Il jRPG proiettato verso nuovi livelli

Xenoblade Chronicles X è stato uno dei titoli di punta più interessanti approdati sul WiiU ed è stato anche la conferma di quanto il team Monolith sia pieno di idee ed estremamente talentuoso. La loro ultima fatica arrivata per Switch, Xenoblade Chronicles 2,  non è altro che la conferma di quanto già avevamo capito ampiamente negli anni scorsi: questi ragazzi ci sanno fare e non perdono occasione per dimostrarlo!

Con Xenoblade Chronicles 2 ci hanno deliziato con un avventura lunga e articolata, piena di sorprese, ma se volete davvero sapere dove stanno tutti i colpi di genio sparsi all’interno del ‘titanico’ gioco, allora seguiteci in questa review. Non ve ne pentirete.

Alrest e i suoi titani

Una della cose più affascinanti e suggestive della serie Xenoblade sono proprio le ambientazioni e questa ultima incarnazione della saga non è da meno. Il mondo di gioco è Alrest, un macrocosmo fatto di mare di nuvole, dalla consistenza dell’acqua e dall’aspetto di nembi. Al centro di questo sconfinata distesa di cotone c’è Elysium, l’Albero Primordiale, dove vive l’Architetto, nonché fulcro dell’intera storia. Intorno all’Elysium si muovono indolenti in orbita circolare i Titani, degli esseri viventi di dimensioni ciclopiche, creati dall’Architetto stesso per dare dimora agli esseri viventi che abitano su Alrest.

I Titani sono a tutti gli effetti dei continenti in continua deriva, intrappolati nel loro perpetuo moto circolare, ma sono a tutti gli effetti degli esseri viventi, giunti purtroppo alla fine del loro ciclo vitale. Molti di essi sono periti e affondati nel Mare di Nuvole, lasciando sempre meno spazio agli umani e alle altre specie, aprendo la strada alle politiche espansionistiche e invadenti degli Stati a rischio di estinzione.

In questa cornice assolutamente incredibile, si muovono i nostri eroi, un pool di personaggi vari e variegati, che trovano il loro posto nel party un po’ alla volta. Abbiamo Rex, il protagonista, che incarna lo stereotipo dell’adolescente un po’ ingenuo tipico di molti manga e anima. Crescerà nel corso dell’avventura, e anche tanto, imparando quanto sia dura la vita e quanto possa costare dover fare il leader, crescerà nella maniera più dolorosa e sanguinosa, contando le cicatrici che gli segneranno il corpo. Accanto a lui, Nia, una gormotta (umanoide con orecchie di gatto e denti aguzzi), avrà un ruolo cruciale e si rivelerà uno dei personaggi più interessanti e dai risvolti assolutamente inaspettati. E si va avanti con il marchio di fabbrica di tutte le produzioni Xenoblade: il Nopon Tora, una palletta di pelo con le orecchie prensili e la parlata strana.

A questi si aggiungeranno altri membri della squadra e non saranno da meno per complessità e caratterizzazione, ognuno con la sua backstory, ognuno con le sue motivazioni e ognuno con la ricerca spasmodica di qualcosa per cui combattere e vincere.

Effettivamente la scrittura di questi protagonisti, per quanto possa sembrare quasi stereotipata e clichéttosa all’inizio, si rivela invece molto approfondita e sorprendente nelle fasi avanzate del gioco, dando quel senso di soddisfazione che accompagna la lettura di un bel romanzo.

Xenoblade Chronicles 2 ha però un asso nella manica che nessun gioco di ruolo può vantare, una invenzione così inaspettata da condizionare tutte le scelte narrative e di gameplay, trasformando l’esperienza di gioco e coinvolgendo il videogiocatore a livelli mai visti prima: i Gladius (Blades nella versione inglese).

