I mille volti della droga

È difficile parlare di droghe da un unico punto di vista. Esiste il lato più affascinante, quello del consumatore e degli effetti che percepisce dopo l’assunzione. Basta un gesto e poco dopo queste sostanze riescono a farti sentire un leone per ore, o a darti un senso di benessere mai provato prima, o ancora, a vedere colori, forme e pensieri impossibili da notare con gli occhi della lucidità. Ma accanto a queste alterazioni fascinose, vi è inevitabilmente un lato oscuro e maligno, ovvero quello della dipendenza e degli effetti collaterali di psiche e corpo.
Con un semplice click su internet si possono trovare storie sconcertanti e foto disturbanti di corpi dilaniati dalle droghe. E non si tratta solo di un decadimento fisico e cerebrale che spesso culmina nella morte per overdose, quanto di una nuova visione che i tossicodipendenti hanno della vita una volta entrati nel loop della dipendenza. Una vita che gira esclusivamente attorno a quella sostanza in grado di darti l’unica soddisfazione che cerchi.

Vi è poi una concezione esotica. Per portare la mente nella Cina della dinastia dei Ming, basta citare l’oppio, consumato nelle corti imperiali da uomini e donne facoltosi, come ulteriore emblema dello status sociale. Così come è facile dire peyote e passare immediatamente dall’altra parte dell’Oceano Pacifico e immaginare guru dispersi nei paesaggi notturni del Messico dediti all’assunzione del noto cactus per avere un contatto diretto con Dio.
Scendendo ancor più giù nel continente sud-americano, i contadini indigeni della Bolivia masticano foglie di coca come antidoto per la stanchezza e le condizioni meteorologiche avverse, mentre in Afghanistan la coltivazione del papavero da oppio è tra le pratiche più antiche e consolidate nella popolazione.

Infine vi è il lato puramente commerciale delle sostanze stupefacenti: il narcotraffico. A partire dagli anni Settanta gli Stati Uniti hanno avviato un vera e propria War on Drugs per contrastare l’arrivo di droghe sul suolo americano provenienti dall’America Latina. Abbiamo visto come in Bolivia la coltivazione delle foglie di coca è ben radicata nella popolazione indigena, così come il peyote è assai presente in Messico perché la pianta ha un clima favorevole per la sua diffusione. In paesi in via di sviluppo dunque, dove la corruzione politica raggiunge livelli particolari, dove vi è una differenza netta tra poveri e ricchi, la droga diventa la scelta per molti gruppi e famiglie per riuscire ad andare avanti. Anche in Italia le mafie fanno leva sullo spaccio nei quartieri più poveri per avere un certo controllo del territorio e arricchire le proprie schiere di nuovi adepti.

La droga nell’arte

Tutte queste sfaccettature sono state catturate in maniera sapiente dal mondo artistico, inteso come musica, letteratura, cinema, serie TV e anche videogiochi.
Già nell’Ottocento, scrittori e intellettuali del mondo occidentale trovarono nell’oppio e nell’hashish la fonte di ispirazione per le loro opere.

A tal proposito bisogna citare il gruppo parigino Club des Hashischins, cui facevano parte scrittori del calibro di Victor Hugo, Alexandre Dumas, Charles Baudelaire, Honoré de Balzac e Théophile Gautier.
Negli Stati Uniti, nel pieno delle ribellioni giovanili, la beat generation di Jack Kerouac scopriva il mondo trascendentale, onirico ma anche ricreativo dell’uso di sostanze stupefacenti.

E che dire della musica? Per molti artisti la droga è stata la musa per eccellenza. Ricordiamo Lucy in the Sky with Diamonds, brano dei Beatles del 1967 il cui titolo rimanda all’acronimo LSD. Vi sono poi canzoni dal nome più esplicito, come Sister Morphine dei Rolling Stones, Cocaine di Eric Clapton o Heroine dei Velvet Underground. Pure nel panorama italiano non mancano esempi come Scimmia di Eugenio Finardi, brano incentrato sul suo primo approccio con l’eroina, o la canzone Acido Acida dei Prozac + che nel 1998 faceva ballare i ragazzi parlando dell’effetto allucinogeno degli acidi. Non solo alterazioni dei sensi e immaginazioni, ma spesso diversi artisti hanno parlato della droga anche attraverso la loro vita e la loro morte: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Kobain, Amy Winehouse, Prince, sono solo alcuni nomi diventati celebri per la forte unione tra la musica e la tossicodipendenza.


Il cinema è certamente l’espressione artistica attraverso cui la droga ha trovato diverse rappresentazioni. Vi è quella cruda e spietata sugli effetti dell’eroina come Trainspotting o Noi, I Ragazzi dello Zoo di Berlino. Quest’ultimo, tratto dall’omonimo romanzo di Christiane Vera Felscherinow, parla dell’esperienza autobiografica dell’autrice, la quale – a causa di un rapporto difficile con i suoi genitori – si avvicina alla droga, sino a divenirne succube a tal punto da prostituirsi nella stazione di Berlino, assieme ad altri adolescenti.
La pellicola pesa come un macigno sugli occhi e soprattutto sulla pancia dello spettatore, perché mostra senza alcun filtro la tragicità della vita dei tossicodipendenti da eroina.
Esiste anche il lato comico che tende ad esasperare gli effetti delle sostanze, come nella trilogia di Una notte da leoni, Strafumati o L’erba di Grace.
Vi è poi il filone action improntato sul narcotraffico come il celeberrimo Scarface di Brain De Palma, in cui la figura del gangster italoamericano che traffica durante l’era del proibizionismo viene resa moderna con l’alcol che prende la forma della cocaina, Chicago diventa Miami e gli italoamericani cubani. Infine citiamo Tropa de Elite – Gli squadroni della morte, film brasiliano che narra dei difficoltà dei membri del BOPE, battaglione per le Operazioni Speciali della Polizia Militare dello Stato di Rio de Janeiro, nel penetrare nelle favelas. Nella rappresentazione di queste ultime, si inserisce anche lo spaccio.

