Quali sono i migliori anime dello studio Madhouse?

Lo studio Madhouse venne fondato nel 1972, poco prima della bancarotta della Mushi Pro, la casa di produzione fondata da nientemeno che Osamu Tezuka, il dio dei manga, che aveva raccolto sotto la sua azienda giovani talenti tra registi e animatori.

Diversi nuovi studi d’animazione nacquero a seguito di tale evento e Madhouse fu appunto uno di questi: dopo essersi dedicati fino agli anni ’90 alla produzione di OVA (Original Video Animation), destinati alla distribuzione home video, i fondatori di Madhouse Maruyama, Dezaki, Kawajiri e Rintaro scelsero di concentrarsi sulle serie anime, dando spazio a promesse dell’animazione che effettivamente amiamo e ammiriamo ancora oggi. Vediamo subito, quindi, alcune delle opere anime più interessanti e di successo che Madhouse ha sfornato in tutti questi anni.

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Trigun

Molti anime di Madhouse sono passati attraverso MTV Trigun è uno di questi: il protagonista Vash The Stampede girovaga sul pianeta Gunsmoke, colonizzato dai terrestri nonostante la sua superficie perlopiù desertica. Apparentemente giovane, in realtà Vash è più vecchio di come sembra ed è tristemente famoso per trascinare dietro di sé sciagure e disastri, a dispetto del suo carattere buono e spensierato.

Viene allora seguito da due agenti di una società assicurativa, Meryl Stryfe e Milly Thompson, per controllarne i movimenti ed evitare ulteriori calamità da lui provocate. Tuttavia, sulla testa di Vash pende una taglia da ricercato e per questo sarà costretto a scontrarsi con i dodici sicari della Gung-Ho Guns, inviati da Legato Bluesummer, il braccio destro del fratello gemello malvagio di Vash.

Trigun si configura quindi come un anime di fantascienza e azione western coinvolgente, sufficientemente fedele all’opera originale, se non per il finale. A parte questo, abbiate pazienza per i primi dieci episodi nei quali imparerete a conoscere i vari personaggi, dopo rimarrete affascinanti dalla filosofia di Vash nei confronti della vita e della giustizia e dalle riflessioni esistenzialiste e transumaniste.

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Perfect Blue

Era obbligatorio, in questa lista di anime di Madhouse, citare almeno un’opera di Satoshi Kon. È qui che il regista ha iniziato la sua carriera, purtroppo conclusasi bruscamente con la sua dipartita. Perfect Blue è la prima preziosa pietra miliare animata che ci ha lasciato Kon: uscito nel 1997, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Yoshikazu Takeuchi e narra di Mima Kirigoe, una classica idol giapponese di quegli anni, e della sua insoddisfazione per la vita incerta che questo lavoro comporta. Esistono ancora oggi così tanti gruppi idol e ne vengono formati così tanti di nuovi che essere delle meteore è facile e Mima avrebbe piani ben più concreti. La ragazza sogna di fare l’attrice e in effetti comincia la sua carriera nella recitazione ma tremendi avvenimenti ne sconvolgono l’andamento, portandola a provare sempre più confusione e smarrimento.

Satoshi Kon ci fa immergere nella psicologia dei personaggi fin da subito e con la sua regia visionaria rende sempre più sottile il confine tra realtà e finzione (non solo quella cinematografica), creando il giusto disorientamento con allucinazioni provocate da paura e paranoia, per spingerci poi a ritrovare noi stessi e la nostra identità, come la protagonista, a dispetto di come ci immaginano e ci dipingono gli altri e come questi agiscono nei nostri confronti.

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The tatami galaxy

A proposito di visioni e situazioni grottesche, abbiamo imparato a conoscere come regista anche Masaaki Yuasa, grazie all’arrivo in Italia di alcune sue opere come Devilman Crybaby, Lu e la città delle sirene e il recente Japan Sinks 2020. Ora abbiamo la possibilità di vedere su Netflix o VVVVID anche The tatami galaxy, serie anime prodotta con Madhouse nel 2010.

A differenza delle opere appena citate, questa si svolge in un’ambientazione realistica dei giorni nostri, piuttosto normale: il protagonista, un indefinito watashi, “io”, ricorda i suoi primi due anni di università ora che si appresta a frequentare il terzo anno. La sua carriera universitaria è stato caratterizzata da un unico desiderio: incontrare e dichiararsi a una studentessa di ingegneria di nome Akashi. Tuttavia, come vedremo negli 11 episodi dell’anime, il ragazzo fallirà miseramente ogni volta a causa, ritiene lui, della cattiva influenza del suo amico Ozu, conosciuto in uno dei numerosi club che il protagonista prova a frequentare durante l’anno.