I Gladius non sono altro che armi umanizzate, dei veri e propri protagonisti del gioco, che provano gioia e dolore e a cui molto facilmente vi affezionerete. Il primo Gladius che incontrerete, dopo poche ore di avventura sarà Pyra, la seconda vera protagonista del gioco. Lei riveste il ruolo di Aegis, il gladius primordiale, potente e pieno di segreti. Si legherà a doppio filo con Rex, perché questo è il destino del Gladius: diventare un tutt’uno con il suo Ductor (Driver in inglese), fornendo il supporto in battaglia e consigli fuori dai combattimenti, assumendo un ruolo molteplice e sfaccettato. Pyra, di cui ci siamo innamorati la prima volta che l’abbiamo vista, ve lo confessiamo senza vergogna, è un personaggio semplicemente fantastico, con tante diramazioni emotive e toccanti da lasciarvi a bocca aperta a ogni cutscene. Già il suo ingresso in scena, la prima sequenza in cui la si vede all’opera come combattente, è qualcosa di strepitoso da far tremare i polsi. E nel gioco, lo sviluppo del suo personaggio è tutto un crescendo, ricco di colpi di scena e ribaltamenti di fronte, con delle tematiche estremamente adulte.

Rex e Pyra si imbarcheranno, insieme al resto della combriccola, in un viaggio pericoloso verso il centro di Alrest, verso Elysium, per riuscire a salvare quel che resta del loro mondo morente e dare un barlume di speranza a una umanità al limite dell’estinzione. Come in ogni storia che si rispetti, ci saranno i detrattori di questa avventura, ci saranno i cattivi e i supercattivi e anche tra le fila nemiche, i personaggi come Malos, Jin, e tutto il gruppo di mercenari cani sciolti della Torna sono descritti come personaggi combattuti e feriti (Jin su tutti) con delle motivazioni che risalgono centinaia di anni prima.

Le linee narrative che si intrecciano nell’enorme affresco fantasy nipponico di Xenoblade Chronicles 2 sono tante, molto complicate come ci si aspetta da questo racconto di amplissimo respiro, e nonostante tutto, nonostante la sfilacciatura della narrazione, compromesso a cui tutti i giochi di ruolo open world devono fare i conti, nonostante la quantità di personaggi principali e secondari, alla fine tutti i nodi vengono al pettine e la storia giunge al suo climax, in un finale agognato e ambito, tutto da gustare.

Nel corso dell’avventura non mancano dei momenti aulici e struggenti, sequenze meravigliose e gag dal sapore giapponese come se ne vedono in decine di anime, e grazie a tutto questo il gioco continua a mantenere una sua identità unica, senza tradire mai il giocatore con trovate fuori luogo.  Le tematiche come la guerra, la morte, il valore dell’amicizia, il senso di perdita, l’amore, ci sono tutte, e sono declinate con una sensibilità e una precisione che lascia di stucco, senza mai scadere nel provincialismo o nel sensazionalismo a tutti i costi. Le reazioni dei personaggi agli eventi avversi sono credibili ed è facile immedesimarsi in ognuno di loro, capirne le motivazioni e lasciarsi trasportare dal turbine di emozioni che li coinvolgono.

Ovviamente, in un maelstrom narrativo di queste dimensioni, ci sono sempre alcune note che stonano, alcune scelte che incidono sulla sospensione di credulità tanto da far storcere il naso: non possiamo glissare su questo piccolo appunto, ma possiamo assicurarvi che davvero sono passaggi di poco conto, creati ad hoc per far avanzare la trama e non tanto per sorprendere a tutti i costi. È facile lasciarseli alle spalle e non pensarci più, credeteci!

Gladius e Ductor

Il gameplay di Xenoblade Chronicles 2 è un mezzo casino da spiegare a parole, tanto che anche lo stesso gioco serve le varie opzioni un pezzo alla volta, come si fa con un buon pranzo, così da non perdere il sapore di nessuna delle opzioni messe a disposizione dai realizzatori.

Ci troviamo sempre di fronte a un titolo fondamentalmente action, non a turni, in una soluzione atipica per il panorama dei jgdr, che riprende quanto avevamo già visto nei precedenti Xenoblade e lo eleva un nuovo livello di profondità e complessità.

Il segreto per capire appieno il sistema di combattimento sta tutto nel capire il legame che c’è tra Ductor (l’umano che effettivamente combatte) e il suo Gladius (l’arma a tutti gli effetti).

