Negli anni novanta la Warner Bros rilanciò alla ribalta il diavoletto della Tasmania, l’unico vero, autentico Taz. E fu un’autentica Tazmania!

tazmania

’ultima campanella scolastica del giugno del 1993 era un grido di libertà e l’inizio di appaganti routine che a distanza di anni ricreano quel magico retrogusto nostalgico che fa tornare improvvisamente bambini.

L’acquisto del Super Santos per affrontare nel migliore dei modi un’estate in cui si voleva osare di più rispetto al classico Super Tele blu e nero, ma senza strafare comprando un costoso Tango, evidente simbolo dell’upper class. In TV l’estate aveva due volti. Da una parte si assisteva con trepidazione e pathos all’eterna acerrima sfida tra Italia e Svizzera a Giochi senza Frontiere, con un tifo sfrenato fatto per Lignano Sabbiadoro contro Locarno. Nel frattempo un Fiorello ancora in versione codino che sul palco dell’arena di Verona annuncia la presenza al FestivalBar di un gruppo che da due anni sta riformulando il pop italiano, gli 883. Mentre ogni jukebox della penisola trasmette Sei un Mito, si procede al tour dei cabinati in cerca di Street Fighter II. Una volta tornati sotto l’ombrellone, si procedeva a trovare la giusta inclinazione per poter guardare lo schermo del Game Boy senza perdere ulteriori diottrie.

In quell’estate in cui la massima preoccupazione era soffiare su una cartuccia che non partiva, su Canale 5 viene trasmesso il primo episodio di una serie che ha riscritto le regole del doppiaggio, grazie ad uno straordinario Pietro Ubaldi. In piena stagione estiva Tazmania faceva il suo esordio sulla rete ammiraglia in un periodo in cui i cartoni venivano racchiusi nei due programmi principe: Bim Bum Bam e Big!, che in quell’anno sarebbe andato in onda per l’ultima volta, condotto da Maria Teresa Ruta e un giovanissimo e sempre abbronzatissimo Carlo Conti. Ma chi era quel personaggio completamente sopra le righe con linguaggio che avrebbe mandato in cortocircuito qualsiasi linguista? Per capire il senso della serie e della (sua) vita bisogna tornare indietro nel tempo.

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Siamo nel cuore degli anni trenta, nella terra in cui sogni e stelle illuminano il firmamento cinematografico. In ambito cartoon ad Hollywood dettavano legge due personaggi che monopolizzavano la scena: l’immancabile e irreprensibile Topolino e la diva Betty Boop che nel giro di pochi anni avrebbe perso lo scettro e la fama come la Pro Vercelli e il Vado nel calcio. Hugh Harman e Rudolf Ising, due virtuosi produttori e registi cinematografici, proposero ad un loro facoltoso collega, Leon Schlesinger, la produzione di due serie che avrebbero rivoluzionato il mondo dei cartoni tout court. Looney Tunes e Merrie Melodies. I cortometraggi di Harman e Ising piacquero subito, il loro stile e i loro personaggi funzionavano. Tutti tranne il primissimo creato, Bosko, che ebbe una vita travagliata ma entrò di diritto nella storia dell’animazione, poiché un suo corto è il primo a contenere il discorso sincronizzato.

Il successo dei Looney Tunes è planetario e Schlesinger decide di approfittare di questo inatteso boom, così vende il suo studio ai fratelli Warner che rinominano l’azienda Warner Bros. Cartoons, Inc. Nella fase griffata Warner i Looney Tunes si moltiplicano e fanno il loro esordio tantissimi personaggi che poi diventeranno iconici. Il 19 luglio del 1954 ecco arrivare finalmente Taz. Nel cortometraggio Devil May Hare il nostro caro diavolo della Tasmania insegue Bugs Bunny, in un tripudio di ringhi, stridii e strani versi. Il personaggio sa leggere, scrivere ma non sa parlare, mandando in… bestia il coniglio simbolo della Warner Bros.

Taz era stato ideato dall’animatore Robert McKimson, che per l’aspetto estetico e per la sua natura violenta si basò sul marsupiale diavolo della Tasmania. Dopo il debutto in sala, le opinioni sono contrastanti e il produttore Ewdwars Selzer, capo dello studio di animazione della Warner, Edward Selzer ordina a Mc Kimson di accantonare per sempre il personaggio, ritenuto troppo violento per il pubblico più giovane. In seguito ad un periodo in cui Taz viene messo da parte, il capo della Warner Bros Jack L.Warner richiede a gran voce il ritorno del personaggio, dopo aver ricevuto migliaia di lettere di persone che avevano particolarmente gradito quella buffa creatura affetta da una grave disnomia.

Vengono così prodotti altri quattro cartoni di Taz: McKimson avrebbe diretto altri quattro cartoni animati di Taz: Bedeviled Rabbit (pubblicato il 13 aprile 1957). Ducking the Devil (17 agosto 1957), in cui Taz viene abbinato a Duffy Duck, Bugs in Bill of Hare (9 giugno 1962) e Dr. Devil and Mr. Hare (28 marzo 1964) .
Nel 1964, dopo una sequela di bizzarre vicissitudini lo studio d’animazione della Warner Bros viene chiuso e le serie Looney Tunes e Merrie Melodies furono brevemente subappaltate alla DePatie-FrelengEnterprises dal 1964 al 1967.