Attraverso continui malintesi che ciclicamente lo porteranno ad allontanarsi sempre di più da un contatto con Akashi, The tatami galaxy ci mostra con un’ironia tragicomica una visione fatalista dei rapporti umani, riprendendo un po’ anche il caro concetto dello akai ito, il filo rosso del destino che ci collega alla persona a noi destinata. Inoltre viene sottolineato come la vita non sia rose e fiori, come si aspettava il protagonista riguardo il periodo universitario, ma sia una composizione di tanti fattori, positivi e negativi, e che tutto sta nel cogliere l’attimo, quel segno da seguire per trovare la nostra vera e semplice felicità.

Black Lagoon

Altro anime grande classico di MTV fu Black Lagoon, per cui Madhouse produsse sia le due stagioni della serie sia gli OVA. Pur non essendo conclusa, l’opera di Rei Hiroe va recuperata se amate vedere scontri in cui si utilizza ogni genere di arma, da fuoco o bianca, e personaggi femminili carismatici e ben caratterizzati.

Il protagonista Rokuro Okajima prenderà il soprannome “Rock” una volta unitosi alla Lagoon Company, un gruppo di mercenari che inizialmente lo rapisce per sottrargli un dischetto dai contenuti compromettenti per l’azienda per cui lavorava. Dal momento in cui comincia a lavorare insieme a loro, si troverà coinvolto nei loro affari di traffico merci illegali dalla Thailandia e non mancheranno spesso battibecchi al limite del mortale con la violenta e incontrollabile Revy, che, diciamocelo, vale la visione di tutta la serie.

Non aspettatevi chissà quale morale in Black Lagoon o particolari messaggi rivolti allo spettatore, tuttavia la violenza e il degrado mostrati sicuramente vi faranno riflettere, non potendo empatizzare troppo con i personaggi. Black Lagoon è un anime che va guardato quando non si vuole nulla di eccessivamente impegnativo ma si adora l’azione pura e cinica, senza dover sacrificare la qualità grafica.

Death Note

E come potevamo non citare anche l’anime di MTV per eccellenza? Ormai conosciamo tutti la storia di Light Yagami e del ritrovamento del Death Note, strumento dello shinigami Ryuk che, nelle mani del ragazzo, diventa un’arma per cambiare il mondo.

Tutti noi amiamo, di tanto in tanto, rivedere anime del passato e serie che ci hanno colpito in particolar modo: Death Note, a suo tempo, è stata una vera serie rivelazione, grazie alla suspense costante e al confronto mentale tra i due nemici giurati, Kira e L. Animazioni, musiche d’atmosfera e regia sono ormai iconiche, così come le still rosse e blu che contrappongono i due antagonisti e le sigle di apertura e chiusura (le più amate quelle dei Maximum the Hormone), rendendo questo anime di Madhouse una delle perle dell’azienda.

Summer Wars

Ancora prima di Sword Art Online o Log Horizon, Mamoru Hosoda, il regista di Wolf Children o Mirai, diresse per Madhouse un film a tema realtà virtuale: Summer Wars, infatti, è la storia di Kenji Koiso, un liceale genio della matematica che passa gran parte del suo tempo in Oz, un mondo virtuale praticamente identico nelle sue funzioni a quello reale. I due “mondi” sono collegati tra loro, poiché tutta la tecnologia e l’elettronica reali si basano proprio sul sistema di Oz ma, quando questo viene violato dall’intelligenza artificiale Love Machine, nonostante l’intervento di Kenji e della famiglia della sua compagna Natsuki, la situazione collassa al punto da mettere a rischio l’umanità.

Non si può dire nulla di negativo sul comparto tecnico e la regia di Summer Wars, piacevoli in tutto. Inoltre è interessante il costante parallelo fra vita reale e virtuale; il vecchio, rappresentato dalla nonna di Natsuki e dalla sua famiglia, raccolta attorno a lei in un’atmosfera tutta tradizionale (come viene sottolineato anche solo dalle partite di koi-koi tra Natsuki e Kenji), e il nuovo costituito da Oz che comanda perfino la strumentazione medica che controlla il suo stato di salute. La tecnologia ha fatto e continua a fare passi da gigante ma fino a che punto saremmo in grado di conviverci e, soprattutto, di averne il controllo?

