Void Bastards ci fa visitare lo spazio a cartoni animati che avremmo sempre voluto vedere (ma questo non lo rende un capolavoro)

Void Bastards porta sulle spalle un peso importante fin dai trailer (che trovate qui sotto), in cui viene presentato come come il nuovo titolo del Development Director di Bioshock e System Shock 2. Jonathan Chey, autore di Void Bastards, è infatti tra i fondatori di Irrational Games, ma questa volta ha optato per un titolo che va in direzione totalmente opposta rispetto al titolo dalla forte impronta narrativa a cui siamo abituati ad accostare la produzione dello studio.

Void Bastards è infatti un roguelite ad ambientazione spaziale, di cui la cosa che più colpisce (e vi rimando ancora al trailer) è sicuramente la componente visiva. Il gioco è infatti realizzato, fin dal menu principale, con uno stile cartoon/fumetto di ottimo impatto, che peraltro ben si sposa con la narrativa ironica e cinica che servirà da tappeto per tutta l’avventura, sorretta più da questa verve comica che da una storia degna di questo nome.

 

Una racconto dai toni improbabili (non) nasconde l’elemento chiave del gioco: un gameplay da studiare e approfondire per avere successo

Coerentemente con il genere di appartenenza infatti, e con le relative necessità ludiche, Void Bastards mette in un angolo il racconto per concentrarsi sul gameplay. Al giocatore verrà chiesto di prendere il controllo di volta in volta (di morte in morte) di un diverso abitante di una prigione spaziale, ognuno con le sue caratteristiche peculiari. La storia segue il mood scanzonato e sopra le righe di cui si è accennato, dandogli voce attraverso un’intelligenza artificiale a cui è affidato il governo della nave e la scelta dei prigionieri da risvegliare a ogni (nostro) decesso. I compiti, neanche a dirlo, sono sempre piuttosto improbabili, e la loro unica funzione è quella di dare un minimo di senso alle nostre peregrinazioni spaziali.

La struttura di Void Bastards è infatti molto semplice: bisognerà saltare di nave spaziale in nave spaziale raccogliendo risorse e oggetti, con lo scopo di ottenere proprio l’oggetto che ci è stato chiesto, per proseguire con l’obiettivo successivo. La navigazione nello spazio avviene attraverso una comoda struttura ad albero, e ogni volta che si raggiunge un relitto è possibile scegliere se atterrarvi o se passare oltre, e proprio qui inizia il core del gioco.

void bastards

pew pew pew

Le varie navi abbandonate abbordabili sono infatti generate in modo procedurale, presentando quindi caratteristiche diverse sia per quanto riguarda la mappa che per quanto riguarda gli avversari da fronteggiare. Prima di ogni missione sarà necessario decidere cosa portare con sé, trovandosi così obbligati a una prima decisione strategica. L’altra importante decisione strategica va poi fatta sul campo: cosa fare all’interno di una nave? Abbiamo necessità di risorse per craftare qualcosa, o ci serve l’oggetto specifico che quella nave nasconde?

A dire il vero, a difficoltà normale le scelte si risolvono qui

Aumentando la difficoltà diventa invece sempre più importante pianificare attentamente dove atterrare con la nave, e soprattutto se atterrare. Gli oggetti necessari al completamento di un obiettivo possono essere trovati o craftati, e così spesso puntare ad accumulare risorse diventa più funzionale di un’esplorazione dello spazio profondo alla ricerca di un oggetto specifico.

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La mappa spaziale

Come molti roguelite e roguelike infatti l’elemento fortuna conta, essendo ogni aspetto del gioco generato casualmente, e se la maggior parte delle volte dipende dalla bravura del giocatore arginare condizioni sfavorevoli, a volte il gioco ci pone di fronte a condizioni che non possono che significare una morte certa. In altri casi capita invece di scendere su navi dove c’è una sola tipologia di nemici, ed è amichevole, rendendo l’esplorazione quasi una scampagnata.

La pianificazione in Void Bastards trova quindi senso in questo, nel cercare una strategia di lungo termine da seguire, scegliendo che oggetti creare e quindi quali situazioni poter affrontare con sicurezza, quali possiamo gestire con qualche difficoltà e quali evitare.

Questo perché il viaggio nello spazio non è una passeggiata, e richiede risorse. Spostarsi di nave in nave consuma un’unità di carburante e una di cibo. Dove è possibile arrivare con quello che si ha a disposizione, e passando per dove? Che nemici ci sono nella prossima nave? Conviene scendere e correre a prendere solo carburante, o ci sono materiali che permetterebbero di creare quello che ci serve senza rischiare di andare troppo in avanti nello spazio? Tutte queste domande, aumentando la difficoltà, sono necessarie per un’attenta riflessione su quello che verrà dopo.

Perché se è vero che il gioco è, nelle sue fondamenta, un fps, è altrettanto vero che la sua componente sparatutto non è così rifinita. L’elemento più chiaro di questa impostazione è banalmente la mancanza di zoom quando si spara. Complessivamente il feedback nelle fasi d’azione è quello di uno sparatutto senza infamia e senza lode, facendo venire ancora di più a galla l’anima reale del gioco, che è quella già descritta, più strategica.

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Ancora “pew pew pew”

Void Bastards è già gratis con Xbox Game Pass, ma vale la pena giocarci anche pagandolo

Complessivamente il gioco funziona e intrattiene, anche se certamente non è un capolavoro. Come in ogni roguelike/roguelite, bisogna essere pronti a una certa ripetitività di fondo, perché di fatto le azioni da compiere sono sempre le stesse: salire su un’astronave, sopravvivere e raccogliere più risorse possibili, all’infinito, allo scopo di potenziare l’equipaggiamento o raggiungere obiettivi specifici. La morte non è neanche poi così punitiva, dal momento che tutti gli oggetti raccolti verranno conservati tra un decesso e l’altro, e l’unico inconveniente sarà il dover ricominciare dalla nave madre, perdendo un po’ della distanza coperta.

Void Bastards è un gioco che non si può che consigliare a chi apprezza i roguelite e gli sparatutto in prima persona, soprattutto se fornito di Xbox Game Pass. Il gioco è infatti gratuito su Xbox One con il servizio in abbonamento di Microsoft. Per gli altri, si tratta certamente di un ottimo titolo. Non rimarrà nella storia come il miglior esponente del genere, non se ne parlerà probabilmente per anni come è successo con The Binding of Isaac o Darkest Dungeon, perché di questi non ha né l’appeal né il carico di novità. D’altra parte ci troviamo di fronte a un titolo molto più leggero di quelli citati, che riesce a risultare più vario e meno frustrante.

Infine, di titoli con quello stile cartoon non se ne vedono abbastanza, purtroppo.

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