I Gladius sono tanti e tutti diversi, si distinguono per l’elemento di appartenenza (Acqua, Terra, Ghiaccio, Fuoco, Luce, Oscurità) e per il tipo di arma che generano durante il combattimento (Spade, Asce, Martelli, Palloni [sic!], Chakram e via discorrendo). Va da sé che le combinazioni sono notevoli e a questo aggiungiamo che ciascun Ductor può equipaggiare ben tre Gladius contemporaneamente e switcharli a piacimento, e che il party è composto di tre Ductor alla volta: fatevi due conti e vedrete quante variabili entrano in gioco ogni volta che affrontate un nemico.

Durante il combattimento, vedrete a schermo quello che è una specie di balletto, meraviglioso, dove il Ductor si lancia ad arma sguainata contro il nemico, mentre alle sue spalle, il Driver provvede a dare tutta l’energia per alimentare i colpi, e anche a parare alcuni attacchi nemici. In questa fase le animazioni estremamente smooth e controllate rendono il combattimento una vera gioia per gli occhi, soprattutto quando si comincia a familiarizzare con i movimenti e si riesce a ‘leggere’ a colpo d’occhio quello che accade su schermo, al netto di tutti gli effetti speciali e i giochi di luce che ne scaturiscono.

Il combattimento è automatico, nel senso che i tre Ductor, una volta sfoderate le armi iniziano a lanciare attacchi normali spontaneamente, in minicombo di tre colpi. L’intensità dei colpi è crescente, con il terzo che è il più potente. L’importanza di questi attacchi è quella di caricare le Arti, che sono degli attacchi speciali di media intensità con svariati effetti aggiuntivi, tra cui il Fiaccamento che prepara per l’Atterramento e il Lancio per concludere con lo Schianto a terra. Riuscire a seguire questo tipo di combo fisica è estremamente importante perché genera una quantità industriale di danni e soprattutto rende il nemico incapace di contrattaccare, oltre a dare una non indifferente soddisfazione.

Potremmo dire che questo è il primo e più facile aspetto del combattimento, che però impone al giocatore di stare sempre attento, perché per migliorare l’esecuzione e l’efficacia della Arti, è necessario attivarle al momento opportuno, cioè al termine dell’animazione di un colpo normale. Per questo motivo, spammare a casaccio i tasti di attivazione delle arti non è mai una bella idea, ma invece conviene guardare attentamente i movimenti del proprio Ductor e andare a tempo con i suoi colpi, esattamente come se fosse una danza, in cui noi siamo partecipi a tutti gli effetti.

Una volta presa dimestichezza con questo sistema di combo concatenate, preparatevi ad arrivare al successivo livello: le Arti a loro volta caricano una barra per attivare le Combo Gladius: sono delle mosse super speciali, che fanno tanti tanti danni e sono strettamente legate all’elemento del Gladius che le ha eseguite, grazie a un sistema di concatenamento delle combo.

Dopo aver lanciato la prima Combo Gladius, si apre uno schema che indica con quale elemento di può continuare la sequenza d’attacco, per un massimo di tre volte, per giungere all’ultimo devastante colpo. Va da sè che conoscere l’andamento delle Combo Gladius è fondamentale per preparare un Party adeguato per distribuzione degli elementi in modo da poter far fronte a tutte le avversità e riuscire a portare a termine quante più Combo Gladius possibile.

Anche perché il sistema di combattimento non è ancora finito: esiste una terza modalità di attacco, quella più devastante (si può arrivare a fare due milioni di punti danno!), e cioè l’Attacco di Gruppo, in cui tutto il party in sequenza si scaglia contro il nemico succube di tanta potenza. Non entriamo in dettaglio in questa modalità che ha tanti modificatori e tante particolarità, ma vi diciamo solo che prima che il gioco ve la presenti ci vogliono almeno quindici ore di avventura. È una modalità di attacco avanzata ma che diventerà assolutamente cruciale negli scontri contro i boss più tosti e grossi, e che vi impone un’importante pianificazione.

Sicuramente il sistema di combattimento è appagante, divertente, potente visivamente e vi terrà sul chi vive e in all’erta contro ogni mostro che incontrerete, anche perché la vostra precisione è fondamentale per la riuscita degli attacchi più potenti.