Chihayafuru

Abbiamo citato in Summer Wars il koi-koi, nel quale si utilizza un particolare mazzo di carte chiamato hanafuda. Esistono poi, più in generale, altri karuta, mazzi da gioco per diversi giochi, ad esempio lo uta karuta, nel quale si devono abbinare i versi delle poesie di una famosa e antica raccolta.

Chihayafuru è uno degli anime di cui Madhouse si è occupato più di recente e narra della scalata al successo nel mondo dei karuta di Chihaya Ayase. La ragazza viene istruita dal suo amico Arata già alle elementari e si appassiona così tanto che, alle superiori, fonda un club apposito per potersi allenare e partecipare così alle sfide ufficiali che la porterebbero all’agognato titolo di Regina del karuta (titolo realmente esistente, così come Meijin, il corrispettivo maschile).

La psicologia dei personaggi è ben delineata grazie alle partite e ai rapporti tra di loro, sviluppatisi sin dall’infanzia e ancora molto stretti per merito di un gioco tradizionale che, però, sarà capace di catturare anche lo spettatore occidentale, per mezzo di una regia più che dignitosa e la giusta intensità emotiva.

No game No life

Tornando invece al mondo dei videogiochi e delle console, No Game No Life è stato un altro anime di Madhouse che ha riscosso un buon successo, quando uscì nel 2014 (in Italia su VVVVID). Anche in questo caso, i protagonisti Sora e Shiro si troveranno intrappolati in una realtà virtuale, dove dovranno dar prova del loro talento, già sfoggiato durante le loro sessioni di gioco: qualunque videogame giochino, i due fratelli hikikomori sono imbattibili e considerati per questo praticamente delle leggende nell’ambiente videoludico online.

Tra citazioni ad altre opere più famose (Jojo in primis ma anche Steins;Gate o, tra i videogiochi, Persona) e strategie più o meno discutibili per ottenere la vittoria e risollevare le sorte della Imanità, la razza più debole nel mondo di Disboard, se vi piace o comunque sopportate il fanservice ecchi e vi piace il genere isekai, No game No life è il prodotto perfetto per voi.

One Punch Man

A proposito di eroi e salvatori del mondo, Madhouse si è anche occupata della trasposizione anime della prima stagione di One Punch Man, opera scritta dal misterioso One e disegnata nella sua veste migliore dal fenomenale Yusuke Murata.

Saitama è diventato un eroe quasi per caso: dopo essersi allenato costantemente per tre anni, ogni singolo giorno, e aver perso per questo i capelli, ha ottenuto una forza sovrumana che gli permette di sconfiggere chiunque con un solo colpo. Tale facilità nel vincere i nemici, però, lo porta ad annoiarsi terribilmente, finché non decide di intraprendere sul serio la carriera di eroe professionista, unendosi all’Associazione degli Eroi col suo discepolo Genos.

Gag, tanta azione e numerosi personaggi e nemici, ciascuno con le sue abilità e peculiarità vengono esaltati da animazioni di ottima qualità. One Punch Man si dimostra così, nella sua prima stagione per quello che è anche nella sua versione cartacea: un anime frenetico, dal ritmo narrativo serrato ma ben realizzato fin dall’inizio, con una opening davvero epica cantata dai JAM Project.

Card Captor Sakura

Concludiamo questa carrellata di anime di Madhouse con un majokko ormai cult degli anni ’90 per molte ragazzine, compresa la sottoscritta. Card Captor Sakura è un’opera delle CLAMP e, per fortuna, non ha subito una sostituzione del titolo ridicola come invece accadde per Rayearth.

La piccola Sakura Kinomoto trova per caso, nella libreria del padre, un libro contenente un mazzo di carte magiche. Rotto il loro sigillo, queste si sparpagliano per la città e spetterà alla bambina, dotata di poteri dal guardiano del libro Kerochan, il compito di raccoglierle e sottometterle al proprio comando, così come aveva fatto il loro stesso creatore, Clow Reed.

Le simbologie, nelle opere delle CLAMP, si sprecano ma, al di là di queste, Card Captor Sakura rimane un majokko piacevole da guardare, rispetto a quelli con squadre di eroine, perché la protagonista rimane quella che è: una bambina che verrà aiutata nella sua strada per diventare padrona di un potere che ancora non conosce. Il continuo cambio di costumi grazie all’amica Tomoyo, i temi dell’amore e dell’amicizia affrontati con dolcezza e delicatezza, lo sviluppo misterioso legato alla figura di Clow Reed e alle meravigliose carte ispirate ai tarocchi, tutto continuerà ad affascinarvi anche nell’anime del Clear Card Arc, di cui si è occupata Madhouse e che possiamo vedere anche noi sul canale Youtube di Yamato Video.

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