto e portato in Italia questo romanzo fresco e commovente, permettendo a chiunque di godere del genio dell’autore, anche senza un cinema convenzionato nelle vicinanze.

Intrecciati, come due fili

Le due opere sono interdipendenti, nate dalla stessa mente e nello stesso periodo, così che diventa molto difficile parlare di “film tratto dal romanzo” o “romanzo ispirato al film“: il romanzo è stato pubblicato in Giappone nel giugno dello scorso anno, mentre il film è uscito nelle sale nipponiche due mesi dopo, ad agosto. Tuttavia, lo stesso Shinkai ci conferma come, nel momento in cui il romanzo era pronto per andare in stampa, il film fosse ancora in fase di lavorazione.

Questo particolare processo creativo ha fatto sì che l’immersione dell’autore nella mente dei ragazzi protagonisti di Your Name abbia influenzato la fase di registrazione dei dialoghi, aiutando a definire tratti caratteriali di Taki e Mitsuha, come l’imbarazzo del primo davanti alle donne, o la spensieratezza della seconda.

Stessa storia, nuovi occhi

La trama, in pratica, è la stessa del film: Taki e Mitsuha sono due liceali, lui abita a Tokio e lavora in un ristorante italiano dopo la scuola, lei vive con la nonna e la sorellina in una piccola città tra le montagne e il lago, imparando le vecchie tradizioni del tempio di cui è sacerdotessa. Improvvisamente i due si troveranno a passare giornate nel corpo dell’altro, un inspiegabile scambio di anime che si conclude nel momento in cui i ragazzi vanno a dormire.

Chi si approccia per la prima volta a questa storia, resterà stregato dalla semplicità e la vitalità che sprigionano le parole di Shinkai, molto bravo nel gestire due narrazioni in prima persona che si sovrappongono quasi, pur mantenendo una loro polifonia. Proprio questa è la differenza più grande tra i due mezzi: nel romanzo il filtro della telecamera sparisce, lasciando ai protagonisti il compito di raccontare quello che succede loro, quello che vedono, ma soprattutto quello che sentono. Proprio per questo motivo il romanzo si dimostra un’ottima lettura per tutti coloro che hanno visto e amato il film: molti dei punti più nebulosi della vicenda si presenteranno ai vostri occhi con la chiarezza di una mattina di primavera, lasciandovi un’espressione soddisfatta sul viso e l’impressione di aver finalmente completato un puzzle di cui credevate di aver perso un pezzo.

Stessa storia, nuove storie

Uno dei pregi della lettura, rispetto alla visione del film, è il respiro ampio con cui vengono trattati particolari che possono essere passati inosservati durante la visione: una nota a piè di pagina ci spiega come i nomi femminili della famiglia Miyamizu siano collegati tra loro, mentre l’intera storyline della cometa Tianmat acquisisce una coerenza e coesione narrativa che manca totalmente nel film.

Unire i fili, unire le persone, lo scorrere del tempo: i temi di Your Name variano dall’adolescenza alla spiritualità, passando per il destino e l’immancabile filo rosso, in questo caso arancione tramonto, destinato ad allungarsi senza mai spezzarsi. L’edizione italiana del romanzo è ben curata per quanto riguarda gli aspetti più giapponesi della narrazione: termini come musubi, kumihimo, katawaredoki, sono ben spiegati grazie all’uso mai ridondante di note del testo, mentre un solo dubbio ci resta sull’uso di alcuni termini come “mi appresto” o “altocumuli”, dove ad esempio un semplice “nuvole” sarebbe stato sufficiente, dato che spezzano il ritmo colloquiale della narrazione, risultando sgradevolmente fuori luogo in bocca a dei diciassettenni.

Dipingere con le parole

Nonostante la mancanza delle illustrazioni interne tipiche dei light novel, Makoto Shinkai riesce a dipingere con le parole tanto bene quanto con le immagini: le strade caotiche della metropoli, il silenzio di una sala in cui sono esposte delle fotografie, il frinire dei grilli sul crinale di una montagna, un cielo stellato che sembra caderti addosso. Anche chi non ha guardato il film riesce a immaginare lo sfondo su cui si muovono Taki e Mitsuha, ma soprattutto, come nel film, riesce a provare quelle emozioni dell’adolescenza, anche se questa è ormai un lontano ricordo. Se nella nostra recensione del film avevamo dubbi sul valore letterario di Makoto Shinkai, possiamo adesso confermarvi che questi sono stati fugati dalla sua scrittura semplice e coinvolgente, che siamo sicuri stregherà un nuovo grande pubblico di young adult, in attesa della decisione di Jpop di portare in Italia anche la raccolta di racconti Kimi no na wa. – Another Side: Earthbound, ambientata nello stesso universo narrativo.

Toscana emigrata a Torino, impara l'uso della locuzione "solo più" e si diploma in storytelling, realizzando il suo antico sogno di diventare una freelancer come il pifferaio di Hamelin. Si trova a suo agio ovunque ci sia qualcosa da leggere o da scrivere, o un cane da accarezzare. Amante dei dinosauri, divoratrice di mondi immaginari, resta in attesa dello sbarco su Marte, anche se ha paura di volare. Al momento vive a Parma, dove si lamenta del prosciutto troppo dolce e del pane troppo salato.