Inoltre, questo approccio all’azione spinge il giocatore a creare dei party sempre variegati e ragionati, perché sbagliare un elemento o un tipo di arma vi porterà sicuramente alla rovina. A questo aggiungiamo che i Gladius si distinguono in Attaccanti, Guaritori e Difensori (Warrior, Healer e Tank) e la loro classe influenza anche quella del Ductor a cui sono legati, aggiungendo un ulteriore layer alla stratificazione del sistema di gestione del party.

Ve l’abbiamo detto, a parole, Xenoblade è un casino infernale, ma una volta preso il pad alla mano, il gioco vi accompagna pian piano fino alla comprensione totale di tutto il modus pugnandi senza nessun trauma.

Stronger and stronger

Combattere non servirebbe a niente senza un adeguato sistema di crescita del personaggio e gli opportuni modificatori di caratteristiche.

Xenoblade prende il concetto di Gladius e Ductor e del loro strettissimo legame e lo trasporta anche fuori dal campo di battaglia, lasciando al giocatore a tutti gli effetti un party con decine e decine di personaggi da gestire.

Infatti, da una parte abbiamo i nostri umani, che avanzano di livello in maniera canonica, acquisendo punti esperienza per migliorare le caratteristiche chimico-fisiche e punti abilità da distribuire tra le varie armi per migliorarne le arti. Anche l’equipaggiamento ha un impatto decisamente irrisorio nell’economia del party, tanto che ogni personaggio ha solo due slot in cui assegnare componenti esterni come cinture e corpetti (senza peraltro avere nessuna conseguenza grafica).

Ben diverso è il sistema con cui vengono gestiti i Gladius. Per loro è possibile modificare la potenza dell’arma con opportune gemme e migliorarne le caratteristiche con cristalli appositi. La cosa che sicuramente è più interessante è la crescita spicciola del Gladius, che è strettamente legata a quanto viene utilizzato. Tutto è riassunto nel cosiddetto diagramma di intesa: un grafico a forma di semicerchio con diversi livelli sbloccabili dopo aver svolto determinate azioni: combattimenti di determinati mostri a cui il gladius deve partecipare, attivare determinate mosse un certo numero di volte, svolgere missioni particolari (quelle di Ursula ed Electra vi faranno IMPAZZIRE). In pratica quello che il gioco vuole è che voi frequentiate i vostri Gladius il più possibile, come se fossero degli amici, per aumentarne l’intesa e il legame. Solo così potrete accrescerne le potenzialità e la forza.

Un lavoro lungo, luuuungo ma soddisfacente come pochi altri!

La domanda che ora vi viene in mente è: dove li trovo i Gladius? Beh, secondo il mondo di gioco, i Gladius sono racchiusi in dei Cristalli Nucleici e solo chi è in grado entrare in risonanza con essi può risvegliarli. I Cristalli vengono rilasciati dai mostri dopo i combattimenti, si trovano nei forzieri, insomma, ne accumulerete un bel po’ e passerete un bel po’ di tempo a entrare in risonanza e scoprire cosa succede.

Infatti, ogni volta che schiuderete un Cristallo emergerà un Gladius random, tra quelli generici, che hanno un diagramma di intesa limitato e poca crescita, e quelli rari, che sono unici, con diagrammi di intesa enormi (oltre quaranta caratterisitiche sbloccabili), una personalità spiccata e abilità uniche.

In questo senso, il gioco mutua alcune particolarità che abbiamo visto in Persona e Shin Megami Tensei per rendere ancora più articolato e complicato il gameplay.

Considerando che accumulerete decine e decine di Gladius, il gioco vi mette a disposizione un sistema per farli maturare in background: le Missioni Mercenari, in cui si sceglie una squadra di sei combattenti e li si manda a svolgere un compito. In questa maniera, acquisiscono esperienza, senza farvi impazzire per inseguire ognuno di loro.

