Soul Eater è molto più di un semplice shonen. Rappresenta una piccola perla che si fonda profondamente sulla filosofia e la religione.

*Il seguente articolo potrebbe contenere Spoiler riguardo la suddetta opera*

Un’anima forte risiede in un corpo forte e in una mente forte.
È così che inizia il nostro viaggio nell’universo creato dal mangaka Atsushi Okubo. Un mondo dove i maestri d’armi e le rispettive falci della morte devono far fronte comune nella lotta contro la Follia imperante che sta divorando il mondo.
Soul Eater rappresenta una dirompente partita a scacchi tra luce e ombra che imperversa da secoli, da quando il Sommo Shinigami, fondatore della scuola Shibusen, dovette fronteggiare per la prima volta il Kishin.

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Potremmo parlare per ore della profonda caratterizzazione dei personaggi, dell’estrema qualità di scrittura del Maestro, o delle infinite emozioni che ci hanno suscitato i combattimenti dei nostri eroi e, soprattutto il rapporto profondo ed inscindibile tra Maka e Soul, ma oggi porremo l’attenzione su un altro aspetto. Okubo, che attualmente è al lavoro su Fire Force, con il suo lavoro più famoso ci mostra un mondo dove il bene non combatte il male per estirparlo, ma per porgli un freno. Prendendo da riferimento il Taoismo, Soul e Maka, per fare un esempio, ma andrebbero bene anche gli altri protagonisti, abbracciano il proprio lato oscuro, la propria dirompente follia e raggiungono la vera pace non appena riescono a ricongiungere le due metà.

Lo Ying e lo Yang si incontrano, si toccano e iniziano a ballare un lento valzer sulle note partorite dallo scorrere delle dita del Piccolo Demone sulla tastiera dell’anima di Soul, fino a che uno dei due letali amanti inizia a prevalere sull’altro. È in quel preciso istante che inizia la distruzione dei nostri eroi. Quando l’equilibrio si rompe, così fragile, così delicato, così sottile.
In Soul Eater non importa quanto possano essere forti Maka e Soul, Kid, Liz e Patty o Blackstar e Tsubaki, quando la follia prevale sulla ragione il mondo che conoscono cade in pezzi. Come si può prevenire tutto ciò? Se, nella maniera più fittizia e blasfema possibile, potessimo far condurre una lezione alla Shibusen a Kierkegaard, uno dei più celebri filosofi del XIX secolo, i suoi insegnamenti sarebbero molto preziosi per i nostri studenti. E forse, in un certo senso, Okubo lo sapeva già.

Kierkegaard, sostanzialmente, afferma che durante la propria vita l’uomo dovrà compiere una scommessa riguardo l’esistenza di Dio e il conseguente comportamento da assumere. Nel caso Dio non dovesse esistere, una persona dovrebbe seguire una vita caratterizzata da peccati, gesti meschini, atti impuri e azioni che, il più delle volte, potrebbero andare contro la morale, o esclusivamente a favore del proprio Io. Nel caso opposto, invece, credendo all’esistenza di Dio, l’essere umano dovrebbe seguire i suoi insegnamenti, vivendo un’esistenza fatta di rettitudine. E se dovessi perdere la scommessa? Beh, in tal caso, qualora avessi scommesso in Dio, ma avessi perso riguardo la sua esistenza, avrei comunque vinto, perché la mia vita sarebbe stata esemplare ed esente da qualsiasi peccato e corruzione d’animo.

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Quello che fanno Maka, Soul e i suoi amici, sostanzialmente, è scommettere, costantemente. Scommettono sulla propria anima, sui propri compagni, sull’equilibrio che esiste tra ragione e follia.  I personaggi di Okubo sono tutti fragilissimi, in costante pericolo, pronti a precipitare nell’abisso trovandosi sull’orlo della loro sanità mentale. Questo stato perenne di incertezza, di precario equilibrio, li porta a guardare sempre in avanti, verso l’orizzonte, e mai in basso, consci del vuoto che vi è sotto i loro piedi, ma pronti ad accettarlo, nonostante la miriade di prove che gli si parano davanti, tra le quali, la più grande, è il costante confronto con sé stessi.

Nell’universo di Soul Eater tutto si basa su un precario equilibrio divino, dove non c’è mai bene o male, ma l’esagerato predominio di una parte sull’altra.

Emblema di questa crociata è Stein, il professore più potente dell’accademia. L’uomo che più di tutti ha dimostrato di ricercare la pace, nonostante il desiderio di combattere una guerra priva di possibili vincitori e vinti.

 L’eco dell’anima, in fin dei conti, che rappresenta la massima sinergia possibile tra Arma e Maestro, si tratta di una tecnica basata sulla più totale fiducia nel proprio compagno, realizzata solamente se le anime degli interessati riescono ad andare sulla stessa lunghezza d’onda. Una cosa possibile solo se ogni singolo individuo è riuscito a trovare la pace interiore, senza mai sfociare nella collera, nella follia o diventare vittima delle proprie paure celate.

Soul Eater, sostanzialmente, nel suo piccolo, rappresenta una perla del macromondo degli Shonen, ponendosi su un piano di gran lunga superiore rispetto a quello dei suoi “fratelli”. Un manga che, nel passare degli anni, acquista sempre più spessore e risonanza, ponendo il lettore davanti ad un coinvolgimento estremamente radicale e profondo. Una cascata di emozioni che ti pervade l’animo, ma che può portarti anche alla follia viscerale, ma, in fin dei conti, l’importante è trovare sempre un proprio equilibrio.

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