Si torna a soffrire?

Prima del discreto Vampyr, Dontnod è riuscito a diventare uno degli sviluppatori più amati da tutti per l’ottimo – e forse è anche riduttivo – Life is Strange. Lo studio francese aveva confezionato un’avventura narrativa, sul solco di quelle già realizzate da Telltale, veramente eccezionale, mischiando il fantastico con il teen drama e scrivendo dei personaggi così tanto in grado di bucare lo schermo che tutti li ricordiamo come se avessimo vissuto con loro un pezzo della nostra vita. Il sistema di scelte in grado di cambiare lo svolgimento degli eventi, che non era cosa innovativa, acquisiva una nuova dimensione grazie ai poteri di manipolazione temporale di Max, la protagonista. A cappello di tutto c’era una colonna sonora spaziale.

Tutti volevamo un seguito di Life is Strange, ma il primo episodio era autoconclusivo. Certo, si poteva sempre ambientare una storia nello stesso “universo”, ma era impossibile non avere un po’ di paura: quando si scrive qualcosa così bene non è poi semplice mettere da parte tutto quello che si è fatto per “iniziare da capo”, con nuovi personaggi e nuove situazioni, soprattutto quando la narrazione è il perno del gioco. Dontnod invece sembra esser riuscita perfettamente nell’intento, a giudicare almeno da questo primo episodio, ma anche a fare un passo in avanti.

 


Nel primo titolo controllavamo Max, e le scelte del giocatore ricadevano sui personaggi secondari, influenzando la loro opinione della protagonista. In Life is Strange 2 invece ci verrà chiesto, dopo i primi momenti introduttivi, di prenderci cura del fratellino del protagonista, così ogni nostra scelta non solo influenzerà l’ambiente circostante, ma anche l’approccio al mondo del piccolo. Quello che prima pesava sulle spalle di Max la riguardava fino a un certo punto, essendo qualsiasi tipo di rapporto necessariamente meno intimo di quello tra fratelli. In Life is Strange 2 l’obbligo di far bene è estremamente più grande, e vedere il risultato negativo di alcune decisioni prese d’impulso o sull’onda dell’emozione è di gran lunga più pesante che in passato.

Facciamo però un passo indietro, e vediamo un po’ cosa ci vuole raccontare questa volta Dontnod: Sean è un adolescente qualsiasi, un po’ impacciato con le ragazze ma non per questo il classico “sfigato”.
Il gioco si apre con lui che scende dallo scuolabus assieme alla sua amica del cuore, parlano della ragazza per cui Sean ha una cotta e si fumano una sigaretta mentre si organizzano per la festa che si terrà la sera stessa. L’organizzazione è quella che qualsiasi adolescente appronterebbe per un party a casa: qualcosa da bere, qualcosa da fumare, qualche profilattico perché non sia mai che sia la volta buona, e la certezza di non tornare a casa sulle proprie gambe. Tutto nella norma, insomma. Ovviamente nulla andrà come deve andare, e la normale vita di Sean verrà sconvolta da un evento abbastanza traumatico che non vi raccontiamo, obbligandolo alla fuga con il piccolo Daniel, suo fratello.

Fin da subito si rimane stupiti da una nuova maturità in Life is Strange 2, non tanto negli argomenti toccati ma nelle modalità con cui questi sono trattati. Se già nel primo gioco si parlava di droghe, qui si affronta il tema con maggior sicurezza e consapevolezza, senza doversi nascondere dietro un dito. La sensazione è che si sia passati dal “Chloe si fa le canne ma lo fa di nascosto insieme a tipi loschi” al “gli adolescenti fumano, e il padre di Sean gli dà pure i soldi per comprarsi l’erba perché è open mind”. Quello che abbiamo voluto banalizzare tra virgolette rende in realtà l’opera più realistica, e stesso discorso si potrebbe fare per l’approccio alla sessualità più sfrontato rispetto al passato: tutto concorre a costruire un contesto vero, meno sfocato, dando consistenza alla rappresentazione dell’adolescenza. Il gioco si lascia anche andare a commenti politici, sfruttando la provenienza dei protagonisti, di origine messicana (“è per quelli come voi che dobbiamo costruire questo muro”).

