In occasione del Napoli Comicon che vedrà come ospiti lo sceneggiatore e l’illustratore di Vigilante: Illegals parliamo un po’ di questo spin-off

Che My Hero Academia sia uno degli anime più popolari degli ultimi anni è indubbio, ma quanti di voi hanno sentito parlare del suo spin-off? Serializzato a partire da agosto 2016, Vigilante – My Hero Academia: Illegals è ambientato nello stesso futuro in cui sono spuntati i quirk (niente più che superpoteri) che ha reso famoso il fratello maggiore ma si situa qualche anno prima degli eventi della storia principale. Inoltre, invece di seguire i passi di quegli eroi che operano in piena legalità, si occupa di quei personaggi che si muovono all’ombra delle autorità, facendo del proprio meglio per risolvere crimini minori.

Questo, in sostanza, sono i vigilanti: comuni cittadini dotati di superpoteri che, spinti da un forte senso del dovere, vogliono in qualche modo prendere parte alla salvaguardia dell’ordine pubblico, anche se per fare questo devono piazzarsi in una zona grigia della legalità. Con il Napoli Comicon alle porte in cui saranno ospiti Furuhashi Hideyuki e Betten Court, rispettivamente sceneggiatore e illustratore di Vigilante: Illegals, quale migliore occasione per parlare un po’ di quest’opera e del suo rapporto con My Hero Academia?

vigilante illegals

Eroi? Vigilanti? Facciamo chiarezza

Il mondo di My Hero Academia, come da titolo, è popolato da eroi che devono rispondere a un rigido sistema sociale per esercitare i propri poteri ed essere d’aiuto alla società. Ma come si diventa un eroe? L’unica via è quella di iscriversi a una delle tante scuole che formano i giovani per diventare gli eroi di domani. Durante gli anni scolastici, però, si dovranno affrontare diversi esami per ottenere una speciale licenza grazie alla quale si potrà utilizzare il proprio quirk in piena libertà al di fuori dei confini della scuola, sia per difesa personale che per aiutare in situazioni di pericolo. Come ovvio, chiunque non abbia intrapreso questo percorso si vede quindi negata la possibilità di unirsi ai ranghi di All Might e gli altri. Questo perlomeno in via ufficiale. Vigilante: Illegals però ci racconta una storia diversa.

Il manga si apre sul personaggio di Koichi, uno studente universitario di 19 anni che si mantiene a Tokyo lavorando part-time in un konbini (uno dei tanti minimarket che affollano le città giapponesi). Nel tempo libero, il giovane utilizza il suo quirk per andare in soccorso di qualsiasi persona si trovi in difficoltà. Un giorno Koichi si imbatte in Pop ☆ Step, una idol indipendente che organizza concerti pop-up in giro per la città, trovandosi di fronte a dei teppisti contro i quali non riesce ad avere la meglio. Finisce quindi per essere aiutato e salvato da Knuckle Duster, un uomo piuttosto nerboruto che si presenta, appunto, come vigilante. Non passerà molto prima che pure Koichi e Pop vengano reclutati come vigilanti, creando così un gruppo formalmente illegale in difesa della città.

Una storia che fatica un po’ a carburare

Per quanto My Hero Academia riesca fin da subito a catturare l’attenzione sia dei lettori del manga che degli spettatori dell’anime, al contrario Vigilante: Illegals ci mette decisamente più del tempo necessario a carburare. Questo un po’ per colpa di un inizio piuttosto verboso, dove molte tavole sono dedicate a spiegare nel dettaglio come si strutturi la società supereroistica e chi siano questi fantomatici vigilanti, un po’ a causa di personaggi nuovi e vagamente sottotono rispetto a quelli ideati da Horikoshi (autore di My Hero Academia).

Superate però le prime incertezze, Furuhashi sembra finalmente trovare una sua voce e inizia a tessere le maglie di una trama piuttosto solida che ben si orchestra con quella che abbiamo imparato a conoscere in My Hero Academia.

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My Hero Academia e Vigilante: Illegals: due facce della stessa medaglia

Mano a mano che ci si addentra nella storia, vediamo fare la loro comparsa alcuni tra gli eroi che abbiamo già avuto modo di conoscere in My Hero Academia: tra tutti Eraserhead ma anche Ingenium e Midnight. Se di Eraserhead non ne avremmo mai abbastanza, fa assai piacere che venga dato spazio a Ingenium, di cui purtroppo ci eravamo potuti fare solo un’idea fugace in My Hero Academia.

