Metacritic segna il suo ennesimo autogol, ma a nessuno fotte un cazzo

Era Aprile dello scorso anno, quando il nostro Mariano parlava di Metacritic e della sua scarsa chiarezza. Della sua arbitrarietà nella scelta dei siti di riferimento e di come, sostanzialmente, quella che è un’idea potenzialmente vincente sia diventata… una cagata. Personalmente non ho mai apprezzato gli aggregatori online, perché trovo che leggere tanti pareri selezionati in modo ignoto (ignobile?) sia più deleterio che costruttivo. Non divaghiamo troppo ma è evidente che negli anni sono diverse le problematiche evidenziate dal sistema di Metacritic, una delle quali, ad esempio, è quella della media voti abbassata dalle recensioni degli utenti che, per ripicca, hanno messo voti come 1 (vabbè) a titoli quanto meno sufficienti, solo per una mera questione di sfregio tipico della rete. Metacritic funziona male, e questo è un dato di fatto. Il problema è l’autorevolezza che l’aggregatore ha ottenuto negli anni, divenendo per un bel po’ anche un vero e proprio punto di riferimento persino per la stampa specialistica, quella stessa stampa cui fa riferimento Metacritic, creando un uroboro concettualmente paradossale. In ogni caso, di quello che NOI pensiamo di Metacritic ne abbiamo già parlato più e più volte, e la summa è proprio l’editoriale citato poco sopra quindi non cazzeggiamo oltre e correte subito a leggerlo prima di proseguire, almeno per lo sfizio di proseguire con un po’ di cognizione di causa.

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Per quanto mi riguarda, non posso non pensare a quanto la percezione di Metacritic da parte di una certa fetta della stampa, e soprattutto del pubblico, non sia cambiata nel corso dell’ultimo anno, sicché (si spera non per sempre) si dà ancora a Metacritic un’autorevolezza che esso non possiede ma che, per motivi ignoti (forse, magari, perché il mondo è diventato pigro e nessuno legge più un cazzo… ma così eh, giusto per dire) ancora gli si attribuisce. Ma forse siamo prossimi a un cambiamento, o almeno così sarà se qualcuno avrà il coraggio di leggere quella che è l’effettiva porcheria che, anche quest’anno, è stata caratterizzata dai “premi” che il sito ha attribuito agli sviluppatori. Intendiamoci, non è la prima volta che quanto segue si verifica sulle pagine di Metacritic, ma quest’anno la situazione è francamente imbarazzante. A questo punto una premessa è d’obbligo, non si tratta di premiazioni vere e proprie, ma di una sorta di classifica digitale su quali sarebbero, secondo il sito, i migliori sviluppatori dell’anno. Su chi scommettereste per il primo posto? Magari su Sony? Forse su Bethesda? E invece no, il migliore per Metacritic è stato… Sega. Per la precisione il podio è costituito da Sega, seguito da Telltale e, infine, da Sony (con una serie di posti a scendere) in quella che è poi una divisione tra “major publisher” e “mid-size publisher”. Ora, nulla togliendo a Sega, non so se avete idea di cosa abbia tirato fuori il publisher nel 2015… una serie di vecchi giochi in versione digitale (poco meno di una decina), un gioco di Baseball, la versione europea di Yakuza 5, e Total War. Il punto è che con i suoi giochilli anni ’90, il publisher ha spesso sfiorato la soglia del tanto agognato 90 su Metacritic, divenendo per il sito una sorta di portavoce dell’eden videoludico. Non solo, è anche effettivamente il publisher con il maggior numero di pubblicazioni secondo il sito, il che lo rende, almeno secondo la matematica, il migliore in assoluto.

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Al secondo posto Telltale, che pur avendo pubblicato tre giochi in croce, alcuni dei quali anche “fallimentari” dal punto di vista dei singoli episodi, beccandosi “il voto” per ogni singolo episodio (che da un lato è anche giusto, ma che ai fini dell’esperienza totale lascia un po’ il tempo che trova) dà l’illusione di aver pubblicato una mezza infinità di cose. Ma è un’illusione, per l’appunto, perché i singoli episodi in sé di Game of Thrones o Tales from the Borderlands significano molto poco da soli, e poco di più nel complesso. Fanalino di coda è poi Sony, che sul podio ci finisce fondamentalmente per Bloodborne e per il rilancio di Journey e per la pubblicazione massiccia di indie games. Fine. Se vi state domandando che fine abbiano fatti tutti gli altri, ossia quei sviluppatori che hanno pubblicato “robette” come Fallout 4 (Bethesda) o Halo 5 (Microsoft), o The Wicther 3 (Cd Projekt Red) beh, sappiate che per Metacritic questi publisher non sono semplicemente degni dei succitati, perché finiscono relegati, come accennato, in una categoria a parte, ossia quella dei “mid-size publisher”, termine oscuro che “dovrebbe” essere ad appannaggio di studios più piccoli e contenuti, tant’è che tra questi svetta l’arcinoto Zen Studio che, per chi non lo sapesse, è specializzato fondamentalmente in giochi di flipper (Zen Pinball); tra le varie in questa categoria compaiono anche altri “poveracci” come Capcom, Square-Enix e Warner Bros.

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Lo spartiacque? Almeno 14 titoli pubblicati in un anno, ecco perché nei major c’è Telltale, e non gli altri. Possiamo dissertare per ore su quanto sia giusta o sbagliata la politica Metacritic. A voler essere cinici, il sito si è sempre basato sulla matematica (quella spicciola, fatta dei voti che poco si rispecchiano nei pareri or whatever), ma visto il valore che il portale ha ci si aspetterebbe che certi annunci, certe manifestazioni di “volontà” siano rimesse ad un giudizio più sincero e genuino, piuttosto che al freddo calcolo matematico. Non sono amante di Microsoft (con gli anni, in realtà, non sono più amante di un cazzo) ma vedere la società accanto a Zen Studio e lontana dal titolo di “major” non solo mi fa tristezza, ma mi sa di ridicolo. Mi sembra che ancora una volta il sistema di Metacritic abbia scoperto il fianco a tutte le sue debolezze, stilando una classifica che è più una metafora dell’idiozia che un oggetto di informazione (cosa che, ricordiamolo, dovrebbe essere lo scopo primario di un portale del genere). Ma se l’informazione è sbagliata a che serve? Non era meglio, a questo punto, un bel foglio Excel? Ma soprattutto, posso sperare che dopo aver eletto SEGA miglior publisher del 2015 alcuni di voi, se non tutti, ritrovino il gusto per la lettura, invece di andarsi solo a spulciare la fottuta (ed inutile) media Metacritic? Mi auguro di sì, così come mi auguro che la smettiate, a priori, di dare ai fottuti voti numerici il valore profondo che non può che confluire nella buona lettura. Sipario.

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