Come avrete capito, di carne al fuoco ce n’è in abbondanza, con una lista di cose da fare praticamente infinita a cui si aggiunge la possibilità di esplorare ogni singolo anfratto dei Titani che sono davvero mastodontici, di andare a combattere i Mostri Unici, più coriacei e aggressivi di quelli normali, di accumulare tesori da scambiare in cambio di denaro e gemme e tutte le maledette missioni secondarie che riempiranno il vostro carnet in maniera impietosa.

Se pensavate di annoiarvi dopo qualche ora di gioco ad Alrest, allora ve lo diciamo subito: non è possibile. C’è sempre qualcosa da fare anche solo per passare il tempo: in poche parole il gioco è potenzialmente infinito!

Conduzione artistica

Il gioco non è solo profondo e articolato, ma è anche e soprattutto bello. Intendiamoci: per arrivare a generare dei paesaggi così titanici e ciclopici, Monolith Software ha dovuto spremere per bene l’hardware della Switch e allo stesso tempo è scesa a compromessi. Tecnicamente parlando, il gioco è ben fatto, ma non è un miracolo. Regge bene nel complesso, durante i combattimenti, nonostante gli effetti speciali e di illuminazione, non si hanno rallentamenti che ne inficiano la godibilità, ma in alcuni frangenti abbiamo notato un ritardo del caricamento delle texture, dei paurosi cali di framerate nelle città piene di gente. Per fortuna, non è niente che faccia venire voglia di sbattere il joypad contro il televisore, ma sicuramente sono piccolezze tecniche che si fanno sentire.

Di tutt’altra natura è la direzione artistica: qui siamo su livelli estremamente elevati. I titani sono vivi, si ha la sensazione tangibile di muovere i passi sulla schiena di esseri viventi, in continuo movimento: basta alzare la telecamera al cielo per vedere il collo della bestia gigantesca ondeggiare al ritmo dei suoi passi. La sensazione di mastonditicità e gigantezza è resa alla perfezione, e altrettanto lo sono i paesaggi che caratterizzano ogni titano: dalle lussureggianti pianure erbose di Gormott fino alle lande desolate di Mor Ardain, passando per lo splendido Tantal, il Titano ghiacciato, forse uno dei più belli del gioco, avrete sempre qualcosa per cui sorprendervi foss’anche solo per le dimensioni delle aree di gioco.

Accanto alla cura geografica, non possiamo che lodare il character design dei Ductor e dei Gladius. Abbiamo già menzionato Pyra (la nostra prima fiamma, è proprio il caso di dirlo), ma non si può non parlare di Mythra, di Percival, di Brighit e di tutti gli altri Gladius, così splendidamente disegnati e resi poi in 3D. Le animazioni sono curatissime e le cutscene vantano una direzione e una regia molto interessante, nonostante il piglio decisamente action e Shonen che hanno alcune sequenze.

Bravi, Monolith!

La colonna sonora non delude affatto, ma questa non è altro che una conferma del talento della squadra dedicata alle musiche, con pezzi orecchiabilissimi e altrettanti estremamente drammatici perfettamente calati nelle sequenze di gioco che intendono sottolineare. Allo stesso modo il doppiaggio in inglese british fino al midollo è divertente e neanche troppo fastidioso. Se poi siete dei puristi avete sempre a disposizione il set di voci giapponesi a farvi compagnia. A voi la scelta, ma Choose Wisely!

Verdetto

Su Xenoblade Chronicles 2 potremmo riempire pagine e pagine di discussione solo iniziando dalla splendida ambientazione e non finiremmo mai di discutere sul sistema di combattimento, e questo indica solo che il gioco è enorme e complesso, ma presentato un po’ alla volta in modo da non ingolfare il videogiocatore.

Scoprire tutti i segreti di Alrest e sondare tutte le caratteristiche dei Gladius a vostra disposizione, a partire dalla meravigliosa Pyra, vi impiegherà centinaia di ore che neanche vi accorgerete di aver trascorso, tanto sarà immersiva l’esperienza di gioco. Ci si diverte talmente tanto che vi dimenticherete anche delle minime sbavature tecniche, presi così come sarete a cercare di salvare il Mondo dalla morte certa.

Andate a comprarlo ORA, questo gioco deve essere presente in ogni ludoteca della Switch, non ci sono scusanti.

Xenoblade Chronicles 2 - Recensione
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