In Vigilante: Illegals vediamo anche Iida Tensei (fratello di Tenya) nei suoi anni di gloria e riusciamo a capire ancora di più da dove arrivi tutta quell’ammirazione che prova il fratello minore. Inoltre, fa sorridere vedere come Tensei sia molto meno ligio alla legge rispetto al fratello. Infatti, quando si trova a collaborare con Kohei, prova persino a proporgli di lavorare per lui come aiutante, in modo da ottenere poi una licenza. Neanche a dirlo, stiamo parlando di qualcosa di completamente illegale!

Le sorprese di questo manga però non finiscono qui. Come dicevamo, Eraserhead gioca un ruolo sempre più di primo piano all’interno della storia narrata in Vigilante, dando così modo ai suoi fan di vederlo in una veste piuttosto diversa rispetto a quella di docente, un mestiere che dice non avrebbe mai intenzione di intraprendere, facendoci quindi capire quanto Midnight sia bravissima nell’arte della persuasione.

Tuttavia, non sono solo eroi già conosciuti a fare la loro comparsa in Vigilante: Illegals. Anche Stain, uno dei villain più iconici che abbiamo conosciuto nella seconda stagione dell’anime, fa la sua comparsa nel manga. La rivelazione più sorprendente è che, prima di diventare un efferato omicida dai solidi ideali, anche lui era un vigilante, sotto il nome di Stendhal.

Kohei e Midoriya: simili ma diversi

Una cosa è certa: Kohei non è Midoriya e con questo vogliamo riferirci alla presenza scenica di entrambi. Se inizialmente le loro storie presentano delle similitudini (Midoriya vede in All Might un’ispirazione e un maestro e Kohei viene preso sotto l’ala protettrice di Knuckle Duster), è il contesto e la portata della storia principale a fare la differenza.

Per quanto anche Kohei sia sempre stato interessato a diventare un eroe e a fare del bene, questi non ha, e non ha mai avuto, la stessa spinta di Midoriya a perseguire quella strada. Nonostante i continui sviluppi nell’uso del suo quirk e i miglioramenti, è chiaro che Kohei non possa essere destinato alla grandezza operando in un mondo totalmente diverso da quello di Midoriya.

Quella di Vigilante: Illegals è dunque una storia completamente priva di orpelli, con radici ben piantate in una quotidianità quasi ordinaria che presenta comunque le sue particolarità e attrattive.

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Pop ☆ Step e una rappresentazione femminile problematica

Kohei non è l’unico personaggio originale di Vigilante: Illegals, insieme a lui ce ne sono molti altri che rendono il panorama di questa storia ancora più interessante. Pop, in particolare, risulta essere piuttosto problematica. Per quanto oggi sia importante vedere personaggi femminili rivestire ruoli di primo piano all’interno di prodotti generalmente destinati a un pubblico a predominanza maschile, dispiace vedere che con Pop non si sia riusciti a fare un’operazione simile a quella messa in atto con Uraraka e tutte le altre eroine di My Hero Academia.

Laddove queste hanno non solo dei quirk più o meno potenti ma delle personalità multisfaccettate e indipendente, Pop soffre di una caratterizzazione a dir poco pigra. Idol improvvisata vestita con abiti succinti che spesso aprono a gag e scene al limite della molestia, il suo quirk è spesso inutile in momenti di pericolo e il suo apporto a qualsiasi scena d’azione è minimo. Anzi, spesso diventa lei stessa la fanciulla in pericolo che Kohei si precipita a salvare, scadendo perciò in uno stanco cliché.

Col progredire della storia, il suo personaggio acquista sì un vago spessore ma, allo stesso tempo, la sua cotta per Kohei si fa via via più evidente dando quindi il via a numerose scenette di gelosia, di certo non contribuendo a renderla una figura femminile forte e indipendente. Peccato.

Qualche difetto a parte, Vigilante: Illegals resta comunque un manga interessante, una lettura d’obbligo per tutti i fan di My Hero Academia che sentono di dover approfondire la storia e vogliono tuffarsi ancor di più nel mondo descritto dal manga di Horikoshi.

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