La scrittura dei personaggi è sempre di ottimo livello, i protagonisti sono sfumati, interessanti e sicuramente malleabili a qualsiasi evoluzione lo sviluppatore vorrà fargli avere nei prossimi capitoli. Daniel è certamente la cartina al tornasole delle capacità di scrittura di Dontnod: scrivere bene un bambino è sicuramente difficile, e se in Captain Spirit c’erano riusciti ottimamente è anche vero che in quel breve spin-off il protagonista non aveva in pratica alcun rapporto con altri personaggi, essendo fondamentalmente solo per tutta l’avventura. In questo caso invece Daniel viene calato in un contesto grave, a tratti violento, e rendere le sue azioni e reazioni credibili era tutto fuorché scontato. Discorso quasi analogo si potrebbe fare per Sean, che da un giorno all’altro si ritrova a dover badare al fratello più piccolo on the road, passando da un momento all’altro dall’essere un adolescente qualsiasi al diventare forzatamente un adulto con fin troppe responsabilità sulle spalle.

Gli altri personaggi sono allo stesso modo ben scritti e definiti, ed è facile affezionarsi così come odiarli a un primo sguardo. In questo primo episodio solo un comprimario ha un ruolo centrale nell’economia del racconto, ma per quanto non occupi lo schermo per poi così tanto tempo riuscirà certamente ad entrarvi dentro. Quando si parla di scrittura in un videogioco non ci si riferisce soltanto a dialoghi e caratterizzazione dei personaggi, ma anche alla capacità di creare una realtà alternativa credibile, come lo devono essere i personaggi che al suo interno si muovono. Così Dontnod lavora anche ai lati, costruendo un background credibile per i protagonisti utile a definire il mondo che li circonda, i loro rapporti che non vediamo direttamente nel gioco, e lo fa attraverso le vecchie conversazioni nello smartphone di Sean e il suo blocco da disegno, ma anche tramite gli oggetti che popolano la casa, i giocattoli, i poster nei negozi: tutto partecipa alla realizzazione di un mondo credibile e organico a quello che già abbiamo visto negli altri titoli della serie.

Anche sotto il profilo del gameplay Dontnod sembra voler fare un passo in avanti, nonostante in questo primo episodio si riescano solo a intravedere le potenzialità delle nuove introduzioni. Il primo esempio è la possibilità di rubare per ottenere oggetti che altrimenti non potremmo permetterci, che si collega direttamente con la necessità di fare acquisti dovendo gestire i pochi spicci che i ragazzi hanno in tasca per sopravvivere. Non possiamo sapere che impatto effettivo avranno queste novità nei prossimi episodi, ma sicuramente si tratta di un ottimo punto di partenza per variare la formula del genere, marcando ulteriormente il concetto per cui le nostre azioni possono avere delle ripercussioni, e quindi non solo le nostre parole.

Tecnicamente non c’è niente che faccia gridare al miracolo, come immaginavamo tutti, ma senza dubbio si tratta di un bel vedere. Ci troviamo ancora una volta di fronte a quell’estetica da provincia americana colorata come se stessimo assistendo a un film indie al Sundance Film Festival. Le scelte cromatiche sono ottime, le ambientazioni molto più ampie che in passato, per quanto sempre poco esplorabili. Inutile quindi stare a parlare di conta poligonale, definizione delle texture e dei pochi glitch grafici; quello che ha senso dire è che Life is Strange 2 riesce perfettamente ad amalgamare ciò che si vede con il tono e le atmosfere del racconto. La varietà di ambientazioni è anche notevole data la brevità dell’episodio, e dalla veloce introduzione al prossimo capitolo è già possibile notare che i posti da visitare non sono finiti qui, come è giusto per quello sembra essere a tutti gli effetti un racconto on the road.

life is strange 2

Verdetto

Dontnod si conferma maestra delle avventure narrative anche con questo Life is Strange 2. Certo è presto per dare un giudizio, ma già è possibile vedere degli ottimi personaggi con grandi prospettive, una scrittura sontuosa e un tratteggio degli Stati Uniti veramente d’impatto. Con queste premesse, non si può che aspettare con ansia l’arrivo del secondo episodio!

 

I consigli di Stay Nerd:

Se non lo avete ancora giocato, in attesa dell’uscita degli altri episodi potete recuperare Life is Strange, totalmente – o quasi – scollegato da questo secondo episodio. Altrimenti c’è Life is Strange: Before The Storm, prequel del primo capitolo!

Luca Marinelli Brambilla
Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.