Su Amazon Prime Video arriva Weekend di Riccardi Grandi, un thriller di cui salviamo solamente le buone intenzioni

Dieci anni dopo Tutto l’amore del mondo, il regista Riccardo Grandi si riaffaccia sul grande schermo, anche se dovremmo dire sul piccolo, dato che il suo nuovo film Weekend, arriva – giocoforza – direttamente su Prime Video.

Questa volta la strada scelta dal cineasta italiano non è la commedia bensì una sorta di thriller, o qualcosa che prova a imitarlo, ispirandosi ai più classici one location movie, in cui l’ambizione e le buone intenzioni sembrano tra i pochi pregi.

La casa nel bosco, non quella di Drew Goddard, ma del nostro Riccardo Grandi, è in un luogo non ben identificato nel nord Italia, dove tra la neve e temperature proibitive, quattro amici di vecchia data (Eugenio Franceschini, Alessio Lapice, Jacopo Olmo Antinori e Filippo Scicchitano) si ritrovano improvvisamente dopo un brusco risveglio, senza capire come siano finiti lì.

La notte precedente infatti erano ben lontani dalla baita, ad un evento legato a una mostra di beneficienza in onore del loro amico Alessandro (Lorenzo Zurzolo), morto “accidentalmente” un po’ di anni prima dopo una festa proprio in quella casa dove ora si trovano i quattro ragazzi, e che appartiene alla famiglia dello sventurato giovane.

Comprendono ben presto che il vino bevuto la sera prima conteneva delle sostanze stupefacenti e che probabilmente sono stati sedati per poi essere portati lì, in quel luogo sperduto, avvolto dalla neve e a molti chilometri di distanza dal primo paesino, irraggiungibile a piedi soprattutto con giacche e camicie così leggere, adatte a un vernissage ma non certo a temperature sotto lo zero.

Tutta la noia del mondo

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Ma chi li ha portati in quella baita e cosa vuole da loro? I quattro amici hanno ora la convinzione che la loro “rapitrice”, individuata nella madre di Alessandro, sa che suo figlio non è morto in modo accidentale cadendo da un’altura, ma è stato spinto da qualcuno. Da uno di loro quattro.

Inizia quindi, quantomeno nelle intenzioni di Grandi, un tutti contro tutti e una corsa contro il tempo alla ricerca del colpevole, per uscire il prima possibile da una situazione pericolosa che li vede segretati senza cibo né acqua. E in effetti la gara ad accusarsi l’un l’altro comincia subito, ma in un modo francamente esasperato e assai poco realistico: tutti sembrano impazzire, compiendo azioni che imitano in modo macchiettistico i cliché dei thriller a stelle e strisce e restando purtroppo molto lontano da quelle atmosfere di tensione che questi invece, spesso, sanno donare agli spettatori.

Una grave pecca, perché questa tipologia di storie, così trite e abusate si reggono sostanzialmente sull’inquietudine che riescono a trasmettere, mentre Weekend ci regala soltanto un perenne piattume e nemmeno quel senso di curiosità della ricerca del colpevole che una trama del genere dovrebbe garantire.

weekend

Va detto, a onor del vero, che i demeriti vanno condivisi anche con il cast artistico, poiché quella poca credibilità a cui facevamo accenno prima, e in generale lo scarso interesse di Weekend, sono dettati in buona parte da una recitazione complessiva non all’altezza, dove Lorenzo Zurzolo e Greta Ferro, nei flashback in cui compaiono, riescono a spiccare in confronto ai restanti colleghi, che evidentemente non sanno reggere da soli quei meccanismi di tensione che fanno grande un thriller. Sono tutti, d’altro canto, interpreti abituati a ben altro genere di film, per cui probabilmente si tratta degli uomini sbagliati al posto sbagliato, perché alcuni di loro – Lapice su tutti – li abbiamo visti ben figurare in altri contesti.

A salvare in parte la baracca, oltre alla preziosa cupa fotografia di Timoty Aliprandi, ci pensano proprio i sovracitati flashback della festa, che donano quantomeno una lieve sensazione di leggerezza che ci permette di staccare ogni tanto la spina dal claustrofobico e barboso filone principale dal quale vorremmo uscire il prima possibile, e per fortuna il minutaggio non proibitivo di un’ora e trenta ci dà una mano, sebbene al contempo – e paradossalmente – possa esser considerato complice della fretta e dell’esasperazione grottesca dei quattro protagonisti.

Poche idee ma confuse, direbbe qualcuno. E questo è purtroppo il modo migliore per definire Weekend su Prime Video, di cui salviamo soltanto il tentativo di Riccardo Grossi di fare qualcosa di diverso nella routine del cinema italiano.

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