Robin Hood è esistito davvero?

Chi non ha mai sentito parlare di Robin Hood? Il principe dei ladri, l’arciere infallibile, il fuorilegge mosso dall’ethos di “rubare ai ricchi per dare ai poveri” è senza ombra di dubbio l’eroe inglese più famoso mai esistito.

Ma dove ha origine la sua leggenda? Per scoprirlo abbiamo fatto un viaggio attraverso tutta la letteratura e la cinematografia legata a questa figura. Nelle sale è uscito Robin Hood – L’origine della leggenda (qui la nostra recensione), l’ultimo film dedicato alle sue gesta, e noi vogliamo ripercorrere con voi la sua storia affascinante.

Poste al confine labile tra realtà storica e leggenda, le avventure di Robin Hood hanno una genesi non proprio chiara. Molti studiosi hanno, per lungo tempo, cercato di verificare la storicità del personaggio, provando di volta in volta a ricondurlo a personalità diverse, in particolare nobili decaduti (come il normanno Fulk Fitz Warin, fuorilegge nemico di Giovanni d’Inghilterra, o il più famoso Conte di Locksley) o banditi nominati nei documenti dei processi dell’epoca. Altri invece associano Robin a divinità celtiche rappresentate come volpi, a incarnazioni del diavolo o a folletti delle foreste, come il simpatico Puck, reso poi famoso dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.

robin hood

Quale che sia l’origine del mito, siamo comunque in grado di fornire una possibile datazione sulla sua nascita, collocandola tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Risale infatti al 1377 il primo poema in cui il fuorilegge viene nominato: si tratta di Piers Plowman, del chierico William Langland, in cui si trova scritto “Non conosco bene le preghiere del Signore, ma conosco le ballate di Robin Hood”. In molte altre opere dello stesso periodo si possono trovare brevi citazioni di questo tipo, che non ci danno nessuna informazione su chi sia Robin, ma che dimostrano come la sua figura fosse ampiamente conosciuta e affermata, al punto da essere già diventata oggetto di ballate popolari.

Le prime testimonianze letterarie interamente dedicate alle sue avventure che ci sono pervenute sono alcuni componimenti contenuti all’interno delle Child Ballads, come The Gest of Robyn Hode, Robin Hood and the Curtal Friar e Robin Hood and the Monk. In tutti questi racconti, si parla di Robin come di uno yeoman, ovvero un aristocratico di basso lignaggio, devoto alla Vergine Maria, nemico degli ecclesiastici corrotti e delle autorità, abilissimo nel tiro con l’arco e dotato di una scaltrezza fuori dal comune. Le sue avventure si rifanno alle storie di personaggi storici come Hereward il Fuorilegge e Eustachio il Monaco, rispecchiando in pieno quella che era la quotidianità dell’epoca, affrontando temi sociali (come i soprusi da parte dell’aristocrazia) che erano sicuramente cari al pubblico a cui erano rivolte queste ballate.

A consegnarci una versione del mito più fedele a quella ormai più diffusa sono Walter Scott, che nel suo romanzo storico Ivanhoe inserisce il personaggio Robert Locksley, e Alexandre Dumas (padre). Quest’ultimo, nell’opera postuma Robin Hood: il principe dei ladri consacrerà alla storia caratteristiche ormai iconiche: la foresta di Sherwood usata come rifugio per i compagni di scorribande, tra cui Fra Tuck e il fedele Little John; lo scontro con lo sceriffo di Nottingham e i suoi sgherri; la storia d’amore ostacolata con Lady Marian, l’amica d’infanzia ritrovata dopo il rientro dalle crociate; lo sfondo della disputa tra re Riccardo Cuor di Leone e suo fratello Giovanni.

Tutti questi elementi sono stati ripresi e declinati in varie modalità nel teatro, nel cinema e in TV. Sul grande schermo l’eroe è stato rappresentato almeno una trentina di volte, a partire dai film muti dei primi anni del ‘900, dall’adattamento cinematografico di Ivanhoe del 1913 e dai lungometraggi più famosi come Robin Hood (1922) con Douglas Fairbanks, La leggenda di Robin Hood (1938) con Errol Flynn, Robin e Marian (1976) con Sean Connery e Audrey Hepburn, passando per il Classico Disney Robin Hood (1973), in cui i personaggi sono animali antropomorfi e il nostro eroe è raffigurato come una volpe, fino ad arrivare alla trasposizione più conosciuta e più amata, Robin Hood – Il principe dei ladri (1991) con Kevin Costner, e infine al più recente Robin Hood (2010) con Russell Crowe. Numerosissime anche le rivisitazioni in chiave comica, prima fra tutte il celeberrimo Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993) di Mel Brooks, che offre una versione ironica e irriverente della storia, seguita da titoli come Gwyn – Principessa dei ladri (2001), in cui un’appena sedicenne Keira Knightley interpreta la versione femminile del fuorilegge, e Rob-B-Hood (2006), film di produzione cinese (figura anche Jackie Chan nel primo ruolo da antagonista della sua carriera) in cui una banda di tre ladri, dopo un rapimento andato male, finisce per doversi prendere cura del figlio neonato di un’influente famiglia della Triade.

Il fascino di Robin Hood è sbarcato anche nel piccolo schermo con l’apparizione in serie TV di culto, ad esempio Once Upon a Time, in cui entra a far parte del cast regolare a partire dalla quinta stagione, e Doctor Who, dove si unisce alle avventure del dottore in un unico episodio.

È interessante notare come la trama generale di queste storie e la caratterizzazione del personaggio non subiscano mai grandi variazioni e difficilmente riusciamo a trovare differenze significative tra una versione e l’altra. Che cos’è allora che spinge ad attingere a questa leggenda, continuando a proporla in così tanti modi? Cosa ha ancora da raccontarci l’arciere di Nottingham?

È forse proprio l’esigenza di riconoscerci in degli ideali che ci fa amare così tanto Robin Hood, che ci fa pensare a lui come a una figura affascinante, capace di incuriosire e di ispirare. La sua storia rappresenta ancora oggi l’emblema della lotta contro i soprusi, contro le disuguaglianze, contro le distinzioni di classe, contro la povertà. La sua integrità morale, che lo spinge a opporsi ad ogni autorità istituita e a dichiararsi fuorilegge pur di schierarsi dalla parte dei più umili e deboli, degli emarginati della società, continua a spronarci a prendere delle responsabilità e a batterci per ottenere giustizia e libertà, anche quando la strada per raggiungerle sembra impossibile da intraprendere.

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