Lo studio fu poi completamente rifondato da Hal Geer con il nuovo nome Warner Bros. Animation nel 1980, per portare avanti le opere inerenti il mondo Looney Tunes. Ma è nel 1990 che la Warner Bros. Animation ottiene una seconda vita nel mondo dell’animazione televisiva. Per svecchiare il proprio roster di personaggi e per intercettare le nuove generazioni nate negli anni Novanta viene creato Tiny Toon Adventures in collaborazione con la Amblin Entertainment di Steven Spielberg. Nella serie un gruppo di giovani personaggi dei cartoni animati frequenta la Acme Looniversity per diventare la nuova generazione di personaggi della serie Looney Tunes. Tra i vari protagonisti c’è anche un baby Taz, Dizzy Devil, che in italiano sarà doppiato proprio da Pietro Ubaldi.

Il successo della serie porta la Warner a puntare nuovamente sui prodotti televisivi, continuando con quello stile tipico dei Nineties, coloratissimo e pop. La Warner Bros. Animation decide così di approfondire un personaggio dal grandissimo potenziale, ma che sino ad allora, complice lo stop post chiusura dei primi studios, non aveva avuto i giusti riflettori. Il 7 settembre 1991 la Fox, che negli Usa distribuiva i cartoni della WB, trasmette per la prima volta Tazmania. The Dog the Turtle Story sarà il primo di 65 episodi, divisi in quattro stagioni, che andarono in onda fino al 1995.

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Il personaggio viene completamente rivoluzionato rispetto alle prime apparizioni degli anni cinquanta. In Tazmania le sfumature più violente del protagonista vengono smussate, Taz rimane selvaggio e poco propenso alle buone maniere, ma in questa serie diventa premuroso, affettuoso, soprattutto nei confronti della sua numerosa famiglia. Vengono infatti inseriti tutti i famigliari: il padre, che è una palese parodia dell’attore e cantante anni Quaranta Bing Crosby, l’indaffaratissima madre, il fratello che lo idolatra, la sorella in perenne competizione e lo zio, il cui personaggio è un omaggio a Bob Hope. Tazmania ha continui rimandi ai film e musical anni quaranta, citando spesso proprio la coppia Crosby/Hope, protagonista di numerosi film nelle parodie di Hope e Crosby’s la cui serie di road movie degli anni cinquanta viene spesso citata in diversi episodi.

Nella serie viene inserita un’altra novità, fulcro della narrazione: Taz è un facchino all’hotel Tazmania, in cui ruota gran parte degli episodi. Nell’hotel è presente l’odioso e misantropo capo Bushwhacker Bob, altro godibile omaggio della serie, stavolta alla sitcom inglese Fawlty Towers. Nel residence, oltre alla madre di Bob, sempre in contrasto con le folli idee del figlio, lavorano la cameriera Costance Koala e il wallaby Mr. Thickly, che nella versione originale è doppiato da Dan Castalleneta, storico doppiatore di Homer Simpson.
A completare il cast di Tazmania troviamo una miriade di personaggi antropomorfi delle più disparate origini: cinghiali, alligatori, dingo, ornitorinchi. Insomma l’intera Oceania in una serie.

La versione italiana fu un autentico capolavoro di adattamento. Come spesso accadeva negli anni novanta, ci si prendeva la libertà di rivisitare completamente l’originale, con alterne fortune. In questo caso le innovazioni apportate caratterizzarono ancora di più Tazmania. Pietro Ubaldi, voce di Taz, alternava versi a vere e proprie frasi, spesso inserite anche quando il personaggio non apriva la bocca, aumentando l’essere totalmente sopra le righe del diavolo. Ad aumentare il senso di follia di Tazmania c’erano innumerevoli momenti in cui Taz rompeva la quarta parete e si rivolgeva direttamente al pubblico.

Indimenticabile poi la trasposizione videoludica, un platform 2D, la cui versione Mega Drive era uno dei giochi più desiderati del 1992. Perché Taz sarà stato linguisticamente improponibile, ma il suo personaggio è stato un’icona degli anni novanta. Zaza Bazula come stile di vita.

Secondo la sua pagina Wikipedia mai accettata è nato a Roma, classe 1983. Come Zerocalcare e Coez, ma non sa disegnare né cantare. Dopo aver imparato a scrivere il proprio nome, non si è mai fermato, preferendo i giri di parole a quelli in tondo. Ha studiato Lettere, dopo averne scritte tante, soprattutto a mano, senza mai spedirle. Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2006, ha collaborato con più di dieci testate giornalistiche. Parlando di cinema, arte, calcio, musica, politica e cinema. Praticamente uno Scanzi che non ci ha mai creduto abbastanza. Pigro come Antonio Cassano, cinico come Mr Pink, autoreferenziale come Magritte, frizzante come una bottiglia d'acqua Guizza. Se cercate un animale fantastico, ora sapete dove trovarlo.