Il personaggio principale della pellicola brasiliana è affidato a Wagner Moura, un nome diventato noto grazie a Narcos. Come in molti sanno, nella serie TV Netflix, Moura interpreta la figura di Pablo Escobar, uno dei narcotrafficanti più popolari degli ultimi decenni. Un prodotto incentrato più specificatamente sul traffico di droga, inteso come organizzazione di cartelli e del loro modo di operare, mettendo in risalto aspetti come la corruzione, l’estrema violenza e le condizioni di vita. Il tutto, almeno in Narcos, rinunciando alla classica dicotomia di buoni (DEA e polizia) contro cattivi (Pablo e gli altri criminali), ma tendendo invece ad approfondire la caratterizzazione dei personaggi, anche se questo vuol dire mostrare il lato più umano e nascosto dei narcotrafficanti, primo fra tutti Pablo Escobar. Una scelta che appare evidente anche nella terza stagione, uscite recentemente, dato che il Cartello di Cali, a differenza di quello di Medellin, opera attraverso una concezione diversa degli affari e della vita, più da lupi della politica e in un certo senso più da gentiluomini.

Probabilmente la serie che tratta il tema della droga a 360 gradi è Breaking Bad. La creazione di Vince Gilligan ha avuto il merito di parlare, oltre di personaggi carismatici come Walter White, di droga sia in termini chimici, sia in termini più spiccatamente umani attraverso la storia di Jane Margolis, o ancora con la puntata Una lezione indimenticabile, in cui Jesse conosce un bambino trascurato dai genitori tossicodipendenti.
Poi vi è anche la componente più thriller e violenta dedicata ai cartelli messicani e al giro di organizzazioni criminali. Quest’ultimo aspetto è perfettamente raccontato nel documentario di Matthew Heineman, Carterland. La violenza attuata dai membri dei cartelli della droga è palese, è concreta ed è esasperante. Ed è proprio l’esasperazione che porta alcuni cittadini a creare gruppi di difesa armata, tra cui il più famoso è capitanato dal dottor José Mireles.

Nei videogiochi invece la droga assume il ruolo di un espediente volto a rende l’esperienza videoludica più divertente e surreale. È il caso di GTA V, che presenta delle vere e proprie missioni basate sulle allucinazioni da sostanze stupefacenti. L’effetto è senza dubbio ilare e paradossale, ma è lontano dal dare un tono serio a un tema delicato. Tuttavia si tratta pur sempre di Grand Theft Auto, e se lo può permettere. Le droghe sono presenti anche in Fallout: Jet, Psycho, Med –X servono a rendere l’apocalisse nucleare più bella e meno mortale. Utili semplicemente per fini ludici, esse danno delle migliorie temporanee ai parametri, ma se usate troppo spesso causano dipendenze che a loro volta provocano dei malus se non andiamo in rehab. È anche vero che in Fallout New Vegas e in Fallout 4, la dipendenza di Jet o di Psycho viene utilizzata per raccontare storie di alcuni personaggi, di solito Predatori, con lo scopo di enfatizzare l’atmosfera di gioco. Lo stesso stratagemma ma dai toni leggermente più cupi è stato utilizzato in Mass Effect Andromeda, in cui i bassifondi di Kadara sono popolati da spacciatori e gente in stato di delirio o di overdose, stesa tra i cunicoli infangati e luridi. Vi sono poi piccole chicche, come Mother Russia Bleeds, titolo realizzato dal team francese Le Cartel Studio nel 2016. Un beat ’em up che strizza l’occhio al passato, e che ha per protagonisti reietti della società sovietica a cui sono state fatte delle particolari iniezioni che provocano adrenalina, rabbia e violenza.

droga cultura pop

La droga nella vita reale

E nella realtà com’è la situazione? Parlando attraverso i numeri, circa 15 mila persone sono state vittime della guerra alla droga avviata dagli Stati Uniti e da forze speciali nell’America Latina. Anche nelle Filippine il presidente Duterte ha messo in atto una politica repressiva contro il mercato della droga, che ha provocato la morte di 6 mila persone in cinque anni, senza alcuna distinzione tra produttori, spacciatori e consumatori. Questi ultimi il più delle volte ricorrono all’uso di anfetamine o di cocaina per sopportare più giorni di lavoro consecutivi così da guadagnare il più possibile. Quanto ai morti di overdose, secondo l’ADUC, si parla di circa 250.000 morti l’anno in tutto il mondo. Eppure, nonostante la droga sia spesso legata alla morte e a una vita grama e illusoria, essa continua a penetrare sempre più nelle città sparse per il globo, da quelle più povere a quelle più floride.
Ecco perché è facile dire che la droga è uno degli emblemi rappresentativi della società contemporanea. Una scappatoia all’apparenza confortevole ma che risulta poi irreale e cupa, senza nessuna luce alla fine del tunnel. E forse, proprio per la sua duplice natura accogliente e spietata, riesce ancor di più a catturare l’immaginario collettivo.

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