Direttamente dal cuore della Polonia, arriva su Netflix The Woods, un’interessante miniserie tra il crime e il drama

Con The Woods (titolo italiano “Estate di morte”) Netflix produce e distribuisce una miniserie polacca tratta dall’omonimo romanzo (americano) di Harlan Coben del 2014.
Ci troviamo in Polonia, nel 1994. In un centro estivo per giovani, quattro ragazzi si avventurano una notte nei boschi intorno al campo per non fare più ritorno. Poco tempo dopo, due cadaveri vengono ritrovati. Ai giorni nostri Paweł Kopiński, il protagonista del racconto, viene convocato dalla polizia per l’identificazione di un corpo.

Con The Woods Netflix ci offre una prospettiva diversa

Seguendo una corrente estetica non dissimile dagli altri prodotti del colosso dello streaming, The Woods ci porta da una parte in un’atmosfera già vista numerose volte, mentre dall’altra offre una prospettiva inedita (ma purtroppo accennata) di un tema non troppo conosciuto, ovvero l’antisemitismo della società polacca. 
La storia della Polonia nel corso del Novecento è una storia complessa, e non sarà di certo compito di quest’articolo cercare di elencarne gli attributi. Va comunque citata la questione nel momento in cui la storia di The Woods ci porta partecipi di diverse implicazioni a riguardo.

In questa miniserie, raccontata su doppie linee temporali, uno dei principali sospettati della scomparsa dei giovani è infatti un ebreo, che verrà presto perseguitato a causa della sua religione e indiretto coinvolgimento con la vicenda. Tramite alcuni scorci rabbiosi, la serie Netflix cerca di mettere in campo che cosa significava essere ebrei nella Polonia degli anni ’90. E per alcuni brevi ma intesi momenti, ce la fa anche, prospettando così un’evoluzione sia psicologica che sociologica dei caratteri della storia. Purtroppo, questa brillante direzione tematica si spegne dopo pochi episodi, preferendo concentrarsi su altro.

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Le ispirazioni di The Woods

Dall’episodio pilota di The Woods si colgono immediatamente le ispirazioni più evidenti del racconto di Coben. In primo luogo il cinema di David Fincher, regista americano che da decenni ci abitua al miglior cinema thriller del panorama contemporaneo, e da qualche anno anche a grandi serie come Mindhunter, sempre di Netflix. Lo sviluppo di diverse linee temporali per gli archi narrativi dei protagonisti è una pratica comune nei racconti di Fincher, soprattutto in opere come Zodiac, The Social Network e Millenium – Uomini che odiano le donne. Ma rimanendo nel settore televisivo, è impossibile non citare una certa influenza con le prime stagioni di Twin Peaks di David Lynch e Mark Frost, soprattutto per quanto riguardano le sezioni ambientate nel 1994.
In questo modo The Woods presenta ambienti famigliari ai cinefili più affamati, riuscendo però incredibilmente a non essere mai derivativo di quest’opere.

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The Woods di Netflix è un’occasione mancata?

Quello che rimane dopo la visione dei sei episodi che The Woods ci offre, è un placido senso di malinconia. La serie, infatti, non è affatto al di sotto della media televisiva odierna, anzi, spesso offre spunti interessanti che molti altri show non riescono ad offrire. Rimane però il retrogusto amaro di non aver visto il massimo risultato che la produzione poteva ottenere. Non manca la regia, che tenta frequentemente punti macchina suggestivi. Non manca la recitazione, con l’interprete principale che ci dona un’ottima prova attoriale.

E non manca neanche la sceneggiatura, capace di tenerci sulle spine quanto basta per non cambiare “canale”. Quello di cui si sente piuttosto la disperata mancanza è un tratto distintivo, unico, personale. Uno sguardo intimo che ci faccia incuriosire sul lavoro degli autori e ci faccia bramare una nuova stagione.
Ormai lo sappiamo, Netflix è un servizio, produttore e distributore di quelli che sono più prodotti commerciali che mezzi espressivi e autoriali.

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Ma con The Woods il rammarico si fa più evidente nel momento in cui riusciamo a vedere un forte potenziale, sotto la coltre patinata e uniformata tipica della piattaforma. Soprattutto per la sopracitata panoramica sull’antisemitismo polacco, così ben impostata e così male sfruttata. Forse sarebbe troppo chiedere, a chi fa della serialità il proprio prodotto industriale, una più misurata limitazione autoriale sulle proprie serie (dando per scontato che sia questo il limite dell’opera).

Rimane lo stesso il dubbio se, magari sotto una produzione più interessata e attenta, o forse anche sotto forma di lungometraggio per il cinema, The Woods non avesse potuto veramente avere la propria occasione per brillare.

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