Un deludente commiato al mondo di Wolfenstein 2

Si conclude il pacchetto di DLC previsti per Wolfenstein II. Il 13 marzo infatti è arrivato “Le mirabolanti imprese di Capitan Wilkins“, terza e ultima avventura “stand alone” dedicata al background fantapolitico di Wolfenstein. Il protagonista questa volta è il veterano di guerra Wilkins, richiamato alle armi per sventare i piani dei Nazisti e la loro Operazione Sole Nero. Dovremmo in pratica, fare in modo che non riescano ad attivare dei potenti cannoni a distruzione di massa che potrebbero far vertere gli equilibri della guerra a favore dei tedeschi.

La mini campagna, che si può portare a termine nelle solite 2 orette di gameplay, esattamente come i precedenti DLC, si svolgerà in 3 brevi atti, e ci farà esplorare delle location per lo più riciclate dalle strutture Naziste viste nella seconda parte dell’avventura principale. Se abbiamo sottolineato in fase di recensione, non pochi motivi di disappunto parlando dei primi due contenuti, ci spiace dover confermare che tali problemi siano riproposti in questo ultimo e conclusivo DLC che forse addirittura risulta il peggiore del trittico. Quanto meno infatti, Le avventure di Pistolero JoeI diari dell’agente Morte Silenziosa, ci presentavano dei protagonisti caratterizzati con un minimo di originalità. Il Capitano Wilkins invece risulta un personaggio noioso e anonimo. Si tratta infatti del tipico veterano di guerra incazzoso e tutto d’un pezzo, che si comporta come una versione “edulcorata” di Blazkowicz. Stesso modo di fare, stesse battutine al vetriolo contro i Nazisti, ma senza verve e personalità. Come abbiamo già potuto constatare, questi DLC cercano il loro senso di esistere nello sviluppo di aspetti del gameplay originale poco sfruttati od opzionali. Se ad esempio ne I Diari della Morte Silenziosa, si cercava di costruire il level design per favorire le marginali meccaniche stealth presenti nella struttura di gioco, in questo caso, WIkins viene munito sin dall’inizio dei “trampoli estendibili” in grado di fornirci una posizione sopraelevata in tutte le condizioni.

Ecco quindi che gli spazi si aprono e le arene di battaglia di questo DLC sono sicuramente più ampie che in passato, pur – lo ripetiamo- appiccicando nei livelli sostanzialmente le sezioni della campagna principale che presentavano più balconate, scale e piattaforme sopraelevate. Ma la verticalità vera e propria nel level design si sviluppa quasi esclusivamente quando si tratta di proseguire nella missione tra una sparatoria e l’altra, costringendoci, piuttosto che procedere frontalmente, ad arrampicate supportate dai trampoli per raggiungere condotti e altri passaggi a diversa altitudine. Un utilizzo quindi del tutto pretestuoso e poco stimolante. Per quel che riguarda le “zone di guerra”, giunti a questo punto, cominciamo anche ad essere stanchi della formula. Si entra in un’area pattugliata, si individuano i capitani che una volta uccisi termineranno il respawn di soldati nemici, e si procede oltre, raccogliendo i soliti file, qualche potenziamento per le armi e collezionabili. Niente di nuovo sotto il sole, e questa volta la ripetitività non è nemmeno supportata da una storia degna o qualsivoglia elemento che porti freschezza all’esperienza. Le mirabolanti imprese di Capitan Wilkins  cerca quindi di distinguersi solo per un unico aspetto rispetto alle precedenti avventure extra di Wolfenstein 2: la difficoltà. Sicuramente ci troviamo di fronte al DLC più impegnativo da portare a termine, che propone arene soggette ad un facile accerchiamento da parte dei nemici, che tra l’altro, vengo reclutati tra le tipologie più pericolose tra il “bestiario” di Wolfenstein 2, con nazisti robotici e corazzati a farla da padroni nella maggior parte delle situazioni. Diciamo quindi che se cercate la sfida, troverete in questa l’unico aspetto positivo.

Verdetto

Non ci piace avere peli sulla lingua, ecco perché vi diciamo che ci siamo veramente rotti le palle giocando Le mirabolanti imprese di Capitan Wilkins. Non si può giustificare, e salvare all’infinito, questo tipo di contenuto extra solo in virtù dell’estrema bontà dello scheletro ludico su cui poggia le sue basi. Che in Wolfentein 2 il “gunplay” è alle stelle, ormai lo sanno anche i muri, ma per quale motivo dovrei pagare per giocare uno scialbo e minuscolo estratto del gioco originale (concettualmente è quello) che non offre praticamente niente di nuovo, quando potrei tranquillamente farmi un ulteriore giro con Blazko, magari ad una difficoltà superiore, e godermi situazioni e contesti di gioco estremamente più elaborati e piacevoli?! Non ci siamo. Questo terzo DLC chiude i contenuti di un season pass davvero deludente che non tiene assolutamente alto il nome titolo originale. Se possibile, Le mirabolanti imprese di Capitan Wilkins è anche più svogliato e pigro dei precedenti. Per carità, non è che improvvisamente giocare a Wolfenstein 2 non sia più divertente, ma cosa mi aggiunge tutto ciò all’esperienza complessiva? Assolutamente nulla, né sul versante narrativo, con una “sceneggiatura” di una banalità disarmante, né sul piano estetico o ludico, essendo tutto derivativo fino all’estremo, senza per altro andare a pescare dal meglio di Wolfenstein 2 ma anzi, riproponendoci pure le location più asettiche e dimenticabili. Peccato.

 

Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!