Romics 2019: Da Diabolik a Diabolike

Durante Romics 2019 abbiamo assistito ad un interessante panel dal titolo Diabolike: Donne e Fumetto, al quale hanno preso parte Stefania Caretta, Silvia Ziche e Giulia Francesca Massaglia, moderate da Valeria Arnaldi.

Si è partiti dal personaggio di Diabolik, firmato dalle sorelle Giussani e dunque nato da un immaginario femminile, poi passato ad una “mano” maschile, ma che ora, dopo oltre 50 anni, torna ad essere disegnato da due donne: appunto Giulia Francesca Massaglia e Stefania Caretta.

Ma non finisce qui, perché l’opera viene riletta in chiave ironica in una storia ad hoc disegnata da Silvia Ziche. La “diabolika” rivoluzione è pertanto occasione di una accesa riflessione e un dibattito sulla presenza di fumettiste nel panorama italiano e non solo.

Abbiamo raccolto alcuni dei passaggi più interessanti della discussione.

Silvia Ziche:
“Mi sono chiesta più volte che fine avessero fatto le donne nella storia, dato che ne abbiamo un numero esiguo rispetto agli uomini. E mi sono quindi anche domandata come mai io non abbia mai percepito questa cosa come strana sui banchi di scuola.
Ora ho sentito l’esigenza di scrivere a riguardo e ho realizzato …E Noi dove eravamo. Siamo ben lontani da un parità, che sarà raggiunta soltanto quando le donne avranno le stesse opportunità degli uomini. Siamo rimasti troppo ancorati ad un concetto patriarcale che è difficile staccarsi di dosso.

All’inizio del mio lavoro ci sono state difficoltà legate al fatto che fossi donna, ed io ho agito come siamo sempre state abituate, quindi quasi senza chiedermi il perché di alcune dinamiche. Ora per fortuna la situazione sta cambiando e sta succedendo l’esatto contrario. Ed è giusto così.
Sono stata molto testarda e sono andata per la mia strada in un mondo che effettivamente è molto maschile”.

diabolike

Giulia Francesca Massaglia:
“Quando sei una giovane donna disegnatrice e ti inserisci in questo mondo scopri che non è tutto idilliaco. Ad esempio, perché le donne vengono pagate meno degli uomini? Non si sa. È un concetto antico che ci portiamo appresso e ora piano piano si va migliorando, ma ci vuole tanto tempo. Noi nel frattempo continuiamo a fare il nostro lavoro al meglio. La competizione non è e non deve essere ‘Donna VS Uomo’ ma siamo tutti in competizione con noi stessi per lavorare al meglio, e ci dobbiamo aiutiare tra donne”.

Stefania Caretta:
“A volte le donne purtroppo si fanno al guerra tra di loro per gelosie inutili, e non soltanto in questo lavoro ma nella vita di tutti i giorni. Noi invece, nel nostro gruppo ci siamo sempre spalleggiate e questa è la nostra forza. Da sola non ce la puoi fare, anche perché non tutte hanno la stessa determinazione, infatti nonostante delle grandi qualità tecniche alcune hanno mollato. Ma, ripeto, questo vale in qualsiasi ambito, artistico o meno.

Perché non ci aiutiamo di più tra noi anziché farci la guerra?”

Massaglia:
“Forse perché i posti sono pochi…”

Valeria Arnaldi:

Voi avete accettato una sfida nella sfida, mettendo una mano femminile in un prodotto che era sempre stato maschile, come Diabolik. Come l’avete affrontata?

Ziche:
Diabolik ruba solo gioielli, ha un rapporto monogamico e casto con Eva. Non vedo in lui le caratteristiche del riscatto del maschio alfaa che hanno per esempio i supereroi. Diabolik è maschio alfa di suo e si vede che è stato creato da due donne, le sorelle Giussani, nonostante siano poi state ‘sfrattate’.
Sentivo di aver a che fare con un grande personaggio ma l’ho vissuta con la voglia di affermare che ‘ci siamo anche noi’. È stato grande il piacere di riportare sul personaggio una mano femminile.”

Massaglia:
“È vero che i disegnatori uomini sono la maggioranza, ma la redazione di Diabolik è quasi tutta al femminile. Quando siamo entrate io e Stefania in redazione erano molti felici di averci nel team e ci hanno accolto con piacere ed entusiasmo. Mi piace pensare comunque che la differenza l’abbia fatta più l’essere brave che essere donne.

Quando mi sono avvicinata a Diabolik mi sono stupita del fatto che fosse letto più da uomini che da donne, perché ho sempre trovato un’armonia e un’eleganza perfette per un pubblico femminile. Ed è stato interessante approcciarsi a questa realtà appunto letta principalmente da uomini.
Purtroppo siamo sempre sottoposte ad una pressione notevole, perché dobbiamo dimostrare di saper fare più degli uomini. Da un lato per me è meglio perché la pressione mi fa bene, però dall’altro non possiamo rilassarci mai”.

Caretta:
“Al nostro arrivo in Astorina, a prendere il nostro portfolio c’erano solo due ragazze che hanno poi girato tutto a chi di dovere, quindi siamo state prese per quello che facciamo e non per quello che siamo. Ed è una cosa molto bella”.

Arnaldi:

Come mai gli uomini disegnano normalmente le donne, mentre le donne che disegnano gli uomini è vista come una cosa strana, fuori dall’ordinario?

Ziche:

“Gli uomini hanno disegnato fin troppe donne. È meglio che la smettano, no? (ride n.d.R.).
È un po’ quello che succede ancora adesso quando prendiamo un aereo e vediamo che il comandante è una donna. Rimaniamo tutti un po’ stupiti, anche noi donne. Dobbiamo fare tutti uno sforzo per andare avanti e uscire da questa concezione. Noi donne per prime.
Stesso discorso per l’arte. Quando ci dicono ‘voi donne siete un mistero’ e gli uomini non lo sono per le donne è perché noi abbiamo letto tutto su di voi, e voi no (sorride n.d.R.)”.

Massaglia:
“Quando iniziai questo lavoro mi dissero: ‘disegni come un uomo’, e me lo dissero come complimento. Perché? C’è ancora questo stereotipo che la donna e l’uomo disegnino in un modo diverso. Possiamo disegnare western, violenza, fantascienza. Così come gli uomini. Forse è in parte vero che alcune cose siano un po’ più adatte agli uomini, ma fino ad un certo punto. Bisogna valutare caso per caso e in linea generale tutti possono disegnare tutto.

Poi qui andiamo su un altro discorso, ovvero il fatto che ora ci sia un po’ la sindrome del politically correct e sembra ci sia timore a rappresentare alcune cose e alcune scene che prima si disegnavano senza problemi”.

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